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- Il
mito di Adapa di Eridu o il Quadrato di Pegaso
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- di
Renzo Baldini
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- Affresco da
Tell-Ahmar, Siria, sec.VIII a.C.
Nel
1887 a Tell el-Amarna (o Ankh Atun, sulla riva destra del Nilo,
non lontano, seppur sull'altra riva, da Ermopoli, la città
sacra a Thot), furono ritrovate, nei resti dell'archivio di Amenofi
III (che regnò dal 1408 al 1372 a. C.) e di Amenofi IV
(o Akhenaton, e che regnò dal 1372 al 1354 a.C.), alcune
copie frammentarie relative a vecchi miti di epoca kassita (popolazione
di origine iranica dominante la Mesopotamia del XVI secolo a.C.)
usati come testi di esercizio nelle scuole degli scribi del faraone:
tra questi, citiamo i miti di Nergal ed Ereshkigal (rispettivamente
dio e dea della vegetazione) e quello, appunto, di Adapa di Eridu.
- Consideriamo comunque
che il mito di Adapa sembra essere molto più antico dell'epoca
kassita, e rientra in quelle storie i cui protagonisti sono figure
prometeiche semidivine che sfiorano la conoscenza dell'immortalità.
- Altre tracce su Adapa
provengono dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal (secolo
VII a.C.) e, cosa interessante e che avvalora la parte finale
della narrazione del mito, su una ricetta medica dell'epoca,
vedendosi quindi Adapa come dispensatore di salute (in questo
protetto dalla dea Ninkarrak).
- Dice Theodor Gaster,
studioso inglese di letteratura primitiva:
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- "Adapa
non è un essere umano; soltanto su questa base, peraltro
chiaramente indicata nel testo originale, la storia diviene intellegibile...Così
possiamo in primo luogo comprendere come Adapa possa essere in
possesso di una formula magica abbastanza potente da spezzare
l'ala del vento, come pure possiamo comprendere il reale significato
implicito nella decisione del Dio Supremo, allorché Adapa
è condotto al suo cospetto per essere giudicato. Quando
il Dio si convince che Adapa ha realmente agito mosso da riverenza
e devozione, si decise a conferire l'immortalità e di
conseguenza gli offre il cibo e la bevanda degli dèi,
consumando le quali automaticamente Adapa diverrebbe Dio. Ma
è precisamente questa eventualità che l'astuto
Ea (in sumero Enki) ha previsto. Ea non desidera che la propria
creatura venga trasferita nella schiera degli dèi, poiché
in tal modo verrebbe privato dei suoi servigi. Ecco perché
Ea convince Adapa a rifiutare il cibo offertogli, affermando
che si tratta di un cibo letale".
- (T.Gaster,
Le più antiche storie del mondo, ed. Mondadori-Einaudi,
Verona, 1971)
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- Ma veniamo alla descrizione
del Libro di Adapa così come ci viene dalla traduzione
fatta dal Gaster.
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- Il
Libro di Adapa di Eridu
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- Ea, Signore della Sapienza
e della Saggezza, decise una volta, per gioco, di creare una
creatura che avesse l'aspetto di un uomo e la saggezza degli
dèi. Scese dunque sulla Terra e nella sacra città
di Eridu dette forma ad un essere cui pose il nome di Adapa.
Tanto saggio era questo essere, che nulla, né in cielo
né in terra, poteva sfuggire alla sua comprensione. Quando
apriva bocca, era come se parlassero gli dèi stessi e
nessuno poteva contraddire le sue parole. Non c'erano arti o
mestieri nei quali non fosse maestro: sapeva impastare il pane
come il panettiere, pescare come il pescatore e cacciare come
il cacciatore. Ed era altrettanto buono quanto era saggio. Puro,
onesto, pio, osservava tutte le leggi degli dèi e ogni
sera, prima di coricarsi, si faceva premura di fare un giro in
città e controllare che tutte le porte fossero chiuse,
così che ognuno potesse riposare tranquillo.
