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- Il
mito di Etana di Kish o l'eterno ritorno
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- di
Renzo Baldini
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Eroe
nazionale babilonese, 13° re-sacerdote della prima dinastia
di Kish, "la città che gli dèi formarono"
("ala i-ci-ru", che è poi anche il titolo originale
del poema in questione), Etana rappresenta uno dei primi "legami
sacri" fra l'uomo e la divinità.
- E' lui, il "Pastore
del popolo", il protagonista di questa storia.
- Secondo le cosidette
"liste regie", Etana regnò su Kish, in epoca
antidiluviana, per ben 635 anni.
- Il mito di Etana di
Kish, di soggetto prometeico, è giunto fino a noi in vari
frammenti di epoca Amurrea (2.000 a.C. circa) e ricostruito poi
utilizzando altre fonti sempre frammentarie.
- Pare comunque trattarsi
di due storie abilmente fuse assieme (la ricerca dell'erba della
fertilità e la storia dell'aquila e del serpente).
- Si dice che Etana si
Kish non riuscisse ad avere un erede, cioè sua moglie
non riusciva a partorire, e in conseguenza di ciò "Kish
piangeva". Per questo il re va in cerca dell'erba della
fertilità, o erba del parto ("shammu sha alàdi"),
e si rivolge a Shamash (in accadico Babbar, corrispondente al
sumerico Utu) il dio del sole, che lo rinvia all'aquila.
- Con questa sale verso
il cielo per andare a prendere l'erba (ché è la
che stava) ma, preso da stanchezza o da un capogiro, precipita
e muore.
- Come Gilgamesh, anche
Etana si vede sfuggire l'erba della vita.
- Fonti storiche dicono
comunque che sul trono di Kish, dopo la morte di Etana, salì
suo figlio Balikhu, ciò che farebbe intendere una risoluzione
del problema iniziale (altre fonti dicono che Etana non morì,
continuò a regnare ma senza discendenti).
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- Il
Libro di Etana di Kish
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- C'era un tempo in cui
ancora non esistevano sulla Terra né re né templi;
gli uomini vivevano senza un loro "pastore" e tutto
il potere era nelle mani degli dèi. Non sapeva l'uomo
darsi un re, e questo agli dèi non piaceva, così
gli uomini vennero presi in odio, e malattie e morte furono scaraventate
sulle città.
- Ma due fra questi dèi,
con occhio più benevolo guardavano le "teste nere"
(i Sumeri), e decisero che la regalità sarebbe scesa dal
cielo: Inanna (dea di Uruk, per i Sumeri Ishtar) per giorni e
giorni si mise alla ricerca, e con lei Enlil (dio di Nippur,
il toro sdraiato), che ispezionò i troni del cielo. Dopo
che entrambi ebbero cercato, la scelta cadde su Etana, umile
pastore.
- "Etana è
un fedele e buon pastore. Sarà lui che custodirà
il popolo e sarà egli En (Signore)", disse Inanna.
- Così Etana fu
condotto a palazzo reale e subito furono celebrate le cerimonie
dell'incoronazione. Sacerdoti e maghi offrirono agli dèi
succulenti cibi e prelibate bevande affinché desistessero
dal loro malvolere e concedessero protezione all'En e al regno.
Secondo le usanze, Etana fu condotto in appartate stanze perché
fosse unito ad un'eletta e sacra sposa, e perché da tale
unione il paese traesse impulso e sviluppo. Ma gli dèi,
per quanto succulenti fossero i cibi e prelibate le bevande,
non concessero la loro protezione, e castighi e pestilenza giunsero
sulla città, e la sposa di Etana non concepiva. Alla fine,
vedendo che la sua sposa rimaneva sterile, e che ogni giorno
che passava il suo popolo si assottigliava sempre più,
Etana si rivolse al dio Shamash: "Signore, gli dèi
ho onorato, gli spiriti ho riverito, i miei agnelli hanno soddisfatto
gli dèi. Signore mio, un comando esca dalla tua bocca:
dammi la pianta della generazione, strappa dal ventre la mia
discendenza e stabiliscimi un nome!".
