<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renzo Baldini &#187; etruschi</title>
	<atom:link href="http://www.renzobaldini.it/tag/etruschi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.renzobaldini.it</link>
	<description>Astrologo e Scrittore</description>
	<lastBuildDate>Thu, 27 Aug 2026 06:24:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.38</generator>
	<item>
		<title>La festa del sole</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/la-festa-del-sole/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/la-festa-del-sole/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 22:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[celti]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[lugh]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renzobaldini.it/?p=3535</guid>
		<description><![CDATA[Si festeggia oggi, 1° agosto, la festa druidica Lughnasadh. È la festa della Luce, il trionfo del Sole,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si festeggia oggi, 1° agosto, la festa druidica <strong>Lughnasadh</strong>. È la festa della Luce, il trionfo del Sole, la festa del dio Lugh, dio solare panceltico e dio del grano. </p>
<p><span id="more-3535"></span></p>
<p>Il Sole ha in questo periodo (nel 2018 l’8 agosto) una <strong>declinazione</strong> di + 16° circa, numero <strong>sacro </strong>per gli Etruschi. I quattro periodi dell’anno in cui il Sole ha una declinazione positiva o negativa di 16° – 1 febbraio, 1 maggio, 1 agosto, 1 novembre – erano <strong>periodi sacri</strong> per molti popoli.<br />
Nella <strong>cosmologia etrusca</strong> il 1° agosto si lega al punto intercardinale nord-est, luogo degli dèi celesti, luogo dal quale proveniva la <strong>massima fortuna</strong> (maggiori info nel mio articolo &#8220;<a href="http://www.renzobaldini.it/la-cosmologia-etrusca/" rel="noopener" target="_blank">La Cosmologia Etrusca</a>&#8220;).</p>
<hr/>
Foto da: www.galileonet.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renzobaldini.it/la-festa-del-sole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un atto di fondazione</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/un-atto-di-fondazione/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/un-atto-di-fondazione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 15:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[egizi]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renzobaldini.it/?p=3396</guid>
		<description><![CDATA[Nel passato le attività umane erano scandite dal tempo della natura, dai ritmi della natura; non solo:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel passato le attività umane erano scandite dal tempo della natura, dai ritmi della natura; non solo: qualsiasi attività l’uomo svolgesse questa doveva essere in sintonia con il Cielo. <span id="more-3396"></span></p>
<p>Questo ci dice che il tempo fisiologico e il tempo sociale erano tutt’uno con il tempo celeste o sacro. Tempo ma anche spazio però, ché l’azione dell’uomo si svolgeva in uno spazio (la Terra) che gli dèi gli avevano dato e che l’uomo doveva per questo “sacralizzare” rendendolo simile al Cielo, così che lo spazio in cui viveva doveva e poteva diventare un “Cielo in Terra”. Lo spazio e il tempo erano così due “entità” che dovevano essere conquistate, capite e usate per adeguarsi al ritmo del Cielo o per ingraziarsi il favore degli dèi. </p>
<p>Ciò valeva anche e soprattutto nella ricerca di uno spazio adeguato e di un tempo giusto per la costruzione di un edificio, di un tempio, di una città, così da mettere queste opere al riparo da energie negative consacrandole alla divinità. Potremmo chiamarli “atti liturgici”, azioni che troviamo disseminate in tutta la storia dell’umanità: pensiamo ad esempio agli <strong>Egizi</strong>, con le piramidi costruite seguendo precisi orientamenti astronomici; ai <strong>Greci</strong>, con alcune loro città associate ad alcune stelle (e quindi sotto la loro tutela), come la città di Olimpia alla stella <em>Aldebaran</em> (l’alfa della costellazione del Toro) o la città di Delo sotto la giurisdizione della stella <em>Spica</em> (l’alfa della costellazione della Vergine); agli <strong>Etruschi</strong>, con la loro “terra sacra” e i loro riti di fondazione (approfondimento nel post dedicato – <a href="http://www.renzobaldini.it/la-cosmologia-etrusca/" rel="noopener" target="_blank">vedi</a>); ai <strong>Romani</strong>: Vitruvio Pollione, uno fra i massimi architetti romani vissuto nel primo secolo avanti Cristo, scriveva: </p>
<blockquote><p><em>Egli </em>[l’architetto] <em>deve avere per natura del talento, e deve essere desideroso di imparare</em> […]. <em>Dovrebbe essere pure uomo di lettere, esperto nella pittura, dotto in geometria: dovrebbe conoscere bene la storia, aver studiato con diligenza la filosofia</em> […] <em>non essere ignaro di medicina, conoscere la legge ed avere una conoscenza profonda di astronomia e cosmologia</em> […]. <em>Con l’astronomia noi impariamo a localizzare i punti cardinali, a capire l’ordine del cielo, e a calcolare gli equinozi e i solstizi e i movimenti delle stelle</em> (Vitruvio, &#8220;<em>De architectura</em>&#8220;). </p></blockquote>
<p>In pratica una visione e un <em>modus operandi</em> comune a tutti i popoli della Terra, dall’Asia alle Americhe: ad esempio in Cambogia i templi di <strong>Angkor</strong> sono in analogia con la Costellazione del Drago; gli <strong>Inca </strong>costruirono Cuzco a “immagine e somiglianza” di una costellazione: guardando dall’alto la città essa presentava il profilo di un puma, probabilmente cercando di “portare sulla Terra” una non meglio identificata “Costellazione Puma”. </p>
<p>Atti liturgici che se però non venivano rispettati o si tentava di costruire un sito, un edificio o una città senza lo studio del tempo – quindi del cielo – giusto, si poteva incorrere nell’ira degli dèi che non avrebbero accordato la loro protezione.</p>
