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	<title>Renzo Baldini &#187; morte</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Reincarnazione: sì o no?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 21:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“dico uomini le anime che si servono dei corpi” (Origene, Princ. IV 2,7) Il tema è certo complesso]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>dico uomini le anime che si servono dei corpi</em>”<br />
(Origene, <em>Princ</em>. IV 2,7)<span id="more-4487"></span></p>
<p>Il tema è certo complesso e non è questa la sede per dotte disquisizioni che rischierebbero di essere solo delle ripetizioni di quanto è stato scritto e detto su questo affascinante e nel contempo insidioso e scivoloso argomento.<br />
Molte religioni e dottrine esoteriche, filosofiche e soprattutto teosofiche parlano di reincarnazione o metempsicosi intesa come <strong>trasmigrazione dell’anima da un corpo a un altro</strong> per arrivare, esistenza dopo esistenza, a evolversi spiritualmente affrancandosi così dalla materia raggiungendo poi l’illuminazione.<br />
Il corpo umano diventa quindi un involucro fisico in cui l’anima entra e che la stessa “usa” per fare alcune esperienze formative utili alla propria evoluzione. Qui tratto di questo.</p>
<p>Era poi credenza, presso gli Antichi, che le anime abitassero sui <strong>pianeti</strong>, chiamate poi a incarnarsi nella forma umana: così vi erano anime che provenivano da Mercurio e per questo aventi un carattere mercuriale; altre da Venere quindi con carattere venusiano; ecc., ecc. </p>
<p>Alcuni mi hanno chiesto come possa essere comprensibile il concetto della trasmigrazione, specie considerando che se il corpo è un involucro e poi l’anima se ne va in un altro corpo allora quella non è più la “mia” anima perché poi diverrà l’anima di un altro individuo e prima di me sarà stata l’anima di qualcun altro ancora; oppure sono “io” che vado di corpo in corpo: ma allora chi è questo “io”? Vediamo di rispondere a questi interrogativi andando a vedere, in modo molto semplice, il viaggio quindi l’esperienza di un’anima seguendo questi concetti. Ripeto: niente di dotto ma un’esposizione semplice e tranquilla su alcune curiosità e ipotesi in merito allo svolgimento di queste incarnazioni. Vediamo quindi il “viaggio” di un’anima. </p>
<p>Supponiamo che un’anima che abita su Marte ‒ o altro pianeta che volete ‒ venga chiamata per la prima volta a incarnarsi ed entri nel corpo di una persona che definiamo con la lettera “A”. L’anima fa la sua brava esperienza e dopo mettiamo ottant’anni la persona “A” muore e l’anima se ne torna a casa su Marte in attesa di essere nuovamente chiamata. Dopo un tot di tempo (che alcune correnti religiose dicono durare anche solo un istante) le viene chiesto di incarnarsi nuovamente e lo fa entrando nel corpo di un’altra persona che chiameremo “B”. Anche qui, dopo mettiamo settant’anni, la persona “B” muore e l’anima se ne torna nuovamente al suo pianeta. Dopo un po’ di tempo, altro giro e altra corsa: l’anima entra nel corpo di un’altra persona, il soggetto “C”, poi questo muore e l’anima ritorna, fino alla prossima incarnazione, a casa sua. E via così.<br />
Ogni incarnazione è un’esperienza che l’anima fa, tutto finalizzato alla propria evoluzione. Ed ecco che viene nuovamente chiamata a incarnarsi e lo fa nel corpo di, mettiamo, mio padre, che si chiamava Otello. Mio padre è morto nel 1993. Quest’anima, che ha vissuto la sua ennesima esperienza terrena come mio padre, alla morte della persona se ne ritorna sul suo pianeta in attesa della prossima chiamata. Ammettiamo ora che questa chiamata le sia stata fatta subito dopo la morte del corpo fisico di mio padre, quindi nel 1993, e ammettiamo che in quell’anno l’anima si reincarni in un soggetto che chiameremo John Smith e che abita negli Stati Uniti d’America. Oggi questo John Smith ha quindi ventinove anni.<br />
