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	<title>Renzo Baldini &#187; alchimia</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Tommaso Bovio (1521-1609)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2021 16:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alchimia]]></category>
		<category><![CDATA[astrologia medica]]></category>
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		<category><![CDATA[medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinquecento anni fa, il 5 luglio 1521 poco prima delle ore 16.00 locali, nasceva a Verona da nobile famiglia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cinquecento anni fa, il 5 luglio 1521 poco prima delle ore 16.00 locali, nasceva a Verona da nobile famiglia veronese il medico e strologo Tommaso Bovio<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. <span id="more-4361"></span></p>
<p>Dopo gli studi di Legge a Padova, Bologna e Ferrara, si arruolò nelle truppe pontificie iniziando la <strong>carriera militare</strong>. Attratto da materie come <strong>medicina</strong>, <strong>astrologia</strong>, <strong>magia</strong>, <strong>cabala</strong>, <strong>alchimia</strong>, si avvicinò, abbandonata la carriera militare, alla medicina, supportato però più da geniali intuizioni che non da veri e propri studi accademici (si autodefinì «<em>medico de’ disperati e abbandonati</em>»).<br />
Nel 1566 fu a Genova, probabilmente per impratichirsi di medicina, abitando a casa di Antonio Maria Pignamo, chirurgo milanese; da lì scrisse una lettera, in data 6 aprile 1566, al celebre medico bolognese Leonardo Fioravanti (1517-1583), geniale scopritore di rimedi farmaceutici e seguace delle teorie del medico, alchimista e astrologo svizzero <strong>Paracelso</strong> (Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493-1541), al quale chiese informazioni mediche e alchemiche.</p>
<p>Lo stesso Bovio si avvicinò con convinzione alle teorie di Paracelso, indirizzato a esse dal medico orceanese Girolamo Donzellini<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>, ciò che però lo fece ben presto <strong>scontrare</strong> con la medicina ufficiale e la sua farmacopea accademica da lui reputata monotona e di scarsi risultati. Da quest’ultimo lato opponeva i suoi rimedi che magnificava come eccellenti e portentosi grazie alle sue <strong>pratiche astrologiche</strong> e <strong>alchemiche</strong>, ad esempio l’<em>Hercole</em>, un preparato che lui stesso diceva aver inventato ma che alcuni suoi critici dissero essere solo una maldestra imitazione di un composto di Paracelso.</p>
<p>Nel 1572 inviò una supplica all’appena insediato papa Gregorio XIII (Ugo Buoncompagni) per poter aggiungere al suo nome di battesimo quello di <em>Zefiriele</em>, che secondo lui gli avrebbe dato poteri straordinari e riversato sulla sua persona notevoli influssi benefici<a href="#nota3"name="testo3">[3]</a>.</p>
<p>In <strong>polemica</strong> con la medicina ufficiale e contro i dotti medici che spillavano solo soldi («<em>medici da rapina</em>»), scrisse il &#8220;<em>Flagello Contro De’ Medici Communi…</em>&#8220;<a href="#nota4"name="testo4">[4]</a>, stampato a Venezia nel 1583 e dedicato a Curio Boldieri, di ricca e stimata famiglia veronese.<br />
È questa un’opera, sotto forma di dialogo, dove abbondano <strong>tesi mediche</strong> e farmacologiche molto ardite e <strong>anticonvenzionali</strong> frammezzate da <strong>duri attacchi al mondo accademico</strong>. A queste sue invettive rispose polemicamente un giovane medico veneziano, Claudio Gelli (forse pseudonimo dietro al quale si nascondevano alcuni medici).<br />
