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	<title>Renzo Baldini &#187; precessione equinozi</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Segni e Costellazioni?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 22:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[ariete]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
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		<category><![CDATA[precessione equinozi]]></category>
		<category><![CDATA[segni]]></category>

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		<description><![CDATA[È singolare, per non dire altro, che chi dà contro all’astrologia adducendo ad esempio ignoranze]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È singolare, per non dire altro, che chi dà contro all’astrologia adducendo ad esempio ignoranze degli astrologi sulla precessione degli equinozi («<em>Ma come! Dite ancora che chi è nato il 27 marzo è dell’Ariete? Ma non vi siete accorti che le costellazioni sono slittate all’indietro?</em>») non sappia niente di astrologia.<span id="more-2532"></span><br />
Ma come si fa a dissertare su una materia che non si conosce e peggio ancora a criticarla? Eppure lo fanno.</p>
<p>Quando ci sono programmi in televisione che trattano di astrologia mica chiamano sempre l’astrologo; chiamano l’astronomo, il fisico, lo “scienziato” di turno. Sarebbe come se a un programma che vuole trattare di psicologia, psicanalisi, inconscio, chiamassero un anatomopatologo: «<em>Lei, caro dottore, che da anni studia l’essere umano e avrà dissezionato chissà quanti cadaveri, ci dica, cosa ne pensa di questo inconscio?</em>». «<em>Inconscio? Guardi, come lei ha detto io conosco perfettamente il corpo umano e le dico che mai e poi mai ho visto questo “inconscio” che dicono esserci: non c’è dentro al cuore, non c’è dentro al cervello, non c’è dentro al fegato. Che vuole che le dica. Sono tutte bufale</em>». E giù risate liberatorie del pubblico.</p>
<p>Certo, nessuno è senza colpa, e anche gli astrologi di colpe ne hanno eccome nell’aver contribuito, direttamente o indirettamente, a preparare la strada a questi “sapientoni”. </p>
<p>Ma dicevamo della “precessione”. È questo uno dei cavalli di battaglia di chi dà contro all’astrologia, cioè il fatto che quando il Sole, ad esempio, taglia l’equatore celeste passando da una declinazione sud a una nord, non si staglia più sullo sfondo della costellazione dell’Ariete ma di quella dei Pesci. Se l’astrologia tropicale usasse le costellazioni avrebbero ragione, quel Sole lo dovremmo dire essere in Pesci. Ma quando il Sole taglia in quel modo l’equatore siamo intorno al 21 marzo, inizio della primavera. Quel periodo dell’anno si chiamerà sempre Ariete a prescindere da quale costellazione ci sta dietro. Perché questo? </p>
<p>Per scoprirlo dobbiamo andare indietro nel tempo e fermarci a quando gli esseri umani dettero il via a queste rappresentazioni celesti. Difficile ovviamente sapere come il tutto nacque, ma qualche supposizione su come sono stati concepiti i Segni dello zodiaco possiamo farla. </p>
<p>Prendiamo ad esempio il Segno del <strong>Cancro</strong>.<br />
Quando i nostri antenati, millenni fa, studiavano il cielo e i movimenti degli astri, si erano accorti che nel periodo in cui il Sole era (o si avvicinava a essere) al massimo della sua forza “calorifera”, sembrava <strong>fermarsi</strong> per poi tornare <strong>indietro</strong> o comunque pareva spostarsi di lato: si dissero che questo comportamento ricordava il movimento dei <strong>granchi</strong> la cui andatura è in direzione laterale. <a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/03/cancro.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/03/cancro.gif" alt="cancro" width="200" height="144" class="alignleft size-full wp-image-2531" /></a>Cosa fecero? In quel luogo del cielo, per ricordare a loro stessi e ai posteri in quale punto <strong>temporale</strong> e <strong>spaziale</strong> il Sole aveva quel comportamento, misero una specie di <strong>post-it</strong>, cioè collegarono tra loro alcune stelle così da fissare una figura che assomigliasse a un granchio o comunque alle sue chele. Quella zona di cielo e quel periodo stagionale si chiamarono da lì in poi Cancro. </p>
<p>Oppure prendiamo l’<strong>Ariete</strong>.<br />
Quando il Sole, intorno al 21 marzo, taglia l’equatore celeste fa uno scatto enorme di declinazione in direzione nord, cioè da 0° balza in un mese a 12°, quasi la metà del suo tragitto in ascesa, assomigliando – si dicevano – a un <strong>ariete</strong> che con la sua <strong>forza</strong> insita nella <strong>testa</strong> sfonda quella linea immaginaria celeste; anche lì, in quello spazio e in quel tempo, i nostri progenitori misero un <strong>post-it</strong> e lo <a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/03/ariete.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/03/ariete.gif" alt="ariete" width="200" height="145" class="alignright size-full wp-image-2530" /></a>chiamarono Ariete, cioè collegarono alcune stelle così da formare come delle corna arietine. Questo punto dell’anno avrà sempre nome Ariete perché è lì che ha inizio la primavera ed è lì che il Sole ha quel comportamento “arietino” di sfondamento. </p>
<p>Che poi queste costellazioni si siano spostate nei millenni non vuol dire che dobbiamo rincorrerle e chiamare il periodo intorno al 21 marzo Pesci, perché quel periodo non ha niente delle &#8220;caratteristiche&#8221; dei Pesci: quel periodo sarà sempre, nei millenni a venire, Ariete. Così come non chiameremo certo Gemelli il periodo in cui il Sole arriva al culmine della sua ascesa intorno al 21 giugno, pur in quel periodo trovandosi il Sole nella costellazione dei Gemelli.</p>
<p>Quindi all’astrologia, quella tropicale, non gliene importa niente delle costellazioni reali perché essa va dietro al comportamento del Sole, o meglio, al rapporto Terra/Sole, ché di questo si tratta, essendo l’astrologia di natura stagionale. Usiamo quindi i Segni e non le costellazioni, Segni che sono appunto “segni” cioè “segnali” messi in cielo dai nostri antenati e che “segnano” il percorso/comportamento del Sole. </p>
<p>Quindi chi, tra gli astronomi, astrofili e “scienzati”, si ostina a ripetere che gli astrologi sono ignoranti perché non sanno, i poverini, che il cielo si è “spostato”, non conosce l’astrologia, e se non la conosce, perché diavolo mai ne parla? Ah già, è un “anatomopatologo”, che diamine!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mito di Ercole e la precessione degli equinozi</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/il-mito-di-ercole-e-la-precessione-degli-equinozi/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/il-mito-di-ercole-e-la-precessione-degli-equinozi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2006 12:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Ere astrologiche]]></category>
		<category><![CDATA[fatiche di Ercole]]></category>
		<category><![CDATA[precessione equinozi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mio articolo pubblicato su &#8220;Linguaggio Astrale&#8221; n. 142 &#8211; Primavera 2006 Ercole (Herakles,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Un mio articolo pubblicato su &#8220;<em>Linguaggio Astrale</em>&#8221; n. 142 &#8211; Primavera 2006</h6>
</p>
<p><br/></p>
<p>Ercole (Herakles, Eracle in greco) è il più celebre degli eroi greci, figlio di Zeus e di Alcmena, donna mortale nipote di Perseo. Si racconta che Zeus, invaghitosi della bella Alcmena, approfittando dell’assenza del marito di lei, Anfitrione, prese le sue sembianze e giacque con lei per una notte che egli fece durare quanto tre.</p>
<p><span id="more-1382"></span></p>
<blockquote><p><em>Ermete, per ordine di Zeus, aveva indotto Elio a spegnere i fuochi solari e a trascorrere il dì seguente a casa</em> [&#8230;]<em>; la procreazione di un grande eroe quale Zeus aveva in mente non era infatti cosa che si potesse sbrigare in fretta</em> [&#8230;]<em>. Ermete poi ordinò alla Luna di rallentare il suo corso, e al Sonno di intorpidire le menti degli uomini affinché non si accorgessero di quanto stava accadendo. Alcmena</em> [&#8230;] <em>godette innocentemente delle gioie coniugali col suo supposto marito per trentasei ore</em> <a href="#nota1" name="testo1">[1]</a>.</p></blockquote>
<p>Da questa unione nacque, nella città di Tebe, Ercole. Alcmena, temendo però la gelosia di Era (moglie di Zeus), abbandonò il neonato in un campo fuori le mura della città. Zeus voleva che il bimbo diventasse immortale, ma per far questo avrebbe dovuto essere allattato da una dea. Su istigazione di Zeus, Atena condusse Era a passeggiare in quel campo: “<em>Guarda che bel bimbo, Era!</em> – disse Atena simulando sorpresa – <em>Sua madre deve aver perduto il senno per abbandonarlo così! Suvvia, tu hai del latte, danne a questa povera creatura!</em>”.<br />
Sconsideratamente Era prese il bimbo e si denudò il petto, ed Ercole si vi si attaccò con tanta forza che la dea gemendo per il dolore lo allontanò da sé; un getto di latte volò verso il cielo e divenne la Via Lattea. “Quale mostro è mai questo bambino!”, gridò Era. Ma ormai Ercole era immortale e Atena sorridendo lo restituì ad Alcmena raccomandandole di averne cura e di farlo crescere bene.<br />
Il nome Ercole significa &#8220;gloria di Era&#8221;, secondo altri &#8220;il glorioso dono di Era&#8221;, espressioni che appaiono però in contraddizione con l’odio con cui la dea Era lo perseguitò nella vita.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Eroe solare</strong></h6>
<p>Ercole è un eroe solare, e il fatto che lo sia viene ribadito anche da certe leggende che dicono che egli nacque quando il Sole stava per entrare nella decima Costellazione, ovvero il Capricorno, e molti eroi o divinità solari (es. Zeus, Apollo, Mitra, Gesù) “nacquero” al solstizio invernale quando il Sole, raggiunta la sua più bassa declinazione, riprende a salire, annunciando la vittoria sulle tenebre (è in quei giorni infatti che la quantità di luce riprende ad aumentare, ovvero le giornate, come si suol dire, cominciano a riallungarsi).</p>
<p>Ercole è conosciuto per le sue Dodici Fatiche, imprese che hanno nei secoli solleticato la fantasia di pittori, poeti e scrittori, ognuno esponendole attraverso la propria arte. Non esiste un ordine cronologico fisso delle Fatiche di Ercole, la loro successione variando secondo gli autori; l’unica cosa certa (tutti gli autori qui concordano) è che iniziano con l’uccisione del leone di Nemea. Alcuni poi dicono che le Fatiche furono dieci e che divennero dodici solo perché due furono ritenute non valide quindi ripetute.<br />
Ciò sembra ricollegarsi all’antico calendario di dieci mesi i cui resti ancora oggi esistono nei nomi di settembre (settimo mese), ottobre (ottavo mese), novembre (nono mese) e dicembre (decimo mese). Sta di fatto comunque che nel mito le Fatiche si sono imposte con il numero di dodici, molto probabilmente per legarle alla nuova scansione temporale solare di dodici mesi che soppiantò quella lunare di dieci. Di seguito, l’ordine cronologico delle dodici Fatiche così come si trova illustrato sulla mètope nel tempio di Zeus a Olimpia (circa 460 a.C.):</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
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	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
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	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>N°</td>
<td>FATICA</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>  1</td>
<td>Uccisione del leone di Nemea</td>
</tr>
<tr>
<td>  2</td>
<td>Distruzione dell’idra di Lerna</td>
</tr>
<tr>
<td>  3</td>
<td>Cattura della cerva di Cerinea</td>
</tr>
<tr>
<td>  4</td>
<td>Cattura del cinghiale di Erimanto</td>
</tr>
<tr>
<td>  5</td>