Ammettiamo che io, ora, voglia <strong>parlare a mio padre</strong>; certo, è morto, ma parlo alla sua anima: capita spesso e penso un po’ a tutti, anche a chi non crede all’anima; quante volte chiediamo, mentalmente, aiuto ai nostri genitori defunti “parlando” con loro, chiedendo un consiglio? Credo venga spontaneo. Quindi io ora cerco di parlare all’anima di mio padre. Ma al tempo. L’anima adesso è dentro John Smith. Se io cerco di “collegarmi” con mio padre, con chi mi sto connettendo? Con la sua anima? E se per caso anche i nipoti del soggetto “C” volessero connettersi con l’anima del loro parente, e magari anche i pronipoti del soggetto “B”, tutti noi a chi ci stiamo rivolgendo? Io a mio padre e gli altri al loro avo? Ma l’anima è una e ha vissuto le proprie esperienze evolutive come soggetto “A” poi “B” poi “C” poi come mio padre e adesso come John Smith. Io mi rivolgo a mio padre o a chi? Magari questo John Smith sta camminando per strada per i fatti suoi ignaro che l’anima che ha dentro …si sta connettendo con i parenti delle sue passate incarnazioni! Pare buffo, no? </p>
<p>Faccio un altro esempio.<br />
Un’anima viene chiamata a incarnarsi per la prima volta ed entra nel corpo di una persona che sarà poi conosciuta come Alessandro Magno. Dopo qualche secolo questa stessa anima si incarna nel corpo di Giulio Cesare. Passano altri secoli e quest’anima si reincarna nel corpo di Napoleone. È la stessa anima che prima ha vissuto come Alessandro Magno poi come Giulio Cesare e poi come Napoleone ‒ qui non sto inventando niente: ci sono teorie reincarnazioniste che dicono che Napoleone era la reincarnazione di Giulio Cesare che a sua volta era la reincarnazione di Alessandro Magno.</p>
<p>Ammettiamo ora che in questo momento sulla Terra si svolgano, contemporaneamente, <strong>tre sedute spiritiche</strong>: una in Australia, una in Italia e una in Canada; contemporaneamente vuol dire nello stesso momento, nello stesso istante. In Australia vogliono mettersi in contatto con Alessandro Magno: “<em>Anima di Alessandro Magno, se ci sei batti un colpo…</em>”, in Italia con Giulio Cesare e in Canada con Napoleone. L’anima è la stessa ed è una. Con chi entra in contatto quest’anima? Con tutte e tre le sedute spiritiche contemporaneamente? </p>
<p>Per capire come possa essere possibile questo cioè come l’anima possa contemporaneamente parlare con più persone ed essere per tutte solo l’anima di quel soggetto da loro evocato faccio un esempio usando una metafora.<br />
Tutti noi abbiamo un computer e tutti noi conosciamo le “cartelle” o directory, cioè quei “contenitori” che ci permettono di raggruppare in essi dei “file” o documenti, cartella che viene rappresentata da un’icona gialla a forma proprio di cartella. Ebbene, la cartella altro non è che l’anima nella sua interezza e totalità. Quindi abbiamo una cartella denominata “ANIMA_X”. Ogni volta che l’anima fa la sua brava esperienza terrena viene creato un file relativo a questa esperienza che viene inserito in questa cartella; così, ritornando all’esempio iniziale, aprendola troveremo un file denominato “001_soggetto A”, un altro denominato “002_soggetto B”, un altro ancora denominato “003_soggetto C”, un altro denominato “004_Otello” e poi quando sarà morto anche un file denominato “005_John Smith”, ecc. Quando io cerco di mettermi in contatto con mio padre si apre sì la cartella “ANIMA_X” ma si attiva solo il file “004_Otello” mentre gli altri rimangono chiusi o dormienti.<br />
Nelle sedute spiritiche di cui sopra, quando in Australia chiamano l’anima di Alessandro Magno si attiva il file “Alessandro Magno”, mentre si apre il file “Giulio Cesare” per i partecipanti alla seduta in Italia e il file “Napoleone” per quelli canadesi. Ma l’anima è la stessa.</p>
<p>In questo modo viene fatto salvo il perché una stessa anima possa essere invocata da più soggetti senza questo creare cortocircuiti comunicativi o intasamenti sulla “linea telefonica” con l’aldilà. E anche come quell’anima sia nel contempo Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone ed eventuali altri “involucri” da lei vissuti in passato. </p>
<p>Ecco che quando diciamo “io”, quell’io che parla è <strong>l’anima</strong> ed è quindi l’anima che può a buon diritto dire che prima era Alessandro Magno poi ha vissuto come Giulio Cesare e poi come Napoleone. Stessa cosa per l’anima che prima ha vissuto come soggetto A, poi B, poi C, poi come mio padre e adesso come John Smith. Una sola, la stessa, ma con dentro le esperienze formative fatte nei vari corpi. </p>
