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	<title>Renzo Baldini &#187; inquisizione</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Un libro &#8220;pericoloso&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2019 07:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[androginia]]></category>
		<category><![CDATA[inquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[magnetismo]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1549 veniva dato alle stampe un libro che nella Roma papalina dell’epoca fece molto scalpore e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1549 veniva dato alle stampe un libro che nella Roma papalina dell’epoca fece molto scalpore e che mise nei guai il suo autore. Questi si chiamava <strong>Fortunio Affaitati</strong>. Era nato a Cremona nel 1510<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. </p>
<p><span id="more-3885"></span></p>
<p>Medico, matematico, teologo, filosofo e <strong>astrologo</strong>, nacque in una famiglia di banchieri e commercianti ma non seguì per nulla le orme familiari attratto com’era dagli studi medici, dall’investigazione, dall’astrologia. Un ribelle, un “uraniano”.<br />
Da tempo Affaitati viveva a Roma e lì ebbe modo di farsi conoscere ai più con un <strong>trattato</strong> che, dedicato a papa Paolo III (Alessandro Farnese) che molto lo stimava e che finché era in vita lo protesse, fomentò <strong>polemiche</strong> a non finire attirandosi critiche da filosofi e teologi venendo altresì preso di mira dall’<strong>Inquisizione</strong>: il titolo di questo lavoro è “<em>Phisicae ac Astronomicae considerationes…</em>”<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.</p>
<p>Ma di cosa parlava questo libro? Di argomenti inusuali e soprattutto audaci per l’epoca, con tesi assai ardite e, appunto, <strong>pericolose</strong>: ad esempio nel primo capitolo, dal titolo “<em>De Androgino a se ipso concipiente</em>”, dove cerca di provare, adducendo a certi tipi di <strong>androginia</strong>, la possibilità che alcune donne possano <strong>concepire senza l’aiuto dell’uomo</strong>, tesi certo ardita per l’epoca ma che soprattutto fece tremare i polsi alla <strong>Chiesa</strong>. Perché? Beh, perché questo avrebbe messo in discussione, dicevano molti, nientemeno che la <strong>verginità della Madonna</strong> (e pur mai esplicitandolo nel testo, Affaitati sotto sotto lo suggerisce).</p>
<p>Ma non solo questo, perché nell’ultimo capitolo, intitolato “<em>De naturali animarum reditu in cadavera</em>”, discute addirittura del fatto che un <strong>cadavere</strong> possa essere, con mezzi naturali, <strong>riportato alla vita</strong>: e il miracolo di Gesù che resuscita Lazzaro? Rischiava di non esserlo. </p>
<p>Oltre a questi vi erano anche capitoli eminentemente <strong>astrologici</strong>, come “<em>De vi synodorum et eclypsium</em>”, dove parla delle cause e delle conseguenze dell’eclisse solare del 12 novembre 1547; oppure “<em>De mensibus attendendis in conceptu</em>”, dove parla, a livello astrologico, delle nascite al di fuori del nono mese; o ancora “<em>De varia gemellorum fortuna</em>”, dove tratta della diversità di destino dei gemelli causa il diverso ascendente<a href="#nota3"name="testo3">[3]</a>.<br />
Ma per la Chiesa il vaso era già colmo: si doveva fare qualcosa.</p>
<p>Nel 1550, dopo la morte di Paolo III, venendogli a mancare l’unico appoggio e protezione che aveva, Affaitati decise di accettare l’aiuto di un facoltoso parente <strong>trasferendosi a Londra</strong> dove pare venisse assunto come matematico alla corte di Londra (o come docente di Matematica allo Studio londinese, ma la cosa non è certa), così da allontanarsi sia dalle invidie dei colleghi sia dalle grinfie dell’Inquisizione visto che il libro appena stampato aveva già creato un grande e pericoloso polverone. </p>
