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	<title>Renzo Baldini &#187; anima</title>
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	<description>Astrologo e Scrittore</description>
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		<title>Conferenza di astrologia</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 08:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se andate sul mio canale Youtube all&#8217;indirizzo @rebaldini trovate il video (diviso in due parti)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se andate sul mio canale Youtube all&#8217;indirizzo <strong>@rebaldini</strong> trovate il video (diviso in due parti) del mio intervento al Convegno astrologico <span id="more-4845"></span>in memoria di Dante Valente (1937-2022) presidente del Centro Italiano di Astrologia (CIDA) dal titolo &#8220;<em>Astrologia dell&#8217;Anima o Astrosofia</em>&#8220;.<br />
Il Convegno si è tenuto a Bologna il 1° ottobre 2023.<br />
Comunque <a href="https://www.youtube.com/channel/UCUIfrW3wYDREyg1jkPq1AUQ" rel="noopener" target="_blank"><strong>qui</strong></a> il link ai due video</p>
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		<title>Convegno in memoria di Dante Valente</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 16:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[anima]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giorno 1 ottobre 2023 a Bologna presso l&#8217;Hotel Zanhotel Europa in via Boldrini 11 si terrà]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno <strong>1 ottobre 2023</strong> a <strong>Bologna</strong> presso l&#8217;Hotel Zanhotel Europa in via Boldrini 11 si terrà un <strong>Convegno astrologico in memoria di Dante Valente</strong> (1937-2022),<span id="more-4686"></span> indimenticato <strong>presidente</strong> del Centro Italiano di Astrologia (CIDA).<br />
Avrò l&#8217;onore di essere fra i relatori di questo Convegno e parlerò del Tema natale di Dante letto attraverso la tecnica dell&#8217;astrologia dell&#8217;anima così come esposta nel mio libro <em><a href="http://www.renzobaldini.it/libri-di-renzo-baldini/" rel="noopener" target="_blank">Manuale pratico di Astrologia dell&#8217;Anima</a></em> (2023).<br />
Qui sotto il <a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2023/09/VOLCONVEGNO-OTTOBRE23.pdf" rel="noopener" target="_blank">link</a> al volantino del Convegno.</p>
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		<title>Reincarnazione: sì o no?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 21:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[“dico uomini le anime che si servono dei corpi” (Origene, Princ. IV 2,7) Il tema è certo complesso]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>dico uomini le anime che si servono dei corpi</em>”<br />
(Origene, <em>Princ</em>. IV 2,7)<span id="more-4487"></span></p>
<p>Il tema è certo complesso e non è questa la sede per dotte disquisizioni che rischierebbero di essere solo delle ripetizioni di quanto è stato scritto e detto su questo affascinante e nel contempo insidioso e scivoloso argomento.<br />
Molte religioni e dottrine esoteriche, filosofiche e soprattutto teosofiche parlano di reincarnazione o metempsicosi intesa come <strong>trasmigrazione dell’anima da un corpo a un altro</strong> per arrivare, esistenza dopo esistenza, a evolversi spiritualmente affrancandosi così dalla materia raggiungendo poi l’illuminazione.<br />
Il corpo umano diventa quindi un involucro fisico in cui l’anima entra e che la stessa “usa” per fare alcune esperienze formative utili alla propria evoluzione. Qui tratto di questo.</p>
<p>Era poi credenza, presso gli Antichi, che le anime abitassero sui <strong>pianeti</strong>, chiamate poi a incarnarsi nella forma umana: così vi erano anime che provenivano da Mercurio e per questo aventi un carattere mercuriale; altre da Venere quindi con carattere venusiano; ecc., ecc. </p>
<p>Alcuni mi hanno chiesto come possa essere comprensibile il concetto della trasmigrazione, specie considerando che se il corpo è un involucro e poi l’anima se ne va in un altro corpo allora quella non è più la “mia” anima perché poi diverrà l’anima di un altro individuo e prima di me sarà stata l’anima di qualcun altro ancora; oppure sono “io” che vado di corpo in corpo: ma allora chi è questo “io”? Vediamo di rispondere a questi interrogativi andando a vedere, in modo molto semplice, il viaggio quindi l’esperienza di un’anima seguendo questi concetti. Ripeto: niente di dotto ma un’esposizione semplice e tranquilla su alcune curiosità e ipotesi in merito allo svolgimento di queste incarnazioni. Vediamo quindi il “viaggio” di un’anima. </p>