- Shamash aprì
la bocca e disse a Etana: "Vai per la tua strada, varca
la montagna, guarda la fossa, osserva il suo interno! Lì
è stata gettata l'aquila: essa ti farà vedere la
pianta della generazione".
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- Antefatto:
l'aquila e il serpente
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- (Un'aquila propone
ad un serpente di vivere in amicizia e collaborazione; il serpente
accetta, ambedue fanno giuramento davanti a Shamash: chi verrà
meno al giuramento sarà da Shamash punito. Ha così
inizio la collaborazione tra l'aquila e il serpente).
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- All'ombra dell'albero
procreò il serpente, mentre l'aquila generò sul
suo picco.
- Tori selvatici ed asini
prendeva l'aquila: il serpente li mangiava, poi smetteva, e mangiavano
i suoi figli.
- Capre e gazzelle prendeva
il serpente: l'aquila li mangiava, poi smetteva, e mangiavano
i sui figli.
- Antilopi e stambecchi
prendeva l'aquila: il serpente li mangiava, poi smetteva, e mangiavano
i suoi figli.
- Pantere e leoni di campagna
il serpente prendeva: l'aquila li mangiava, poi smetteva, e mangiavano
i suoi figli.
- Dopo che i figli dell'aquila
furono cresciuti e diventati grassi, l'aquila nel suo cuore concepì
cattivi pensieri:
- "Del serpente più
bisogno non ho; i miei figli da sé medesimi il cibo possono
procurarsi. E' ora che al mio personale vantaggio io pensi. I
figli del serpente voglio mangiare, il cuore del serpente voglio
divorare! Salirò sul cielo e lì mi siederò.
Chi è più grande di me?".
- Ma un suo piccolo, molto
intelligente, disse queste parole: "Non mangiare, padre
mio, ricorda il giuramento. Chi trasgredisce, Shamash con la
mano di un ammazzatore lo ammazza malamente!".
- Ma l'aquila non ascoltò;
discese e mangiò i figli del serpente...Il serpente piangeva:
"Confido in te, Shamash; all'aquila avevo concesso il mio
favore, del male non pensavo contro la mia amica. Quanto ad essa,
il suo nido è sicuro, disperso invece è il mio,
il mio nido è lacerato dai suoi artigli. Salvi sono i
suoi piccoli, ma non ci sono più i miei figli. Essa è
discesa e ha mangiato la mia prole".
- Quando intese questa
preghiera, Shamash aprì la bocca e disse al serpente:
"Vai per la tua strada, passa la montagna. Per te un toro
ho ucciso. Entra nel suo ventre e prendivi dimora. Ogni specie
di uccello discenderà e mangerà la sua carne. Anche
l'aquila. Quando essa entrerà all'interno la prenderai
per le ali. Strappale le ali e gettala in una fossa. Essa muoia
la morte della fame e della sete!". E così fu
fatto, e l'aquila giace nella fossa, morente.
- Shamash disse all'aquila:
"Sei stata malvagia, una cosa vergognosa hai fatto. Ma un
uomo ti manderò, ed egli ti farà uscire dalla fossa,
ma tu dovrai aiutarlo".
- "Egli mi faccia
uscire dalla fossa! Gli darò ciò che desidera.
Io farò qualsiasi cosa egli mi dirà!", disse
l'aquila.
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- Etana
e l'aquila
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- (E' a questa aquila
che Shamash manda Etana).
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- Pianse e sospirò
nella fossa l'aquila. Per comando di Shamash, egli, Etana, la
fece uscire dalla sua fossa. Un piccolo uccello ella ottenne;
si rifocillò e riacquistò forza. L'aquila aprì
la bocca e disse a Etana: "Dimmi ciò che desideri
da me, te lo darò". Etana disse: "Amica mia,
dammi la pianta della generazione, fammi vedere l'erba del parto.
Ciò che uscirà dal seno della mia regina mi stabilirà
un nome!".