<td>Ripulimento delle stalle di Augia</td>
</tr>
<tr>
<td>  6</td>
<td>Uccelli di Stinfalo</td>
</tr>
<tr>
<td>  7</td>
<td>Cattura del toro di Creta</td>
</tr>
<tr>
<td>  8</td>
<td>Cattura delle cavalle di Diomede</td>
</tr>
<tr>
<td>  9</td>
<td>Cinto di Ippolita</td>
</tr>
<tr>
<td>10</td>
<td>Cattura dei buoi di Gerione</td>
</tr>
<tr>
<td>11</td>
<td>Raccolta dei pomi aurei delle Esperidi</td>
</tr>
<tr>
<td>12</td>
<td>Discesa nell’Ade</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/></p>
<p>E però vi sono stati autori che hanno variato tale ordine cronologico, come ad esempio lo storico greco Diodoro Siculo (90-20 a.C.) che inverte l’ordine della terza e della quarta (l’una al posto dell’altra) e della quinta e della sesta (l’una al posto dell’altra), anteponendo anche la dodicesima all’undicesima; oppure pensiamo al poeta greco Euripide (485-406 a.C.) che nella sua tragedia Eracle ne aggiunge di nuove in sostituzione di altre.<br />
Il fatto poi che siano dodici ha dato adito, nei secoli, a varie interpretazioni di natura astrologica. Se la prima Fatica è stata da molti legata al Segno del Leone, la seconda pare legarsi al Cancro (in questa Fatica un granchio, mandato da Era per disturbare Ercole nella sua lotta contro l’idra, viene dall’eroe ucciso; Era, per ricompensare l’animale dei suoi servigi, lo immortalò tra i Segni dello Zodiaco); molti hanno pensato che, se questa è la partenza dell’abbinamento Fatiche/Segni, allora basta continuare tranquillamente la sequenza dei Segni a ritroso, così se la prima Fatica è Leone e la seconda Cancro, la terza sarà Gemelli, la quarta Toro, la quinta Ariete, la sesta Pesci, la settima Acquario, ecc.<br />
Tale sistema, pur suggestivo e “razionale”, cozza però con la difficoltà di far combaciare il significato delle Fatiche, così come esse si sviluppano secondo questo ordine cronologico, con quello dei Segni (sicuramente quello che è l’ordine cronologico delle Fatiche a tutt’oggi accettato altro non è che un insieme di aggiustamenti via via eseguiti nel corso dei secoli e tesi a ritrovare una loro perduta originalità).<br />
Anche in epoca moderna vi sono state rivisitazioni delle dodici Fatiche in chiave astrologica, la più conosciuta delle quali è quella della teosofa e pensatrice inglese Alice Anna Bailey (1880-1949), fondatrice nel 1923 a New York della Scuola Arkana, che abbina le Fatiche ai Segni secondo un ragionamento esoterico <a href="#nota2" name="testo2">[2]</a>.  Ecco l’abbinamento fra Segni zodiacali e Fatiche così come concepito da A. A. Bailey:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
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	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>SEGNO</td>
<td>FATICA</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Ariete</td>
<td>Cattura delle cavalle di Diomede </td>
</tr>
<tr>
<td>Toro</td>
<td>Cattura del toro di Creta</td>
</tr>
<tr>
<td>Gemelli  </td>
<td>Raccolta dei pomi aurei delle Esperidi </td>
</tr>
<tr>
<td>Cancro</td>
<td>Cattura della cerva di Cerinea </td>
</tr>
<tr>
<td>Leone</td>
<td>Uccisione del leone di Nemea</td>
</tr>
<tr>
<td>Vergine</td>
<td>Cinto di Ippolita</td>
</tr>
<tr>
<td>Bilancia</td>
<td>Cattura del cinghiale di Erimanto</td>
</tr>
<tr>
<td>Scorpione</td>
<td>Distruzione dell’idra di Lerna </td>
</tr>
<tr>
<td>Sagittario</td>
<td>Uccelli di Stinfalo</td>
</tr>
<tr>
<td>Capricorno</td>
<td>Discesa nell’Ade</td>
</tr>
<tr>
<td>Acquario</td>
<td>Ripulimento delle stalle di Augia</td>
</tr>
<tr>
<td>Pesci</td>
<td>Cattura dei buoi di Gerione</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/></p>
<p>Da parte nostra pensiamo che tale abbinamento debba essere un po’ modificato, e diciamo questo basando le nostre argomentazioni su quella che è ed è stata la nostra pratica astrologica quotidiana, con particolare riferimento all’uso delle Rivoluzioni Solari ovvero dell’Ascendente di Rivoluzione: l’analisi delle varie vicende annuali e la loro comparazione con il Segno ascendente di quell’anno ha infatti permesso di abbinare a quest’ultimo la Fatica che maggiormente rifletteva il carattere delle suddette vicende, un po’ come se la persona, in quell’anno, rivivesse il tipo di scenario o di esperienze simbolicamente espresse in quella Fatica. Ecco come si presenta il nostro abbinamento Segni/Fatiche:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
.tableizer-table td {
	padding: 4px;
	margin: 3px;
	border: 1px solid #ccc;
}
.tableizer-table th {
	background-color: #104E8B; 
	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>SEGNO</td>
<td>FATICA </td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Ariete</td>
<td>Uccelli di Stinfalo</td>
</tr>
<tr>
<td>Toro</td>
<td>Cattura del toro di Creta</td>
</tr>
<tr>
<td>Gemelli  </td>
<td>Cattura della cerva di Cerinea</td>
</tr>
<tr>
<td>Cancro</td>
<td>Distruzione dell’idra di Lerna</td>
</tr>
<tr>
<td>Leone</td>
<td>Uccisione del leone di Nemea</td>
</tr>
<tr>
<td>Vergine</td>
<td>Cinto di Ippolita</td>
</tr>
<tr>
<td>Bilancia</td>
<td>Raccolta dei pomi aurei delle Esperidi</td>
</tr>
<tr>
<td>Scorpione</td>
<td>Discesa nell’Ade</td>
</tr>
<tr>
<td>Sagittario</td>
<td>Cattura del cinghiale di Erimanto</td>
</tr>
<tr>
<td>Capricorno</td>
<td>Cattura delle cavalle di Diomede</td>
</tr>
<tr>
<td>Acquario</td>
<td>Ripulimento delle stalle di Augia</td>
</tr>
<tr>
<td>Pesci</td>
<td>Cattura dei buoi di Gerione</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/></p>
<p>Siamo convinti che, così come per tutti gli eroi solari, anche le imprese sostenute da Ercole abbiano come scenario il Cielo più che la Terra, potendo vedere in esse rappresentati, simbolicamente, eventi e storie che hanno le stelle, i pianeti, l’eclittica o l’equatore celeste come protagonisti (valga al proposito il fatto che addirittura alla sua nascita “crea” la Via Lattea). Vediamo quindi di inquadrare meglio questo scenario.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>La precessione degli equinozi</strong></h6>
<p>Si racconta che Ercole iniziò il suo lungo cammino attraverso le dodici Fatiche a mezzogiorno, cioè con il Sole in alto nel cielo, arrivato al massimo della sua magnificenza diurna; ebbene, traslando questa suprema posizione solare in ambito stagionale, l’apoteosi del Sole si ha in estate: traducendo questo in termini siderali si potrebbe allora pensare a una collocazione simbolico-temporale dell’inizio delle Fatiche nel momento in cui il solstizio estivo cadeva nella Costellazione del Leone (ciò che porterebbe a collocare l’inizio delle sue gesta circa nel 4475 a.C., con il Sole equinoziale in Toro), oppure (altra ipotesi, più plausibile) nel momento in cui questo (il solstizio estivo) passò dal Leone al Cancro (e lo vediamo simbolicamente espresso, questo, all’inizio delle sue Fatiche, vista l’uccisione del Leone nella prima e l’assunzione in cielo del Cancro nella seconda), e ciò accadeva circa nel 2326 a.C., quando il Sole equinoziale primaverile passò dal Toro all’Ariete e quello solstiziale estivo dal Leone al Cancro.</p>
<p>Questo “spostamento” del Sole equinoziale ha a che fare con la precessione degli equinozi, dove assistiamo alla retrogradazione dei punti di incrocio fra eclittica ed equatore celeste (punto equinoziale primaverile, o 0° Ariete, e punto equinoziale autunnale, o 0° Bilancia), movimento calcolato in 00°00’50”,2564 all’anno (spostamento medio), così che percorre un Segno dello Zodiaco in 2148,98003 anni (chiamato “Grande Mese Cosmico”) e l’intero giro dello Zodiaco in 25787,76036 anni (chiamato “Grande Anno Cosmico”) <a href="#nota3" name="testo3">[3]</a>.  Ma perché i punti equinoziali si spostano, e perché all’indietro? Insomma, cos’è questa precessione degli equinozi? </p>
<p>Il fenomeno della precessione degli equinozi venne scoperto nel 134 a.C dall’astronomo greco Ipparco di Nicèa, inventore tra l’altro dell’astrolabio: volendo redigere un catalogo stellare mise a confronto le posizioni di alcune stelle da lui calcolate con quelle fatte 160 anni prima dagli astronomi Aristillo e Timocari, e trovò che mentre le latitudini erano rimaste costanti erano invece aumentate, di uguale quantità, le longitudini di tutte le stelle. Le spiegazioni, disse a se stesso, potevano essere due: o le stelle si erano effettivamente spostate tutte nello stesso modo (ma perché non in latitudine?), oppure il punto di riferimento, lo 0° Ariete, non è un punto fisso di riferimento (ecco perché lo spostamento solo in longitudine). Concluse giustamente che il punto d’Ariete (l’incrocio tra eclittica ed equatore celeste) si spostava. Nella sua opera “<em>Sullo spostamento dei solstizi e degli equinozi</em>” darà anche la misura di questo spostamento: egli prese come stella di riferimento una fra le più luminose del cielo, Spica, l’alfa della Costellazione della Vergine; la misurazione da lui effettuata riguardo la distanza di questa stella dall’equinozio di autunno dava 6°, mentre al tempo di Timocari era stata misurata in 8° circa; supponendo un movimento uniforme, Ipparco concluse che lo spostamento dei punti equinoziali, avendo fatto 2° in 160 anni, ammontava a 45 secondi di grado all’anno (oggi sappiamo essere poco più di 50 secondi).</p>
<p>In pratica questo fenomeno è dovuto al fatto che la Terra (non essendo una sfera perfetta ma uno sferoide, cioè schiacciata un po’ ai poli ovvero con un rigonfiamento equatoriale), nel suo ruotare su se stessa ha un comportamento simile a una trottola: ciò dipende dall’attrazione combinata del Sole e della Luna sul rigonfiamento equatoriale terrestre; questa particolarità fa deviare l’asse di rotazione terrestre che così assume un lento movimento conico retrogrado intorno all’asse dell’eclittica stimato in circa 25787 anni <a href="#nota4" name="testo4">[4]</a>.  Tale fenomeno genera anche uno spostamento sempre retrogrado, lungo l’eclittica, dei punti equinoziali di primavera (0° Ariete) e di autunno (0° Bilancia) stimato in 00°00’50”,2564 in un anno (ecco perché si chiama precessione, cioè precede, viene prima, anticipa).<br />
Lo spostamento del punto d’Ariete (lo 0° Ariete o punto gamma, origine delle longitudini e delle ascensioni rette) fa sì che le longitudini celesti e le ascensioni rette aumentino continuamente; così è per le longitudini celesti di tutte le stelle, che aumentano di 50”,2564 ogni anno, mentre le latitudini celesti rimangono costanti.</p>
<p>La precessione, determinando un lento spostamento retrogrado dell’eclittica rispetto all’equatore celeste, fa sì che il punto 0° Ariete (cioè l’equinozio di primavera) oggi non si trovi più nella Costellazione dell’Ariete ma in quella dei Pesci (e prossimo a entrare in Acquario o già entrato secondo alcuni studiosi), muovendosi così in senso retrogrado: &#8230;Gemelli, Toro, Ariete, Pesci, Acquario, ecc. Ciò è causa, da un bel po’ di secoli, della non collimazione fra Segni zodiacali e Costellazioni, nel senso che oggi, pur dicendo che il Sole, il 21 marzo, entra in Ariete (il Segno), in realtà è al confine fra Pesci e Acquario (Costellazioni).</p>