<p>Supponiamo che un’anima che abita su Marte ‒ o altro pianeta che volete ‒ venga chiamata per la prima volta a incarnarsi ed entri nel corpo di una persona che definiamo con la lettera “A”. L’anima fa la sua brava esperienza e dopo mettiamo ottant’anni la persona “A” muore e l’anima se ne torna a casa su Marte in attesa di essere nuovamente chiamata. Dopo un tot di tempo (che alcune correnti religiose dicono durare anche solo un istante) le viene chiesto di incarnarsi nuovamente e lo fa entrando nel corpo di un’altra persona che chiameremo “B”. Anche qui, dopo mettiamo settant’anni, la persona “B” muore e l’anima se ne torna nuovamente al suo pianeta. Dopo un po’ di tempo, altro giro e altra corsa: l’anima entra nel corpo di un’altra persona, il soggetto “C”, poi questo muore e l’anima ritorna, fino alla prossima incarnazione, a casa sua. E via così.<br />
Ogni incarnazione è un’esperienza che l’anima fa, tutto finalizzato alla propria evoluzione. Ed ecco che viene nuovamente chiamata a incarnarsi e lo fa nel corpo di, mettiamo, mio padre, che si chiamava Otello. Mio padre è morto nel 1993. Quest’anima, che ha vissuto la sua ennesima esperienza terrena come mio padre, alla morte della persona se ne ritorna sul suo pianeta in attesa della prossima chiamata. Ammettiamo ora che questa chiamata le sia stata fatta subito dopo la morte del corpo fisico di mio padre, quindi nel 1993, e ammettiamo che in quell’anno l’anima si reincarni in un soggetto che chiameremo John Smith e che abita negli Stati Uniti d’America. Oggi questo John Smith ha quindi ventinove anni.<br />
Ammettiamo che io, ora, voglia <strong>parlare a mio padre</strong>; certo, è morto, ma parlo alla sua anima: capita spesso e penso un po’ a tutti, anche a chi non crede all’anima; quante volte chiediamo, mentalmente, aiuto ai nostri genitori defunti “parlando” con loro, chiedendo un consiglio? Credo venga spontaneo. Quindi io ora cerco di parlare all’anima di mio padre. Ma al tempo. L’anima adesso è dentro John Smith. Se io cerco di “collegarmi” con mio padre, con chi mi sto connettendo? Con la sua anima? E se per caso anche i nipoti del soggetto “C” volessero connettersi con l’anima del loro parente, e magari anche i pronipoti del soggetto “B”, tutti noi a chi ci stiamo rivolgendo? Io a mio padre e gli altri al loro avo? Ma l’anima è una e ha vissuto le proprie esperienze evolutive come soggetto “A” poi “B” poi “C” poi come mio padre e adesso come John Smith. Io mi rivolgo a mio padre o a chi? Magari questo John Smith sta camminando per strada per i fatti suoi ignaro che l’anima che ha dentro …si sta connettendo con i parenti delle sue passate incarnazioni! Pare buffo, no? </p>
<p>Faccio un altro esempio.<br />
Un’anima viene chiamata a incarnarsi per la prima volta ed entra nel corpo di una persona che sarà poi conosciuta come Alessandro Magno. Dopo qualche secolo questa stessa anima si incarna nel corpo di Giulio Cesare. Passano altri secoli e quest’anima si reincarna nel corpo di Napoleone. È la stessa anima che prima ha vissuto come Alessandro Magno poi come Giulio Cesare e poi come Napoleone ‒ qui non sto inventando niente: ci sono teorie reincarnazioniste che dicono che Napoleone era la reincarnazione di Giulio Cesare che a sua volta era la reincarnazione di Alessandro Magno.</p>
<p>Ammettiamo ora che in questo momento sulla Terra si svolgano, contemporaneamente, <strong>tre sedute spiritiche</strong>: una in Australia, una in Italia e una in Canada; contemporaneamente vuol dire nello stesso momento, nello stesso istante. In Australia vogliono mettersi in contatto con Alessandro Magno: “<em>Anima di Alessandro Magno, se ci sei batti un colpo…</em>”, in Italia con Giulio Cesare e in Canada con Napoleone. L’anima è la stessa ed è una. Con chi entra in contatto quest’anima? Con tutte e tre le sedute spiritiche contemporaneamente? </p>
<p>Per capire come possa essere possibile questo cioè come l’anima possa contemporaneamente parlare con più persone ed essere per tutte solo l’anima di quel soggetto da loro evocato faccio un esempio usando una metafora.<br />
Tutti noi abbiamo un computer e tutti noi conosciamo le “cartelle” o directory, cioè quei “contenitori” che ci permettono di raggruppare in essi dei “file” o documenti, cartella che viene rappresentata da un’icona gialla a forma proprio di cartella. Ebbene, la cartella altro non è che l’anima nella sua interezza e totalità. Quindi abbiamo una cartella denominata “ANIMA_X”. Ogni volta che l’anima fa la sua brava esperienza terrena viene creato un file relativo a questa esperienza che viene inserito in questa cartella; così, ritornando all’esempio iniziale, aprendola troveremo un file denominato “001_soggetto A”, un altro denominato “002_soggetto B”, un altro ancora denominato “003_soggetto C”, un altro denominato “004_Otello” e poi quando sarà morto anche un file denominato “005_John Smith”, ecc. Quando io cerco di mettermi in contatto con mio padre si apre sì la cartella “ANIMA_X” ma si attiva solo il file “004_Otello” mentre gli altri rimangono chiusi o dormienti.<br />