- L'aquila promise di
procurargliela, una volta che avesse ripreso le forze. Per otto
mesi Etana le portò cibo. Guarita, l'aquila disse a Etana:
"Appoggia il tuo petto contro il mio dorso, afferra con
le mani le mie ali, pianta i gomiti nei miei fianchi. Sto per
librarmi nell'aria. La pianta che tu cerchi è nel cielo
di Anum, presso il giardino di Inanna".
- Essa lo innalzò
per il cammino di un'ora doppia.
- "Amico mio - disse
l'aquila - guarda il paese com'è!".
- "Il vasto mare
è come un recinto per il bestiame!", disse Etana.
- Essa lo innalzò
per il cammino di due ore doppie.
- "Amico mio - disse
l'aquila - guarda il paese com'è!".
- "Il paese si è
cambiato in un orto e il vasto mare è come un cesto!",
disse Etana.
- Essa lo innalzò
per il cammino di tre ore doppie.
- "Amico mio - disse
l'aquila - guarda il paese com'è!".
- E vide Etana la Terra
come un fossatello di un giardiniere.
- E giunta che fu la quarta
ora doppia, l'aquila vide la paura negli occhi di Etana.
- Ascesero fino a Inanna.
"E ora?", disse l'aquila. "E ora, più nulla
vedo. Non vedo, ora", disse Etana. E preso da spavento si
rivolse all'aquila: "Batti il passo, affinché io
ritorni sulla Terra!".
- Ma ebbe vertigine, e
le sue mani si intorpidirono, e niente divenne il corpo: si sentiva
scivolare, e con un grido trascinò in rovina sé
e l'aquila.
- Per due ore doppie essi
precipitarono. L'aquila cadde e lui le stava davanti.
- Poi il precipitar ancor
li seguì.
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- Commento
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- Molto vi sarebbe da
dire a commento di questo poema, ma ci limitiamo ad alcune considerazioni
e osservazioni.
- Sappiamo che le più
o meno strane avventure in cui vengono coinvolti gli eroi e gli
dèi che popolano le storie mitologiche, come quelle, ampiamente
sfruttate dalla letteratura religiosa, relative al re o all'eroe
del momento che sale sul dorso di un'aquila o di altro animale,
certamente nascondono avvenimenti capitati realmente a chissà
chi e in chissà quale tempo e luogo, e la cui sopravvivenza
come "testimonianza storica" dipende esclusivamente
dall'essere inseriti, trasformati in "vicenda fantastica",
nelle trame mitologiche.
- Di questi "miti
di ascensione", e comunque di storie che hanno come fine
la ricerca di un qualcosa (sia essa la tanto agognata immortalità
o, come nella storia ora descritta, l'erba della fertilità),
troviamo traccia un po' in tutte le culture: basti ricordare,
tanto per fare alcuni esempi, Aristofane (445-388 a.C. circa),
che ne fa una caricatura nella sua commedia "La Pace",
dove fa salire al cielo il suo eroe sul dorso di uno scarafaggio!
- Oppure pensiamo all'anima
dell'eroe celtico Lugh, che saliva al cielo sotto forma di aquila
mentre il suo successore lo uccideva a mezza estate. Tracce che
farebbero pensare al mito di Etana le ritroviamo poi in un racconto
popolare finnico, dove l'eroe del romanzo viene sollevato in
aria da un grifone e vede la Terra diventare sempre più
piccola sotto di sé; quando essa gli appare "non
più grande di un pisello", il grifone si tuffa diritto
fino al fondo del mare, dove l'eroe trova l'oggetto per cui tanto
aveva penato, riuscendo alla fine a tornare sulla terraferma.
- Anche nel "Romanzo
di Alessandro" (ovvero Alessandro il Grande), di epoca medioevale,
vediamo che l'eroe dovette misurare le profondità del
mare, venne poi portato in cielo dalle aquile e navigò
per i mari più incredibili alla ricerca dell'acqua dell'immortalità.
- E' il "mito dell'ascensione",
che è parte integrante della struttura archetipica dell'uomo,
è il mito dell'eterno ritorno (vita-morte-rinascita) che
si specchia in queste storie.
