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	<title>Renzo Baldini &#187; asteria</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>L&#8217;asteroide Asteria</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 23:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[asteria]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, 110 anni fa, il 23 gennaio 1908, l’astronomo August Kopff, dall’Osservatorio di Heidelberg]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 110 anni fa, il <strong>23 gennaio 1908</strong>, l’astronomo <strong>August Kopff</strong>, dall’Osservatorio di Heidelberg in Germania, scopriva l’asteroide <strong>(658) Asteria</strong>.<span id="more-3307"></span></p>
<p> Il pianetino si trovava in moto retrogrado a 24° 52’ del Segno del <strong>Cancro</strong>, congiunto<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a> alla stella <em>Procyon</em>, l’alfa Canis Minoris (costellazione del Cane Minore). Il nome di questa stella significa “precedente il cane” e fa riferimento al fatto che essa sorge prima (<em>pró</em>) del “Cane” (<em>kýon</em>), nome quest’ultimo con il quale nell’antica Grecia si designava la stella <em>Sirio</em>; è una stella che ha natura di Mercurio-Marte, considerata dalla tradizione astrologica non propriamente positiva conferendo sì un <strong>carattere astuto</strong> e ampie possibilità di riuscita ma anche <strong>declini improvvisi</strong> e carattere <strong>inquieto</strong> se non violento.<br />
Nel <strong>Tema</strong> della scoperta dell’asteroide troviamo Marte in quadratura a T con Urano e Nettuno, una quadratura Saturno/Plutone, un’opposizione Mercurio/Giove.<br />
L’asteroide <strong>(658) Asteria</strong> ha un diametro di 21,894 km e un periodo orbitale di 4,82 anni.</p>
<p><strong>Il mito</strong><br />
Il nome Asteria (che significa “dea delle stelle”) fa riferimento alla figlia del Titano Ceo (“il polo celeste”) e di Febe (“la pura”), sorella di Latona e madre della dea <strong>Ecate</strong>. Una divinità antica, quindi, precedente l’arrivo degli dèi olimpici. In quanto “dea delle stelle” Asteria era considerata tutelatrice degli <strong>oracoli</strong> e di chi studia il cielo, le stelle, quindi degli <strong>astronomi/astrologi</strong>. </p>
<p>Si racconta che un giorno, per sfuggire a Zeus che si era invaghito di lei, si trasformò in una <strong>quaglia</strong> (<em>ortyx</em>) ma Zeus, prontamente, si trasfigurò in un’aquila e la raggiunse. Asteria allora si lasciò cadere in mare e si trasformò in un’isola che venne poi chiamata Ortigia (“isola delle quaglie”) o Delo, cioè “visibile”, perché si era resa visibile emergendo improvvisamente dal mare.</p>
<p>Il particolare della trasformazione di Asteria in <strong>quaglia</strong> non deve passare inosservato, anche perché è nei particolari che il mito racchiude le sue verità o messaggi. Ben volentieri citiamo quanto esposto dagli studiosi Jean Chevalier e Alain Gheerbrant<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>: </p>
<blockquote><p><em>Nell’antica Cina la quaglia, come la rondine, ricompariva con la primavera e coincideva dunque con il ritorno della bella stagione; si riteneva che durante l’inverno si trasformasse in topo selvatico o in rana… il simbolismo della quaglia è soprattutto legato alle sue abitudini migratorie e al loro inevitabile e strano carattere ciclico… questo ciclico ritmo stagionale degli uccelli migratori è un’immagine dell’alternanza di yin e yang, soprattutto perché l’uccello del cielo si trasforma in animale sotterraneo o acquatico.</em> </p></blockquote>
<p>Sembra di vedere ciò che è accaduto in questo mito quando la quaglia-Asteria si sprofonda nel mare diventando animale sotterraneo (qui sottomarino) per poi risorgere impetuosamente dalle buie profondità sotto forma di isola.<br />
Il nome vedico per quaglia è <em>vartikâ</em>, che significa “colei che ritorna” e deriva dalla stessa radice di <em>ortyx</em>, il nome greco della quaglia<a href="#nota3"name="testo3">[3]</a>.<br />
In India al mito della quaglia si sovrappose quello della <strong>fenice</strong>, mitico uccello che ha il potere, dopo essersi consumato nel fuoco, di risorgere dalle proprie ceneri.<br />
