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	<title>Renzo Baldini &#187; famiglia della seta</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Il &#8220;Convivio degli Dei&#8221; nella villa di Corliano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 22:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[accademia svegliati]]></category>
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		<description><![CDATA[A pochi chilometri da San Giuliano Terme (Pisa), in località Corliano, si trova la villa di Corliano]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi chilometri da San Giuliano Terme (Pisa), in località Corliano, si trova la villa di Corliano appartenente dal XVI secolo ai <strong>conti Della Seta</strong>. <span id="more-3491"></span></p>
<p>Il sito però è molto più antico: già appartenuto alla famiglia romana di origine <strong>etrusca</strong> dei Venulei, nel 1126 risulta di proprietà dell’antica famiglia pisana dei <strong>Visconti</strong>. La villa venne costruita nella prima metà del XV secolo dalla famiglia fiorentina degli <strong>Spini</strong>. Il 17 giugno 1536 (stile pisano) i fratelli Giovanni e Bernardo di Francesco Spini vendettero la villa a <strong>Pietro di Niccolao Della Seta</strong>. Ancora oggi appartiene alla famiglia pisana  dei Della Seta. L’attuale proprietario è il conte <strong>Agostino Agostini Venerosi Della Seta</strong>.</p>
<p>In questa storica e prestigiosa dimora di campagna hanno nel tempo soggiornato varie personalità, da Carlo Goldoni a George Gordon Byron, da Gioacchino Murat a Paolina Borghese, da Vittorio Alfieri a Alessandro Dumas, da Giacomo I d’Inghilterra a Gustavo III di Svezia.</p>
<p>La villa fu, dal 1588, sede della prestigiosa <strong>Accademia degli Svegliati</strong>. Ancora oggi, grazie all’intraprendenza del conte Agostino Agostini Venerosi Della Seta, la villa ospita incontri e conferenze della pisana <strong>Accademia Nazionale dell’Ussero di Lettere, Arti e Scienze</strong>.</p>
<p>Ma ciò che rende per noi interessante e preziosa questa villa è la presenza al suo interno di <strong>affreschi </strong>di natura <strong>mitologico-zodiacale</strong>. Tali affreschi furono dipinti nel 1592 dal pittore fiorentino <strong>Andrea Boscoli</strong> (1560-1607) e coprono le pareti e il soffitto del Salone di Rappresentanza. È probabile che il progettista o comunque il <strong>consulente astrologico</strong> di questo ciclo pittorico lo si debba vedere nel grande umanista <strong>Pietro Angeli da Barga</strong> (1517-1596), poeta, astrologo, docente di Lettere allo Studio di Pisa e traduttore, da un originale greco «in lingua fiorentina», della “<em>Tetràbiblos</em>” di Tolomeo (1576)<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. </p>
<p>Venendo agli <strong>affreschi</strong> troviamo raffigurati, nella parte alta delle pareti della Sala, gli <strong>dèi olimpici</strong> ognuno abbinato a un <strong>Segno dello zodiaco</strong>. E però tale abbinamento non è quello usuale dei domicilii planetari, cioè Marte all’Ariete, Venere al Toro, Mercurio ai Gemelli, ecc., ma riprende quello che il poeta e astrologo romano <strong>Marco Manilio</strong> (I sec. a.C. – I sec. d.C.) aveva esposto nella sua opera filosofico-astrologica “<em>Astronomicon</em>”, quindi non gli dèi planetari ma gli dèi olimpici abbinati ai mesi e ai Segni, che è ciò che troviamo all’interno della villa:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
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		font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
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	}
</style>
<table class="tableizer-table">
<thead>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>Mese</td>
<td>Segno</td>
<td>Divinità</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Gennaio</td>