<p>Nel rito etrusco di fondazione di una città il sacerdote, l’augure, stava rivolto verso est – da dove il sole sorge –  mentre il re era rivolto verso sud – dove il sole culmina; riportando questo al cerchio oroscopico possiamo dire che l’augure era rivolto verso l’Ascendente (oroscopo) mentre il re verso il Medio Cielo.</p>
<p>Un altro atto liturgico molto importante, una volta terminato di costruire il recinto sacro (<em>sulcus primigenius</em>) entro cui sarebbe nata la nuova città, era quello relativo al <em>mundus</em>: in pratica in un punto del recinto sacro (a volte al centro) veniva scavata una fossa (il <em>mundus</em>) dentro la quale i futuri abitanti gettavano prodotti agricoli ma anche monete o altri oggetti di valore al fine di ingraziarsi i favori di Calu/Plutone (<em>pluto</em>, “ricco”) o Phershiphnai/Proserpina o Horta/Cerere, così che la divinità potesse elargire protezione e ricchezza alla città. Una volta riempita la fossa veniva eretto sopra di essa un cippo o una colonna.</p>
</p>
<p>È ciò che ancora oggi si vede a Firenze: in piazza della Repubblica – centro della città – vediamo proprio una colonna, chiamata “colonna dell’abbondanza”, che segna il punto del <em>mundus</em> di Florentia.</p>
<p>Ma un “atto di fondazione” è anche e soprattutto la <strong>nostra nascita</strong> che certo non avviene a caso ma sotto un cielo – quindi all’interno di uno spazio e di un tempo – di cui noi siamo l’espressione tangibile.<br />
D’altronde come diceva Paracelso: «<em>Ogni cosa che soggiace al tempo è sottomessa al cielo</em>», ovvero due eventi che accadono nello stesso istante, pur se in spazi diversi, si assomigliano perché avvengono all’interno dello stesso tempo. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renzobaldini.it/un-atto-di-fondazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La dea Feronia</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/feronia-2/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/feronia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 23:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cavtha]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[persefone]]></category>
		<category><![CDATA[Plutone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renzobaldini.it/?p=3245</guid>
		<description><![CDATA[Oggi, 13 novembre, nell’antica Roma era il giorno dedicato alla dea Feronia, lì venerata come dea]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 13 novembre, nell’antica Roma era il giorno dedicato alla <strong>dea Feronia</strong>, lì venerata come dea dell’<strong>abbondanza</strong>. <span id="more-3245"></span></p>
<p>Una divinità che anche gli <strong>Etruschi</strong> e i <strong>Falisci</strong> adoravano e che pare avere un suo retroterra nell’antica dea etrusca <strong>Cavtha</strong>, “il sole che nasce”, moglie – o controparte – del dio Śur, “il Nero”. Per questo alcuni l’hanno assimilata a <strong>Persefone</strong> moglie di Ade. </p>
<p>A Pyrgi la dea Cavtha aveva l’epiteto di <em>sech</em>, “figlia”, ciò che richiamerebbe <strong>Kore</strong> (“fanciulla”), la figlia di Demetra <strong>rapita</strong> da Ade e che per questo poi si chiamerà Persefone (o Persephassa o Pherephassa), “colei che nutre [la mente]”.<br />
Ha quindi, Cavtha, caratteri sia <strong>solari</strong> sia <strong>ctonii</strong>. È il sole dell’alba che ritorna dagli inferi o che ritornerà quando arriverà la primavera. È per ciò che è venerata in questo periodo, per ricordarle di <strong>ritornare</strong>. È la speranza. </p>
<p>Feronia, la dea etrusca del fuoco e della <strong>fertilità</strong>, diventa per i Romani la dea della natura, degli animali, degli <strong>schiavi liberati</strong>, dei malati che sperano di ritornare sani; insomma, la dea di tutto ciò che dal <strong>basso</strong> deve poi ritornare in <strong>alto</strong>: dal buio (della schiavitù, della malattia) alla luce, appunto il sole che rinasce. La dea delle <strong>grazie</strong>, insomma.</p>
<p>Non a caso era festeggiata in questo periodo, quando il Sole è in <strong>Scorpione</strong> (a 15° del Segno nel 290 a.C. circa, quando il suo culto venne introdotto a Roma): gli animali-totem del Segno sono l’<strong>aquila</strong> e il <strong>serpente</strong>, cioè l’animale che più è vicino alla terra (tutto il suo corpo è a contatto con essa) e l’animale che più se ne allontana quindi colui che più di tutti si avvicina al sole: dal basso all’alto, quindi, da una condizione <strong>primitiva</strong> e ctonia a una solare e <strong>divina</strong>. </p>
<p>È l’essere umano che anela affrancarsi dalla<strong> schiavitù terrena</strong>, che spera di ritornare al <strong>paradiso perduto</strong>, di ritornare alla vera casa, finalmente libero. <strong>Morte</strong> e <strong>rinascita</strong>, come ben si conviene al periodo sotto la tutela di Plutone/Ade.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renzobaldini.it/feronia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli Etruschi autoctoni italiani?</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/gli-etruschi-autoctoni-italiani-2/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/gli-etruschi-autoctoni-italiani-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 13:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renzobaldini.it/?p=934</guid>
		<description><![CDATA[Uno studio apparso sulla rivista &#8220;Plos one&#8220;, dal titolo &#8220;Origins and Evolution of the]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio apparso sulla rivista &#8220;<em>Plos one</em>&#8220;, dal titolo &#8220;<em>Origins and Evolution of the Etruscans&#8217; mtDNA</em>&#8220;, a firma di un gruppo di biologi e genetisti delle Università di Ferrara, Firenze e Milano e del CNR di Milano e Napoli, ci svela che gli <strong>Etruschi</strong> non provenivano dall&#8217;<strong>Anatolia</strong>, come finora creduto e come asseriva lo storico greco <strong>Erodoto</strong> (484 a.C. &#8211; 425 a.C.)<span id="more-934"></span></p>