<p>Mi rendo conto che quanto detto appaia come un fumetto ma è l’unico modo per spiegare ciò che succede in termini comprensibili. Ve l’ho messa giù in modo molto banale ma è stato fatto per tradurre e far comprendere in modo semplice un qualcosa che semplice non è.</p>
<p>Ma ci sono anche coloro che dicono che la <strong>reincarnazione non esiste</strong>, come la <strong>religione cristiana</strong>.<br />
Ecco a questo proposito le parole di Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “<em>Tertio Millennio Adveniente</em>” (II, 9, 1994).</p>
<blockquote><p><em>Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione: in dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell’esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile o più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta ad indicare, tra l’altro, che l’uomo non intende rassegnarsi alla irrevocabilità della morte. È convinto della propria natura essenzialmente spirituale ed immortale.<br />
La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è chiamato a realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla terra.</em></p></blockquote>
<p>Quindi qui c’è una sola vita e basta. Non ci si reincarna. In tal senso quando il corpo muore l’anima va in quel luogo chiamato Paradiso (se è stata giusta) e lì rimane in attesa del Giudizio Universale e del ricongiungimento col corpo che aveva. In questo caso quell’anima è l’anima della persona defunta: è sua, personale, individuale, non c’è un’anima che via via assume corpi fisici diversi ma una sola anima, una per ogni essere vivente. Quindi nel momento in cui desidero “parlare” a mio padre io sto veramente rivolgendomi a lui ovvero alla sua anima che è sua, è lui, non è un’anima-condominio dove è necessario suonare il campanello giusto per parlare col condomino in questione.</p>
<p>Certo in questo caso, cioè in assenza di reincarnazioni, la cosa ‒ la vita ‒ si fa maledettamente difficile: e se la ciambella non ti riesce subito col buco? Purtroppo non ti viene data un’altra possibilità. Hai chiuso. Se c’è una vita sola devi darti da fare per rigare dritto in questa vita. Nella “Lettera agli Ebrei” (I sec. d.C.), attribuita a Paolo di Tarso ma di autore ignoto, si legge: «<em>E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio</em> […]» (9, 27). Quindi si vive e si muore una volta sola.</p>
<p>Ma perché, allora, c’è chi nasce a <strong>Buckingham Palace</strong> e chi su un <strong>barcone di migranti</strong> al largo delle coste di Lampedusa? Perché Dio già dalla nascita dà <strong>buone chances</strong> a uno e impone <strong>sofferenze</strong> a un altro? Se c’è una vita sola e da quella dipende se alla fine ti salvi o non ti salvi, allora facci partire tutti <strong>uguali</strong>, dai a tutti gli stessi “talenti” poi si vedrà e vinca il migliore. Eh no! Nella parabola dei talenti il padrone, partendo per un viaggio, dà a un suo schiavo cinque talenti, a un altro ne dà due e a un altro ancora uno solo; quando poi ritorna chiede cosa ne hanno fatto: i primi due li hanno investiti e hanno ricavato il doppio di quanto avevano ricevuto e per questo vengono premiati, ma l’ultimo, che ne aveva ricevuto uno solo, per paura di perderlo lo aveva sotterrato e al ritorno del padrone gli presenta lo stesso scarno talento che aveva prima e così il padrone lo castiga. </p>
<p>Quindi c’è chi parte in questa vita da Buckingham Palace quindi già avvantaggiato ovvero con cinque talenti in tasca e chi da un barcone di migranti a cui è stato dato un solo talento. È ovvio che chi ne ha ricevuti cinque può anche spenderne due per bere e divertirsi visto che poi gliene rimangono sempre altri tre da far fruttare; ma quello che ne ha ricevuto uno solo? Deve far fruttare quello e non può permettersi altro quindi ha un lavoro più duro degli altri. </p>
<p>Ma perché il padrone non ha dato a tutti lo stesso numero di talenti? Perché è partito già con questa discriminazione? Perché ha dato più chances a uno e meno a un altro? È qui che, per i suoi fautori, entra in campo la reincarnazione: per rispondere a queste domande.</p>