<p>Questo ha dato la stura agli astronomi per criticare (ma è un eufemismo!) l’astrologia, dicendo, i più buoni, che se gli astrologi vogliono avere almeno un minimo di serietà dovrebbero considerare questo spostamento, così da non più dire a una persona nata il 30 marzo che è dell’Ariete ma dei Pesci: che diamine, mica è nata 2000 anni fa! E giù risate sull’ignoranza degli astrologi. Direi piuttosto pianti, ma sull’ignoranza (voluta?) degli astronomi in fatto di astrologia, sì perché l’astrologia che noi trattiamo non prende in considerazione lo “zodiaco delle Costellazioni” ma si basa sullo “zodiaco tropico”. D’altronde la primavera non inizia quando il Sole si trova a 0° della Costellazione dell’Ariete ma quando la sua declinazione è pari a zero, ovvero quando la durata del giorno eguaglia quella della notte, ciò che avviene tutti gli anni intorno al 21 di marzo, così che quel punto ha nome “punto d’Ariete” e avrà sempre quel nome, designando così il grado 0 dell’eclittica, inizio dello zodiaco; oppure pensiamo ai tropici, che gli astronomi chiamano col nome di Tropico del Capricorno e Tropico del Cancro, pur sapendo che il Sole quando arriva alla sua massima declinazione non è in Cancro ma nella Costellazione dei Gemelli, ma non per questo viene chiamato “Tropico dei Gemelli”, così che quel punto sarà sempre il grado 90 dell’eclittica, designando l’inizio del quarto Segno (o quarta “stazione solare”), e che quando il Sole arriva alla sua minima declinazione non è in Capricorno ma nella Costellazione del Sagittario, ma non per questo lo chiamano “Tropico del Sagittario”, così che quel punto sarà sempre il grado 270 dell’eclittica, inizio del decimo Segno (o decima “stazione solare”). </p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Dei Segni e delle Costellazioni</strong></h6>
<p>Occorre quindi a questo punto mettere le cose al loro giusto posto, facendo un po’ di chiarezza sulla questione Segni/Costellazioni. Intanto diciamo che esistono almeno tre modi di vedere, disegnare e utilizzare le Costellazioni, in special modo quelle che gravitano nei pressi dell’eclittica; in pratica è come se avessimo tre “zodiaci”: quello delle Costellazioni (usato dagli astronomi), quello dei Segni siderali (utilizzato dagli astrologi ‘sideralisti’) infine quello dei Segni tropici (quello comunemente usato dalla maggior parte degli astrologi). Vediamoli uno per uno.</p>
<p><br/></p>
<p>a) <strong>Lo zodiaco delle Costellazioni</strong>. Dal latino <em>constellatio</em>, “raggruppamento di stelle”. La nascita delle Costellazioni si perde veramente nella notte dei tempi: il cielo notturno, con quelle piccole luci incastonate nella volta celeste, ha sempre affascinato l’essere umano; un po’ come quando da bambini ci divertivamo a “vedere” nella forma di alcune nuvole un viso, un cane o altro animale, così l’essere umano si prese la briga di unire fra loro alcune stelle così da formare delle figure (si hanno testimonianze di questo che risalgono al Paleolitico, circa 50000 anni fa); a differenza però del gioco con le nuvole qui la molla che spinse a cimentarsi in questi disegni astrali non era il divertimento ma alcune esigenze sia pratiche sia religiose, così le Costellazioni fornivano una “scenografia” che permetteva di meglio controllare e apprezzare lo scorrere del tempo, dando al sole e alla luna un palco su cui muoversi e all’uomo dei buoni punti di riferimento per orizzontarsi (sia sulla terra sia in mare) e per scandire i vari tempi agricoli, ma anche davano all’essere umano un senso di ordine celeste che proprio perché contrastava con le difficoltà terrene dava appigli spirituali per poterle, quest’ultime, sostenere. </p>
<p>Noi oggi abbiamo delle Costellazioni che gli antichi non avevano e viceversa. Dalle 20-25 Costellazioni del Paleolitico Superiore (18000 a.C.), alle 45 catalogate da Ipparco (II sec. a.C.), siamo passati alle 48 di Tolomeo (II sec. d.C.), alle 60 di Johann Bayer (nel 1603), fino ad includere nuove Costellazioni nate dalla fervida fantasia degli astronomi sulla spinta della scoperta di nuove terre in special modo nell’emisfero australe, così nacquero Costellazioni i cui nomi richiamano terre esotiche, come il Tucano, la Fenice, l’Uccello del Paradiso, il Camaleonte, ma anche nomi legati alle nuove scoperte in campo tecnologico, così abbiamo le Costellazioni del Microscopio, della Bussola, del Compasso, del Telescopio, ecc.</p>
<p>Per mettere ordine in tutto questo marasma, l’Unione Astronomica Internazionale (UAI), riunitasi a Leida nel 1928, definì in maniera ufficiale sia il confine di ciascuna Costellazione sia il loro numero, fissato in 88. Alcune di queste Costellazioni (in numero di 13) si trovano a toccare l’Eclittica, e per questo vengono chiamate Costellazioni zodiacali; ognuna ha un’ampiezza diversa dall’altra, e anche sull’Eclittica occupano spazi diversi; vediamole: Ariete (occupa uno spazio, sull’Eclittica, di 26°), Toro (35°), Gemelli (28°), Cancro (21°), Leone (35°), Vergine (43°), Bilancia (24°), Scorpione (7°), Ofiuco (18°), Sagittario (34°), Capricorno (28°), Acquario (24°), Pesci (37°). Come vediamo, la Costellazione dello Scorpione, che sappiamo essere, nella sua totalità, molto ampia, qui è quella che occupa il minor spazio, trovandosi infatti la maggior parte di essa a Sud dell’eclittica: il Sole attraversa questa piccola porzione di Scorpione dal 23 al 30 novembre circa, dopo di che entra nella Costellazione dell’Ofiuco.</p>
<p>Questo “zodiaco” è quello delle Costellazioni e segue la precessione degli equinozi: infatti questo lo si evince dalla data di ingresso del Sole in Scorpione sopra menzionata: per l’astrologo il Sole, il 23 novembre, si trova invece a circa 1° del Segno del Sagittario. In pratica, tanto per fare un altro esempio, per gli astronomi il Sole è entrato (nel 2005) nella Costellazione dell’Acquario il 16 febbraio alle 04h 25m, quando invece, per noi astrologi, quel giorno e a quell’ora il Sole si trovava già a 27°33’ del Segno dell’Acquario, ciò che ci dice che la maggior parte del Segno dell’Acquario si trova all’interno della Costellazione del Capricorno. Se usassimo questo tipo di zodiaco il Sole attraverserebbe i vari Segni (pardon! Costellazioni) con periodi diversi, stazionando ad esempio in Scorpione per soli sette giorni e in Vergine per quarantatré, in più avendo soggetti (i nati dal 1 al 17 novembre) che apparterrebbero all’Ofiuco. Ecco come apparirebbe la suddivisione dei vari periodi annuali se tenessimo conto di questo “zodiaco”:</p>
<p><center><br />
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</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>COSTELLAZIONI</td>
<td>PERIODO</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Ariete</td>
<td>Dal 18 aprile al 15 maggio</td>
</tr>
<tr>
<td>Toro</td>
<td>Dal 16 maggio al 21 giugno</td>
</tr>
<tr>
<td>Gemelli</td>
<td>Dal 22 giugno al 20 luglio</td>
</tr>
<tr>
<td>Cancro</td>
<td>Dal 21 luglio al 11 agosto</td>
</tr>
<tr>
<td>Leone</td>
<td>Dal 12 agosto al 16 settembre</td>
</tr>
<tr>
<td>Vergine</td>
<td>Dal 17 settembre al 30 ottobre</td>
</tr>
<tr>
<td>Bilancia</td>
<td>Dal 31 ottobre al 22 novembre</td>
</tr>
<tr>
<td>Scorpione</td>
<td>Dal 23 novembre al 30 novembre</td>
</tr>
<tr>
<td>Ofiuco</td>
<td>Dal 1 dicembre al 17 dicembre</td>
</tr>
<tr>
<td>Sagittario</td>
<td>Dal 18 dicembre al 20 gennaio</td>
</tr>
<tr>
<td>Capricorno</td>
<td>Dal 21 gennaio al 16 febbraio</td>
</tr>
<tr>
<td>Acquario</td>
<td>Dal 17 febbraio al 12 marzo</td>
</tr>
<tr>
<td>Pesci</td>
<td>Dal 13 marzo al 17 aprile</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/>	</p>
<p>E però questo è uno zodiaco “reale” (per quanto possa essere reale un qualcosa – l’ampiezza e i confini delle Costellazioni – costruito a tavolino), ovvero tiene conto dell’effettiva posizione del Sole (e di qualsiasi altro corpo celeste) sullo sfondo delle Costellazioni e di quello che vediamo in cielo. Secondo queste posizioni, allora, e secondo l’ampiezza data alle Costellazioni, la coincidenza fra quello che è stato deliberato essere l’inizio della Costellazione dell’Ariete e lo 0° del Segno dell’Ariete (il punto gamma, inizio dello Zodiaco) dovrebbe essere avvenuta circa nell’anno 0 della nostra era <a href="#nota5" name="testo5">[5]</a>;  siccome poi lo 0° Ariete altro non è che il 30° Pesci, secondo tale computo in quell’anno il punto gamma sarebbe entrato nella Costellazione dei Pesci, dove è tuttora e dove dovrebbe restare fino al 2650 (la Costellazione dei Pesci, abbiamo visto, ha un’ampiezza di 37°, così che essendo lo spostamento annuo del cielo di 50”,2564 il punto gamma stazionerebbe in questa Costellazione per appunto 2650 anni). Se dovessimo tenere conto dell’ampiezza di ognuna delle Costellazioni zodiacali (ampiezza, ripetiamo, calcolata a tavolino nel 1928), il punto gamma, lo 0° Ariete, sarebbe entrato nella Costellazione dei Gemelli nel 6374 a.C., in quella del Toro nel 4369 a.C., in quella dell’Ariete nel 1862 a.C., in quella dei Pesci nell’anno 0, mentre entrerà in quella dell’Acquario nel 2650.<br />
Ovviamente, come abbiamo detto, l’ampiezza delle Costellazioni è arbitraria, così che, arbitrario per arbitrario, alcuni (ma è il sistema che usavano gli antichi) hanno preferito, per comodità di calcolo e di visualizzazione, dividere l’intera eclittica in tante Costellazioni uniformi ognuna ampia 30°, così da formare 12 divisioni del percorso apparente del Sole: così facendo è ovvio che l’ingresso del punto gamma, o 0° Ariete, in questo tipo di “costellazioni” avverrà in tempi diversi. Ciò si riferisce a un altro tipo di zodiaco, quello “siderale”, sul quale si basa la teoria delle Ere astrologiche.</p>
<p><br/></p>
<p>b) <strong>Lo zodiaco siderale</strong>. Da <em>sidus</em>, stella. È composto dalle dodici (e non tredici) Costellazioni zodiacali, e però, a differenza del su menzionato zodiaco, qui alle Costellazioni viene data la stessa ampiezza, cioè 30°. Per differenziarle dalle Costellazioni reali e disuguali queste sono state chiamate “Segni”. In pratica l’intera cintura zodiacale è stata divisa in dodici settori uguali (i Segni), tutti ampi 30°, e a ognuno è stato assegnato il nome della Costellazione corrispondente. Ciò appartiene anche al cosiddetto “zodiaco tropico” (spiegheremo dopo cosa è), ma qui la differenza è che questi Segni seguono di pari passo la precessione degli equinozi così come fanno le Costellazioni. Per spiegare in cosa consista questo zodiaco dobbiamo rispondere a due domande: perché qui (e nello zodiaco tropico) è stata data un’ampiezza regolare alle Costellazioni? E perché dodici invece di tredici, visto che le Costellazioni zodiacali sono tredici? </p>
<p>Tutto si gioca sulla relazione Terra/Sole, sul ciclo delle stagioni e sui mesi, quest’ultimi in numero di dodici divisi in quattro stagioni, così che per ricreare un’armonia fra le cose celesti e quelle terrene si è arrivati a contemplare dodici stazioni solari, o soggiorni solari (<em>hospitium</em>, diceva Marziano Capella nel V secolo della nostra era); quindi il cerchio zodiacale che ricalca il ciclo stagionale:</p>
<blockquote><p><em>Il più antico testo astronomico babilonese conosciuto, il &#8220;Mul Apin&#8221;, considerava un anno teorico di dodici mesi di trenta giorni ciascuno, e la volta celeste era divisa in quattro parti che rispecchiavano le quattro corrispondenti stagioni terrestri. Il segno zodiacale non è quindi altro che il mese dell’anno solare</em> <a href="#nota6" name="testo6">[6]</a>.</p></blockquote>
<p>I Segni zodiacali, in numero di dodici e ampi ognuno trenta gradi, nulla hanno quindi a che vedere con le Costellazioni, anche se vi è stato un momento storico in cui Segni e Costellazioni coincidevano, o meglio, lo 0° Ariete si trovava effettivamente all’interno della Costellazione dell’Ariete (ché Segni e Costellazioni non potranno mai coincidere l’uno con l’altra essendo diverso il modo di computare le loro ampiezze).<br />