<p>Secondo questa ricerca gli <strong>Etruschi</strong> erano <strong>autoctoni</strong> dell&#8217;Italia, dando così ragione allo storico greco <strong>Dionigi di Alicarnasso</strong> (60 a.C. &#8211; 7 a.C.) che sosteneva proprio questa tesi.</p>
<p>Analizzando il DNA di alcuni abitanti delle zone di <strong>Volterra</strong> e del <strong>Casentino</strong> gli studiosi hanno rinvenuto un&#8217;identità con quello degli <strong>Etruschi</strong>, ciò che proverebbe l&#8217;origine <strong>tutta italiana</strong> di questo popolo.</p>
<p>Riposta quindi nel cassetto la loro provenienza orientale? Non è detto. Forse nuove metodologie di ricerca, in futuro, potranno darci qualche sicurezza in più sulla loro origine.</p>
<p>Per adesso questa parrebbe essere la tesi ufficiale.</p>
<p><br/></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renzobaldini.it/gli-etruschi-autoctoni-italiani-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Cosmologia Etrusca</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/la-cosmologia-etrusca/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/la-cosmologia-etrusca/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2005 14:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[monte labbro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renzobaldini.it/?p=1434</guid>
		<description><![CDATA[La mia relazione tenuta al III Congresso Internazionale della Federazione Astrologica dell&#8217;Europa]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>La mia relazione tenuta al III Congresso Internazionale della Federazione Astrologica dell&#8217;Europa del Sud (FAES) Milano, Italia, 6-7 Novembre 2004.</h6>
<p><br/></p>
<p>&#8220;<em>Fra gli Etruschi</em> [&#8230;] <em>e noi</em> [Romani, n.d.a.] <em>c&#8217;è questa differenza: noi riteniamo che i fulmini scocchino quando c&#8217;è stato uno scontro di nuvole, essi credono invece che le nuvole si urtino per far scoccare i fulmini. Infatti, dal momento che attribuiscono ogni cosa alla divinità, essi sono convinti non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che avvengono perché debbono avere un significato</em>&#8221; (Seneca, <em>Nat. Quaest.</em>, 2, 32).</p>
<p><span id="more-1434"></span></p>
<p>In questo brano di Seneca troviamo quella che è l&#8217;idea di base non solo della religione etrusca ma di tutta la loro concezione della vita, e cioè che qualsiasi fenomeno naturale altro non è che l&#8217;espressione della volontà divina, un segnale che la divinità invia all&#8217;uomo; dovere di quest&#8217;ultimo è fare il possibile per capirlo adeguandosi ad esso. Gli Etruschi furono infatti unanimemente considerati i maggiori esperti nell&#8217;arte divinatoria; per loro tutto era sacro e tutto aveva un significato: qualsiasi evento accadesse, questo non avveniva a caso ma era un segnale del divino che in quanto tale andava onorato e capito; il volo degli uccelli, la provenienza dei fulmini durante un temporale, lo studio delle viscere animali, tutto serviva per decifrare il messaggio divino.</p>
<p>Ma chi erano gli Etruschi?<br />
Di tutti i popoli che nella storia si sono avvicendati su quel grande teatro che è stato ed è il Mediterraneo, gli Etruschi sono i meno conosciuti e, per quanto ci interessa, i meno studiati per quanto riguarda la comprensione di una loro forma, seppur non come la intendiamo noi, di Astrologia.<br />
I romani li chiamavano <strong>Tusci</strong> o Trusci; i greci <strong>Thyrrhenoi</strong>, legandoli così, anche come provenienza, a Thirrha, una regione dell&#8217;Anatolia in Turchia conosciuta storicamente come Lidia; gli egizi li chiamavano <strong>Twrs</strong>; altri popoli li conoscevano sotto il nome di <strong>Tyrsen</strong>. Essi stessi, invece, si riconoscevano sotto il nome di <strong>Rasnakh</strong>, dagli storici trasformato in Rasenna. Noi li conosciamo come Etruschi e la loro “nazione” come Etruria. Territorialmente hanno occupato zone come la Lombardia, il Veneto, la Liguria, la Pianura Padana, la Toscana, le Marche, la Campania.</p>
<p>Ma se queste sono le regioni su cui gli Etruschi hanno esteso il loro dominio, una sola era la loro “<strong>Terra Sacra</strong>”, cioè quella parte dell&#8217;Italia centrale compresa tra i fiumi Arno e Tevere e la costa tirrenica. Qualcuno si meraviglierà a sentir parlare di “terra sacra”, però era proprio questo il concetto che gli Etruschi avevano del loro territorio, e non solo perché era stato loro assegnato dalla divinità (seppur per un tempo limitato): infatti tutti gli Etruschi sapevano che la protezione degli dèi e la “magia” che i sacerdoti avevano da essi ricevuto, finiva oltre quei confini; al di là l&#8217;Etrusco era in balia di forze negative, non più sotto il mantello protettivo della magia dei propri sacerdoti.<br />
Questo territorio sacro aveva dei confini ben precisi (Fig.1)</p>
<div id="attachment_1425" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_1-e1440594740461.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_1-e1440594740461.gif" alt="Figura 1" width="350" height="264" class="size-full wp-image-1425" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>La frontiera nord era indicata dalla foce del fiume <strong>Arno</strong> o più precisamente dal <strong>Monte Falterona</strong> da cui l&#8217;Arno nasce (lat. 43N52), quella a sud dalla foce del fiume<strong> Tevere</strong> (lat. 41N46), quella ovest dalle coste del mar Tirreno o più precisamente dal sito oggi denominato <strong>Rio Marina</strong> all&#8217;Isola d&#8217;Elba (long. 10E25), quella est dalla città di <strong>Todi</strong> (in etrusco <em>Tuler</em>, la città-fortezza, la città-frontiera) o più precisamente da <strong>Giano dell&#8217;Umbria</strong> (long. 12E35), cittadina a qualche chilometro da Todi il cui nome sta ad indicare proprio la &#8220;porta&#8221; dalla quale si entrava nel territorio magico etrusco (Giano = Janus, divinità protettrice delle porte e dell&#8217;anno, da <em>janua</em>, porta). Il centro sacrale di questa terra si troverebbe sul <strong>Monte Labbro</strong> (lat. 42N49, long. 11E30), non molto lontano da S.Fiora, sul versante sud-ovest del Monte Amiata.<br />