<p>In definitiva cosa è meglio credere? O anche: cosa è più logico o giusto per voi? Reincarnazione sì o reincarnazione no?</p>
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		<title>Gli anni climaterici</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 12:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine “climaterio”, in astrologia, indica quei periodi critici di passaggio nella vita umana]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine “climaterio”, in astrologia, indica quei periodi <strong>critici</strong> di passaggio nella vita umana che l’antica medicina astrologica faceva coincidere con ogni <strong>settimo anno</strong>.<span id="more-4411"></span></p>
<p> La parola deriva dal latino <em>clīmactērĭcus</em> cioè critico, a sua volta dal greco <em>κλιμακτήρ</em>, scalino, come se una persona, in quegli anni, facesse un gradino in giù nella propria scala della salute psicofisica.</p>
<p>Il criterio che sta alla base di questo sistema deriva dal fatto che la Luna dopo sette giorni dalla nascita di una persona si trova a essere in quadratura con la sua posizione natale ma anche dal fatto che sette era il numero di Saturno ‒ il Grande Malefico dell’antichità ‒, il settimo pianeta, l’ultimo conosciuto dagli Antichi ovvero il Guardiano della Soglia.<br />
Ma non solo: dopo nove giorni dalla nascita la Luna si trova a essere in trigono con la sua stessa posizione natale così che anche il <strong>numero 9</strong> entrò in questo computo.<br />
Da considerare che il 7 “influiva” sul fisico, il 9 sul mentale.</p>
<p>Pare che tale sistema climaterico sia stato elaborato o comunque sistematizzato per la prima volta dall’astrologo greco Critodèmo (I sec. a.C.) in un’opera chiamata <em>Visione</em>; altri invece lo fanno risalire a Pitagora (VI sec. a.C.).</p>
<p>Assumendo la corrispondenza “un giorno uguale un anno” sarebbero climateriche le età di 7, 9, 14, 18, 21, 27, 28, 35, 36, 42, 45, 49, 54, 56, 63, 70, 72, 77, 81, 84, 90, 91, 98, 99.<br />
Vista l’importanza dei numeri 7 e 9 l’età climaterica più pericolosa risultava essere quella del <strong>63esimo anno</strong> (7 x 9), chiamato per questo il “Grande Anno Climaterico”. Ma anche le età di 49 (7 x 7) e 81 (9 x 9) venivano valutate come perniciose.<br />
Queste età diventano fatali per la salute specie se suffragate da transiti o direzioni disarmoniche che si attuano nel Tema natale; e comunque, se non fatali, almeno portatrici di modifiche al fisico, alla mentalità o altro: per esempio ancora oggi viene detto che ogni sette anni si cambia gusto, oppure pensiamo alla crisi del settimo anno in una relazione.</p>
<p>Molti astrologi del passato hanno utilizzato questo sistema considerandolo utile per indagare sulla salute, sulla vitalità del soggetto.<br />
Lo usò anche <strong>Galileo Galilei</strong> quando nel 1608 la granduchessa Cristina di Lorena, consorte del granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, chiese allo scienziato pisano di indagare il Tema natale del suo consorte, in quel momento molto ammalato, calcolandone l’anno climaterico, cioè l’anno critico, della morte.<br />
Purtroppo Ferdinando non sapeva quando era nato: giravano due date, il 19 luglio 1548 e il 30 luglio 1549, e Cristina di Lorena chiedeva a Galilei di fare una ricerca astrologica in modo da poter capire quale delle due fosse quella giusta così da trarne poi il pronostico.<br />
Galilei, dopo molte ricerche, scrisse alla granduchessa in data 16 gennaio 1609 dicendole che per lui il principe doveva essere nato il 30 luglio 1549 e quindi avendo sessanta anni gli mancavano ancora tre anni per arrivare al “Grande Anno Climaterico” perciò non doveva preoccuparsi augurando al granduca di arrivare a quell’anno sano e forte così da superarlo senza danni.<br />
Purtroppo il principe morì il 7 febbraio 1609, 22 giorni dopo questa lettera di Galilei.</p>
<p>La morale? In astrologia vi sono varie tecniche a disposizione del ricercatore, molte suffragate dalla pratica secolare ma altre campate un po’ in aria o solamente teoriche, belle a vedersi ma che al minimo soffio di vento cadono come un castello di carte.<br />