Purtroppo non sappiamo esattamente quando si è presentata questa coincidenza, o meglio, lo sapremmo se avessimo a disposizione un punto di riferimento, un punto di partenza; tale difficoltà non ha impedito, anzi, ne è stato il motivo, il cercare, dietro argomentazioni le più varie, il tempo di questa coincidenza quindi il punto di partenza; vari studiosi si sono cimentati in questa impresa cercando indietro nel tempo un momento particolare, ad esempio quando una stella si trovava in una posizione strategicamente interessante, ad esempio a 0° di un Segno, determinando così un punto di riferimento molto importante, ovvero l’inizio di quel Segno “siderale” ove la stella si trovava (e di conseguenza, di 30° in 30°, tutti gli altri Segni), ed è così che alcuni studiosi pensano di aver trovato il momento di questa coincidenza Segni/Costellazioni ad esempio nel momento in cui la stella <em>Alcyone</em>, la eta della Costellazione del Toro, facente parte dell’ammasso delle Pleiadi (stella che in tempi antichi era considerata addirittura il sole della nostra galassia e che in India aveva nome <em>Amba</em>, “La madre”, mentre gli Arabi la chiamavano <em>Al wasat</em>, “La centrale” e i Babilonesi <em>Temennu</em>, “La pietra angolare”), si trovava a 0° Toro, circa nel 148 a.C., oppure quando la stella <em>Regulus</em> (il &#8220;regolo&#8221;!), l’alfa della Costellazione del Leone, si trovava a 0° Leone, circa nel 138 a.C., o ancora quando la stella <em>Spica</em>, l’alfa della Costellazione della Vergine, si trovava a 0° Bilancia, circa nel 293 della nostra epoca (o a 29° Vergine secondo altri, e allora avremo il 221), oppure quando la stella <em>Aldebaran</em>, l’alfa della Costellazione del Toro, si trovava a 15° Toro, e allora avremo il 224.</p>
<p>Da parte nostra nutriamo una certa simpatia per la Costellazione dell’Orsa Maggiore, e più precisamente per il Gran Carro; da considerare che, solitamente, le Costellazioni sono formate da stelle che nulla hanno in comune tra loro se non il fatto di essere vicine l’un con l’altra solo prospetticamente (ciò che agevola il disegno di figure ben definite all’occhio umano); le stelle invece dell’Orsa Maggiore (le cinque stelle principali più altre dodici minori) fanno parte di un “ammasso aperto” e sono tra loro legate fisicamente: infatti si muovono tutte verso un’unica direzione, come se fossero uno stormo d’uccelli che migrano (sembra che di questo sciame faccia parte anche <em>Sirio</em>).</p>
<p>Nell’antichità, e soprattutto nella cultura egizia, Sirio e l’Orsa Maggiore erano tenute in grande considerazione. L’Orsa Maggiore era chiamata dagli egizi &#8220;la Coscia&#8221;, e veniva appunto rappresentata da una coscia di animale (di toro ma a volte anche di ariete), così come si può vedere, ad esempio, nello zodiaco sul soffitto del tempio di Denderah in Egitto. Due stelle dell’Orsa, precisamente <em>Phecda</em>, la gamma dell’Orsa Maggiore, il cui nome significa proprio “coscia”, e <em>Megrez</em>, la delta dell’Orsa Maggiore, il cui nome significa “la radice della coda”, erano due stelle molto importanti perché tramite esse era possibile individuare la Stella Polare dell’epoca, <em>Thuban</em>, l’alfa della Costellazione del Draco, quindi l’asse nord-sud. Ebbene, la stella <em>Phecda</em>, che dà appunto il nome egizio alla Costellazione, e che attualmente (2005) colloca il suo “piede” sull’eclittica a 0°27’ del Segno della Vergine, nel 177 a.C. lo collocava a 0° Leone: possiamo pensare che, vista l’importanza che questa stella aveva (ad esempio gli egizi la usavano per l’allineamento delle piramidi), possa essere presa come punto di riferimento siderale quindi come indicatrice della data della coincidenza fra Segni e Costellazioni.<br />
Qui di seguito uno schema riassuntivo delle varie ipotesi sulla data di coincidenza Segni/Costellazioni in ordine cronologico crescente:</p>
<p><center><br />
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</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>Autore</td>
<td>Era Pesci</td>
<td>Punto 0 al 1.1.2000</td>
<td>Era Acquario</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>R. Baldini</td>
<td>177 a.C.</td>
<td>00°22’36” Acquario</td>
<td>1973</td>
</tr>
<tr>
<td>S. Ghivarello</td>
<td>152 a.C.</td>
<td>00°01’40” Acquario</td>
<td>1998</td>
</tr>
<tr>
<td>M. Duval</td>
<td>138 a.C.</td>
<td>29°49’57” Pesci</td>
<td>2012</td>
</tr>
<tr>
<td>Nostradamus</td>
<td>3 a.C.</td>
<td>27°56’51” Pesci</td>
<td>2147</td>
</tr>
<tr>
<td>De Luce</td>
<td>7 d.C.</td>
<td>27°48’49” Pesci</td>
<td>2156</td>
</tr>
<tr>
<td>Fagan/Bradley</td>
<td>221</td>
<td>24°50’05” Pesci</td>
<td>2370</td>
</tr>
<tr>
<td>H.C. Lahiri</td>
<td>290</td>
<td>23°51’40” Pesci</td>
<td>2439</td>
</tr>
<tr>
<td>B.V. Raman</td>
<td>394</td>
<td>22°24’54” Pesci</td>
<td>2543</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/>		</p>
<p>Ovviamente tutto questo è simbolico, sia perché abbiamo dato un valore fisso allo spostamento nei secoli del moto precessionale, qui calcolato in 2148,98003 anni per Segno, ma soprattutto perché nessuno sa dove collocare la “tacca di riferimento” in cielo.<br />
Rifacendosi alla cultura astrologica indiana lo spostamento degli equinozi viene chiamato ayanamsa, che per i “sideralisti”, ovvero i seguaci di questo zodiaco, è calcolato per l’anno 2000 in 23°51’40” (prendono quindi il sistema di H.C. Lahiri, adottato dall’astrologia sideralista indiana). In questo tipo di zodiaco i Segni, in quanto appunto “siderali”, si spostano con le stelle, così, con tale sistema, una nascita avvenuta ad esempio il 25 marzo del 2000 alle ore 12 non ha il Sole a 5° 05’ Ariete (secondo lo zodiaco tropico) ma, spostandosi i Segni all’indietro assieme alle Costellazioni, a 11° 13’ Pesci.</p>
<p>Questa particolarità del movimento di precessione equinoziale ha dato poi il via alle cosiddette Ere astrologiche, cioè a quei grandi periodi di tempo (tutti di 2148,98003 anni) in cui, stazionando l’equinozio primaverile in un certo Segno, a quest’ultimo viene data la giurisdizione su tutto quel periodo; così quando l’equinozio di primavera entrò in Toro, prese il via l’Era del Toro, ed essa andò avanti per circa 2149 anni fino a che, per lo spostamento retrogrado del punto equinoziale, questi non entrò in Ariete, facendo partire l’Era dell’Ariete (anch’essa della durata, circa, di 2149 anni), che a sua volta lasciò il posto all’Era dei Pesci, fino ad arrivare ad oggi in cui l’equinozio primaverile, pur chiamandosi per comodità 0° Ariete, cade in Acquario (o ancora in Pesci per alcuni studiosi). Ovviamente anche l’altro punto equinoziale e gli altri due solstiziali seguono questi cambiamenti, così, ad esempio, quando l’equinozio di primavera era in Toro, il solstizio estivo si presentava in Leone, quello invernale in Acquario, mentre l’equinozio autunnale vedeva il Sole in Scorpione.<br />
E però abbiamo detto che non è facile capire quale “tacca” nel cielo debba essere presa come punto di riferimento per far partire esattamente gli inizi di queste Ere, ogni studioso esponendo la sua idea giustificandola con validi argomenti; tuttavia, posto che l’inizio dell’Era dell’Acquario, secondo la nostra ipotesi, debba porsi all’anno 1973, questa dovrebbe essere la sequenza dell’inizio delle varie Ere:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
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</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>ERE ASTROLOGICHE</td>
<td>INIZIO</td>
<td>EVENTI ASSOCIATI</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Era della Vergine</td>
<td>13071 a.C.</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>Era del Leone</td>
<td>10922 a.C.</td>
<td>Distruzione di Atlantide (9528 a.C.)</td>
</tr>
<tr>
<td>Era del Cancro</td>
<td>  8773 a.C.</td>
<td>Fondazione di Gerico, prima città con cinta muraria (8350 a.C.)</td>
</tr>
<tr>
<td>Era dei Gemelli</td>
<td>  6624 a.C.</td>
<td>Diffusione dell’aratro e invenzione della ruota (Mesopotamia)</td>
</tr>
<tr>
<td>Era del Toro</td>
<td>  4475 a.C.</td>
<td>Civiltà Egizia</td>
</tr>
<tr>
<td>Era dell’Ariete</td>
<td>  2326 a.C.</td>
<td>Fondazione misteri eleusini (1216 a.C.) e caduta di Troia (1184 a.C.)</td>
</tr>
<tr>
<td>Era dei Pesci</td>
<td>    177 a.C.</td>
<td>Nascita di Cristo (11-12 a.C.)</td>
</tr>
<tr>
<td>Era dell’Acquario</td>
<td>  1973 d.C.</td>
<td></td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/>	</p>
<p>c) <strong>Lo zodiaco tropico</strong>. Dal greco <em>tropê</em>, &#8220;mutamento&#8221;, &#8220;rivolgimento&#8221;, intendendo il movimento apparente del Sole che giunto alla sua massima distanza dall’equatore (23°26’) inverte il suo moto e torna ad avvicinarvisi. È il normale zodiaco utilizzato dagli astrologi, composto da dodici Segni ognuno ampio trenta gradi. Non segue la precessione degli equinozi ma è fisso, e ha il suo inizio all’equinozio di primavera, quando il Sole ha declinazione 0°, zona altrimenti detta punto d’Ariete. Da lì hanno inizio dodici suddivisioni, i soggiorni mensili del Sole, ovvero i Segni comunemente intesi. È uno zodiaco fisso in quanto stagionale, per questo non può seguire la precessione degli equinozi, ché la primavera non ha inizio quando il Sole arriva a 0° della Costellazione dell’Ariete ma quando il Sole raggiunge la declinazione di 0° e passa da sud a nord dell’equatore, e questo avviene immancabilmente il 20 o il 21 di marzo di ogni anno. È quindi uno zodiaco solare, legato al rapporto Terra/Sole, non stellare.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Le Ere astrologiche</strong></h6>
<p>Se ritorniamo per un attimo alla tabella relativa alle varie ipotesi riguardanti la collimazione Segni/Costellazioni vediamo in essa grosse disparità, ciò dovuto al fatto che non è facile dire quale “tacca” del cielo possa fare da punto di riferimento, quale situazione astrale prendere come punto di partenza. Noi qui abbiamo optato per la gamma dell’Orsa Maggiore, la stella Phecda, quando essa, astrologicamente parlando, si proiettava sull’eclittica al centoventesimo grado, cosa che avvenne intorno al 177 a.C., momento in cui poniamo l’inizio dell’Era dei Pesci; ed ecco che un semplice calcolo ci fa vedere che l’inizio della tanto attesa Era dell’Acquario è avvenuto nel 1973; qualcuno (già grandicello all’epoca) si meraviglierà che un’Era tanto agognata e mitizzata sia già iniziata&#8230; e manco se ne era accorto! E sicuramente andrà subito a rovistare nella memoria per capire cosa può essere capitato in quell’anno che facesse capire che si era tutti testimoni di un così grande evento, pensando che un avvenimento del genere (il cambio da un’Era all’altra) debba per forza essere accompagnato da qualcosa di eclatante; purtroppo la cosa non sta in questi termini, e i motivi sono tanti, non ultimo il fatto che i tempi celesti vibrano su lunghezze diverse da quelli terrestri, così che un evento in cielo può manifestarsi in terra anche dopo anni. Ma quanti? Difficile dirlo, pensando poi ogni Era diversa dall’altra; tuttavia crediamo che un inizio debba esserci, e secondo nostre ipotesi pensiamo di porlo dai 150 ai 180 anni dopo l’inizio “ufficiale” (con media 165,30615 anni).</p>
<p>Abbiamo visto che un’Era ha una durata temporale di 2148,98003 anni, periodo di tempo tutto sotto la giurisdizione di un Segno; ora è chiaro che in un lasso di tempo così ampio accadono nella storia umana avvenimenti i più disparati, cambiano le epoche, gli usi, i costumi, la tecnica, ecc.; ciò fa capire che sì, tutto il periodo è, poniamo, sotto il Segno dei Pesci, ma non è escluso che possa essere suddiviso in sottoperiodi ognuno con un carattere diverso dall’altro.<br />
Ebbene, se noi dividiamo tutto il periodo (ovvero il Segno che dà il nome all’Era) in tredici parti, e ognuna la poniamo sotto un Segno, avremo il “carattere” di questi sottoperiodi; in pratica ricreiamo, all’interno del Segno, un mini zodiaco, partendo con il Segno che dà il nome a tutta l’Era e finendo con il Segno precedente quello della successiva Era, ma andando in senso orario, cioè contro l’ordine dei Segni, in virtù della precessione degli equinozi; ma vediamo la tabella sotto che rappresenta, schematizzato, il Segno dei Pesci (quindi l’Era dei Pesci): abbiamo diviso in tredici e non i dodici per far sì che l’ultimo mini-segno sia quello precedente la nuova Era (in questo caso l’Era dell’Acquario); se noi prendiamo il periodo di durata di un’Era, ovvero 2148,98003, e lo dividiamo per 13, avremo come risultato 165,30615 anni, durata di ogni sottoperiodo il quale si troverà sotto un Segno, come vediamo nella tabella; quindi il primo sottoperiodo dell’Era dei Pesci sarà ovviamente Pesci, il secondo (andando indietro) sarà Acquario, poi Capricorno, poi Sagittario, e via di questo passo fino a che l’ultimo sottoperiodo sarà nuovamente Pesci per far sì che l’inizio della nuova Era si ponga sotto l’Acquario.</p>