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- Per quanto riguarda
la storia di Etana di Kish, qui si inserisce anche quella che
è la lotta fra Aquila e Serpente (tema dominante della
mitologia eurasiatica), ovvero l'anno che nasce e l'anno che
muore, la lotta fra luce e tenebra, fra il principio solare e
quello sotterraneo.
- E', l'aquila, uccello
solare, rappresentante del fuoco e del sole, dell'altezza e delle
profondità dell'aria e della luce, e comunque del re visto
come "figlio della luce". L'aquila ha anche il potere
di ringiovanire: si dice che bruci le proprie ali al sole e che
poi si tuffi in un'acqua pura ritrovando così una nuova
giovinezza.
- E' quindi utilizzando
un'aquila che Etana può cercare l'erba della fertilità,
che è "erba viva", di nascita e soprattutto
di rinascita.
- Al contrario, il serpente,
o drago, è il prototipo, lo spirito dell'acqua originaria,
rappresentando così uno fra i più importanti archetipi
dell'Anima; se l'aquila è l'incarnazione dei valori solari,
il serpente lo è per quelli lunari e comunque notturni,
il che non vuol dire "negativi". D'altronde il serpente
lo si ritrova alle sorgenti della vita con assimilazioni all'anima
e alla libido; sappiamo che i Caldei avevano un unico vocabolo
per 'vita' e 'serpente'.
- Aquila e Serpente si
fondono poi come simboli in quello che è l'ottavo Segno
della cintura zodiacale, appunto lo Scorpione, Segno di vita-morte-rinascita,
il che ci fa vedere come l'aquila altri non sia che l'attributo
solare, di potenza celeste, dello stesso serpente, così
come quest'ultimo diventa attributo notturno, quindi di rigenerazione/immortalità,
dell'aquila. Possiamo vedere questo ben espresso nell'iconorafia
tolteca (cioè riferita a quella popolazione precolombiana,
appunto i Toltechi, presente nella civiltà messicana dall'VIII
al XII secolo), ripresa poi nel XIV secolo dalla gente della
tribù di Nahua (conosciuti come Aztechi), dove si vede
l'uccello predatore affondare i propri artigli nel corpo del
serpente (Quetzalcoatl, che rappresenta il pianeta Venere) per
estrarre il sangue destinato poi a formare l'uomo nuovo.
- Vediamo quindi come
il serpente rivolga contro se stesso quello che è appunto
il suo attributo solare, così da fecondare la terra degli
uomini.
- La lotta fra l'aquila
e il serpente, allora, più che tale, apparirebbe come
un "sacrificio" del serpente (imposto da circostanze
cosmiche?), che si fa attaccare dall'aquila per morire ma che
poi rinasce attaccando l'aquila, come a dire l'eterno ritorno
della vita e della morte, la morte seguita da una rinascita.
- Per inciso, la lotta
fra l'aquila e il serpente potrebbe agevolmente inserirsi nella
contrapposizione patriarcato/matriarcato, avendo l'aquila attributi
solari/maschili e il serpente attributi notturni/femminili (Jung
vede nell'aquila un simbolo paterno, ed essa è simbolo
prioritario del padre, così come la maggior parte delle
tradizioni fanno del serpente il "signore delle donne",
signore della fertilità, quindi elemento caratteristico
della società matriarcale; la lotta fra aquila e serpente
può anche essere vista come un'allegoria del passaggio
dal matriarcato al patriarcato, ovvero da una coscienza "femminile"
ad una "maschile" della società).
- Anche, è possibile
che ciò stia a significare una reale lotta avvenuta tra
due civiltà diverse (una autoctona, terrestre, rappresentata
dal serpente, l'altra siderale, e comunque allogena, posteriore,
rappresentata dall'aquila), razze differenti che, malgrado la
loro incompatibilità dovuta anche ad esigenze fisiche,
inizialmente decisero di convivere in pace spartendosi la Terra.