- Un giorno Adapa uscì
in cerca di pesce per il pranzo del suo padrone Ea, ma si era
appena allontanato dalle sponde che il cielo si fece livido,
e, sopra il suo capo, ecco apparire il grande spirito dell'uragano,
sotto forma di enorme uccellaccio che spazzava le acque con le
ali gigantesche, rendendole agitate e tempestose. Su e giù
oscillava la piccola barca, sballottata di qua e di là,
finché un potente soffio di vento la investì e
la rovesciò, e Adapa si trovò a dibattersi nell'acqua,
in mezzo ad un branco di pesci. Agitando la mano contro l'uccello,
Adapa pronunciò questa solenne invettiva: "Uccellaccio
della tempesta, per questa tua malvagità io farò
sì che ti si spezzi l'ala!". Tanto potente fu la
sua invettiva che non appena l'ebbe pronunciata l'ala dell'uccello
si spezzò. Per sette giorni non un alito di vento soffiò
sulla terra, e il mare era piatto come una tavola.
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- Quando il Dio vide che
il vento aveva cessato di soffiare, chiamò a se Ilabrat,
l'alato messaggero del cielo: "Perché - domandò
- il vento ha cessato di soffiare?"; "Signore - rispose
il messaggero - la creatura che Ea ha creato gli ha spezzato
un'ala". A queste parole Dio si adirò, e alzandosi
dal trono ordinò che quel miscredente fosse condotto alla
sua presenza. Ma Ea, il Saggio, il quale conosce tutti i segreti
del cielo e al quale nulla può essere celato, subito accorse
in aiuto del suo servitore. "Adapa - disse Ea - sciogliti
i capelli, cospargiti di cenere il capo e vestiti di stracci;
quando avrai raggiunto la porta del cielo vi troverai di guardia
due sentinelle: sono gli dèi Tammuz (Dumuzi) e Ghishzida
(Ninghishzida), i due possenti Signori della fertilità
che sparirono dalla terra durante la torrida estate. Scorgendoti,
ti chiederanno quale ragione ti conduca, ridotto in uno stato
così pietoso, alla porta del cielo. "Due dèi
sono scomparsi dalla terra - tu dovrai rispondere - e io sono
venuto a piangere e a implorare per loro la misericordia divina".
Con queste parole vincerai i loro cuori, ed essi verranno in
tuo aiuto e difenderanno la tua causa dinanzi al Giudice divino.
Allora l'ira di Dio si placherà, ed egli comanderà
che cibo e bevande vengano imbandite dinanzi a te. Ma tu non
dovrai assaggiare quel cibo, perché sarà cibo di
morte, e non dovrai bere quell'acqua, perché sarà
acqua di morte. Ricorda bene queste mie parole! Non le dimenticare!".
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- Adapa fece dunque ciò
che Ea gli aveva detto: si sciolse i capelli, si cosparse il
capo di cenere e si vestì di stracci. Ed ecco giungere
il messaggero di Dio: "Adapa - disse - è accusato
di aver spezzato l'ala dell'uccello delle tempeste. Venga egli
dunque condotto a giudizio!". Così Adapa fu consegnato
nelle mani del messaggero per essere condotto dinanzi alla corte
siderale. Quando giunse alla porta del cielo, trovò due
guardiani, proprio come aveva detto Ea: "Altolà -
gridarono sbarrandogli il passo - che cosa ti porta alla corte
siderale ridotto in tale maniera?". Ma Adapa fu pronto a
rispondere: "Due possenti dèi sono scomparsi dalla
terra. Sono venuto a piangere e a implorare per loro la misericordia
divina". "E chi sono questi dèi?", chiesero
le sentinelle. "Tammuz e Ghishzida", rispose Adapa.