Possiamo però cogliere meglio la particolarità di questa terra se la racchiudiamo dentro alcuni cerchi che ne facciano esaltare tutta la “sacralità” (Fig.2).</p>
<div id="attachment_1427" style="width: 360px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_2-e1440597424219.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_2-e1440597424219.gif" alt="Figura 2" width="350" height="264" class="size-full wp-image-1427" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>Il cerchio esterno, che tocca le foci dei fiumi Arno e Tevere, racchiude la totalità della “<strong>Nazione Etrusca</strong>”, mentre il cerchio interno racchiude ciò che essi definivano la “<strong>Terra Sacra Inviolabile</strong>”, cioè quella zona dove la magia etrusca, e comunque le divinità etrusche, potevano svolgere il massimo della protezione nei confronti della gente rasnakh.<br />
Lo spazio che si trova tra i due cerchi rappresentava il circuito dei pianeti, la strada occupata dagli dèi.<br />
Interessante far presente come il cerchio interno tocchi città e paesi il cui nome richiama, più o meno esplicitamente ancora oggi, il nome <strong>Janus</strong>, indicandoci come quel cerchio rappresentasse proprio il confine della loro terra sacra: così, abbiamo detto di <strong>Giano dell&#8217;Umbria</strong>, ma abbiamo anche, da sud a nord in senso antiorario, <strong>Vejano</strong> (<em>Vianum</em>) tra il lago di Vico e il lago di Bracciano, <strong>Torgiano</strong> vicino a Perugia, <strong>Subbiano</strong> (&#8220;<em>sub janum condita</em>&#8220;, cioè sotto la tutela di Janus) poco a nord di Arezzo, e, poco distante da Volterra, la località di <strong>Iano</strong>, tutti luoghi situati sulla circonferenza del “cerchio sacro”.</p>
<p>Ma vi erano altri due luoghi che secondo alcuni studiosi potrebbero essere definiti come il <em>Sancta Sanctorum</em> degli Etruschi, e sono quelli racchiusi nei cerchi più piccoli; così ne abbiamo uno che ha come centro la città di <strong>Volsinii</strong> sul lago di Bolsena, sede del <em>concilium</em> etrusco, dove si trovavano i templi del <strong>dio Vultumna</strong>, massima divinità etrusca, e della <strong>dea Nurthia</strong>, signora del destino e della salute; ne abbiamo poi un altro che tocca le foci dei fiumi “sacri” <strong>Fiora</strong> e <strong>Marta</strong>, e dove, secondo la leggenda, approdò intorno al 2000 a.C. il condottiero <strong>Tyrsen</strong>, di origini lelegiche; lì Tyrsen fondò la città di <strong>Vulci</strong> (in etrusco <em>Velx</em>, oggi Montalto di Castro), che divenne la capitale del suo regno; all&#8217;interno di questo cerchio abbiamo alcune fra le maggiori città etrusche, come <strong>Vulci</strong>, <strong>Tuscania</strong>, <strong>Tarquinia</strong>, <strong>Norchia</strong>. </p>
<p>Ma la storia, così come noi la conosciamo, della gente etrusca, prende le mosse più tardi, quando cioè hanno inizio i dieci “secoli” destinati a questo popolo.<br />
Infatti nei libri sacri etruschi, in special modo nei libri cosiddetti “<em>Fatales</em>”, che contenevano le norme riguardanti la divisione del tempo e la durata della vita degli uomini e dei popoli, era scritto che al popolo etrusco venivano assegnati dieci “secoli” di vita, ognuno dei quali, però, di durata particolare, non fissa; la fine di un “secolo” e quindi l&#8217;inizio di quello successivo venivano segnalati da eventi straordinari: così, ad esempio, quando un giorno dell&#8217;anno 88 a.C. si udì un misterioso e lugubre suono di tromba, quell&#8217;evento fu interpretato come l&#8217;annuncio della fine di un secolo, e lo stesso avvenne nel 44 a.C. quando si verificò un altro prodigio quale l&#8217;apparizione di una cometa, che effettivamente sappiamo essere avvenuta nel giorno stesso dell&#8217;uccisione di Cesare, evento che segnalò la fine e quindi l&#8217;inizio di un nuovo “secolo”.</p>
<p>Ogni anno i re-sacerdoti etruschi, chiamati <strong>Lucumoni</strong> (<em>Lukmnes</em>), si riunivano a <strong>Volsinii</strong> (in etrusco <em>Velznani</em>, l&#8217;odierna Bolsena) sul lago di Bolsena, centro morale, religioso e politico di tutta l&#8217;Etruria, capitale della confederazione delle dodici città-stato etrusche (in ordine alfabetico seguito dal nome etrusco: Arezzo/<em>Artinia</em>, Caere/<em>Kysra</em>, Chiusi/<em>Kamars</em> (?), Cortona/<em>Kurthyn</em>, Perugia/<em>Arunia</em>, Roselle/<em>Rusna</em>, Tarquinia/<em>Tarkhnas</em>, Veio/<em>Veji</em>, Vetulonia/<em>Vethluni</em>, Volsinii/<em>Velznani</em>, Volterra/<em>Velathri</em>, Vulci/<em>Velx</em>); lì piantavano un chiodo di bronzo; in tutto troviamo 961 chiodi pari a 961 anni, cioè l&#8217;intera “vita” assegnata al popolo etrusco e così suddivisa:<br />
<center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
	background-color: #104E8B; 
	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>  1° secolo</td>
<td>907 – 808 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 100</td>
</tr>
<tr>
<td>  2° secolo</td>
<td>807 – 708 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 100</td>
</tr>
<tr>
<td>  3° secolo</td>
<td>707 – 608 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 100</td>
</tr>
<tr>
<td>  4° secolo</td>
<td>607 – 508 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 100</td>
</tr>
<tr>
<td>  5° secolo</td>
<td>507 – 385 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 123</td>
</tr>
<tr>
<td>  6° secolo</td>
<td>384 – 266 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 119</td>
</tr>
<tr>
<td>  7° secolo</td>
<td>265 – 147 a.C.</td>
<td>Pari ad anni 119</td>
</tr>
<tr>
<td>  8° secolo</td>
<td>146 –   89 a.C.</td>
<td>Pari ad anni   58</td>
</tr>
<tr>
<td>  9° secolo</td>
<td>  88 –   45 a.C.</td>
<td>Pari ad anni   44</td>
</tr>
<tr>
<td>10° secolo</td>