Bovio rispose con un altro libello, il &#8220;<em>Melampigo Overo Confusione De’ Medici Sofisti Che S’Intitolano Rationali…</em>&#8220;<a href="#nota5"name="testo5">[5]</a>, stampato a Verona nel 1585, dove difendeva l’<strong>astrologia medica</strong> e la liceità della <strong>magia</strong> portando a suo sostegno sì gli scritti di Ippocrate e Galeno ma anche di astrologi come Pietro d’Abano, Bartolomeo Vespucci, Federico Crisogono, Annibale Raimondo e tanti altri e dove spiegava anche perché a suo tempo scrisse il Flagello: </p>
<blockquote><p>[…] <em>havendo io pratticato, &#038; conosciuto, che la maggior parte delli Medici sono ignudi di Astrologia, cosi ad essi necessaria, &#038; che molti loro infermi per questa grave ignorantia moiono nelle mani loro; Mosso da zelo &#038; carità verso languenti, scrissi quel mio Flagello de’ Medici</em> […] (f. 10r).</p></blockquote>
<p>Qualche anno dopo rincarò la dose con il &#8220;<em>Fulmine Contro De’ Medici Putatitii Rationali…</em>&#8220;<a href="#nota6"name="testo6">[6]</a>, stampato a Verona nel 1592 e dedicato, in data «17 di martio», al duca Vincenzo Gonzaga signore di Mantova, un testo sotto forma di dialogo fra Bovio stesso, Curio Boldieri e personaggi di fantasia, dove con orgoglio espone casi clinici da lui risolti a dispetto delle diagnosi dei soliti «<em>miserabili Medici</em>».<br />
Nel 1626 queste tre opere vennero raccolte in un unico volume con acclusa risposta del medico Claudio Gelli<a href="#nota7"name="testo7">[7]</a>.</p>
<p>Scrisse anche &#8220;<em>Theatro dell’Infinito in cui si discorre della Providenza di Dio nel governo del Cielo, della Terra, et dell’Abisso</em>&#8220;<a href="#nota8"name="testo8">[8]</a>, un’opera in forma di dialogo fra tre interlocutori, cioè Bovio stesso, Curio Boldieri e il poeta Giovanni Fratta, lavoro che prendeva, con forma dotta ed erudita, la difesa dell’astrologia in special modo contro le tesi delle &#8220;<em>Disputationes adversus astrologiam divinatricem</em>&#8221; (1494) di Pico della Mirandola.</p>
<p>Nel 1595 si interessò presso papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini) affinché prendesse in considerazione la possibilità di revoca della Bolla emessa da Sisto V nel 1586 contro l’astrologia giudiziaria. </p>
<p>Convinto sostenitore dell’astrologia nella pratica medica, dotato di una <strong>vis polemica</strong> assai marcata, ebbe più nemici che estimatori, cosa che a lui, molto probabilmente, non dispiaceva affatto.</p>
<p>Morì a Verona il 18 settembre 1609 e venne sepolto nella chiesa di San Pietro in Carnario, «<em>ove sono l’ossa de’ miei antecessori</em>»<a href="#nota9"name="testo9">[9]</a>, con il seguente epitaffio:</p>
<p style="text-align: center;">SYDERALIA  CURAE  MEDICAE  RESTITUTAE  ZEPHIRIEL  THOMAS  BOVIUS<br />
JUNXIT,  AVINXIT  ENCYCLIOS,  CENTRUM,  TERRAS,  MARIA,  AETHE-<br />
RA,  COELOS  LUSTRAVIT.  MIRIFICA  PROTULIT  MONSTRUOSA,  SCIT<br />
PATRIA,  SCIT  ORBIS.  IN  SINU  ACQUIEVIT  IMMORTALITATIS  XIV.<br />
KAL.  OCTOBRIS  MDCIX.  AETAT.  VERO  LXXXIIX.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Era ancora in vigore il calendario giuliano. Corrisponderebbe al nostro 20 luglio.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Girolamo Donzellini (1513-1587), nativo di Orzinuovi nel bresciano, aderì giovanissimo al protestantesimo e per questo subì varie condanne, entrando e uscendo varie volte dal carcere, fino a che, torturato, venne definitivamente condannato dall’Inquisizione della Serenissima per adesione alle idee eretiche luterane. La condanna venne eseguita nella primavera del 1587 tramite affogamento nella laguna veneziana.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Si dette il nome Zefiriele spiegando, nella sua opera Melampigo, che il nome era come «[…] <em>fiato di Dio serenante et fecondante</em>» (f. 16r). Da considerare che Zefiro, dal latino <em>zephirus</em>, era il nome della personificazione della brezza primaverile.<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