<td>Acquario</td>
<td>Giunone</td>
</tr>
<tr>
<td>Febbraio</td>
<td>Pesci</td>
<td>Nettuno</td>
</tr>
<tr>
<td>Marzo</td>
<td>Ariete</td>
<td>Minerva</td>
</tr>
<tr>
<td>Aprile</td>
<td>Toro</td>
<td>Venere</td>
</tr>
<tr>
<td>Maggio</td>
<td>Gemelli</td>
<td>Apollo</td>
</tr>
<tr>
<td>Giugno</td>
<td>Cancro</td>
<td>Mercurio</td>
</tr>
<tr>
<td>Luglio</td>
<td>Leone</td>
<td>Giove</td>
</tr>
<tr>
<td>Agosto</td>
<td>Vergine</td>
<td>Cerere</td>
</tr>
<tr>
<td>Settembre</td>
<td>Bilancia</td>
<td>Vulcano</td>
</tr>
<tr>
<td>Ottobre</td>
<td>Scorpione</td>
<td>Marte</td>
</tr>
<tr>
<td>Novembre</td>
<td>Sagittario</td>
<td>Diana</td>
</tr>
<tr>
<td>Dicembre</td>
<td>Capricorno</td>
<td>Vesta</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Ognuna di queste divinità è su di un piedistallo che riporta il <strong>nome del mese</strong> e il <strong>Segno zodiacale</strong> corrispondente.<br />
Sul <strong>soffitto</strong> invece abbiamo un affresco, il “Convivio degli Dei”, dove sono rappresentate le divinità olimpiche sedute intorno a una tavola imbandita, come vediamo qui sotto.<br />
Partendo da Giove, la figura centrale assisa sul trono con sopra l’aquila, e andando in senso orario troviamo: Mercurio, Plutone, Saturno, Ercole, Marte, Minerva, Vesta, Diana, Giunone, Venere con Cupido, Bacco, Cerere, Pan, poi cinque personaggi umani e infine Apollo. In primo piano, a sinistra, abbiamo Ganimede, il coppiere degli dèi che sta mescendo del vino, e a destra, sdraiato in terra e appoggiato a un’anfora, Nettuno (nell&#8217;immagine vediamo solo la testa).<br />
<a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2018/05/Corliano_2-e1527594768153.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2018/05/Corliano_2-e1527594768153.jpg" alt="Corliano_2" width="600" height="230" class="aligncenter size-full wp-image-3489" /></a><br />
Faccio notare che sotto le sembianze di alcuni dei commensali si nascondo personaggi reali: <strong>Saturno</strong> altri non è che il committente dell’opera nonché il padrone di casa, <strong>Pietro Della Seta</strong>; <strong>Giunone</strong> è sua moglie, <strong>Laura Lanfranchi</strong>; <strong>Pan</strong> è lo stesso pittore, <strong>Andrea Boscoli</strong>; il personaggio con barba accanto ad Apollo è l’umanista e astrologo <strong>Pietro Angeli da Barga</strong>.</p>
<p>Come da prassi <strong>esoterica</strong> sono celati in questo affresco anche dei <strong>messaggi</strong>. Vediamone alcuni cercando, per quanto ci è possibile, di decifrarli.<br />
Iniziamo da <strong>Saturno</strong> cioè da Pietro Della Seta.<br />
Il fatto di essersi voluto raffigurare come Saturno può avere vari motivi:</p>
<p>1) Lo si può legare al fatto che Pietro era un esperto di <strong>agricoltura</strong> e Saturno era il dio delle <strong>sementi</strong> come l’etimo del nome suggerisce e come alcune versioni del mito raccontano: quando Saturno fu spodestato da Giove venne esiliato in Italia, conosciuta per questo anche come “Saturnia tellus”; lì insegnò agli uomini l’agricoltura.<br />
2) Si potrebbe ipotizzare anche un accostamento col suo <strong>nome</strong>, Pietro, essendo la <strong>pietra</strong> un attributo astrologico di Saturno. Non sembri un’ipotesi peregrina, anche se a noi oggi può apparire così: in quell’epoca l’astrologia era parte stessa della vita e della cultura, tenuta in gran conto come alfabeto mitico che poteva aiutare a decifrare la natura delle cose. Saturno rappresentava anche le fondamenta di qualcosa che si voleva avesse solidità e perpetuabilità temporale, e possiamo vederlo anche nella frase detta dal Cristo: «Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa». Il significato è lo stesso.<br />