<p>Le sue idee, specie quelle sul <strong>magnetismo</strong>, suscitarono notevole interesse nel mondo accademico e scientifico anglosassone. Ma non solo questo: anche gli studi sull’<strong>androginia</strong> e il velato o sottinteso accenno alla messa in discussione della verginità della <strong>Madonna</strong> contribuirono all’attenzione con la quale il mondo protestante londinese guardava a lui.</p>
<p>E però, nonostante il suo nome e alcune protezioni delle quali godeva, il povero Affaitati non era al sicuro nemmeno là: <strong>morì</strong> infatti a Londra nel 1555 pare <strong>affogando</strong> nel Tamigi mentre passeggiava sulle sue sponde.<br />
Viste le polemiche che le sue tesi eretiche avevano provocato sorsero subito voci che si fosse trattato o di un <strong>omicidio</strong> su commissione di alti prelati romani oppure che, vistosi accerchiato da chissà quali nemici, il terrore l’avesse spinto a <strong>suicidarsi</strong>. Aveva solo quarantacinque anni. Povero Affaitati. Fortunio solo di nome.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] A Cremona abbiamo il bellissimo Palazzo Affaitati, sede del Museo Civico e della Biblioteca Statale. Venne costruito nel 1561, dopo la morte del nostro Fortunio.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Titolo dell’opera: <em>Ad Paulum III. Pontificem fortunatissimum optimum maximumque; Fortunij Affaytati Phisici atque Theologi, Phsicae ac Astronomicae considerationes. Quarum Catalogus versa pagina conspicitur</em>, Venetiis, Impressum apud Nicolaum de Bascarinis, 1549. L’opera è presente nella Biblioteca Civica Berio di Genova (collocazione: C.Misc.112(3)).<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] I capitoli hanno questi titoli: I. <em>De Androgino a se ipso concipiente</em>. II. <em>De peculiari magnetis ad polum descensu, seu mavis de ipsius magnetis ad polum conversione</em>. III. <em>De vi synodorum et eclypsium</em>. IV. <em>De magnis proximo futuris accidentibus</em>.  V. <em>De mensibus attendendis in conceptu</em>. VI. <em>De varia gemellorum fortuna</em>. VII. <em>De causis cur magnes ad se ferrum attrahat</em>. VIII. <em>De naturali animarum reditu in cadavera, ad Reverendissimum et Illustrissimum Sacrosantae Romanae Ecclesiae Cardinalem Baptistam Belaum</em>.<a href="#testo3">&uArr;</a></p>
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		<title>Elia Del Re, 1654-1733</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 22:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[astrologia italica]]></category>
		<category><![CDATA[inquisizione]]></category>

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		<description><![CDATA[285 anni fa, il 10 ottobre 1733, moriva a Ottaviano (Napoli) il frate carmelitano, matematico, architetto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>285 anni fa, il 10 ottobre 1733, moriva a Ottaviano (Napoli) il <strong>frate carmelitano</strong>, matematico, architetto e <strong>astrologo</strong> Elia Del Re. <span id="more-3608"></span></p>
<p>Era nato a Bari nel 1654. Entrò nel convento carmelitano di Bari il 15 novembre 1670, per poi dieci anni dopo diventarne Sottopriore. Fu poi eletto Priore del convento di Ottaviano diventandone figlio il 13 dicembre 1702. </p>
<p>Dai suoi testi si ricava che fu &#8220;Matematico Primario della Maestà Cattolica la regina Elisabetta Cristina e Accademico Francofortano&#8221;. Fece altresì parte dell’Accademia degli Spensierati di Rossano in Calabria.<br />
«<em>Fu egli eccellente Matematico, e nell’Astronomia e Astrologia molto perito</em>»<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. Si nominava “Astrologo Reale di Bari” e “Parmena, l’aratore de’ cieli”, anagramma di “P. Elia Del Re Carmelitano”<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.</p>