<a name="nota4">[4] Titolo dell’opera: <em>Flagello Contro De’ Medici Communi, detti Rationali; di Zefiriele Tomaso Bovio Nobile Patritio Veronese: Nel quale non solo si scuoprono molti errori di quelli: ma s’insegna ancora il modo di emendargli, &#038; correggerli</em>, Venetia, appresso Domenico Nicolini, 1583. L’opera è presente nella Biblioteca Marucelliana di Firenze (collocazione: MAGL.6.A.XIV.24).<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
<a name="nota5">[5] Titolo dell’opera: <em>Melampigo Overo Confusione De’ Medici Sofisti, Che S’Intitolano Rationali,  Et del Dottor Claudio Geli, &#038; suoi complici nuovi Passali, &#038; Achemoni: Di Zefiriele Thomaso Bovio Nobile Patricio Veronese nuovo Melampigo</em>, In Verona, appresso Girolamo Discepoli &#038; fratelli, ad istantia di Marc’Antonio Palazzolo, 1585. L’opera è presente nella Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma (collocazione: AE f 85). Il nome Melampigo significa “<em>natiche nere</em>” (dal greco <em>melas</em>, nero, e <em>pygos</em>, natiche) e fu nomignolo dato a Ercole per via delle sue ch’eran nere e pelose. Si racconta che due fratelli bruti e crudeli, Basala e Achemone, si divertivano ad assalire i forestieri; un giorno vennero avvertiti di fare attenzione ad un uomo dalle natiche nere che li avrebbe sconfitti; tempo dopo si imbatterono in Ercole che dormiva sotto un albero e l’assalirono; ma Ercole con un sol gesto li prese e li attaccò alla sua clava a mo’ di selvaggina portandoseli dietro la schiena a testa in giù; standosene in quella posizione videro le natiche di Ercole che erano nere e pelose e dissero impauriti: «Ecco il Melampigo!»; a quelle parole Ercole rise, li perdonò e li lasciò liberi. Dandosi il nome di Melampigo, Bovio voleva dirsi il castigatore dei nuovi Basala e Achemone («<em>Passali, &#038; Achemoni</em>»), cioè di quei medici ignoranti e arroganti che non avevano altro da meritarsi che una bella lezione.<a href="#testo5">&uArr;</a><br />
<a name="nota6">[6] Titolo dell’opera: <em>Fulmine Contro De’ Medici Putatitii Rationali Di Zefiriele Thomaso Bovio Nobile Veronese</em>, In Verona, MDXCII, Appresso Sebastian dalle Donne, &#038; Andrea de’ Rossi suo Genero. L’opera (edizione veronese del 1602 stampata da Francesco dalle Donne) è presente nella Bayerische Staatsbibliothek München (collocazione: 4 Med.g. 44#Beibd.2) ed è stata consultata nella riproduzione digitalizzata.<a href="#testo6">&uArr;</a><br />
<a name="nota7">[7] <em>Opere di Zefiriele Tomaso Bovio nobile veronese, cioè, Flagello, Fulmine, &#038; Melampigo, contre de’ medici putatitij rationali. Con la risposta dell’Eccell. dottor Claudio Gelli. In quest’ultima impressione ricorrette, e migliorate, &#038; in un solo volume raccolte</em>, in Venetia, appresso Francesco Baba, 1626. L’opera è presente nella Biblioteca Biomedica della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Firenze (collocazione: MEANT G.7.4.51).<a href="#testo7">&uArr;</a><br />
<a name="nota8">[8] L’opera si trova in un codice del XVII secolo presente nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (collocazione: Ashb. 340).<a href="#testo8">&uArr;</a><br />
<a name="nota9">[9] <em>Flagello…</em>, p. 13, dall’edizione del 1601 stampata a Verona «Appresso Francesco dalle Donne» presente nella Bayerische Staatsbibliothek München (collocazione: 4 Med.g. 44#Beibd.1) e consultata nella riproduzione digitalizzata.<a href="#testo9">&uArr;</a></p>
<hr/>
Maggiori info nel mio libro &#8220;<em><a href="http://www.renzobaldini.it/libri-di-renzo-baldini/" rel="noopener" target="_blank">Astrologia Italica</a></em>&#8220;.</p>