<p>Ma visualizziamo meglio questi sottoperiodi dell’Era dei Pesci, Era il cui inizio abbiamo posto nel 177 a.C.; da questa data e per circa 165 anni siamo all’interno del sottoperiodo Pesci, quello che dà inizio all’Era; è un periodo di preparazione e serve come momento di transizione da un’Era all’altra, quindi ancora intriso della precedente Era Ariete ma sempre più Pesci mano a mano che gli anni passano. Siamo tutti d’accordo nel dire che l’evento caratterizzante l’Era dei Pesci è stato la nascita di Cristo: se osserviamo la tabella sottostante vediamo che essa si pone proprio all’inizio del sottoperiodo Acquario, Segno che si dice rivoluzionario, che rompe le regole (e comunque simbolo di aqua vitae), dominato da Urano che tra le altre cose rappresenta la cometa che penetrando nella sterile terra dà ad essa la vita <a href="#nota7" name="testo7">[7]</a>.  Non meravigli il fatto che la nascita di Cristo si trovi così indietro rispetto alla tradizione: pensiamo giusto quanto ipotizzato da Sergio Ghivarello riguardo il prendere come punto di riferimento di essa il passaggio della cometa di Halley al suo perielio avvenuta nell’ottobre del 12 a.C. <a href="#nota8" name="testo8">[8]</a> </p>
<p><center><br />
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<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>ANNI*</td>
<td>SOTTOPERIODI</td>
<td>EVENTI CARATTERIZZANTI IL PERIODO</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>  177 a.C.</td>
<td>Inizio Era Pesci</td>
<td>Fine delle guerre  puniche (146 a.C.). Egemonia di Roma.</td>
</tr>
<tr>
<td>    12 a.C.</td>
<td>Acquario</td>
<td>Nascita di Cristo (11-12 circa a.C.)</td>
</tr>
<tr>
<td>  155 d.C.</td>
<td>Capricorno</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>  320</td>
<td>Sagittario</td>
<td>Concilio di Nicea (325).</td>
</tr>
<tr>
<td>  485</td>
<td>Scorpione</td>
<td>Teodorico, re degli Ostrogoti, conquista l’Italia (493). Nascita di Maometto (570 ca.). Egira (622)</td>
</tr>
<tr>
<td>  651</td>
<td>Bilancia</td>
<td>Conversione dei Longobardi al cattolicesimo (650). Incoronazione imperiale di Carlo Magno (800)</td>
</tr>
<tr>
<td>  816</td>
<td>Vergine</td>
<td>Benedetto di Aniane impone ai monasteri occidentali la regola benedettina (816).</td>
</tr>
<tr>
<td>  982</td>
<td>Leone</td>
<td>Scisma d’Oriente: rottura tra la Chiesa occidentale e quella orientale (1054).</td>
</tr>
<tr>
<td>1147</td>
<td>Cancro</td>
<td>Inizio del movimento valdese (1170).</td>
</tr>
<tr>
<td>1312</td>
<td>Gemelli</td>
<td>Trasferimento del papato ad Avignone (1309). Dante termina la Divina Commedia (1313).</td>
</tr>
<tr>
<td>1478</td>
<td>Toro</td>
<td>Scoperta dell’America (1492). Primi fermenti che portarono poi alla Riforma di Martin Lutero (1517).</td>
</tr>
<tr>
<td>1643</td>
<td>Ariete</td>
<td>Fondazione di colonie inglesi in America. Rivoluzione americana e francese.</td>
</tr>
<tr>
<td>1808</td>
<td>Pesci</td>
<td>Napoleone. Congresso di Vienna (1815). Guerre di indipendenza. Guerre mondiali.</td>
</tr>
<tr>
<td>1973</td>
<td>Inizio Era Acquario</td>
<td>Conquista della Luna (1969). Movimento hippy. Nuove religioni. </td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>* Arrotondati per eccesso.</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Ercole e Gilgamesh</strong></h6>
<p>Abbiamo prima accennato al fatto che Ercole è un eroe solare; non è certo il solo, quasi tutti gli eroi lo sono, e tra questi possiamo certamente annoverare Gilgamesh, quinto re di Uruk, la più grande città della Mesopotamia meridionale, vissuto nel III millennio a.C.. Ma che c’entra un re mesopotamico con Ercole? Intanto diciamo che Gilgamesh è il protagonista di un poema molto antico (anzi, potremmo dire il più antico poema pervenutoci), formato da dodici canti, di circa trecento righe l’uno, incisi su dodici tavolette scoperte nella seconda metà del XIX secolo a Ninive nella biblioteca del re Assurbanipal III (668-627 a.C.). Questo poema è conosciuto come ”Epopea di Gilgamesh”.<br />
Vi si raccontano le gesta che questo re, insieme al fidato amico Enkidu, porta avanti: vi si racconta di un diluvio, di un affronto a una dea e dell’uccisione del “Toro del Cielo”, di un viaggio in una foresta di cedri, della morte del fido Enkidu, della ricerca dell’erba dell’immortalità, insomma di tutta una serie di azioni ed eventi tipici di un eroe, e Gilgamesh lo era.</p>
<p>Qui trattiamo di questo re perché le sue gesta sono in parallelo con quelle di Ercole; come dice il Graves riguardo questi due miti:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] <em>la fonte comune è probabilmente sumerica. Come Eracle, Gilgamesh uccide un mostruoso leone e ne indossa la pelle</em> [&#8230;]<em>, sopraffà un toro afferrandolo per le corna, scopre un’erba misteriosa che rende invulnerabili</em> [&#8230;]<em>, segue il Sole nel suo viaggio</em> [&#8230;] <em>e visita il giardino delle Esperidi dove, dopo aver ucciso un drago che avvolge l’albero sacro con le sue spire, è ricompensato con due sacri oggetti dell’Oltretomba</em> [&#8230;] <a href="#nota9" name="testo9">[9]</a>. </p></blockquote>
<p>Esiste quindi un forte parallelismo fra Gilgamesh ed Ercole (che riteniamo coevi): le imprese da loro portate avanti vogliono simboleggiare un cambiamento d’epoca, un mutamento siderale: Ercole inizia le sue imprese uccidendo un leone, mentre Gilgamesh inizia le sue uccidendo un toro: le due azioni avvengono nello stesso tempo (2326 a.C.) e vogliono indicare, se le trasportiamo nel loro vero scenario, cioè il cielo, che dalla croce dei Segni fissi si passò a quella dei Segni cardinali; in Attica (dove scorrazzava Ercole) l’anno iniziava in estate, mentre in Mesopotamia (patria di Gilgamesh) in primavera: ecco il diverso compito affidato ai due eroi: Ercole “sposta” il solstizio estivo dal Leone al Cancro (uccidendo il Leone), Gilgamesh “sposta” l’equinozio primaverile dal Toro all’Ariete (uccidendo il Toro Celeste). Sembrano azioni diverse ma tutti e due non fanno altro che spostare la lancetta dell’orologio cosmico all’unisono, uno lavorando sui solstizi, l’altro sugli equinozi (culture diverse, inizi di anno diversi).</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Dalla Terra al Cielo: la nascita di Ercole</strong></h6>
<p>Ma ritorniamo al nostro Eroe e cerchiamo, dopo aver fatta la conoscenza dello “scenario” legato alla precessione degli equinozi, di inquadrare meglio il personaggio e la sua storia, ovvero: è possibile, con le informazioni che il mito ci dà, arrivare a costruire il “cielo di nascita” di Ercole?<br />
Abbiamo visto che Ercole era il frutto di una lunga notte d’amore fra Zeus e Alcmena; alcuni dicevano che questa notte fu lunga quanto tre notti, altri che la Luna era sorta tre volte, così che alcuni chiamavano Ercole <em>Triselenos</em>, figlio della triplice luna <a href="#nota10" name="testo10">[10]</a>.  Si potrebbe passare sopra a questa esagerazione narrativa se pensassimo ai miti come a semplici racconti fantastici, immaginari, irreali, stravaganti, ma non siamo di questo avviso. E allora perché nel racconto viene fatta notare questa particolarità? Ha un senso nel contesto della storia? E se questo accenno a una lunga notte non fosse stato fatto, la storia della nascita di Ercole ne avrebbe risentito? Viene da pensare che questa circostanza innaturale abbia un suo ben preciso significato, ma quale? Perché Zeus deve accoppiarsi per trentasei ore per poter fecondare Alcmena?</p>
<p>Vediamo se possiamo rispondere a queste domande.<br />
Sappiamo che Alcmena era, da parte di padre, nipote dell’eroe Perseo (era figlia di Elettrione, a sua volta figlio di Perseo).<br />
Alziamo gli occhi al cielo. Siamo in una tarda serata autunnale. In alto, quasi sopra la nostra testa, vediamo la costellazione di Perseo (parzialmente circumpolare). Si trova in una delle zone più luminose della Via Lattea, vicina alla “W” di Cassiopea. La Costellazione di Perseo, che si situa sopra le Costellazioni dell’Ariete e del Toro, presenta alcune stelle famose, come <em>Algenib</em>, l’alfa Persei, il cui nome, dall’arabo <em>al-janb</em>, significa “il fianco”, ma soprattutto <em>Algol</em>, la beta Persei, il cui nome, che è un’abbreviazione del suo nome arabo <em>ra’s al-ghūl</em>, “la testa del demonio”, significa “demonio”; rappresenta la testa della gorgone Medusa recisa da Perseo. È la stella più famosa di questa Costellazione e a buon diritto può essere presa come rappresentante dell’intero asterismo. Non è quindi esagerato dire che la Costellazione di Perseo, tramite questa stella, “abita” l’Ariete.</p>
<p>Ora, se Perseo lo si abbina all’Ariete, suo figlio (Elettrione) si situerà, simbolicamente parlando, in Leone (quinto asterismo da questo, analogico alla quinta Casa astrologica, i figli), mentre il figlio di quest’ultimo (in questo caso la figlia, Alcmena) si situerà simbolicamente in Sagittario (quinto asterismo ancora dal Leone) <a href="#nota11" name="testo11">[11]</a>.  Quindi Alcmena rappresentata dal Sagittario che viene fecondata da Giove-Zeus affinché nasca un eroe solare, cioè Ercole. Interessante notare che Alcmena generò due gemelli (asse Gemelli/Sagittario?), Ercole e Ificle (quest’ultimo, si dice, concepito con il marito la sera stessa dell’incontro con Zeus).</p>
<p>Vicende interessanti e che, come si vede, ci rimandano continuamente dalla Terra al Cielo e viceversa, a dimostrazione che molti miti trovano la loro scenografia in cielo, tra le stelle. Ma se così è, perché non provare a tradurre queste vicende mitiche in termini astronomici e poi astrologici? Ovvero, è possibile con i dati che questo mito ci dà collocare nel tempo e nello spazio le vicende qui descritte? Nulla vieta di provarci, pur essendo consapevoli non tanto della difficoltà quanto del fatto che le storie raccontate nei miti sono il più delle volte un assemblaggio di vicende diverse, contributi e abbellimenti vari che ogni popolo, ogni cultura, in epoche diverse, ha dato alle gesta dell’eroe del momento, ciò che rende “storicamente” non proponibile un simile calcolo; tuttavia, e magari come innocuo divertissement, vogliamo provarci, sapendo che, a volte, la verità ama nascondersi tra le pieghe del tempo e dello spazio, magari molto più vicina a noi di quanto si pensi. </p>
<p>Abbiamo prima accennato al fatto che, secondo l’ipotesi qui sostenuta, Alcmena “abita” in Sagittario; ora, se Giove andò da lei, astronomicamente parlando questo vuol dire che Giove (il pianeta) si trovava in Sagittario (la Costellazione) quando Ercole venne concepito. Questo è già un dato, anche se per ora non ci dice molto visto che Giove ogni dodici anni circa si trova a passare per quelle zone. E però abbiamo collocato le sue Fatiche intorno al 2326 a.C., quando il Sole solstiziale passava dal Leone al Cancro. Si può pensare poi che all’epoca di queste sue imprese Ercole avesse una ventina d’anni.</p>
<p>Ma abbiamo un altro dato dal mito, e cioè che Ercole nacque il secondo giorno della Luna <a href="#nota12" name="testo12">[12]</a>:  che vuol dire? Possiamo avere due possibilità, una che la Luna possa essere stata avanti al Sole di due giorni effettivi, quindi di circa 26°-28°, l’altra che invece i “due giorni” possano significare “due Costellazioni”. Abbiamo detto che Ercole è un eroe solare, e alcuni dicono che egli nacque nella decima Costellazione, il Capricorno: la nascita a questo punto dovrebbe essere con il Sole nella Costellazione del Capricorno e con la Luna o avanti al Sole di circa 27° oppure nella Costellazione dei Pesci, mentre il concepimento (nove mesi indietro) con il Sole nella Costellazione dell’Ariete. Per far sì che concepimento e nascita si accordino su questi parametri astronomici troviamo l’11 marzo 2347 a.C. per il concepimento e il 9 dicembre sempre del 2347 a.C. per la nascita.</p>