<p>In ambito matematico scrisse “<em>Aritmetica, E Geometria Prattica Composta Dal P. Elia Del Re’ Carmelitano della Città di Bari…</em>”<a href="#nota3"name="testo3">[3]</a>, stampata a Napoli nel 1697 e dedicata dallo stampatore Carlo Trojsi (peraltro tipografo ufficiale dell’Accademia degli Spensierati) al duca Marcello Mastrilli; così Trojsi presenta Del Re:</p>
<blockquote><p>[…] <em>con questa ardisco di presentarle nelle mie stampe la fatiga d’un Virtuoso sì celebre per lo Mondo, che hà recato con tanti suoi studij Matematici onore alla Patria, e nuove prerogative alla mai à bastanza lodevole Religione Carmelitana. Porta egli il nome d’Elia</em> […] <em>come quel zelante Profeta si è innalzato sovra il carro infocato del suo attivo ingegno alle Sfere; e come un’altro Eliseo disdegnando la Terra si è fatto ARATORE DE’ CIELI. I suoi Astrologici Vaticinij publicati à gli sguardi de’ Curiosi, hanno avuto anche del Profetico, perche vestito di quel manto, che da tanti Profeti è stato tramandato à suoi Padri</em> (p. III).</p></blockquote>
<p>L’opera, il cui titolo non le rende giustizia, è una monumentale e particolareggiata esposizione di tutto quanto c’è da sapere non solo in matematica e geometria ma anche nel cambio, nella mercatura, nella contabilità, nell’agrimensura, nell’architettura, spiegando altresì regole e leggi per esempio sull’edificazione di case, cantine, granai, stalle, come e dove devono essere costruite e con quale tipo di materiali.</p>
<p>In ambito <strong>astrologico</strong> scrisse molti <strong>pronostici</strong>, quasi tutti col titolo di <em>Discorso Astrologico…</em>, per esempio “<em>Discorso Astrologico Per L’Anno Bisestile M.DC.LXXXIV. Dell’Astrologo Reale di Bari, Cioè Del Parmena L’Aratore De’ Cieli</em>”<a href="#nota4"name="testo4">[4]</a>, stampato a Napoli nel 1684 per i tipi di Giovan Francesco Paci e dedicato, da «Bari li 20. Decembre 1683», a Paolo IV di Sangro, principe di San Severo; la dedica è a firma del nipote, Onofrio Troiano.<br />
Così Del Re presenta l’inizio dell’anno astrologico 1684:</p>
<blockquote><p><em>Il Padre de’ Tempi</em> [cioè il Sole, N.d.A.] <em>giunto sarà il di 19. dell’augente Marzo nel primo punto del celeste Lanigero, ch’apportarà in quel punto anco l’introito dell’Anno Astronomico 1684. su’l momento, che i Professori delle Stelle osservono le hore 3. minuti 7. dal meriggio, che sono l’istesse del tocco dell’hore 21. minuti 7 delli communi nostri Oriuoli, al qual momento havendo con ogni fedeltà rationalmente eretta la celeste figura sopra l’elevatione di gradi 41. della mia nobilissima Città di Bari, ne segue, aggiustato però al calcolo del gran restauratore della Astronomica facoltà Licone</em> [sic] <em>Brahe Danese, la seguente delineatione di Cielo; si lascia vedere nella vaga linea del nostro Finitore Orizontale</em> [cioè l’Ascendente, N.d.A.] <em>gradi 25. minuti 47. di Lione, casa del Sole, e sua propria triplicità, e nel mezo Cielo gradi 19. minuti 14. del Toro, casa di Venere, esaltatione della Luna, e mutuo termine di Giove</em> […] (p. 9).</p></blockquote>
<p>Come vediamo Del Re pone l’equinozio vernale circa alle ore 15.14 locali con in effetti l’Ascendente a 25° Leone, ma il momento esatto fu alle 18.40 con un Ascendente a 06° Bilancia: l’errore per l’epoca è normale data la difficoltà di calcolare esattamente il passaggio del Sole all’equatore celeste.<br />
Oltre al Tema dell’equinozio erige anche il Tema della Luna Nuova a questo precedente e il Tema della successiva Luna Piena. Con questi va a delineare le previsioni per l’anno, stagione per stagione, mese per mese.<br />
L’opera termina con la solita chiusura di “sottomissione”, quasi obbligata, ai dogmi della Chiesa:<br />
<blockquote><p><em>Protestandomi di non haver scritto cosa alcuna in questo discorso, che possa in modo alcuno contrariare a i Sacri dogmi della Santa Romana Chiesa, della quale mi confesso ben si indegno, ma obediente figlio</em> (p. 94).</p></blockquote>