3) Si può pensare soprattutto al fatto che per la cultura <strong>neoplatonica</strong> Saturno era considerato protettore-amico dei <strong>filosofi</strong>, il pianeta-nume della ragione e della speculazione, ed essendo Pietro amico di filosofi e letterati e lui stesso uno studioso addentro alla cultura neoplatonica e umanistica, l’essersi fatto rappresentare con le vesti di Saturno voleva dire essere anche lui un “figlio di Saturno” – Marsilio Ficino docet.<br />
4) Potrebbe altresì legarsi al suo <strong>Tema natale</strong> astrologico: visto che era nato ad ottobre poteva essere – non conosco il giorno di nascita – o della Bilancia se nato entro il 12 ottobre oppure dello Scorpione se nato dopo; la Bilancia è un Segno dove troviamo l’esaltazione di Saturno: se fosse nato sotto la Bilancia questo potrebbe essere un motivo; se invece fosse stato dello Scorpione ovviamente no. Ma potrebbe aver avuto Saturno all’ascendente, come Marsilio Ficino ad esempio.</p>
<p>Passiamo ora a <strong>Giunone</strong> cioè a Laura Lanfranchi.<br />
Notiamo qui alcuni elementi che servono ad accomunare i due sposi:<br />
a) sugli <strong>abiti</strong> di tutti e due troviamo lo stesso <strong>fermaglio</strong>.<br />
b) Saturno poi ha la sua classica <strong>falce</strong>; ebbene, se torniamo a Giunone vediamo che da dietro la sua figura appare uno <strong>scettro</strong> – d’altronde era la regina dell’Olimpo; osservando attentamente vediamo che nella parte alta di questo scettro passa il <strong>velo</strong> che ha sul capo: scettro e velo sembrano disegnare una <strong>falce</strong> come quella di Saturno.<br />
Giunone, nel mito ma anche in astrologia, è la rappresentante dell’<strong>amore coniugale</strong>, dell’amore legalizzato cioè del matrimonio; vediamo che è accanto a <strong>Venere</strong> che invece possiamo vedere come l’<strong>amore passionale</strong> e comunque l’amore fuori dal matrimonio: in pratica abbiamo l’<strong>amor sacro</strong> (Giunone-Laura) e l’<strong>amor profano</strong> (Venere) uno accanto all’altro. </p>
<p>Ma andiamo a decifrare quei “messaggi” che prima accennavo.</p>
<p>1) Vediamo alla sinistra di Venere alcune divinità: c’è <strong>Bacco</strong>, dio del <strong>vino</strong>, associato al greco Dioniso – feste dionisiache, <strong>orge dionisiache</strong>, baccanali, ecc.; c’è poi <strong>Cerere</strong>, la dea delle messi, del grano, e col grano facciamo il <strong>pane</strong>; poi troviamo <strong>Pan</strong>, dio della <strong>natura selvaggia</strong>, mezzo uomo e mezza capra quindi elemento rappresentante il passaggio da animale a uomo.<br />
In pratica possiamo vedere questo gruppo come rappresentante della <strong>sessualità</strong> (Venere), del <strong>bere</strong> (Bacco), del <strong>mangiare</strong> (Cerere), della <strong>natura selvaggia</strong> dell’essere umano (Pan): rappresenta cioè i bisogni e i desideri materiali, istintivi e <strong>istintuali</strong> dell’essere umano. Da notare che dopo questo gruppo di divinità per poterne ritrovare un’altra – nel caso il dio Apollo, il dio Sole – bisogna oltrepassare <strong>cinque personaggi umani</strong>.<br />
Domanda: perché fra quelle quattro divinità e Apollo il pittore ha inserito quei cinque personaggi umani? La risposta potrebbe essere questa: quei cinque personaggi rappresentano sicuramente degli <strong>Accademici Svegliati</strong>, quindi dei letterati, dei filosofi, ecc.; il messaggio lì racchiuso ci direbbe quindi che se l’essere umano vuole staccarsi da quei <strong>bisogni</strong> prettamente <strong>terreni</strong> – sessualità, bere, mangiare, ecc. – e arrivare a una <strong>dimensione apollinea</strong> – il dio Apollo, il dio Sole, Apollo musagete – deve necessariamente passare attraverso lo <strong>studio</strong> delle arti, delle scienze, della filosofia. </p>