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Per
ritornare al mito di Etana, è interessante notare come
tutta la storia sia incentrata su questa ricerca dell'erba della
fertilità, termine che sembra nascondere quello che è
il prototipo di ogni "erba" o "pianta" mitologica,
cioè l'Albero Sacro (kiskanu), l'Albero della Vita, e
che si trova al "centro del mondo", quindi "asse
del mondo", "asse dell'universo" (skambha), albero
della vita i cui frutti danno l'immortalità (o, in altre
versioni, 'semplicemente' la salute), che danno cioè il
ritorno al "centro dell'essere", a quello che si può
definire come "stato edenico", e sui cui rami noi ritroviamo
nientemeno che il serpente (e quando mai se ne è allontanato!),
quello stesso che consigliò a Adamo ed Eva di coglierne
i frutti.
- Altresì interessante
è sapere che questa erba del parto aveva le sue radici
nel cielo di Inanna, ovvero nasceva in quello che era il giardino
della dea e che si trovava a Uruk, città a lei sacra.
- Ma non era un viaggio
siderale quello intrapreso dall'aquila e da Etana?
- Facciamo presente che
Inanna (Ishtar) è come pianeta Venere e come stella Sirio,
ovvero il nome Ishtar appartiene a sia a Venere che a Sirio.
- Fra gli attributi tradizionali
relativi a Venere/Sirio figurano l'arco e la freccia: nel testo
rituale del Capodanno babilonese ci si rivolgeva infatti a Sirio
chiamandola "mul KAK.SI.DI che misura le profondità
del mare".
- "Mul" è
il determinativo di "stella", mentre "KAK.SI.DI"
significa "freccia"; l'arco da cui viene scoccata la
freccia è la costellazione formata dalle stelle di Argo
(gruppo di tre costellazioni fra cui quella della Carena, ove
brilla Canopo) e del Cane Maggiore.
- Fra le tante occupazioni
che Inanna-Ishtar aveva, vi era anche quella di "summuovere
l'apsu davanti ad Ea"; nel senso qui inteso, "apsu"
ha il significato di "abisso", ma significa pure "Casa
del Sapere", di cui era dio-custode Enki/Ea, cioè
il Saturno mesopotamico, Casa (E-apsu) che si trovava a Eridu,
luogo che abbiamo visto avere la sua 'controparte celeste' nella
stella Canopo (si veda quanto detto ne "Il mito di Adapa
di Eridu o il Quadrato di Pegaso").
- Abbiamo quindi un legame
fra Sirio, l'alfa della costellazione del Cane Maggiore, e Canopo,
l'alfa della costellazione della Carena, ovvero fra Venere-Inanna-Ishtar
che sta su Sirio e Saturno-Enki/Ea che sta su Canopo.
- Era quindi su Sirio
(o Venere?) che Etana doveva andare per cercare l'erba della
fertilità, l'erba della vita? Suggestiva ipotesi che allargherebbe
oltre i confini terrestri la nascita della vita sul nostro pianeta!
- Ritornando al commento
su questo mito, Etana che sale agli spazi siderali in groppa
ad un'aquila e che poi precipita, si dice, nei flutti dell'oceano,
racchiude tutto il cammino attuato sull'itinerario "vita-morte-rinascita",
quest'ultima attuata nell'acqua, così come fa l'aquila
dopo essersi esposta ai raggi del sole.
- Ahinoi! Nel mito di
Etana colui che cercava è morto, e comunque, colui che
cerca, che tenta di strappare l'immortalità quando non
gli è data, o, come in questo caso, la fertilità
quando invece è sotto punizione per il cattivo raccolto
che aveva caratterizzato il suo regno (così sembra secondo
certi frammenti Amurrei del mito), alla fine non ottiene nulla,
così come successe a Gilgamesh quando perse l'erba dell'immortalità
che tanto aveva cercato perché, lasciandola su di una
pietra in prossimità di uno specchio d'acqua dove lui
si era tuffato per rinfrescarsi, questa gli viene rubata, pensate
un po', proprio da un serpente!
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