<p>Nonostante ciò, e per via di questi suoi pronostici, ebbe anche dei <strong>guai</strong>: nel “<em>Discorso Astrologico</em>” per l’anno 1700 <strong>pronosticò</strong> «<em>la morte di un gran Principe come quella di un gran Vecchione</em>»<a href="#nota5"name="testo5">[5]</a>, e in quell’anno morirono, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, Carlo II re di Spagna e papa Innocenzo XII (Antonio Pignatelli); tale fu lo sbigottimento che subito venne denunciato, arrestato e posto <strong>sotto processo</strong>, reo di “astrologia giudiziaria” avendo trasgredito alle Bolle pontificie di Sisto V (la <em>Coeli et terrae Creator</em> del 1586) e di Urbano VIII (la <em>Inscrutabilis</em> del 1631) che mettevano al bando ogni arte o disciplina divinatoria condannando l’astrologia come superstizione; comparso davanti al Tribunale, si dice seppe così mirabilmente giustificare i suoi pronostici che venne <strong>assolto</strong> e rimandato a casa, pur con il divieto di pubblicare in futuro cose del genere; la reprimenda non deve averlo spaventato più di tanto se abbiamo, di lui, “<em>Le quattro staggioni dell’anno 1711. Overo Compendio del Vaticinio delle Stelle del P. Elia Del Re da Bari Carmelitano</em>”, stampato a Francoforte e Venezia nel 1711<a href="#nota6"name="testo6">[6]</a>.</p>
<p>Non vide invece mai la luce un’opera, da lui spesso annunciata e mai portata a termine, dal titolo “<em>Astrologia Italica</em>”, che nelle sue intenzioni doveva rappresentare la summa delle sue conoscenze.</p>
<hr/>
Maggiori info nel mio libro “<em>Astrologia Italica</em>”, Pagnini, Firenze 2016 (il titolo è un omaggio a questo autore dimenticato).</p>
<hr/>
Foto da: https://www.cardiff.ac.uk</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] MARIANO VENTIMIGLIA, <em>Degli Uomini Illustri del regal Convento Del Carmine Maggiore di Napoli. Libri IV</em>, Per Luca Lorenzi, Napoli 1756, p. 210.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Parmena era il nome di uno dei sette diaconi che gli Apostoli elessero per poter essere coadiuvati nel loro ministero. Il nome significa “persistente”, col che presumiamo che con tale pseudonimo volesse indicare che con insistenza percorreva i cieli, cioè li studiava e li rivoltava alla scoperta di cose nascoste così come l’aratro rivolta il terreno.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Titolo dell’opera: <em>Aritmetica, E Geometria Prattica Composta Dal P. Elia Del Re’ Carmelitano della Città di Bari, Matematico Primario della Maestà Cattolica, Parte Prima, Nella quale S’insegnano distintamente tutte quelle Regole, Proposizioni, e Quesiti, che si sogliono fare così dagli Antichi, come Moderni Aritmetici, ridotti alla maggior chiarezza possibile con tutte le più necessarie Operazioni distese, e con la giunta della Falsa Posizione Doppia Triplata, con molte altre curiosità, e modi d’operare a’ Curiosi dilettevoli. Opera non men’utile, che necessaria agli Studiosi di essa, à Razionali, Cancellieri, Mercanti, Negozianti, Cascieri, Banchieri, Procuratori, Agenti, Fattori, &#038;c.</em>, In Napoli, Nella Stamparia di Carlo Troyse, e Giovan-Domenico Pietroboni 1697. A spese di Carlo Troyse. L’opera è divisa in due parti, la seconda avendo semplicemente come titolo: <em>Aritmetica, e Geometria prattica composta dal P. Elia Del Re’ Carmelitano della Città di Bari. Parte Seconda</em>. L’opera è presente nella Biblioteca della University of Michigan – Mirlyn Catalog (collocazione: QA35 .R28) ed è stata consultata nella riproduzione digitalizzata. Un’edizione riveduta e ampliata uscì sempre a Napoli nel 1733, poco dopo la sua morte, a cura di Nicolò Migliaccio.<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