Certamente c’è qualcosa di vero nella cadenza settennale (tolleranza +/‒ un anno), e negli anni climaterici si è in effetti notata la discesa di un gradino della scala psicofisica personale anche se ovviamente il più o meno impatto che tale discesa di scalino si porta dietro dipende da come è messo il cielo in quell’anno, dal tipo di transiti, direzioni o altro ché se non vi è nessun segnale celeste in merito allora quell’anno viene passato senza subire nessun danno.<br />
E però diciamo che sono anni che anche se non manifesta nessun problema psicofisico possono però essere la culla di problemi che vedranno la luce negli anni a seguire; ascoltare quindi i segnali che il proprio corpo dà negli anni climaterici è un buon modo per prepararsi ad affrontare eventuali futuri grattacapi.<br />
Come sempre ci vuole cautela e discernimento, in tutte le cose ma ancor più nei giudizi astrologici terreno assai scivoloso specie per chi vi si avventura con pochi studi e poca esperienza. </p>
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		<title>Il direttore del carcere (raccontino semiserio).</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/il-direttore-del-carcere-piccolo-racconto-semiserio/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 16:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Perché si nasce se poi si deve morire?» Questa domanda me l’ha fatta ieri mio nipotino, così,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Perché si nasce se poi si deve morire?»<br />
Questa domanda me l’ha fatta ieri mio nipotino, così, a bruciapelo. E ora che gli racconto? E sì che a pensarci bene la domanda, come si suole dire, non fa una piega: chiara, logica, precisa, tagliente e… giusta. Sì, giusta. Almeno per me, per voi non so. <span id="more-4401"></span><br />
Dico per me perché questa domanda me la sono posta anch’io e credo la prima volta grosso modo sull’età di mio nipote. E non una volta sola. Ma cerca qui, cerca là, la risposta non mi è mai venuta. O meglio: me ne venivano alcune ma erano o contraddittorie o non appaganti. </p>
<p>Mi ricordo che ero alle elementari, per la precisione in quarta. Una sera, prima di addormentarmi, rimuginavo su queste faccende, sulla vita e sulla morte: era da poco morto un mio zio ‒ la prima volta che facevo esperienza di una morte ‒ ed ero ancora un po’ frastornato. Soprattutto riflettevo sul senso della vita: perché si nasce, se c’è un motivo, un fine. Mi addormentai. E ovviamente sognai.<br />
Questo il sogno che feci all’epoca dopo aver rimuginato sul senso della vita.</p>
<blockquote><p><em>Cammino sul marciapiede, per i fatti miei, quando di là dalla strada vedo un uomo con una pala in mano. Alla sua sinistra una buca profonda e alla sua destra un cumulo di terra che vista la quantità doveva certamente provenire da quella buca. L’uomo sta prendendo con la pala la terra e la sta gettando nella buca.<br />
«Salve. Che sta facendo?»<br />
Mi guarda. Uno sbuffo. «Guardi che non è giornata.»<br />
«Ma io volevo solo sapere quello che fa.»<br />
«Ma è cieco, per caso? Non lo vede quello che faccio.»<br />
«Mah, se me lo dice si fa prima.»<br />
Risbuffo. «Ma non lo vede che sto riempiendo la buca?»<br />
In effetti era quello che faceva: stava riempiendo una buca.<br />
«E perché la sta riempiendo?»<br />
Mi guarda come si guarda un mentecatto, come se avessi chiesto, che so, perché respira? Quindi non mi risponde.<br />
«Vedo che sta riempiendo quella buca ma mi domandavo il perché, se c’è un motivo.»<br />
«Ma dove vive? Che sono domande da farsi, queste?»<br />
«Allora?»<br />
«Caro il mio rompiscatole, ma se non avessi fatto la buca mi dice come facevo poi a riempirla?»<br />
Avete sentito anche voi, vero? Ha fatto la buca per poterla poi riempire. Buona, questa.<br />
«Sul serio, via: me lo dice o no perché sta riempiendo quella buca?»<br />
«Ma c’è o ci fa? Gliel’ho già detto. Riempio questa buca perché l’ho fatta. L’ho fatta e ora la devo riempire.»<br />
«Via, su, sia serio. O che è una risposta, questa.»<br />