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		<title>I &#8220;Principia&#8221; di Newton</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 22:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 330 anni fa, il 5 luglio 1687, vedeva la luce il trattato in tre libri “Philosophiae Naturalis]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 330 anni fa, il 5 luglio 1687, vedeva la luce il<strong> trattato</strong> in tre libri “<em>Philosophiae Naturalis Principia Mathematica</em>” di Isaac Newton.<span id="more-3079"></span></p>
<p>Un capolavoro che darà il via alla <strong>rivoluzione scientifica</strong> ma che soprattutto ebbe una grande portata storica e culturale presentando una <strong>nuova visione del mondo</strong>. </p>
<p>Qui Newton enuncia le <strong>tre leggi della meccanica</strong>, del moto, i tre principi della dinamica (I legge: qualunque corpo non soggetto a forze rimane nello stato di riposo o di moto rettilineo uniforme. – II legge: la variazione della quantità di moto è proporzionale e concorde alla forza applicata. – III legge: l’azione e la reazione sono uguali ed opposte) e la legge di <strong>gravitazione universale</strong>.</p>
<p>L’opera è composta da tre libri: nel I libro tratta della legge di conservazione della quantità di moto; nel II libro tratta del moto dei corpi in un mezzo resistente e del moto dei fluidi quindi dell’idrodinamica; nel III libro tratta dell’ordinamento del mondo e della legge di gravitazione universale.</p>
<p>Isaac Newton nacque a Woolsthorpe, Inghilterra, il 25 dicembre 1642 alle ore 01.00 (corrispondente al nostro 4 gennaio 1643; l’Inghilterra infatti adottò il calendario gregoriano solo il 2 settembre 1752). Morì a Londra il 20 marzo 1727.</p>
<p>Matematico, fisico, scienziato e alchimista, dopo gli studi al <em>Trinity College</em> entrò come docente di Matematica a Cambridge ottenendo subito molti apprezzamenti. Dopo studi e ricerche in campo ottico (<em>Hypothesis of Light</em>, 1675), nel 1687 pubblicò, spinto dall’astronomo Edmund Halley (1656-1742), la sua opera più famosa, appunto “<em>Philosophiae Naturalis Principia Mathematica</em>”.</p>
<p>Nel 1703 divenne presidente della <em>Royal Society</em>, dove però venne ai ferri corti con l’astronomo reale John Flamsteed (1646-1719) quando questi tentò di ‘rubargli’ un catalogo di osservazioni.</p>
<p>Si interessò molto di <strong>alchimia</strong>, scrivendo anche un&#8217;opera alchemica dal titolo &#8220;<em>Praxis</em>&#8221; (1693), e di <strong>astrologia</strong>; si dice che le sue famose crisi, depressioni e attacchi di panico fossero dovuti ai vapori di mercurio inalati durante le sperimentazioni alchemiche: l’economista John Maynard Keynes (1883-1946), famoso per la sua collezione di documenti e lavori di Newton, disse, studiandone l’opera, che Newton non fu il primo dell’Età della Ragione, ma l’ultimo dei Maghi.</p>
<p>Di Newton è poi spesso citata la risposta data all’astronomo Halley che criticava la sua predilezione per l’<strong>astrologia</strong>: “<em>Signore, io l’ho studiata, voi no</em>”. </p>
<p>Qui sotto il Tema natale di Isaac Newton; l&#8217;ora non è sicura: alcune fonti indicano genericamente tra le 1 e le 2 di notte.</p>
<p>Da notare comunque la Parte dei Nemici a 27°31&#8242; Cancro, congiunta al Medio Cielo: infatti questi non gli mancarono, come il già citato John Flamsteed, oppure il fisico inglese Robert Hooke (1635-1703), che criticò aspramente alcune teorie di Newton con quest&#8217;ultimo che si offese talmente tanto che i due rimasero acerrimi nemici per tutta la vita.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/07/Newton2-e1499178844209.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/07/Newton2-e1499178844209.jpg" alt="Newton2" width="550" height="479" class="aligncenter size-full wp-image-3078" /></a></p>
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