<td>  44 –   54 d.C.</td>
<td>Pari ad anni   98</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Gli Etruschi avevano un rapporto molto stretto con il “magico”, e lo studiavano e lo decodificavano grazie a norme e principi tratti da discipline come ad esempio la numerologia e l&#8217;astrologia. Se leggiamo la tabella relativa ai “secoli” utilizzando la numerologia, notiamo delle cose molto interessanti: sommando infatti le cifre che compongono gli anni di inizio e di fine di un “secolo” notiamo, per quanto riguarda il 1° “secolo”, i seguenti numeri: 9 + 0 + 7 = 16 e 8 + 0 + 8 = 16: l&#8217;inizio della vita assegnata al popolo etrusco parte con il numero 16, che vedremo in seguito aveva una enorme importanza nella loro disciplina astrale.</p>
<p>Con lo stesso criterio notiamo che i “secoli” successivi hanno una cadenza numerologica lineare, durando infatti cento anni precisi, così che il secondo secolo ha come numero “magico” il 15, il terzo il 14 e il quarto il 13; quest&#8217;ultimo numero era però considerato negativo e indicava che il “secolo” successivo avrebbe significato l&#8217;inizio del tramonto per la civiltà e l&#8217;anima etrusca: pensiamo alla sconfitta navale di Cuma del 474 a.C., oppure alla guerra di Roma contro Veio, iniziata con piccole scaramucce già nel 438 a.C. e finita con la capitolazione della città nel 396 a.C., eventi che segnarono il declino dell&#8217;Etruria. Dal 5° “secolo” in poi, sempre numerologicamente parlando, la linearità si rompe, avendo numeri diversi per l&#8217;inizio e per la fine di tali periodi: così, ad esempio, per l&#8217;inizio del 5° secolo abbiamo 5 + 0 + 7 = 12, mentre per la fine troviamo 3 + 8 + 5 = 16, come a dire che è iniziato il declino (12) dell&#8217;intera vita (16), oppure che le dodici città-stato (12) si avviano al declino della loro sacralità (16).</p>
<p>D&#8217;altronde il 16 era per gli Etruschi un numero sacro (ma lo erano anche il 4, l&#8217;8 e il 64), un numero divino, legato alla vita (e se sommiamo gli anni destinati alla nazione etrusca abbiamo 9 + 6 + 1 = 16), così che anche il tempo e lo spazio venivano divisi in “sedicesimi”, e si pensa che anche la giornata fosse composta da 16 ore (di 90 minuti l&#8217;una), 8 ore per il giorno e 8 ore per la notte.</p>
<p>Lo stesso criterio veniva usato per dividere lo “spazio dei segni divini”, cioè il cielo (e la terra), in “sedici regioni di influenza”, otto positive e otto negative. Questa suddivisione dello spazio era di enorme importanza per leggere correttamente i segnali del cielo, in special modo la direzione dalla quale provenivano le folgori celesti, evento che opportunamente letto secondo le regole magiche permetteva di capire gli eventi futuri. Molti autori latini (Cicerone, Plinio il Vecchio, Marziano Capella, Servio) ci hanno tramandato il modo in cui gli Etruschi tracciavano le varie regioni del cielo; la trattazione più completa la troviamo nella <em>Naturalis Historia</em> di Plinio:</p>
<blockquote><p><em>A tale scopo</em> [per determinare la provenienza del fulmine, n.d.a.]<em> gli Etruschi divisero il cielo in sedici parti</em> [&#8230;]<em>. La prima zona è dal settentrione all&#8217;alba equinoziale</em> [cioè da nord a est, n.d.a.]<em>, la seconda sino al mezzogiorno</em> [da est a sud, n.d.a.]<em>, la terza sino al tramonto equinoziale</em> [cioè da sud a ovest, n.d.a.]<em>, la quarta occupa il restante spazio fra il tramonto e il settentrione</em> [da ovest a nord, n.d.a.]<em>. Hanno poi diviso ciascuna di queste zone in quattro parti, e dissero di sinistra le otto regioni orientali, di destra quelle occidentali. Tra di esse sono particolarmente di malaugurio quelle che fiancheggiano il settentrione da ponente</em> [cioè il quadrante nord-ovest] (<em>Nat.</em>, 2, 143).</p></blockquote>
<p>Da qui si evince che il sacerdote stava rivolto con la fronte al sud, avendo così l&#8217;oriente a sinistra e l&#8217;occidente a destra, così come avviene nella stesura di un oroscopo. Non tutti gli autori latini erano però di questo avviso: Frontino (Sextus Julius Frontinus, 30-104 d.C., governatore della Britannia), esperto di agrimensura (l&#8217;arte di tracciare i confini), ci dice che i sacerdoti etruschi tracciavano lo spazio in sedici regioni guardando verso l&#8217;ovest, mentre Varrone (Marco Terenzio Varrone, 116-27 a.C., direttore della biblioteca pubblica di Roma) ribadisce che il loro sguardo era rivolto verso il sud. Il mistero rimane, anche se alcuni dicono che sono esatte entrambe, pensando gli Etruschi utilizzare due suddivisioni dello spazio, una “esoterica” (quella rivolta all&#8217;ovest) l&#8217;altra “exoterica” (quella rivolta a sud).</p>
<p>Complessa e controversa però l&#8217;assegnazione di ogni suddivisione del cielo a una divinità, anche perché il pantheon etrusco, così come è a noi pervenuto, è un insieme di resti deformati in cui cultura greca e cultura latina si mescolano alimentando confusione e facendo perdere di vista i nomi e gli attributi originali, e non ci soccorre nemmeno il famoso “fegato di Piacenza”, modello in bronzo di un fegato ovino utilizzato per la divinazione (rinvenuto a Settima di Gossolengo, in provincia di Piacenza) in cui troviamo, suddivisi in sedici caselle, i nomi delle divinità, alcune però incomplete o sconosciute.</p>
<p>E però possiamo, seguendo le indicazioni pervenuteci tramite gli scrittori latini, conoscere il modo di divisione delle quattro regioni del cielo: così sappiamo che le zone comprese tra il nord e l&#8217;est erano sede degli dei celesti, quindi molto favorevoli, mentre quelle da ovest a nord le più infauste, essendo sede degli dei degli inferi; le altre due zone, a mezzogiorno, erano sede degli dei della natura (dell&#8217;acqua e della terra), con la zona sud-ovest parzialmente infausta, quella sud-est parzialmente fausta.</p>