«Non è una risposta. È la risposta. Va bene?»<br />
«Mi scusi, eh. Lei mi sta dicendo che ha fatto una buca per poterla poi riempire?»<br />
«Ovvio. Ma dove viene? Le buche vengono fatte perché poi devono essere riempite. Più ovvio di così…»<br />
“Le buche vengono fatte perché poi devono essere riempite”. Ho sentito bene? Le buche vengono fatte perché poi devono essere riempite? Allora è proprio scemo. Che assurdità.<br />
«Guardi, forse quello che sto per dirle le farà male o la manderà in confusione ma è giusto che glielo dica; così, sa, magari per le altre volte… Volevo dirle che forse, ma ripeto forse, si sarebbe risparmiata tutta questa fatica del fare la buca per poi riempirla se la buca non la faceva proprio così era già riempita di suo».<br />
Occhi sgranati, anzi, spalancati, e anche la bocca spalancata. Mi sta guardando come si guarda un marziano – che non so come lo si guarda perché non ho mai incontrato un marziano ma se lo si incontrasse lo sguardo sarebbe quello.<br />
«Ah, ah, ah, ah! Questa è buona. Non fare la buca, mi dice. Ma da dove viene. Le buche si devono fare e quando le hai fatte allora sei obbligato a riempirle. Tutti fanno le loro buche e ognuno se le deve riempire.»<br />
Sono senza parole. Mi giro per andarmene… e mi sveglio.</em></p></blockquote>
<p>Avete capito il significato?<br />
Certo non si può dire che in quel periodo avessi dei bei pensieri. Nascere, vivere… per poi morire: mi sembrava assurdo, come fare una buca al solo scopo poi di riempirla. Si faceva prima a non nascere, mi dicevo, ovvero a non fare la buca: sai quanta fatica e problemi risparmiati! Quindi il tutto mi sembrava insensato, nella migliore delle ipotesi buffo. Sì, buffo. Ridicolo. Inutile.</p>
<p>Mi sembrava poi che vivere fosse come essere in carcere, ovviamente un carcere talmente grande che non vedi il muro di cinta e quindi non ti sembra di essere in carcere. E quando sei in carcere che fai? Beh, i primi giorni puoi startene anche in cella a fissare la parete, magari anche la prima settimana o il primo mese ma poi o diventi pazzo o ti trovi qualcosa da fare; quindi c’è chi va a lavorare nella lavanderia del carcere, chi lo mettono a fare pulizie, chi invece si mette a studiare e riesce a prendere anche una laurea. Insomma, ognuno cerca di passare il tempo di quegli anni che deve stare in carcere.</p>
<p>Come la vita, no? Ognuno trova la sua occupazione per poter vivere in attesa della fine. E il senso dov’è? Ecco che allora bisogna darle un senso. Ci vuole un fine, un qualcosa per cui uno possa dire: «<em>Ah, ecco perché sono qui. Mi pareva strano che non ci fosse un motivo. Che diamine, mica mi hanno fatto nascere così, tanto per fare. Se IO sono qui ci sarà un buon motivo</em>». Mi veniva da pensare che forse era proprio per questo che erano nate le religioni.</p>
<p>Comunque a questo punto i casi sono due: o la vita è inutile o è utile; o c’è un fine o non c’è un fine. Se c’è allora bisogna mettere in campo l’esistenza di Dio – o quello che volete ‒ ma se il fine non c’è allora siamo solo… che cosa? </p>
<p>In ogni modo, sia quel che sia – mi dicevo ‒, dobbiamo stare qui sulla Terra un po’ di anni in attesa di sparire e nell’attesa dobbiamo fare qualcosa: come in carcere.<br />
Ecco, la vita sembra una parodia del carcere: anche lì ci sono le gerarchie, ci sono i capibanda, ci sono i soprusi, ci sono delle regole imposte&#8230; Però, un momento: se siamo in carcere allora ci sarà anche un direttore del carcere. Eccolo Dio! Il Direttore del carcere.</p>
<hr/>
Foto: Nikolaj Aleksandrovič Jarošenko (1846-1898), “Il prigioniero”, 1878, Galleria Statale Tret’jakov, Mosca.</p>
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		<title>L’8: numero sacro e il sesquiquadrato</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 14:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il numero 8 è il più antico numero sacro. Assomiglia, in posizione “adagiata”, al simbolo dell’infinito]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero 8 è il <strong>più antico numero sacro</strong>. Assomiglia, in posizione “adagiata”, al simbolo dell’infinito (∞) ideato dal presbitero e matematico inglese John Wallis (1616-1703) nel 1655, anche se pare che lo studioso non avesse in mente il numero 8 ma il segno che nell’antica Roma rappresentava il numero 1000 (M o meglio CIƆ,) preso da lui come simbolo di “grande quantità”.</p>