A queste parole i guardiani si intenerirono, parlarono affabilmente
con Adapa, e lo introdussero alla presenza di Dio. Allora Dio
sorse dal trono e con voce forte e terribile disse: "Adapa,
avanza e rispondi! Perché hai spezzato l'ala dell'uccello
delle tempeste?". Ma Adapa non si turbò, e rispose
con calma: "Signore, la cosa è andata così:
Ea, il mio Signore della Sapienza, mi ha fatto più saggio
di tutti gli uomini e mi ha rivelato i segreti siderali e della
terra. Io lo ringraziavo, perciò, procurandogli il cibo
quotidiano. Un giorno mi avventurai nell'oceano per cercargli
pesce. Quando calai in mare la barca, il mare era calmo come
uno specchio, e neppure un'onda increspava la sua distesa. Ma
d'improvviso l'uccello delle tempeste venne roteando, agitò
e sconvolse le acque in tal modo che la mia nave fu rovesciata
e il mio padrone rimase senza cibo. Per questo io, preso da cieca
ira, scagliai contro di lui un'invettiva così potente
che l'ala dell'uccello fu spezzata". Mentre Adapa parlava,
Dio lo scrutava attentamente, e non sapeva se prestar fede o
no alle sue parole. Ma quando Adapa ebbe terminato il racconto,
ecco Tammuz e Ghishzida avanzarsi e inchinarsi davanti al trono
siderale: "Signore Dio - essi dissero - Adapa dice il vero.
Egli non è un empio mentitore, bensì uno che ama
e onora gli dèi e si preoccupa del loro bene. Infatti,
vedi, anche ora che la sua vita è in pericolo, egli si
è presentato davanti a te con i capelli sciolti e con
le vesti a lutto a piangere per noi e a invocare la tua grazia.
Ti imploriamo, o En, non considerare la sua azione un misfatto
e non lo condannare!".
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- A tali parole, l'ira
di Dio si placò e il suo cuore si intenerì: "Adapa
- disse rivolgendosi agli dèi che gli stavano intorno
- è scagionato da ogni colpa e non verrà punito.
Inoltre, poiché Ea ha creato Adapa uguale agli dèi,
nonostante il suo aspetto sia quello di un mortale, d'ora innanzi
egli avrà il rango di Dio! Offritegli dunque cibo e acqua
affinché possa mangiare e bere come noi, e diventare in
tal modo uno di noi!". Ma quando posero dinanzi a lui cibo
e acqua, Adapa si sovvenne delle parole di Ea, e non volle né
mangiare né bere. "Ah! - disse Dio sorridendo tra
sé - Adapa dopo tutto è un uomo, ottuso, sciocco,
irragionevole, giacché rifiuta il ciboe la bevanda che
lo renderebbe immortale!". Quindi, volgendosi ai suoi servi:
"Portatelo via - comandò - e fatelo ritornare sulla
terra!". Ma Dio è comprensivo e generoso, e si sovvenne
dell'onesta di Adapa e del suo rispetto e della devozione con
cui si era presentato al suo cospetto: "Adapa - disse allora
affabilmente - sebbene tu debba ritornare ora sulla terra, nondimeno
avrai la tua ricompensa". E Dio gli rivelò tutti
i misteri siderali e tutta la sua gloria e il suo splendore.
Quindi, alzatosi dal trono, così decretò: "Sebbene
Adapa debba ora ritornare sulla terra, egli non andrà
soggetto alle malattie dei mortali. La potente Ninkarrak, la
Signora della salute, sarà sempre al suo fianco. Qualora
la peste gli venisse accanto, essa ne svierà il cammino;
qualora la sventura si dirigesse verso di lui, essa le precluderà
il passo; qualora egli fosse triste, angosciato e insonne, essa
gli procurerà calma e riposo. E inoltre, Adapa sarà
dominatore di uomini, i suoi eredi regneranno in eterno, e la
città di Eridu, dove egli vive, non pagherà tributi
ad alcun mortale!". E così fu e così è
ancora oggi. Perché i figli di Adapa siedono ancora oggi
sul trono, e la città di Eridu non paga tributi a nessuno.
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- Commento
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- Quanto detto ci mette
di fronte a quelle tipiche figure prometeiche, semidivine, create
dagli dèi ma poi da questi, per i più svriati motivi,
"declassate" a rango di semplici mortali, costrette
a vivere la vita di uomini e a patire tormenti.