<p>A questo punto ritorniamo alla domanda che ci eravamo prima posti, e cioè perché Zeus-Giove ha bisogno di trentasei ore per potersi accoppiare con Alcmena. È possibile, ora, rispondervi? Abbiamo visto che il concepimento di Ercole avviene in Sagittario (come luogo celeste, non come periodo dell’anno): certamente un luogo adatto per concepire un Eroe la cui prima, primissima azione, fu quella di “creare” la Via Lattea, specie se pensiamo che nella Costellazione del Sagittario troviamo niente meno che il centro della Galassia (oggi situato a 26° 50’ del Segno del Sagittario). È, il Sagittario, un luogo importante, di meglio non poteva essere trovato per concepire un Eroe che, come disse Zeus suo padre: “<em>regnerà su tutti quelli che ci stanno intorno e che sarà del mio sangue </em>” <a href="#nota13" name="testo13">[13]</a>;  un luogo, il Sagittario, che i Babilonesi chiamavano “il re gigante della guerra”, un luogo, anche, astronomicamente parlando, molto interessante vista la cospicua presenza di nebulose e ammassi globulari e galattici come mai se ne vedono in altre regioni celesti.</p>
<p>Fra questi spicca senz’altro, nella zona centro-occidentale della costellazione, il magnifico ammasso globulare <a href="#nota14" name="testo14">[14]</a> M22, chiamato <em>Facies</em> in astrologia,  una meraviglia del cielo, un vero e proprio gigante galattico, specie se pensiamo che la luce impiega ben 60 anni per attraversarne da parte a parte il bulbo centrale (e consideriamo che la luce percorre quasi 300.000 chilometri in un secondo: fate un po’ il conto di quanti secondi ci sono in 60 anni, moltiplicateli per 300.000 chilometri e avrete un’idea delle dimensioni della sola parte centrale di questo gigante). M22 giace praticamente sull’eclittica, così che viene di volta in volta “toccato” dal Sole e da tutti i pianeti.</p>
<p>Abbiamo detto di Alcmena che abita in Sagittario, ma il Sagittario è una costellazione molto ampia: è possibile individuare un luogo più preciso per collocare “la casa di Alcmena”? Il mito ci dice che Alcmena fu scelta da Zeus-Giove non tanto e non solo per la sua bellezza, quanto per la sua dignità, incorruttibilità e saggezza, e che solo con lei avrebbe potuto “<em>generare un figlio tanto forte da impedire lo sterminio degli uomini e degli dèi</em>” <a href="#nota15" name="testo15">[15]</a>.</p>
<p>Alcmena era la sedicesima discendente di Niobe, che fu a suo tempo la prima donna mortale amata da Zeus; Alcmena fu invece l’ultima donna mortale con la quale egli giacque, e la tenne così in gran conto che invece di assalirla e violentarla bruscamente e sbrigativamente (come solitamente faceva), si prese la briga di assumere le sembianze del marito, di sedurla con carezze e parole affettuose e di giacere con lei non pochi minuti come era suo solito fare ma standoci per ben tre notti o trentasei ore. Tutti questi comportamenti, certo non usuali in Zeus, sembrano volerci dire che Alcmena era particolare, che la sua casa era particolare, e cosa abbiamo di particolare nella costellazione del Sagittario? Il centro galattico, certamente una degna “casa” per Alcmena, specie se ella venne scelta per la sua “incorruttibilità”. Lo strano comportamento poi di Zeus-Giove, questo suo “fermarsi” per lungo tempo con Alcmena, tradotto in termini planetari farebbe pensare ad un “anello di sosta” del pianeta: se osserviamo i parametri astronomici e planetari dell’11 marzo 2347 a.C. notiamo che Giove aveva appena intrapreso il suo moto retrogrado (iniziato il 5 marzo). E dove stazionava Giove? Proprio sul centro galattico, così che possiamo prendere questo come luogo della notte d’amore fra Zeus e Alcmena. Ed ecco come si presentava la porzione di cielo (fig. 1 &#8211; 11 marzo 2347 a.C.) con Giove in Sagittario vicino al centro galattico al “concepimento” di Ercole:</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-concepimento.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-concepimento.jpg" alt="Ercole concepimento" width="1020" height="614" class="alignleft size-full wp-image-1389" /></a></p>
<p><br/></p>
<p>Il concepimento avvenne di notte, una lunga notte, come abbiamo visto; Zeus chiese al Sole di starsene a casa il giorno dopo e alla Luna di rallentare il suo corso: si potrebbe pensare che anche la Luna sparì dal cielo, e se così è, traducendo il mito, allora dovremmo essere in presenza di una Luna Nuova, e infatti quella notte la Luna era in congiunzione al Sole arietino. Se osserviamo sempre la mappa relativa al concepimento ma questa volta volgendo lo sguardo alla zona del cielo natale occupata dal Sole quindi dal Segno dell’Ariete (fig. 2 &#8211; 11 marzo 2347 a.C.), vediamo Sole e Luna congiunti.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-concepimento_1.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-concepimento_1.jpg" alt="Ercole concepimento_1" width="1020" height="614" class="alignleft size-full wp-image-1390" /></a></p>
<p><br/></p>
<p>Ma veniamo alla “nascita”, che abbiamo datata al 9 dicembre 2347 a.C.<br />
Il mito ci dice che “<em>Quando Eracle venne alla luce [&#8230;] Zeus illuminò di luce divina la stanza del parto</em>” <a href="#nota16" name="testo16">[16]</a>.  Se Zeus-Giove stava illuminando la stanza del parto, si può pensare che Giove (pianeta) si trovasse non molto discosto dal Sole (Ercole); dopo nove mesi dal concepimento, in cui Giove era in Sagittario e il Sole in Ariete, arriviamo a un periodo in cui abbiamo il Sole appena entrato nella Costellazione del Capricorno (così come vuole il mito) e sempre Giove in quella del Sagittario; altra indicazione astronomica è che Ercole nacque il “secondo giorno” della Luna, ovvero con la Luna nella Costellazione dei Pesci (optando per la traduzione “due giorni” uguale “due Segni o Costellazioni”). Ecco come si presentava il cielo alla “nascita” di Ercole (fig. 3 &#8211; 9 dicembre 2347 a.C.).</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-nascita.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole-nascita.jpg" alt="Ercole nascita" width="1020" height="614" class="alignleft size-full wp-image-1391" /></a></p>
<p><br/></p>
<p>Il Sole è all’inizio della costellazione del Capricorno, esattamente congiunto a Marte (e congiunzione migliore non poteva esserci per raffigurarci il possente Ercole); Giove è in Sagittario, e sembra proprio stare a guardare illuminando la “stanza del parto”; troviamo poi la Luna in Pesci, distante due Costellazioni dal Sole. Questo è il cielo natale di Ercole, il cielo astronomico; a questo punto nulla ci vieta di costruire il cielo astrologico, quindi di conoscere l’oroscopo di Ercole. Ecco qui sotto il Tema dell’Eroe:</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole_tema-e1440512508737.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Ercole_tema-e1440512508737.jpg" alt="Ercole_tema" width="600" height="522" class="aligncenter size-full wp-image-1398" /></a></p>
<p><br/></p>
<p>Il mito ci dice che Ercole nacque nel momento in cui il Sole stava per entrare nella Costellazione del Capricorno; astrologicamente parlando, vista la precessione degli equinozi, siamo all’inizio del Segno del Sagittario, infatti troviamo il Sole all&#8217;inizio del Segno. Ora, se noi volgiamo lo sguardo a oriente, vediamo che nel momento in cui il Sole sta entrando nel Segno del Sagittario sta sorgendo il Segno del Leone. Quindi il nostro Eroe appare essere un Sagittario con Ascendente in Leone e con il Sole addirittura congiunto a Marte! Veramente indici più calzanti non potevano esserci per rappresentare carattere e gesta di Ercole. Ovviamente non pretendiamo che tutto ciò sia vero, ma piace pensare che lo sia, anche perché poi le posizioni qui trovate non è che sfigurino in un tipo come Ercole.</p>
<p>Chi vuole può divertirsi a “fare l’oroscopo” a Ercole: da parte nostra ci fermiamo qua, chiudendo il nostro <em>divertissement</em> che se non altro ci ha permesso di inquadrare meglio il peso e la natura di Ercole.</p>
<hr/>
 <a name="nota1">[1] Robert Graves, <em>I miti greci,</em> Longanesi, Milano  1988, pagg. 410-411.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
  <a name="nota2">[2] Alice Anna Bailey, <em>Le Fatiche di Ercole</em>, presentazione di Giuseppe Filipponio, Roma.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
  <a name="nota3">[3] Da considerare che il moto di precessione dell’equinozio non è uniforme nel tempo ma ha delle variazioni dovute a un insieme di fattori che fanno sì che questo cresca di circa 0”,22 ogni millennio, ciò che significa che lo spostamento annuo del punto di Ariete, ora stimato in 50”,25, fra mille anni sarà di 50”,47. Andamento quindi in ascesa ma che si pensa poi si invertirà, come già si è invertito in passato, quindi spostamento assai fluttuante.<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
  <a name="nota4">[4] Da considerare però che questo movimento conico non è poi né esattamente conico né produce una circonferenza regolare ma piuttosto frastagliata, e questo perché all’effetto della precessione vanno aggiunti altri movimenti come ad esempio il movimento di nutazione, un particolare movimento oscillatorio che coinvolge in special modo i punti di incontro dell’orbita lunare con l’eclittica (i nodi lunari) e che si somma alla precessione apportando un’oscillazione di circa 9 secondi di grado (9”.21) in 18,6 anni. Il valore di spostamento annuo degli equinozi, cioè 50”,2564, è un valore medio, pertanto non tiene conto della nutazione.<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
  <a name="nota5">[5] Il Sole entra nella Costellazione dell’Ariete quando per noi astrologi si trova oggi (2005) a circa 28° del Segno dell’Ariete; dovremmo quindi far avanzare di 28° il punto gamma per poter avere la coincidenza fra l’inizio della Costellazione dell’Ariete e il suddetto punto gamma: siccome in un anno quest’ultimo recede di 00°00’50”,2564, percorrerà i 28° in circa 2005 anni.<a href="#testo5">&uArr;</a><br />
  <a name="nota6">[6] Giuseppe Bezza, <em>L’astrologia, storia e metodi</em>, Teti, Milano 1980, p.115.<a href="#testo6">&uArr;</a><br />
  <a name="nota7">[7] Cfr. Renzo Baldini, <em>La freccia del Sagittario</em>, Pagnini e Martinelli, Firenze 2003.<a href="#testo7">&uArr;</a><br />
  <a name="nota8">[8] Sergio Ghivarello, <em>La stella di Natale</em>, in &#8220;Linguaggio Astrale&#8221; n. 51, 1983.<a href="#testo8">&uArr;</a><br />
  <a name="nota9">[9] Robert Graves, <em>op. cit.</em>, pag. 464 (132.1).<a href="#testo9">&uArr;</a><br />
  <a name="nota10">[10] Károly Kerényi, <em>Gli Dei e gli Eroi della Grecia</em>, Mondadori, Milano 1989, pag. 349.<a href="#testo10">&uArr;</a><br />
  <a name="nota11">[11] Questo si lega al concetto delle &#8220;Case Derivate&#8221;: sappiamo che i figli, in astrologia, si leggono nella Quinta Casa, così se partiamo dall’Ariete dove abbiamo posto il padre, suo figlio si situerà ovviamente cinque Case dopo, cioè in Leone; con lo stesso criterio il figlio di quest’ultimo si porrà anch’esso cinque Case dopo, cioè in Sagittario.<a href="#testo11">&uArr;</a><br />
  <a name="nota12">[12] Károly Kerényi, <em>op. cit.</em>, pag. 351.<a href="#testo12">&uArr;</a><br />
  <a name="nota13">[13] Károly Kerényi, <em>op. cit.</em>, pag. 350.<a href="#testo13">&uArr;</a><br />
  <a name="nota14">[14] Gli ammassi sono raggruppamenti di stelle: esistono gli ammassi aperti, che contengono qualche migliaio di stelle, e gli ammassi chiusi, formati da più di un milione di vecchie stelle ammassate l’un con l’altra a forma di globo, da cui il nome di ammassi globulari.<a href="#testo14">&uArr;</a><br />