<p><span id="more-4269"></span></p>
<p>Tra le figure geometriche derivate dal numero 8 abbiamo l’<strong>ottagono regolare</strong>, figura che sta a metà strada tra il <strong>quadrato</strong> – la Terra ovvero l’<strong>essere umano</strong> – e il <strong>cerchio</strong> – il Cielo ovvero la <strong>divinità</strong> – e che è formata da otto lati di uguale lunghezza e otto angoli interni di uguale ampiezza, cioè 135°. </p>
<p>In astrologia un angolo di 135° si chiama <strong>sesquiquadrato</strong> e deriva dall’ottava armonica, la suddivisione del cerchio zodiacale in otto parti (45° e multipli); come aspetto planetario il sesquiquadrato viene considerato “dinamico” (è formato, come dice il nome, da un quadrato e mezzo); è un aspetto spesso <strong>incompreso</strong> e perciò poco utilizzato: se dovessi legarlo a un’immagine penserei a un <strong>re detronizzato</strong>, con tutto ciò che questo comporta a livello psicologico e non solo quindi depressione, scontentezza, impotenza, rancore, sentimenti di rivalsa: qualcuno che è stato re e adesso non lo è più ma che sente che potrebbe esserlo di nuovo ma non ci riesce. </p>
<p>Si può vedere il sesquiquadrato anche come l’ottagono che, simbolicamente, <strong>sta a metà strada</strong> tra il quadrato e il cerchio, tra la terra e il cielo, sospeso quindi in una sorta di <strong>indecisione</strong>, attratto com’è dall’una e dall’altro ma mai vivendo totalmente nessuno dei due (e questi “due” sono i pianeti in sesquiquadrato tra loro). </p>
<p>Interessante far presente che prendendo come punto simbolico di partenza lo 0° Ariete troviamo un semiquadrato a 15 ° Toro (45°), un quadrato a 0° Cancro (90°) e un sesquiquadrato a 15° Leone (135°): 45° + 90° = 135°, un quadrato e mezzo, appunto; quindi si può dire che il sesquiquadrato ha natura di 15° Toro e 0° Cancro; o anche: 15° Toro + 0° Cancro = 15° Leone, quindi il sesquiquadrato ha <strong>natura di 15° Leone</strong> ovvero in questo grado si concentrano le energie di 15° Toro e di 0° Cancro, e se il Toro è venusiano e il Cancro lunare allora il sesquiquadrato va a impattare anche in ambito <strong>affettivo</strong>, <strong>sentimentale</strong>, <strong>emotivo</strong>, producendo nella persona un “<em>vorrei ma non posso</em>” o meglio ancora un “<em>potrei ma non voglio</em>” (falso orgoglio “leonino”).</p>
<p>Ma torniamo ai nostri <strong>ottagoni</strong>.<br />
Ottagonali sono molte piante di edifici sacri e misterici – dal Mausoleo di Efeso attribuito alla regina egizia Arsinoe IV (68 a.C. &#8211; 41 a.C.), sorellastra di Cleopatra, alla cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze passando per Castel del Monte ad Adria, tanto per citarne alcuni – ma anche molte piante di Battisteri e questo perché il numero 8 è il numero della <strong>Resurrezione</strong> (Sant’Agostino); da questo lato non dimentichiamo che in astrologia l’<strong>ottava Casa</strong> è quella comunemente detta “della morte/rinascita”.</p>
<p>Legata al numero 8 abbiamo anche la <strong>stella a 8 punte</strong>, simbolo di quella “stella” per antonomasia che è<strong> Venere</strong>, che ha un ciclo di 8 anni terrestri ovvero 13 venusiani; Venere che poi è Ishtar, Inanna, Maria.<br />
In ambito <strong>islamico</strong> la stella a 8 punte – in pratica due quadrati sovrapposti con uno ruotato di 45° rispetto all’altro – è chiamata anche “Stella della Saggezza”; viene usata per indicare la fine di un capitolo nel Corano.<br />
Il numero otto è poi quello che racchiude in sé i primi nove numeri e per questo è considerato un numero esotericamente perfetto, come si può vedere qui sotto:</p>
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	} 
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	}
	.tableizer-table th {
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		color: #FFF;
		font-weight: bold;
	}
</style>
<table class="tableizer-table">