<p>Da notare poi che sono <strong>cinque</strong> i personaggi umani, e il cinque è il <strong>numero</strong> che nelle tradizioni esoteriche e nella Cabala simboleggia l’<strong>Uomo Perfetto</strong>, l’Uomo che si è liberato del suo <strong>lato animale</strong> – e infatti l’ultima divinità prima di loro è Pan, mezzo uomo e mezzo animale – dell’essere umano che si è staccato dalla materialità ed è assurto a una <strong>dimensione celeste</strong>, divina. Rappresenta la Virtù – <em>Evexit ad aethera virtus</em>, come recitava il motto di Pietro Della Seta.<br />
Quindi quei cinque personaggi e ciò che essi rappresentano vanno visti come “filtro” attraverso il quale deve necessariamente passare l’essere umano se vuole <strong>staccarsi</strong> da una dimensione prettamente <strong>materiale</strong> per assurgere a una dimensione <strong>apollinea</strong><br />
Il primo “messaggio cifrato” racchiuso nell’affresco pare quindi essere questo.</p>
<p>2) Passiamo al <strong>secondo messaggio</strong>. Per farlo ritorniamo a <strong>Giunone-Laura</strong>.<br />
Vediamo che alla sua destra ci sono due divinità: <strong>Diana</strong>, col falcetto lunare in testa, e subito dopo <strong>Vesta</strong>, la dea del focolare domestico. Ve ne sono altre ma per quello che andrò a dire possiamo fermarci a queste due. Per quanto riguarda Diana era sì la <strong>dea della caccia</strong> – e infatti è raffigurata con arco e freccia in mano – ma anche la <strong>dea delle donne</strong>, e quella mezzaluna in testa lo dimostra essendo la Luna, in astrologia, rappresentante della donna, del mondo femminile. Non solo: Diana era anche colei che <strong>aiutava</strong> le donne a <strong>partorire senza dolore</strong>. Teniamo a mente questa sua prerogativa perché è qui molto importante. </p>
<p>Guardiamo Giunone-Laura. Il pittore l’ha disegnata di <strong>spalle</strong>, quindi non vediamo il suo davanti. Osserviamo però una cosa: in testa a Giunone-Laura vediamo un <strong>velo</strong> che poi va a chiudersi dietro di lei, alla cintura. È un velo che ha una forma <strong>arcuata</strong>. Ora, un velo che prende quella forma può farlo solo se alla sinistra della scena c’è una <strong>corrente d’aria</strong>: ma perché far venire una corrente d’aria? A che scopo? Io penso che quella forma sia un <em>escamotage</em>, un simbolo, un messaggio cifrato che il pittore ha inserito per dirci una cosa molto importante, e cioè che al tempo dell’esecuzione del dipinto Giunone-Laura era <strong>incinta</strong>.</p>
<p>Osserviamo <strong>Vesta</strong>: sta parlando a Diana e, indicando Giunone-Laura, sembra dirle: «<em>Diana, Laura è incinta. Potresti darle una mano a partorire senza dolore?</em>» E cosa fa Diana? Allunga il <strong>braccio</strong> e con la mano tocca Giunone-Laura. Non solo: se osserviamo bene notiamo che tutta la <strong>mano</strong> di Diana è <strong>all’interno</strong> del velo, cioè all’interno della “pancia” – o della placenta –  di Giunone-Laura. Non solo: Giunone-Laura sta guardando un <strong>bambino</strong>, nel caso Cupido: anche questo è un messaggio, come se volesse segnalarci che sta aspettando un figlio.</p>
<p>Ebbene, il dipinto è stato eseguito nel 1592 e nell’ottobre del 1592 ai coniugi Laura e Pietro <strong>nacque la terzogenita</strong>.</p>
<p><P>Probabilmente ce ne saranno altri di messaggi in questo affresco, o forse no. Sta di fatto che molte opere hanno al loro interno dei codici cifrati: pensiamo alla “Gioconda” di Leonardo, alla “Nascita di Venere” e alla “Primavera” di Botticelli, tanto per citarne alcune. Per chi ha pazienza, il lavoro certo non manca.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Per maggiori informazioni sulla vita e le opere di Pietro Angeli si veda la scheda a lui dedicata nel mio libro “<em>Astrologia Italica. Dal X al XVII secolo</em>”, Firenze 2016.<a href="#testo1">&uArr;</a></p>
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