<a name="nota4">[4] L’opera è presente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (collocazione: 12.25.C.18) ed è stata consultata nella riproduzione digitalizzata.<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
<a name="nota5">[5] M. VENTIMIGLIA, <em>ibidem</em>.<a href="#testo5">&uArr;</a><br />
<a name="nota6">[6] L’opera è presente nella Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi di Bari (collocazione: MAG 64 A 0048).<a href="#testo6">&uArr;</a></p>
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		<title>Un monaco-astrologo molto scomodo</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/un-monaco-astrologo-molto-scomodo/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Aug 2017 10:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo Galilei]]></category>
		<category><![CDATA[inquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[orazio morandi]]></category>
		<category><![CDATA[papa urbano VIII]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 1° aprile 1631 papa Urbano VIII (al secolo il fiorentino Maffeo Barberini) licenziò una bolla anti-astrologi,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1° aprile 1631 papa <strong>Urbano VIII</strong>  (al secolo il fiorentino Maffeo Barberini) licenziò una <strong>bolla anti-astrologi</strong>, la “<em>Inscrutabilis iudiciorum Dei altitudo</em>”, che in pratica rinnovava, rendendola però più dura, la precedente bolla contro l’astrologia giudiziaria di Sisto V (la “<em>Coeli et terrae Creator</em>” del 5 gennaio 1586). <span id="more-3150"></span></p>
<p>Qui Urbano VIII si scagliava in primo luogo contro chi attentava alla <strong>vita</strong> del papa (o ne danneggiava il ministero) utilizzando <strong>arti magiche</strong> e/o facendo <strong>previsioni astrologiche</strong> sul giorno della sua <strong>morte</strong>, col risultato di andare a influenzare i delicati equilibri della politica pontificia e creando confusione nei vari alleati del papa.</p>
<p>Consideriamo però che Urbano VIII dava moltissimo <strong>credito</strong> all’astrologia (come del resto tutta la famiglia Barberini), ma forse proprio per questo si era risolto a difendersi con tale atto (nel suo supposto Tema natale – domificazione Placido –  <strong>Luna</strong> e <strong>Marte</strong> sono congiunti in <strong>XII Casa</strong> (quella dei nemici nascosti), mentre la <strong>Parte dei Nemici</strong> è congiunta all’Ascendente). </p>
<p>Ma difendersi da chi o che cosa? E perché addirittura una bolla contro chi faceva previsioni astrologiche sulla morte del papa?</p>
<p>Per saperlo dobbiamo fare un passo indietro e parlare di colui che diverrà il protagonista e principale responsabile di quella decisione papale, <strong>don Orazio Morandi</strong> (1570 ca.-1630).<br />
<strong>Monaco benedettino</strong> vallombrosano, <strong>astrologo</strong>, uomo di vasta cultura, interessato alla politica, amico di <strong>Galileo Galilei</strong>, don Morandi «<em>fu ornato di molte virtù e particolarmente di astrologia e stimato da molti principi e cardinali</em>»<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. </p>
<p>Il 10 novembre 1590 prese gli ordini benedettini nel monastero di <strong>Vallombrosa</strong>, località poco distante da Firenze. Fu in stretto contatto con la famiglia <strong>Medici</strong> e soprattutto con don Giovanni de’ Medici (1567-1621), figlio naturale del duca Cosimo I, architetto ed esperto di alchimia, cabala e astrologia: si scambiavano spesso opinioni e appunti su temi astrologici e alchemici, con Giovanni che sovente si avvaleva della perizia astrologica di Morandi, come quando gli chiese di stendere il Tema natale per la sua compagna, la genovese Livia Vernazza<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.</p>
<p>Nel 1613, grazie anche al favore della famiglia Medici, divenne <strong>abate</strong> del monastero di <strong>Santa Prassede</strong> a Roma.<br />