  <a name="nota15">[15] Robert Graves, <em>op.cit.</em>, pag. 412.<a href="#testo15">&uArr;</a><br />
  <a name="nota16">[16] Robert Graves, <em>op.cit.</em>, pag. 411.<a href="#testo16">&uArr;</a></p>
<p><br/></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gilgamesh o l&#8217;eroe lungo la via del Sole</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2002 17:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Un mio articolo inedito La più antica storia che ci è pervenuta dal passato è l’Epopea di Gilgamesh,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Un mio articolo inedito</h6>
<p><br/></p>
<p>La più antica storia che ci è pervenuta dal passato è l’<em>Epopea di Gilgamesh</em>, databile al terzo millennio a.C. Siamo nella Terra tra i Due Fiumi, appunto la Mesopotamia. <span id="more-467"></span></p>
<p>Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, continuando gli scavi che avevano portato alla luce gli stupendi palazzi di Ninive, l’antica capitale dell’impero Assiro, due archeologi, il britannico Austen Henry Layard (1817-1894) e il suo assistente l’iracheno Hormuzd Rassam (1826-1910), quasi per caso notarono due vani annessi al palazzo.</p>
<p> Lì vi trovarono la biblioteca del re Assurbanipal III (668-627 a.C.), e in essa 20.000 testi su argilla che trattavano di matematica, astronomia, medicina, filosofia, e insieme ad essi 12 massicce tavole d’argilla che narravano le gesta di un uomo vissuto prima e dopo la grande catastrofe di un diluvio, GILGAMESH, quinto re della città di Uruk, la più grande città della Babilonia meridionale. La biblioteca di Ninive aveva restituito all’umanità non solo la prima grande epopea della storia del mondo, ma addirittura una più antica versione del Diluvio di quella descritta nella Bibbia.</p>
<p>La vicenda si divide in vari episodi: l’incontro di Gilgamesh con Enkidu, che diventa suo amico; un viaggio nella foresta per uccidere un mostro; il disprezzo per una dea; la morte del compagno; la ricerca dell’immortalità.<br />
Questa storia, come ci dice la tavoletta IX nella colonna 4, si svolge &#8220;lungo la via del sole&#8221;, la qual cosa a un archeologo o a uno storico può non dire niente, ma a un astrologo dice che lo scenario di tutta la vicenda sta in cielo, dato che &#8220;la via del sole&#8221; altri non è che l’ECLITTICA.<br />
Infatti, le gesta e i luoghi del racconto (di questo come di altri racconti mitici) vanno inseriti, ricercati, non su di un mappamondo ma in alto nel cielo, e precisamente sulla fascia dell’eclittica, ché è quello il luogo ove appunto si svolgono gli eventi mitici e dove ha sede il motivo che sta alla base di detti eventi, ovvero l’obliquità dell’eclittica, cioè quella situazione astrale dovuta al fatto che la Terra è inclinata, rispetto al piano equatoriale, di 23°30’. Tale inclinazione fa sì che l’asse terrestre giri come una trottola, così se prolunghiamo questo asse fino al polo celeste nord, questo descrive intorno al suddetto polo un cerchio; il tempo occorrente a questo asse prolungato per ruotare intorno al polo settentrionale dell’eclittica è di circa 25.920 anni, durante i quali il suo orientamento passa da una stella all’altra, stella che noi chiamiamo Polare (dal greco <em>polos</em>, cioè asse, perno): nel 6.000 circa a.C. la Stella Polare era la iota della Costellazione del Dragone; nel 3.000 circa a.C. era <em>Thuban</em> l’alfa della stessa Costellazione; ai tempi della Grecia Classica era <em>Kochab</em>, la beta dell’Orsa Minore; oggi è l’alfa dell’Orsa Minore (che noi chiamiamo <em>Polaris</em>), mentre nel 4.000 d.C. sarà <em>Vega</em>, l’alfa della Costellazione della Lira.</p>
<p>Questo fenomeno è detto <em>Precessione degli Equinozi</em>: i punti equinoziali (e quindi anche quelli solstiziali) non rimangono fermi là dove dovrebbero stare, ma si muovono lungo l’eclittica in direzione opposta a quella dell’ordine dei Segni. A tale fenomeno gli antichi attribuivano l’ascesa e la caduta delle varie Ere (o Età) del mondo. Si diceva infatti che la costellazione zodiacale che sorgeva a oriente prima del sole (levata eliaca) segnava il luogo ove il sole sostava. Tale costellazione veniva chiamata &#8220;pilastro del cielo&#8221; e dava il nome alle varie Età del Mondo (della durata di 2.160 anni). </p>
<p>Nel 6.647 a.C. l’equinozio di primavera era in Gemelli: era quindi questa la costellazione pilastro; si parlerà allora di ERA DEI GEMELLI; poi si passò lentamente al TORO, quindi all’ARIETE, infine ai PESCI, </p>
<blockquote><p><em>dove si trova tuttora e dove continuerà a rimanere per ancora un po’ di tempo. La nostra Era è segnata dall’avvento di Cristo il Pesce</em> [&#8230;]<em>. L’Età precedente, quella dell’Ariete, era stata annunziata da Mosè disceso dal Sinai ‘con le due corna’, cioè incoronato con le corna dell’Ariete, mentre il suo gregge disobbediente si ostinava a danzare intorno al ‘vitello d’oro’, meglio inteso come un &#8216;toro d’oro&#8217;, il Toro. Così, erano i cieli nelle loro rivoluzioni a dare la chiave</em> [&#8230;]<em>. Ciò che si muoveva di moto proprio in cielo &#8211; i pianeti con le loro settimane e i loro anni &#8211; assumeva una gravità sempre più maestosa. Essi erano le Persone dal Vero Divenire: lo zodiaco era il luogo degli accadimenti reali </em>[&#8230;] <a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. </p></blockquote>
<p>Quindi, quando sentiamo parlare di diluvi, di terra piatta o quadrangolare, di terra emersa o di acque di sotto, ciò si riferisce ad avvenimenti e luoghi che non sono di questo mondo ma che riflettono regole, fenomeni cosmici, vicende e sconvolgimenti astrali: ogni diluvio, quindi, può essere visto come evento distruttore di un’Era per far posto a quella successiva. I diluvi descritti dai Greci, i quali erano a conoscenza di ben tre distruzioni successive (e pensiamo a quello di cui sono protagonisti Deucalione e Pirra), si presentano come miti astrali in cui si vede morire un mondo inteso come un’Età del mondo.</p>
<p>Molte tradizioni collegano questa o quella catastrofe con elementi o figure stellari; citiamo un esempio preso dalla tradizione leggendaria ebraica di epoca tarda, riportata da Frazer: </p>
<blockquote><p><em>Ora, il diluvio fu causato dall’incontro delle acque maschili del cielo con le acque femminili che sgorgavano dalla terra. I buchi nel cielo da cui sfuggirono le acque di sopra erano stati fatti da Dio quando tolse alcune stelle dalla costellazioni delle Pleiadi; e per fermare quella fiumana di pioggia dovette poi turare i due buchi con un paio di stelle prese in prestito dalla costellazione dell’Orsa. È per questo che, ancora oggi, l’Orsa corre dietro alle Pleiadi: vuole indietro i suoi piccoli, ma non riuscirà mai ad averli fino all’Ultimo Giorno</em>.</p></blockquote>
<p>Per quanto riguarda il diluvio vissuto da Deucalione e Pirra, le sue acque si ritrassero grazie al suono della buccina (antico strumento musicale formato da una conchiglia tortile) di Tritone, strumento che era stato inventato da Aigokeros, cioè il Capricorno, il signore del solstizio d’inverno quando era la costellazione dell’Ariete a ‘portare’ il sole (dal che si dovrebbe dedurre che questo diluvio servì come passaggio dall’ERA DEL TORO a quella dell’ARIETE, ciò che lo daterebbe al 2.350 a.C.). </p>
<p>Ricapitolando, la <em>terra</em> come luogo in cui si svolgono le vicende mitiche non è il nostro globo: <em>terra</em> indica qui il piano che si forma collegando i quattro punti dell’anno segnati dagli equinozi e dai solstizi, ovvero l’eclittica: i quattro angoli, cioè le costellazioni che sorgono insieme al sole agli equinozi e ai solstizi, sono i punti che determinano una <em>terra</em>; così ogni Età del mondo ha la sua <em>terra</em>, ed è proprio per questo che si parla di <em>fine del mondo</em>: quando i punti dell’anno vengono determinati da un nuovo gruppo di costellazioni zodiacali portate dalla Precessione degli Equinozi, sorge una terra nuova. Quindi il cielo come luogo di svolgimento delle vicende mitiche, lo Zodiaco come <em>terra</em> in cui nascono i miti, in cui si muovono Dei ed Eroi, e fra questi, appunto, GILGAMESH, per due terzi dio e per un terzo uomo.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>La Storia di Gilgamesh</strong></h6>
<p>Gilgamesh è un re dispotico, crudele, violento. Gli uomini di Uruk, annichiliti dalla sua arroganza e malvagità, si rivolgono alla dea Ninsun, madre di Gilgamesh, pregandola di creare un suo doppio, cioè qualcuno che gli sia pari per forza fisica e impetuosità di cuore. Gilgamesh cesserà di essere un Signore-Padrone dispotico il giorno in cui avrà trovato un suo pari, che sia nel contempo suo rivale e amico, così profetizza la dea che crea perciò Enkidu, dal corpo villoso e dai lunghi capelli femminili. Enkidu è il contrario di Gilgamesh. Semiselvaggio, vive e si accoppia con gli animali, vivendo nelle grotte o nella foresta. Dotato di forza sovrumana, distrugge tutto quanto incontra.</p>
<p>Un giorno un cacciatore lo incontra nella foresta, e rimane talmente spaventato che subito corre dal suo re a raccontargli l’accaduto. Udite le parole del cacciatore, Gilgamesh decide che l’unico modo per ammansire quel mezzo animale è allontanarlo dalla sua condizione di bestia, dalla sua selvatichezza. Per far questo è necessario che venga sedotto, che conosca l’amore di una donna. Quindi Gilgamesh manda da Enkidu una cortigiana con l’incarico di sedurlo. </p>
<p>Ella si unisce a lui per sette giorni e sette notti e finalmente riesce a farne un uomo. &#8220;<em>Enkidu</em> &#8211; disse la donna &#8211; <em>sei divenuto bello come un dio, perché vuoi continuare a errare in compagnia degli animali? Suvvia, vieni con me, che io ti condurrò a Uruk. È lì, appunto, che Gilgamesh infuria come un toro e tiene sotto i suoi piedi tutti gli uomini</em>&#8220;. &#8220;<em>Guidami alla città di Uruk</em> &#8211; rispose Enkidu &#8211; <em>e in quanto a Gilgamesh e al suo crudele dominio, io muterò ben presto lo stato delle cose. Io lo provocherò e lo sfiderò, e gli mostrerò, una volte per tutte, che i giovani campagnoli non sono degli imbecilli</em>&#8220;.</p>
<p>L’incontro tra i due avviene alla porta del tempio. Gilgamesh e Enkidu si azzuffano come tori selvaggi, ma è il re che inaspettatamente ha la peggio, e comprende così di aver incontrato il suo degno avversario. La profezia della dea si avvera, e il risultato finale della lotta fu l’inizio di una lunga e tenera amicizia.</p>
<p>Passa il tempo, ed Enkidu nella nuova vita civile non si trova bene, e giorno dopo giorno si infiacchisce e intristisce sempre più. Allora Gilgamesh propone un’impresa: andare nella Foresta di Cedri a sfidare e uccidere il mostro Khumbaba. Giungono così presso la foresta foltissima, ai margini della quale si trova un’immensa porta; Enkidu la schiude, ma il grande portale, girando sui cardini, si richiude di colpo schiacciandogli la mano. Per dodici giorni Enkidu giace gemendo per il dolore, pensando di desistere dall’impresa. Ma Gilgamesh lo sprona, e i due entrano nella foresta dalla grande porta. Finalmente incontrano, sfidano e vincono il mostro Khumbaba. Gilgamesh però vuole risparmiargli la vita, mosso a compassione dai suoi lamenti, ma Enkidu insiste nell’ucciderlo, al che tutti e due sguainano le spade e staccano la mostruosa testa dal corpo gigantesco.</p>