<p>È possibile comprendere i motivi di questa suddivisione considerando che tutto ciò è legato al “movimento” del sole, visto come rappresentante verso gli uomini degli dèi celesti quindi messaggero della loro volontà: nel periodo estivo, infatti, cioè nel periodo in cui il sole ha il massimo del calore quindi della forza, questo sorge a nord-est, plaga del cielo per questo considerata dominio della vita quindi favorevolissima; ovvio che il punto dove il sole estivo tramonta (nord-ovest), sia stato considerato infausto e sede degli dèi inferi che ingoiano il sole estivo; stesso discorso per la zona sud-est, considerata parzialmente positiva: lì sorge il sole invernale, un sole che ha parzialmente perso il suo vigore se non la sua “divinità”, per questo più vicino agli uomini; a sud-ovest abbiamo invece la zona dove questo sole invernale tramonta, quindi, per questo, zona sì negativa ma molto meno dell&#8217;altra ove tramontava il sole estivo.</p>
<p>RIEPILOGO DELLE QUATTRO SUDDIVISIONI DEL CIELO E DELLA TERRA SECONDO LA DISCIPLINA ETRUSCA.</p>
<p>1) Nord-Est &#8211; Zona positiva (Nascita del Sole Estivo)</p>
<p>4) Nord-Ovest &#8211; Zona negativa (Morte del Sole Estivo)</p>
<p>2) Sud-Est &#8211; Zona moderatamente positiva (Nascita del Sole Invernale)</p>
<p>3) Sud-Ovest &#8211; Zona moderatamente negativa (Morte del Sole Invernale)</p>
<p>Possiamo così delineare due zone divise tra loro dalla linea est-ovest: considerando sempre il sacerdote rivolto a sud, ne abbiamo una alle sue spalle, a nord, dominio degli dei (celesti e inferi), l&#8217;altra davanti, a sud, dominio degli uomini (terra e mare); facendo intervenire invece la linea nord-sud avremo una zona a sinistra considerata positiva (pars familiaris) e sotto il dominio del sole (usils), e una zona a destra considerata negativa (pars hostilis) e sotto il dominio della luna (tivr). Più difficile capire il perché di una divisione del cielo in sedici regioni, divisione non certo comune anche se ne troviamo traccia in tempi e luoghi molto lontani fra loro:</p>
<p>1) Secondo gli studi sull&#8217;allineamento di alcuni monumenti megalitici in Bretagna e Scozia portati avanti dall’ingegnere scozzese Alexander Thom (1894 – 1985), è possibile arrivare alla conclusione che l&#8217;uomo megalitico (1800 a.C.) usava un anno di sedici mesi, dividendo infatti l&#8217;anno in scansioni (&#8216;mesi&#8217;) di 22, 23 e 24 giorni.</p>
<p>2) Anche i Celti si dice abbiano usato nella loro storia un calendario formato da sedici mesi, forse eredità della cultura megalitica.</p>
<p>3) Stessa suddivisione dell&#8217;anno in sedici mesi per gli indiani Hopi della comunità Pueblo, cultura sviluppatasi nelle regioni sud-occidentali degli Stati Uniti fra l&#8217;XI e il XIV secolo d.C.</p>
<p>4) A Cortona (Arezzo) troviamo un candelabro etrusco, proveniente molto probabilmente da un tempio, formato da sedici fiammelle.</p>
<p>5) Abbiamo poi Vitruvio, architetto e ingegnere romano del I secolo a.C., che ci descrive una rosa dei venti le cui direzioni dividono l&#8217;intero giro in sedici parti.</p>
<p>E comunque, e per quanto ci riguarda, credo si possa capire meglio la scelta degli Etruschi di dividere il cielo in sedici parti se consideriamo il numero 16 come 12 + 4: in pratica il cielo veniva diviso in dodici regioni, tre per ogni quadrante; veniva poi aggiunta, a ogni quadrante, una regione “speciale” in cui risiedeva il dio titolare di quel quadrante: pur non essendo chiara la loro collocazione, e avendo vari nomi per una stessa divinità, possiamo comunque pensare al quadrante nord-est sotto la tutela di <em>Tinia</em> (Giove), al nord-ovest sotto quella di <em>Aita</em> (Plutone), al sud-est sotto <em>Menrva</em> (Minerva) o <em>Uni</em> (Giunone), al sud-ovest sotto <em>Nethuns</em> (Nettuno, Poseidone).<br />
Come detto non è facile capire a quali divinità fossero legate le varie regioni del cielo, anche perché gli Etruschi non avevano un pantheon ordinato ma variegato, composto da un numero considerevole di dèi e sotto-dèi, tutti però importanti e comunque funzionali alle varie situazioni (un esempio nella tabella sottostante).</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
	background-color: #104E8B; 
	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>DIVINITÀ</td>
<td> PROBABILI ACCOSTAMENTI COL MONDO GRECO-ROMANO</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td> AKAKAL</td>
<td> Dione</td>
</tr>
<tr>
<td> AITA</td>
<td> Paragonabile al greco Hades</td>
</tr>
<tr>
<td> ALPAN</td>
<td> Dea dell&#8217;amore</td>
</tr>
<tr>
<td> ANI</td>
<td> Assimilabile al latino Ianus (Giano), oppure altro nome di Tinia</td>
</tr>
<tr>
<td> APLU</td>
<td> Apollo</td>
</tr>
<tr>
<td> ARTUMES</td>
<td> Diana</td>
</tr>
<tr>
<td> ASTRS</td>
<td> Astrea. La giustizia divina. Assimilata alla stella Spica</td>
</tr>
<tr>
<td> ATUNIS</td>
<td> Adone</td>
</tr>
<tr>
<td> CALU</td>
<td> Plutone</td>
</tr>
<tr>
<td> CAVTHA</td>
<td> Sole che nasce</td>
</tr>
<tr>
<td> CEL</td>
<td> Divinità tellurica (?)</td>
</tr>
<tr>
<td> KALST</td>
<td> Callisto. Assimilata alla costellazione dell&#8217;Orsa Maggiore</td>
</tr>
<tr>
<td> KARM</td>
<td> Carme (?)</td>
</tr>
<tr>
<td> CHARUN</td>
<td> Divinità della morte</td>
</tr>
<tr>
<td> CULSANS</td>
<td> Assimilabile al latino Ianus (Giano)</td>
</tr>
<tr>
<td> CULSU</td>
<td> Demone femminile dell&#8217;oltretomba</td>
</tr>
<tr>
<td> EVAN</td>
<td> Dea dell&#8217;immortalità della persona</td>
</tr>
<tr>
<td> FEBRUUS</td>
<td> Dio della purificazione</td>
</tr>
<tr>
<td> FERONIA</td>
<td> Dea del fuoco e della fertilità</td>
</tr>
<tr>
<td> FUFLUNS</td>
<td> Paragonabile al dio Bacco (Dioniso)</td>
</tr>
<tr>
<td> HERCLE</td>
<td> Ercole, Eracle</td>
</tr>
<tr>
<td> HORTA</td>
<td> Dea dell&#8217;agricoltura</td>
</tr>
<tr>
<td> LARAN</td>
<td> Marte</td>
</tr>
<tr>
<td> LASA</td>
<td> Divinità femminile facente parte del corteo di Venere</td>
</tr>
<tr>
<td> LETHAM</td>
<td> ?</td>
</tr>
<tr>
<td> LUSA</td>
<td> ?</td>
</tr>
<tr>
<td> MANIA</td>
<td> Divinità dell&#8217;oltretomba insieme a Mantus</td>
</tr>
<tr>
<td> MANTUS</td>
<td> Divinità dell&#8217;oltretomba da cui deriva il nome della città di Mantova</td>