- Sappiamo che lo svolgersi
delle vicende mitiche "ama mascherarsi dietro a particolari
apparentemente oggettivi e quotidiani, presi in prestito da circostanze
risapute", nascondendo quello che è invece il
vero campo di azione degli avvenimenti mitici, cioè il
cielo, cioè la fascia dell'eclittica, "la vera
terra dove si svolgono tali avvenimenti, il luogo dove si compiono
i grandi peccati e le imprese eroiche" (G.de Santillana
e H.von Dechend, Il mulino di Amleto, ed. Adelphi, Milano, 1983).
- Come detto, Adapa è
Signore (En) di Eridu; ai fini di una corretta decifrazione del
mito qui preso in esame, crediamo opportuno prendere in considerazione
quello che è il luogo in cui Enki/Ea dette forma ad Adapa,
e cioè la città di Eridu.
- I babilonesi identificarono
la città di Eridu con il misterioso "pi-narati",
alla lettera "la bocca dei fiumi" (ma il suo significato
è la "confluenza" dei fiumi). Ora, il sito archeologico
di Eridu non si trova affatto vicino alla confluenza dei due
fiumi della Mesopotamia: si trova invece tra il Tigri
e l'Eufrate, che sfociano in mare separatamente, ed è
inoltre piuttosto a monte (ciò non toglie niente al mito
acquatico delle origini di Eridu, essendo infatti la città
circondata da enormi laghi alimentati da una considerevole riserva
di acqua dolce sotterranea). L'impasse sembrerebbe stata risolta
da W.F.Albright, che al posto di "foce" mise "sorgente",
il che, però, ci ha portati tra i monti dell'Armenia (!),
ciò che non si può dire abbia risolto il caso!
- Come si vede (e comunque
per quanto ci riguarda), Eridu pi-narati non può avere
un mero significato geografico: Eridu simboleggiava la "confluenza
dei fiumi", topos della massima importanza ove i grandi
eroi si recavano in pellegrinaggio nel vano tentativo di conquistare
l'immortalità.
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- Eridu era la sede, come
detto, di Enki/Ea, il Saturno mesopotamico (altri intendono invece
Ninib), il "Signore delle misure" (denominate "me"
in sumerico, "parsu" in accadico, "ma'at"
in egiziano); quando Saturno decadde, infatti (cioè quando
finì l'Età dell'Oro), la sua dimora venne posta
in prossimità del Polo Sud celeste, e in particolare su
Canòpo, stella principale della Costellazione della Carena,
seconda per luminosità solo a Sirio, costellazione che
assieme a quella della Vela e della Poppa forma quella della
Nave d'Argo, la nave degli Argonauti: Canòpo era il timoniere
di detta nave.
- Quindi, come anche stabilito
da B.L. van der Waerden, autorevole studioso della storia dell'astronomia,
Eridu, il sumerico "mul NUN ki", è Canòpo.
- In Mesopotamia, Canòpo
ha il nome di "Stella-giogo del mare" (invece la "Stella-giogo
del cielo" è il Drago).
- Ora, si dice che prima
della creazione tutte le terre fossero mare; poi, venne fatta
Eridu, venne costruito l'Esagil (pietra cubica, simbolo di Saturno
e/o unità di misura): nella tavoletta cuneiforme catalogata
sotto il numero K 3476, e che tratta della festa del Capodanno
babilonese, si legge che il sacerdote Urigallu "uscirà
sino all'Eccelso Cortile, si volterà verso Nord e benedirà
il Tempio Esagil tre volte con la seguente benedizione: Stella-iku,
Esagil, immagine del cielo e della terra".
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- E' qui menzionata la
parola "iku": ebbene, 1-iku rappresentava l'unità
di misura fondamentale di superficie agraria (equivalente a circa
3600 m2); questo può anche non significare nulla se non
sapessimo che la stessa unità (1-iku) rappresentava il
quadrato formato dalle stelle della Costellazione del Pegaso,
alfa, beta, gamma e delta Pegasi (da considerare che la delta
Pegasi è condivisa con Andromeda, della quale rappresenta
la stella alfa), costellazione racchiusa dai Pesci e che reggeva
il solstizio invernale durante l'Era dei Gemelli (6000-4000 circa
a.C.), e che lo studioso Arthur Ungnad intese come il Paradiso,
cioè il "Campo Primordiale"!