<p>Al loro ritorno a Uruk, vittoriosi e festeggiati da tutti, si fa avanti la dea Ishtar, che ammaliata dall’impresa di Gilgamesh e più che altro dalla sua bellezza, gli chiede di giacere con lei diventando suo sposo. Ma Gilgamesh, sdegnosamente la rifiuta, al che la dea, furibonda, gli manda incontro il Toro Celeste, il cui galoppo è foriero di tempeste e terremoti e la cui venuta procura sette anni di siccità; ma Enkidu accorre in soccorso dell’amico, afferra una coscia e il membro del Toro Celeste, li strappa con un colpo violento e li getta in faccia alla dea., che umiliata e sconfitta se ne torna al suo cielo. Ma Ishtar ora fa le sue profferte a Enkidu, che lui sdegnosamente rifiuta, allora la dea lo punisce facendolo ammalare. Giorni e giorni dura l’agonia di Enkidu, finché il nono, vegliato dal suo amico, muore. Disperato Gilgamesh lo piange, e impone il lutto a tutta la nazione. Grande è il dolore per la perdita dell’amico, e grande è la paura che ‘forse’ anche lui dovrà morire.</p>
<p>Pensa così che l’unica soluzione è quella di diventare immortale, e parte alla ricerca di Utnapistim, che abita alla bocca dei due fiumi, l’unico che si è salvato dal diluvio e che gli Dèi hanno fatto diventare un dio, pensando che lui saprà come renderlo immortale. Parte, e dopo molto tempo arriva alla Porta del Sole Tramontante sul monte Masu, che gli viene aperta dai guardiani, gli Uomini-Scorpione. Viaggia dodici ore nel buio di un sotterraneo, poi finalmente irrompe la luce del sole; spossato, si ferma in riva al mare dalla ninfa Siduri, colei che fa il vino e la birra, che inizialmente cerca di distoglierlo dall’impresa ma che poi lo aiuta indicandogli che il barcaiolo Ursanabi può condurlo da Utnapistim. </p>
<p>Salpano quindi, e attraversano le Acque della Morte, e dopo 120 remate arrivano da Utnapistim detto &#8220;Il Lontano&#8221;, che vive nel luogo del transito del sole, a est della montagna. Qui &#8220;Il Lontano&#8221; gli racconta di come si salvò dal diluvio. Ma Gilgamesh vuole l’immortalità, e Utnapistim gli dice che deve stare sveglio sei giorni e sei notti, così avrà l’immortalità.<br />
Ma Gilgamesh è troppo stanco dal viaggio e subito si addormenta.</p>
<p>Al risveglio si dispera per non aver avuto la forza di resistere al sonno, al che Utnapistim, mosso a compassione, gli rivela il segreto degli Dèi, e cioè che in fondo al mare esiste una pianta che dà l’immortalità. Subito Gilgamesh si getta nel profondo dell’Oceano, trae a sé la pianta, ma non la mangia subito perchè vuole farne dono anche agli altri uomini di Uruk. Così si incammina e ritorna dalla porta da cui era entrato.<br />
Lungo la strada vede un pozzo; è stanco e vuole rinfrescarsi; appoggia quindi la pianta su di una pietra e fa il bagno; ma all’improvviso un serpente, attratto dal profumo della pianta, esce dall’acqua e la ghermisce, e subito si spoglia della sua pelle e ritorna al pozzo. Gilgamesh si siede e piange la perduta immortalità. Affranto, ritorna a mani vuote a Uruk, e su una pietra l’intera storia incide.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Un Viaggio Astrologico</strong></h6>
<p>Che l’EPOPEA DI GILGAMESH vada collocata sulle vie del cielo anziché relegarla tra monti e paludi terrestri lo si deduce sia dai luoghi in cui la scena è inserita sia dal tipo di personaggi che via via il nostro eroe incontra. Non solo; possiamo sapere anche l’epoca in cui questa storia si svolge, e lo capiamo quando la dea Ishtar manda il Toro Celeste contro Gilgamesh, al quale poi Enkidu strappa la coscia e il membro; il Toro Celeste altri non è che la costellazione del Toro, costellazione che non è rappresenta da un toro intero ma tagliato a metà alla vita, mancante appunto della parte posteriore. </p>
<p>Quindi, questa scena vuole raccontarci il passaggio dall’ERA DEI GEMELLI (qui rappresentati da Gilgamesh ed Enkidu) all’ERA DEL TORO (poco dopo infatti Enkidu muore e il Toro Celeste, così menomato, viene assunto in cielo in mezzo alle stelle!), ciò che avvenne intorno al 4.499 a.C.<br />
È quindi, questa, una storia ‘celeste’, e lo si deduce anche dalla serie di personaggi che la popolano; prendiamo ad esempio il Guardiano della Foresta di Cedri, quel mostro Khumbaba ucciso dai due amici: ebbene, i testi lo definiscono un dio, e pare corrispondere al dio elamitico Hmba, che addirittura è inserito in un elenco sumero di stelle col determinativo <em>mul</em> che precede appunto il nome delle stelle: <em>mul Hmba</em>, quindi, che era poi il nome con il quale i Sumeri chiamavano la stella <em>Procione</em>, l’alfa della costellazione del Cane Minore, stella che questo popolo aveva annoverato fra quelle della costellazione del Cancro. Non solo: la stella <em>mul Hmba</em>, poi, era rappresentante, tra i pianeti, di Mercurio.</p>
<p>Altro elemento interessante il fatto che per entrare nella Foresta di Cedri i due devono passare attraverso una porta! Ma che ci fa una porta in una foresta? La porta è sempre un passaggio fra due stadi, fra due mondi, fra il qui e il là. Abbiamo poi visto che Khumbaba corrisponde alla stella <em>Procione</em>, stella che si trova vicino alla costellazione del Cancro. Tutto questo sarebbe un arcano inghippo se non sapessimo che nel Cancro noi troviamo una delle Porte dello Zodiaco (l’altra è in Capricorno), ovvero la Porta dalla quale si incarna il genere umano (mentre da quella del Capricorno si incarnano gli Dei). È quindi un viaggio a ritroso quello che intraprendono Gilgamesh ed Enkidu: dalla Terra degli Uomini a quella del Cielo, passando per la Porta della Foresta di Cedri, appunto il Cancro.</p>
<p>Altresì interessante notare che uno degli appellativi di Khumbaba era &#8220;<em>dio della fortezza di intestini</em>&#8220;, ciò che ha fatto pensare ad alcuni studiosi che egli fosse l’abitante e il signore del labirinto, ovvero un predecessore del più famoso Minotauro. In un bassorilievo raffigurante Khumbaba vediamo la sua faccia che sembra appunto fatta di intestini, raffigurata com’è da un’unica linea sinuosa, faccia che ha forti rassomiglianze con quella del dio messicano Tlaloc, il &#8220;<em>dio della pioggia</em>&#8220;: qui, invece di un’unica linea sinuosa, abbiamo due serpenti che, attorcigliandosi l’un con l’altro, ‘formano’ la faccia del dio, che così assomiglia al Caducèo di Ermes-Mercurio.</p>
<p>Quindi il Caducèo, il volto di Tlaloc e l’idea di un &#8220;dio degli intestini&#8221;, non possono che indicarci Mercurio (consideriamo che questo pianeta, astrologicamente, ha il suo dominio, oltre che in Gemelli, anche in Vergine, Segno che nella Medicina Astrologica corrisponde agli intestini). Ma che c’entra Mercurio con il Cancro? Nell’antichità Mercurio era considerato un dio lunare, e aveva forti rassomiglianze con il dio lunare egizio Thot, colui che aveva insegnato la scrittura agli uomini. Non solo: in Egitto, nella tomba del faraone Men-Maat-Ra-Sethi I, figlio di Ramesse I, troviamo menzionato il pianeta Mercurio come &#8220;<em>Stella del Nord del Cielo</em>&#8220;, e comunque come Signore del Secondo Decano del Quarto Segno, appunto il Cancro, che nella raffigurazione zodiacale rappresenta il Nord.</p>
<p>Altri personaggi che ci danno un’ulteriore prova della collocazione astrale di questo mito, sono Utnapistim il Lontano, ovvero il Noè mesopotamico, che ha la sua dimora alla &#8220;bocca dei fiumi&#8221;, e Siduri, l’ostessa divina.<br />
Si racconta che Gilgamesh giunse al passo del monte Masu, alle cui porte facevano la guardia gli Uomini-Scorpione. Consideriamo che Masu vuol dire <em>gemelli</em>, e che tra le stelle ‘masu’ babilonesi troviamo la lambda e la ipsilon Scorpii, ovvero le stelle gemelle del pungiglione dello Scorpione. Il monte Masu rappresenta quindi, nell’astronomia babilonese, la zona compresa tra la fine della costellazione dello Scorpione e l’inizio di quella del Sagittario, zona celeste in cui troviamo niente meno che il Centro della Galassia, luogo dal quale si diceva passavano le anime nel loro iniziale cammino post-mortem, ed è da lì che inizia, si legge nel testo, &#8220;<em>un’oscurità che nessuno ha mai percorso</em>&#8220;.<br />
Del resto sappiamo che, astrologicamente parlando, nello Scorpione, ottavo Segno analogico all’ottavo settore oroscopico, viene rappresenta la morte del corpo fisico; interessante notare che se la vita inizia in Ariete, primo Segno, la morte non è, come ci si aspetterebbe, nell’ultimo Segno, cioè i Pesci, bensì, come visto, nell’ottavo. Da lì, infatti, vi sono altri quattro Segni che in pratica rappresentano il cammino e il processo evolutivo che l’anima deve compiere prima della sua rinascita in un nuovo corpo nel Segno dell’Ariete. Siamo quindi nel mondo delle tenebre, e Gilgamesh, come dice il testo, viaggia per dodici ore in un tunnel sotterraneo prima di vedere irrompere la luce del sole.</p>
<p>Finalmente il nostro eroe arriva in un giardino di pietre preziose: qui incontra Siduri, l’ostessa divina. Il personaggio Siduri è stato accostato da vari studiosi a quei personaggi che in molti poemi epici hanno il compito di assistere le anime nel momento della loro dipartita dal corpo, come ad esempio la monaca Gertrude nella cui locanda passavano le anime la prima notte dopo la morte. Siduri dà a Gilgamesh alcuni consigli su come arrivare al luogo in cui abita Utnapistim; prima di tutto dovrà trovare Ursanabi, il traghettatore, perché sarà lui ad accompagnarlo nel Mare della Morte. Ora noi dobbiamo considerare che ci sono stati tramandati dei nomi di costellazioni che suonano come Ade o Il Traghettatore: questi nomi noi li troviamo tra lo Scorpione e il Sagittario, dove prima avevamo visto il Centro Galattico. Si può pensare che Siduri e il traghettatore Ursanabi trovino la loro ‘casa’ in questi luoghi.</p>
<p>Ursanabi dice a Gilgamesh di tagliare 120 pali che gli serviranno per spingere avanti la barca, così che le sue mani non tocchino le acque della morte. In pratica ogni palo serve per una remata, stimando così che per arrivare a destinazione ci vogliono 120 remate: consideriamo che dallo Scorpione, punto di partenza di questo viaggio di Gilgamesh alla ricerca della pianta della rinascita, fino ai Pesci, dove si presume viva Utnapistim, ci sono quattro Segni, ovvero 120°! Finalmente Gilgamesh arriva dinanzi a Utnapistim, che è poi, come detto, il Noè mesopotamico, e che gli racconta del Diluvio, di come Enki, dio delle acque, della sapienza e creatore dell’umanità, lo avesse avvertito della decisione di Enlil, dio della terra e del vento, di distruggere l’umanità, e di come costruire l’Arca. Questa misurava un acro (un iku) di spazio piano, e altrettanto per ciascun lato, così che l’Arca era in pratica un cubo. Ovviamente il diluvio fu spaventoso, a tal punto che Enki redarguisce Enlil il quale poi si scusa con Utnapistim e sua moglie, concedendo loro di essere come Dèi e di abitare &#8220;alla bocca dei fiumi&#8221;. </p>
<p>Questa &#8220;bocca dei fiumi&#8221; era il nome dato alla città di Eridu, a sua volta associata, e comunque rappresentante ‘terrestre’, della stella <em>Canopo</em>, l’alfa della costellazione della Carena, stella che secondo i babilonesi reggeva le profondità dell’Apsu, l’oceano d’acqua dolce che aveva forma di cubo, e l’Arca era anch’essa fatta a somiglianza dell’Apsu, visto che era un cubo e misurava &#8220;un <em>iku</em>&#8221; per lato.<br />
Per capire l’importanza di quanto ora detto, consideriamo che questa misura, &#8220;un <em>iku</em>&#8220;, era il nome che i babilonesi davano al <em>Quadrato di Pegaso</em>, costellazione che, ‘guarda caso’, è racchiusa in quella dei Pesci.</p>
<p>Da quanto ora esposto vediamo come il viaggio di Gilgamesh sia stato un viaggio celeste, &#8220;lungo la via del sole&#8221;, l’eclittica. Altre cose sarebbero da dire sui nascosti (ma poi non tanto) risvolti celesti nell’Epopea di Gilgamesh. Basti per ora sapere che ogni mito, ogni ‘caduta’, ogni ‘misurazione’, è la descrizione di quelle ‘correzioni’ che si debbono attuare ogniqualvolta il cielo muta, ogniqualvolta cioè vi è da rimettere a posto l’orologio cosmico.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] G. de Santillana e H. von Dechend, <em>Il mulino di Amleto</em>, Adelphi, Milano 1983.<a href="#testo1">&uArr;</a></p>
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