</tr>
<tr>
<td> MARIS</td>
<td>  Eros</td>
</tr>
<tr>
<td> MENRVA</td>
<td> Minerva</td>
</tr>
<tr>
<td> NETHUNS</td>
<td> Nettuno</td>
</tr>
<tr>
<td> NURTHIA</td>
<td> Assimilabile alla dea latina Fortuna</td>
</tr>
<tr>
<td> PACHA</td>
<td>  Assimilabile al dio Bacco, e comunque divinità solare, delle stagioni</td>
</tr>
<tr>
<td> PHERSHE</td>
<td> Perse o Febo (?)</td>
</tr>
<tr>
<td> PHERSHIPHNAI</td>
<td> Proserpina</td>
</tr>
<tr>
<td> SATRES</td>
<td> Saturno</td>
</tr>
<tr>
<td> SELVANS</td>
<td> Silvano</td>
</tr>
<tr>
<td> SERFUE</td>
<td>  Demetra</td>
</tr>
<tr>
<td> SETHLANS</td>
<td> Assimilabile al dio Vulcano</td>
</tr>
<tr>
<td> THALNA</td>
<td>  Dea protettrice delle nascite</td>
</tr>
<tr>
<td> THESAN</td>
<td> Aurora (Eos?)</td>
</tr>
<tr>
<td> TINIA</td>
<td> Giove</td>
</tr>
<tr>
<td> TIVR</td>
<td> Luna (luna rossa e nera)</td>
</tr>
<tr>
<td> TUKULKA</td>
<td>  Guardiana dell&#8217;oltretomba</td>
</tr>
<tr>
<td> TURAN</td>
<td> Venere</td>
</tr>
<tr>
<td> TURMS</td>
<td>  Mercurio</td>
</tr>
<tr>
<td> UNI</td>
<td> Giunone</td>
</tr>
<tr>
<td> USILS</td>
<td>  Sole</td>
</tr>
<tr>
<td> VANTH</td>
<td> Dea della morte</td>
</tr>
<tr>
<td> VEIVE</td>
<td> Dio della vendetta</td>
</tr>
<tr>
<td> VELCHANS</td>
<td> ?</td>
</tr>
<tr>
<td> VULTUMNA</td>
<td> Massima divinità etrusca probabilmente assimilabile a Giove</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Come vediamo non è facile districarsi fra questi nomi e attributi, specie se cerchiamo di abbinarli agli dèi-pianeti utilizzati nell&#8217;astrologia che conosciamo (ma non è detta l&#8217;ultima parola!).<br />
Ma c&#8217;è una cosa molto interessante che possiamo trarre dal loro “cerchio del cielo”: se consideriamo che questo può essere visto come il “cerchio dell&#8217;anno”, possiamo, affidandoci al calendario, arrivare a meglio mettere a fuoco la struttura cosmologica etrusca.<br />
Innanzitutto, e purtroppo, conosciamo solo otto mesi del calendario “magico” etrusco:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
	background-color: #104E8B; 
	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>VELKITAN</td>
<td> </td>
<td>15 febbraio &#8211; 15 marzo</td>
</tr>
<tr>
<td>CHABREAS</td>
<td> </td>
<td>15 marzo-15 aprile</td>
</tr>
<tr>
<td>AMPILE</td>
<td> </td>
<td>15 aprile-15 maggio</td>
</tr>
<tr>
<td>ACAHLU</td>
<td> </td>
<td>15 maggio-15 giugno</td>
</tr>
<tr>
<td>TRANEU</td>
<td> </td>
<td>15 giugno-15 luglio</td>
</tr>
<tr>
<td>HERMIU</td>
<td> </td>
<td>15 luglio-15 agosto</td>
</tr>
<tr>
<td>CHELI</td>
<td>            </td>
<td>15 agosto-15 settembre</td>
</tr>
<tr>
<td>KHSFER</td>
<td> </td>
<td>15 settembre-15 ottobre</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Ciò non toglie che si possa arrivare a scoprire alcune “coincidenze” assai interessanti, seppur estrapolandole da altri popoli che ci hanno tramandato la liturgia etrusca.<br />
Sappiamo che i Romani erano debitori nei confronti degli Etruschi di molte cose, non ultimo il calendario. Per i Romani le stagioni non iniziavano ai solstizi e agli equinozi (questi erano presi invece come date delle mezze stagioni) ma il 7 febbraio (primavera), il 9 maggio (estate), l&#8217;11 agosto (autunno) e l&#8217;11 novembre (inverno). Si può quindi pensare che ciò lo fosse anche per il popolo etrusco. Ebbene, queste date (e comunque i giorni intorno a queste) hanno sempre goduto di una particolare importanza anche in molte altre culture, in special modo in quelle settentrionali (ad esempio presso i Celti), ma anche presso i Greci (si veda il “calendario di Esiodo”, così come esposto nel suo libro “Le opere e i giorni”), con ciò indicando periodi speciali dell&#8217;anno.<br />
In pratica i primi giorni di febbraio, di maggio, di agosto e di novembre, rappresentavano quattro momenti dell&#8217;anno in cui si compiva un particolare rapporto tra gli uomini e gli dèi, tra la Terra e il Cielo. Possiamo vedere questo ben espresso, ad esempio, nel calendario celtico, che ci dà un&#8217;idea dell&#8217;importanza di queste quattro tappe del “cammino” del sole:</p>
<p><strong>1 febbraio</strong> &#8211; Nome della festa: <em>Imbolic</em>. Veniva chiamata anche Candlemas (la nostra Candelora). Vi era un contatto con il mondo infero, si portavano doni ai defunti, ci si purificava (februarius da februare, purificare).<br />
Il sole ha in questo periodo (nel 2003 il 5 febbraio) una declinazione di &#8211; 16° circa.<br />
Segno zodiacale: Acquario.</p>
<p><strong>1 maggio</strong> &#8211; Nome della festa: <em>Beltane</em>. Veniva celebrato l&#8217;inizio del semestre del sole trionfante. A Roma era la festa della dea Flora (che andava dal 28 aprile al 3 maggio) e di altre dee come Maia (Bona Dea, Fauna, Ops, Fatua). E&#8217; in questi giorni che è stata fondata Firenze.<br />
Il sole ha in questo periodo (nel 2003 il 5 maggio) una declinazione di + 16° circa.<br />
Segno zodiacale: Toro.</p>
<p><strong>1 agosto</strong> &#8211; Nome della festa: <em>Lammas</em> o <em>Lughnasadh</em>. Era la festa della Luce, il trionfo del sole, la festa del dio Lug.<br />
Il sole ha in questo periodo (nel 2003 l&#8217;8 agosto) una declinazione di + 16° circa.<br />
Segno zodiacale: Leone.</p>
<p><strong>1 novembre</strong> &#8211; Nome della festa: <em>Samhain</em> o <em>Trinox Samoni</em>. Festa anche questa della Luce, ma calante, quindi festa della Morte. Si celebravano i defunti.<br />
Il sole ha in questo periodo (nel 2003 il 7 novembre) una declinazione di &#8211; 16° circa.<br />
Segno zodiacale: Scorpione.</p>
<p>Il “carattere” di queste quattro feste si sovrappone in maniera curiosa al “carattere” dei quadranti in cui gli Etruschi dividevano il cielo. Vediamo come.<br />