Ben presto quel monastero divenne, sotto il suo impulso, un famoso, frequentatissimo e influente <strong>circolo esoterico</strong>, luogo di ritrovo e di convegni per quanti si interessavano di <strong>astrologia</strong>, di <strong>alchimia</strong> ma anche di <strong>politica</strong>. Qui Morandi, attorniato dai suoi innumerevoli libri (aveva una biblioteca fornitissima e frequentatissima da intellettuali e prelati), non solo redigeva oroscopi ma studiava assiduamente astrologia con piglio quasi scientifico, catalogando e archiviando numerose date di nascita divise per sesso, lavoro, tipo di morte, ecc. </p>
<p>Nel 1617 ritornò al monastero di Vallombrosa con la carica di Abate Generale (17 aprile), ufficio che tenne per quattro anni. Nel 1626 venne trasferito di nuovo a Santa Prassede a Roma, dove continuò a tenere aperto quel circolo intellettual-politico-esoterico cui aderivano varie personalità.</p>
<p>In una <strong>lettera</strong> indirizzata <strong>Galileo Galilei</strong>, che in quel tempo si trovava a Roma per tentare di ottenere l’imprimatur al suo “<em>Dialogo</em>”, invitava l’amico a Santa Prassede: </p>
<blockquote><p><em>Molto Ill.re S.r.mio Oss.mo.<br />
Domenica prossima della Santissima Trinità sto attendendo esser favorito da V. S. a far penitenza quassù a S.ta Prassedia, dove sarà il P. Consultore, Maestro Lodovico Corbusio, già Inquisitore di Firenze, et il P. Visconti, compagno del P. Rev.mo Maestro di Sacro Palazzo. Non occorrerà che s’incomodi di rispondere, ma prepararsi a venire, aspettandola infallantemente; e le bacio affettuosamente le mani.<br />
Di S.ta Prassedia, il dì 24 Mag. 1630.</em><a href="#nota3"name="testo3">[3]</a></p></blockquote>
<p>Si può pensare che mettersi a parlare di stelle e pianeti assieme a personaggi legati all’<strong>Inquisizione</strong> non sia certo il massimo, se non sapendo che quel P. Visconti citato nella lettera è il domenicano Raffaele Visconti, professore di matematica che ebbe poi l’incarico di rivedere il manoscritto del “<em>Dialogo</em>” che poi approvò con alcune correzioni e che tra l’altro era un eminente astrologo ascoltatissimo da Morandi e non solo. </p>
<p>Astrologia e potere, astrologia e politica, sono andate spesso a braccetto insieme, ma nella Roma barocca l’astrologia s’era ritrovata a dover forzatamente convivere con i più biechi <strong>giochi di potere</strong>; in special modo personaggi <strong>poco raccomandabili</strong> o interessati (soprattutto alti prelati), come il potente domenicano Niccolò Ridolfi o il cardinale spagnolo Gaspare Borgia, s’erano addentrati in loschi intrighi ai danni del papa e del suo potere, e se l’astrologia poteva dar loro una mano – pensavano – che ben venisse anch’essa nel novero di quegli strumenti atti allo scopo, come i <strong>magici cerimoniali negromantici</strong> di Giacinto Centini e di fra Bernardino da Montalto a cui i due prelati spesso ricorrevano. </p>
<p>Tutto questo, direttamente o indirettamente, sembrava avere come “centro direttivo” (o almeno così veniva detto) il <strong>circolo intellettual-politico-esoterico</strong> di Santa Prassede, e fu così che per spezzare la cerchia degli intrighi l’adiratissimo papa Urbano VIII, il 13 luglio 1630, fece <strong>arrestare</strong> don Orazio Morandi con false accuse legate a supposti eventi immorali accaduti nella basilica romana ma in sostanza per aver stilato, lui e altri, l’<strong>oroscopo del papa</strong> e aver predetto che sarebbe dovuto <strong>morire</strong> proprio in quell’anno, previsione che, vista l’alta reputazione astrologica della quale godeva Morandi, aveva fatto arrivare a Roma addirittura alcuni cardinali spagnoli convinti che di lì a poco ci sarebbe stato il <strong>conclave</strong> per l’elezione del nuovo pontefice. Sottoposto a processo, venne riconosciuto <strong>colpevole</strong>, condotto nella prigione di Tor di Nona e <strong>torturato</strong>. </p>