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- (nella
figura sotto riprodotta, ricostruita sulla base dei testi astronomici
mesopotamici ed estratta dal libro "Il mulino di Amleto",
ed. Adelphi, Milano 1983, vediamo, racchiuso dai Pesci, il "Quadrato
di Pegaso").
- Da notare che nei pressi
di questo "quadrato stellare" abbiamo la nebulosa a
spirale NGC 7331 e l'ammasso globulare M 15.
- Consideriamo altresì
che "1-iku", oltre ad essere il nome con il quale si
disegnava il Quadrato di Pegaso, era anche il nome del Tempio
di Marduk in Babilonia: ora, Marduk era il pianeta Giove, pianeta
che, guarda caso, sorgeva eliacamente assieme al "quadrato
di Pegaso": il sorgere eliaco di 1-iku (per essere più
precisi, di beta Pegasi, cioè la stella Scheat) coincideva
con il solstizio invernale del 4000 a.C.; il "quadrato di
Pegaso", infine, viene detto "l'abitazione della divinità
Ea, il capo delle stelle di Anu".
- Quindi, ricapitolando
quanto finora detto, se consideriamo che Eridu è Canòpo
e che l'Esagil è "1-iku", cioè il quadrato
formato dalle stelle alfa Pegasi (Markab), beta Pegasi (Scheat),
gamma Pegasi (Algenib) e alfa Andromeade (Alpheratz o Sirrah),
e che in questo quadrato di stelle alcuni vi hanno visto il "Paradiso"
o "Campo primordiale", ecco che la collocazione del
mito di Adapa diventa una collocazione siderale, cosmica, rientrante
comunque in quelli che sono i "miti della creazione".
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- La stessa
costellazione secondo A.Ungnad.
Enki/Ea,
Signore del Profondo, Dio dell'Oceano, delle acque sotterranee
e delle sorgenti (quelle che alimentavano i grandi laghi intorno
a Eridu) e dunque della fertilità, si reca nel "Campo
di Pegaso" e lì dà vita ad un essere che non
è né uomo né dio eppure pare e l'una e l'altra
cosa: Adapu.
- Consideriamo che Adapa,
nel mito, viene detto "sapientissimo tra gli Anunna":
erano, questi, esseri divini degli "inferi", il cui
nome sumerico Anunna (A-NUN-NA-NUN ki) viene interpretato come
"(dèi che sono) il seme del Principe", ove "Principe"
(NUN) è appunto Enki/Ea di Eridu.
- Alcuni hanno visto Adapa
come il capo di questi "seminatori", i quali venivano
impiegati dagli dèi per "seminare" la vita,
e comunque per coordinare quella che era stata la creazione fatta
dagli dèi, ovvero per gestirla e comunque perpetuarla
in mezzo agli uomini.
- Da questo punto di vista,
il mito di Adapa di Eridu diventa un mito cosmologico legato
allo svolgersi delle varie tappe della creazione, e comunque
diventa una delle molte allegorie circa i grandi "Miti della
Galassia".
- E se così è
(consentiteci questa digressione), perché non vedere Adapa
come uno dei tanti "luogotenenti galattici" preposti
al controllo di certe aree della Terra, e poi richiamato al cospetto
del "Comando Supremo" perché in un eccesso d'ira
(e chissà con quali mezzi!) per poco non provocò
un disastro nell'ecosistema terrestre ("l'ala spezzata del
vento del Sud", che così smise di soffiare)?
- D'altronde, come dicevamo,
le vicende narrate nei miti amano nascondersi dietro a particolari
quotidiani, apparentemente comuni e/o di poco conto, in tal modo
traducendo e reinterpretando certe verità che, altrimenti,
mai verrebbero comprese dalle umane creature.
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