Sappiamo che gli Etruschi avevano un rapporto molto particolare con l&#8217;aldilà, con il culto dei morti; questo “mondo altro” era posto (per loro ma anche per molte altre culture) nelle regioni dell&#8217;occidente, dove tramonta il sole; ora, siccome il sole è una fra le “lancette privilegiate” dalla quale gli uomini hanno tratto alcune fra le più importanti scansioni temporali, è giocoforza seguirne il cammino, dal massimo della sua forza al solstizio estivo (massima declinazione nord + 23°27&#8242;) alla sua “discesa negli inferi” al solstizio d&#8217;inverno (massima declinazione sud &#8211; 23°27&#8242;); se passiamo quindi al “cerchio del cielo” etrusco è inevitabile porre il solstizio invernale all&#8217;ovest; in tal modo il solstizio estivo si porrà a est; a sud, luogo peraltro privilegiato in quanto era la direzione verso cui si volgeva il sacerdote per partire a tracciare le linee di divisione del cielo, avremo l&#8217;equinozio primaverile (che per gli Etruschi era il primo dell&#8217;anno); a nord l&#8217;equinozio autunnale; con questa scansione stagionale le feste di cui sopra si porranno allora in questo modo (vedi anche Fig.6):</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
	background-color: #104E8B; 
	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>SETTORE</td>
<td>  PER GLI ETRUSCHI</td>
<td> FESTE</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td> Nord-Est (luogo degli dèi celesti)</td>
<td> Massima fortuna</td>
<td> Lammas, festa della Luce</td>
</tr>
<tr>
<td> Nord-Ovest (luogo degli dèi infernali)</td>
<td> Massima sfortuna</td>
<td> Samhain, festa della Morte</td>
</tr>
<tr>
<td> Sud-Est (luogo degli dèi delle natura)</td>
<td> Minima fortuna</td>
<td> Beltane, festa della Piccola Luce</td>
</tr>
<tr>
<td> Sud-Ovest (luogo degli dèi del mare)</td>
<td> Minima sfortuna</td>
<td> Imbolic, festa della Piccola Morte</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>È innegabile una concordanza che fa capire come la suddivisione etrusca del cielo si attenesse al ciclo stagionale quindi al cammino del sole. Da notare poi un&#8217;altra “coincidenza”, quella che fa riferimento al fatto che il sole si trova ad avere, in queste date, una declinazione di 16° (sud o nord secondo la stagione), numero già conosciuto e che dà a queste feste, e a quei periodi dell&#8217;anno, un che di particolare se non di misterioso.</p>
<div id="attachment_1431" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_6-e1440603118962.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_6-e1440603118962.jpg" alt="Figura 6" width="400" height="342" class="size-full wp-image-1431" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 6</p></div>
<p>E però se accettiamo questa suddivisione dovremo accettare anche il fatto di vedere (Fig. 6) gli equinozi porsi sull&#8217;asse del meridiano (nord-sud) e i solstizi su quello dell&#8217;orizzonte (est-ovest), cosa che a molti potrà apparire strana: dobbiamo invece sapere che per gli Etruschi la linea dell&#8217;orizzonte (che loro chiamavano <em>manvtha</em>, nome che richiama il dio dei morti Mantus da cui prende nome la città di Mantova) era una linea fissa, e doveva per forza essere fissa perché rappresentava l&#8217;orizzonte degli eventi, la linea che congiunge la terra e il cielo, linea che pur essendo visibile non è raggiungibile; quindi la linea “ferma” dell&#8217;orizzonte può a buon diritto rappresentare la “fermata” del sole (<em>sol-stitium</em>, sole-fermo).</p>
<p><div id="attachment_1433" style="width: 410px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_7_1-e1440603457452.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_7_1-e1440603457452.jpg" alt="Figura 7" width="400" height="342" class="size-full wp-image-1433" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 7</p></div>
<p>Viceversa la linea del meridiano non era fissa ma aveva un movimento oscillatorio, “a trottola” (Fig. 7), e dicevano che questa linea (come del resto quella dell&#8217;orizzonte) non aveva né inizio né fine, e che tagliava non solo la Terra ma il Cielo e tutto l&#8217;universo, arrivando a nord a toccare le stelle della dea <em>Kalst</em> (Callisto, la costellazione dell&#8217;Orsa Maggiore), a sud le stelle della dea <em>Brithemartis</em> (non identificata al momento con nessuna costellazione, forse può essere quella della Croce del Sud o della Carena oppure del Pesce Australe): in pratica non è altro che il movimento a trottola dell&#8217;asse terrestre (precessione) quindi del percorso del polo celeste nord che si troverà di volta in volta vicino a qualche stella facendola diventare Stella Polare.</p>
<p><div id="attachment_1423" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_8-e1440603588719.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Etruschi_8-e1440603588719.jpg" alt="Figura 8" width="300" height="341" class="size-full wp-image-1423" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 8</p></div>
<p>Curiose poi certe “coincidenze”, come ad esempio quella di vedere (Fig. 8) una somiglianza dell&#8217;asterismo della costellazione dell&#8217;<strong>Orsa Maggiore</strong> con il percorso dell&#8217;<strong>Arno</strong>, con il <strong>Monte Falterona</strong> facenti le veci della stella <em>Dubhe</em> (l&#8217;alfa della costellazione dell&#8217;Orsa Maggiore il cui nome significa “dorso [dell&#8217;orsa]”), e della costellazione del <strong>Pesce Australe</strong> con il disegno che si forma <strong>unendo</strong> le maggiori <strong>città</strong> del sud dell&#8217;Etruria, cioè Volsinii, Vulci, Caere e Veio, con Volsinii, capitale della confederazione etrusca, sul lago di Bolsena, che fa le veci della stella <em>Fomalhaut</em> (l&#8217;alfa della costellazione del Pesce Australe il cui nome significa “bocca del pesce”).</p>
<p>Ovviamente questo è un gioco, un <em>divertissement</em>, ben altro è l&#8217;approccio e l&#8217;impegno che dobbiamo mettere per decifrare la complessa cosmologia etrusca.</p>
<p></br><br />
<em>(Alcune idee e concetti qui espressi sono stati elaborati sugli studi di Stelvio Mariani)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renzobaldini.it/la-cosmologia-etrusca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