C’è quindi un qualcosa di <strong>ciclico</strong>, un ritornare, un riapparire, un annunciare, e abbiamo visto che questo asteroide venne scoperto quando si trovava sul piede eclittico della stella <em>Procyon</em>, stella che “annuncia” il sorgere di <em>Sirio</em>. </p>
<p><strong>Il significato astrologico</strong><br />
Cosa trarre da tutto ciò? Ad esempio che questo asteroide colora soggetti che non si fanno pregare più di tanto quando si tratta di chiedere loro <strong>aiuto</strong>, o anche soggetti che, con le loro azioni, fanno da <strong>battistrada</strong> all’azione di altri, che danno l’idea, lo spunto, <strong>iniziatori</strong>, anche loro malgrado, di un qualcosa che poi, in mano ad altri, lievita e si concretizza (un’idea, un lavoro, un’associazione, un’impresa, ecc.). Buona l’<strong>inventiva</strong> e un piano mentale che non si fa fermare dall’ovvio ma vuole andare a capire cosa c’è <strong>più in là</strong>, quasi a voler squarciare un velo portando luce alla conoscenza. </p>
<p>Ma abbiamo detto che questo asteroide ha a che fare anche e soprattutto con il “risorgere”, con il ritornare a galla dopo aver compiuta tutta una serie di immersioni nel proprio <strong>inconscio</strong> o nel proprio passato: possiamo vedere l’azione simbolica di questo asteroide quando, dopo mesi o anni di immersione o lotta con le nostre <strong>paure</strong>, con i nostri <strong>fantasmi</strong>, con i nostri <strong>ricordi</strong>, con la nostra <strong>creatività</strong>, finalmente e improvvisamente riusciamo a capire il bandolo della matassa, a <strong>riordinare</strong> il tutto (razionalizzandolo) e come d’incanto rinascere, risalire alla luce, riemergere, portare a <strong>termine</strong> un’opera.</p>
<p>Ecco dell’importanza di questo asteroide anche nei transiti: negli anni in cui avviene una <strong>rinascita</strong>, una scoperta, una soluzione, un arrivare a un traguardo, un riemergere da momenti difficili, troveremo spesso questo asteroide in posizione parlante all’interno ad esempio delle varie Rivoluzioni Solari.<br />
Nel mito cinese che abbiamo sommariamente riportato si accennava al fatto che la quaglia, d’inverno, si tramutava in <strong>topo selvatico</strong> per poi risorgere come q<strong>uaglia</strong> a primavera: potremmo vedere questo topo selvatico come una <strong>talpa</strong> che se ne sta, cieca, al buio e sottoterra: ecco, è come se noi fossimo delle talpe che vagano nei tunnel sotterranei alla ricerca della via d’uscita, quando, finalmente, riusciamo a rivedere la <strong>luce</strong>, a prendere possesso della nostra creatività e della nostra libertà. Ecco, quei momenti saranno scanditi da un importante transito di questo asteroide.</p>
<p>Per altri versi l’asteroide <strong>(658) Asteria</strong> conferisce amore per la <strong>natura</strong> e i suoi <strong>misteri</strong>, per il <strong>cielo</strong>, quindi non rare le predisposizioni a studi o anche a semplici interessi inerenti il cielo, il cosmo, l’<strong>universo</strong>, la <strong>fisica</strong>. </p>
<p><br/></p>
<p>Maggiori info nel mio libro &#8220;<em>Dizionario degli Asteroidi</em>&#8220;, ed. Capone 2012</p>
<p>NB. Per sapere dove avete <strong>(658) Asteria</strong> cliccate <a href="https://serennu.com/astrology/ephemeris.php" rel="noopener" target="_blank">qui</a> inserendo i vostri dati natali; cercate l&#8217;asteroide nella lista che appare; nel caso non ci fosse scrivete il numero dell&#8217;asteroide nella stringa &#8220;Additional Objects&#8221;, cliccate su &#8220;go&#8221; e scorrete nuovamente la lista fino a trovare la sua posizione. </p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Ovviamente si intende la congiunzione dei piedi eclittici dei due astri, cioè la loro proiezione sull’eclittica.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Chevalier e A. Gheerbrant, &#8220;<em>Dizionario dei simboli</em>&#8220;, Rizzoli, Milano, 1986, vol, 2°, voce ‘Quaglia’, pag. 265.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Chevalier e A. Gheerbrant, <em>op. cit.</em>, pag. 266.<a href="#testo3">&uArr;</a></p>
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