<p>Il <strong>processo</strong> a don Orazio Morandi vide coimputati un numero incredibile di <strong>ecclesiastici</strong>: anche il domenicano Raffaello Visconti venne processato (pure lui aveva steso l’oroscopo del papa contemplandone la morte), ma ne uscì quasi indenne (venne bandito da Roma) grazie a un sotterfugio, cioè fece suo un oroscopo del papa steso da <strong>Tommaso Campanella</strong> dove invece si dimostrava la falsità delle previsioni mortifere, almeno stando a una lettera dello stesso Campanella che questi inviò a Urbano VIII anni dopo quegli eventi ricostruendone i fatti: «<em>e quando questo Rafael fu ritenuto come gli altri astrologi, fece per discolparsi un’altra natività di Vostra Beatitudine, e si servio delle ragioni mie, per dimostrar che non avea consentito, e sfuggir la galera</em>»<a href="#nota4"name="testo4">[4]</a>.</p>
<p><strong>Galileo Galilei</strong>, rientrato nel frattempo a Firenze, chiese <strong>notizie</strong> del suo amico incarcerato a Vincenzio Langieri che in data 17 agosto 1630, da Roma, così rispose: </p>
<blockquote><p><em>Qui ancora si dicono gran cose e si sentono molte ciarle intorno alla causa criminale della quale V. S. desidera esser ragguagliata; ma in sostanza passa con tanta secretezza, che niente si può affermar di sicuro: tuttavia dell’amico che lei accenna</em> [cioè Orazio Morandi, N.d.A], s<em>e ben si è qualche poco imbrogliato nell’esamina, pare si possa sperar bene, riguardando alla retta intentione e natura del Principe, che senza gran causa non verrà a risolutioni straordinarie contro persona così qualificata</em> […].<a href="#nota5"name="testo5">[5]</a> </p></blockquote>
<p>Purtroppo il fatto di essere, Morandi, «<em>persona così qualificata</em>», non impedì il tragico epilogo: <strong>morì</strong> infatti in carcere, si dice <strong>avvelenato</strong>, il 7 novembre 1630.<br />
Nelle vecchie carte del monastero di Vallombrosa (“<em>Memorialis Monachorum Vallis Umbrosae</em>”) si legge, a firma dell’abate don Diamante Rossi: </p>
<blockquote><p><em>E questa fu la fine dell’Abate Morandi, uomo degnissimo nelle materie politiche, versatissimo nelle astrologiche</em> […]. <em>E veda ognuno quanto la professione astrologica sia fallace ed incerta poiché l’astrologo stesso non valse a prevedere la propria morte infelicissima e l’oscuro carcere</em><a href="#nota6"name="testo6">[6]</a></p></blockquote>
<hr/>
<a name="nota1">[1] FRANCESCO SELMI, “<em>Un particolare ignoto della vita di Galileo Galilei</em>”; in: AA.VV, “<em>Nel trecentesimo natalizio di Galileo in Pisa. XVIII febbraio MDCCCLXIV</em>”, Tipografia Nistri, Pisa 1864, p. 41.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] G. ERNST, <em>op. cit.</em>, p. 226.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Lettera di don Orazio Morandi a Galileo Galilei in Roma scritta da Roma il 24 maggio 1630, in: ANTONIO FAVARO (a cura di), “<em>Le Opere di Galileo Galilei. Edizione nazionale sotto gli auspici di Sua Maestà il Re d’Italia</em>”, Volume XIV, Carteggio anno 1629-1632, n. 2016, p. 107, Tipografia Barbèra, Firenze 1890-1909.<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
<a name="nota4">[4]TOMMASO CAMPANELLA, “<em>Opuscoli astrologici. Come evitare il fato astrale. Apologetico. Disputa sulle Bolle</em>”, introduzione, traduzione e note di Germana Ernst, BUR, Milano 2003, p. 21.<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
<a name="nota5">[5] Lettera di Vincenzio Langieri a Galileo Galilei in Firenze scritta da Roma il 17 agosto 1630, in: ANTONIO FAVARO (a cura di), <em>op. cit.</em>, n. 2048, pp. 134-135.<a href="#testo5">&uArr;</a><br />
<a name="nota6">[6] F. SELMI, <em>op. cit.</em>, p. 42.<a href="#testo6">&uArr;</a></p>
<hr/>
Foto da: www.guidaroma.info</p>
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