<thead>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>8 x 1 =</td>
<td>8</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 2 = 16 (1+6) =</td>
<td>7</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 3 = 24 (2+4)</td>
<td>6</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 4 = 32 (3+2) =</td>
<td>5</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 5 = 40 (4+0) =</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 6 = 48 (4+8) = 12 (1+2) =</td>
<td>3</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 7 = 56 (5+6) = 11 (1+1) =</td>
<td>2</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 8 = 64 (6+4) = 10 (1+0) =</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 9 = 72 (7+2) =</td>
<td>9</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 10 = 80 (8+0) =</td>
<td>8</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 11 = 88 (8+8) = 16 (1+6) =</td>
<td>7</td>
</tr>
<tr>
<td>8 x 12 = 96 (9+6) = 15 (1+5) =</td>
<td>6</td>
</tr>
<tr>
<td>Ecc.</td>
<td>Ecc.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><br/></p>
<p>Sommato a se stesso il numero 8 dà 16 mentre moltiplicato per se stesso dà 64. Questi tre numeri, 8, 16 e 64, hanno sempre avuto molta importanza in ambito misterico ed esoterico – e non solo. Considerate anche che sommati tra loro danno 88.<br />
Per quanto riguarda il <strong>numero 16</strong> diciamo che in geometria è l’unico numero che vale sia come misura del perimetro sia come misura dell’area dello stesso quadrato: infatti un quadrato con lato 4 avrà come perimetro 16 e come area 16.<br />
Per gli <strong>Etruschi</strong> il 16 era il numero della sacralità, <strong>numero divino</strong>, legato alla vita, così che anche il tempo e lo spazio venivano da loro divisi in “sedicesimi”, e si pensa che anche la giornata fosse composta da 16 ore (di 90 minuti l’una), 8 ore per il giorno e 8 ore per la notte; stesso criterio veniva usato per dividere lo “spazio dei segni divini”, cioè il cielo (e la terra), in 16 regioni di influenza, otto positive e otto negative. </p>
<p>Di questa scansione temporale legata al numero 16 se ne trova traccia un po’ ovunque: secondo gli studi sull’allineamento dei monumenti megalitici in Bretagna e Scozia portati avanti dall’ingegnere scozzese Alexander Thom (1894-1985) si può pensare che anche l’<strong>uomo megalitico</strong> (1800 a.C.) usasse un anno di sedici mesi; anche i <strong>Celti</strong> si dice abbiano usato nella loro storia un calendario formato da 16 mesi, forse eredità della cultura megalitica; stessa suddivisione dell’anno in 16 mesi per la <strong>tribù Hopi</strong> della comunità Pueblo, dall’altra parte del mondo (USA, periodo 1000-1300).</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>numero 64</strong> questo è considerato, in ambito misterico, il numero dell’<strong>Universo</strong>, del Tutto, oltre il quale è impossibile andare. Da considerare che 64 sono i nucleotidi del <strong>DNA</strong>.</p>
<p>Come detto il <strong>numero 8</strong>, in astrologia, è il numero della <strong>Casa della “morte”</strong>, in analogia con l’ottavo Segno dello zodiaco, lo <strong>Scorpione</strong>. Il <strong>numero 16</strong>, invece, se partiamo dall’Ariete e continuiamo la sequenza zodiacale senza fermarci ai Pesci, indica il <strong>Cancro</strong>. Lo stesso col <strong>numero 64</strong>: se partite dall’Ariete e contate fino a 64 arrivate al Segno del <strong>Cancro</strong>.<br />
Quindi i numeri 8, 16, 64 rappresentano rispettivamente lo Scorpione (8) e due Cancro (16 e 64), e sappiamo che il primo rappresenta la “morte” mentre il Cancro è il Segno della “vita”.<br />
All’inizio abbiamo visto che 8 + 8 = 16 e che 8 x 8 = 64; ebbene se traduciamo questi numeri nei Segni corrispettivi abbiamo: <strong>Scorpione + Scorpione = Cancro</strong> ma anche <strong>Scorpione x Scorpione = Cancro</strong>; come dire: <strong>morte + morte = vita</strong> ma anche <strong>morte x morte = vita</strong>: dalla morte nasce la vita (o la vita dopo la morte?). Ma se togli la morte togli anche la vita: 8 – 8 = 0. Il NULLA. O la PERFEZIONE?</p>
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