Nelle sedute spiritiche di cui sopra, quando in Australia chiamano l’anima di Alessandro Magno si attiva il file “Alessandro Magno”, mentre si apre il file “Giulio Cesare” per i partecipanti alla seduta in Italia e il file “Napoleone” per quelli canadesi. Ma l’anima è la stessa.</p>
<p>In questo modo viene fatto salvo il perché una stessa anima possa essere invocata da più soggetti senza questo creare cortocircuiti comunicativi o intasamenti sulla “linea telefonica” con l’aldilà. E anche come quell’anima sia nel contempo Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone ed eventuali altri “involucri” da lei vissuti in passato. </p>
<p>Ecco che quando diciamo “io”, quell’io che parla è <strong>l’anima</strong> ed è quindi l’anima che può a buon diritto dire che prima era Alessandro Magno poi ha vissuto come Giulio Cesare e poi come Napoleone. Stessa cosa per l’anima che prima ha vissuto come soggetto A, poi B, poi C, poi come mio padre e adesso come John Smith. Una sola, la stessa, ma con dentro le esperienze formative fatte nei vari corpi. </p>
<p>Mi rendo conto che quanto detto appaia come un fumetto ma è l’unico modo per spiegare ciò che succede in termini comprensibili. Ve l’ho messa giù in modo molto banale ma è stato fatto per tradurre e far comprendere in modo semplice un qualcosa che semplice non è.</p>
<p>Ma ci sono anche coloro che dicono che la <strong>reincarnazione non esiste</strong>, come la <strong>religione cristiana</strong>.<br />
Ecco a questo proposito le parole di Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “<em>Tertio Millennio Adveniente</em>” (II, 9, 1994).</p>
<blockquote><p><em>Alcuni hanno immaginato varie forme di reincarnazione: in dipendenza da come egli ha vissuto nel corso dell’esistenza precedente, si troverebbe a sperimentare una nuova esistenza più nobile o più umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta ad indicare, tra l’altro, che l’uomo non intende rassegnarsi alla irrevocabilità della morte. È convinto della propria natura essenzialmente spirituale ed immortale.<br />
La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di un compimento che l’uomo è chiamato a realizzare nel corso di un’unica esistenza sulla terra.</em></p></blockquote>
<p>Quindi qui c’è una sola vita e basta. Non ci si reincarna. In tal senso quando il corpo muore l’anima va in quel luogo chiamato Paradiso (se è stata giusta) e lì rimane in attesa del Giudizio Universale e del ricongiungimento col corpo che aveva. In questo caso quell’anima è l’anima della persona defunta: è sua, personale, individuale, non c’è un’anima che via via assume corpi fisici diversi ma una sola anima, una per ogni essere vivente. Quindi nel momento in cui desidero “parlare” a mio padre io sto veramente rivolgendomi a lui ovvero alla sua anima che è sua, è lui, non è un’anima-condominio dove è necessario suonare il campanello giusto per parlare col condomino in questione.</p>
<p>Certo in questo caso, cioè in assenza di reincarnazioni, la cosa ‒ la vita ‒ si fa maledettamente difficile: e se la ciambella non ti riesce subito col buco? Purtroppo non ti viene data un’altra possibilità. Hai chiuso. Se c’è una vita sola devi darti da fare per rigare dritto in questa vita. Nella “Lettera agli Ebrei” (I sec. d.C.), attribuita a Paolo di Tarso ma di autore ignoto, si legge: «<em>E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio</em> […]» (9, 27). Quindi si vive e si muore una volta sola.</p>
<p>Ma perché, allora, c’è chi nasce a <strong>Buckingham Palace</strong> e chi su un <strong>barcone di migranti</strong> al largo delle coste di Lampedusa? Perché Dio già dalla nascita dà <strong>buone chances</strong> a uno e impone <strong>sofferenze</strong> a un altro? Se c’è una vita sola e da quella dipende se alla fine ti salvi o non ti salvi, allora facci partire tutti <strong>uguali</strong>, dai a tutti gli stessi “talenti” poi si vedrà e vinca il migliore. Eh no! Nella parabola dei talenti il padrone, partendo per un viaggio, dà a un suo schiavo cinque talenti, a un altro ne dà due e a un altro ancora uno solo; quando poi ritorna chiede cosa ne hanno fatto: i primi due li hanno investiti e hanno ricavato il doppio di quanto avevano ricevuto e per questo vengono premiati, ma l’ultimo, che ne aveva ricevuto uno solo, per paura di perderlo lo aveva sotterrato e al ritorno del padrone gli presenta lo stesso scarno talento che aveva prima e così il padrone lo castiga. </p>
<p>Quindi c’è chi parte in questa vita da Buckingham Palace quindi già avvantaggiato ovvero con cinque talenti in tasca e chi da un barcone di migranti a cui è stato dato un solo talento. È ovvio che chi ne ha ricevuti cinque può anche spenderne due per bere e divertirsi visto che poi gliene rimangono sempre altri tre da far fruttare; ma quello che ne ha ricevuto uno solo? Deve far fruttare quello e non può permettersi altro quindi ha un lavoro più duro degli altri. </p>
<p>Ma perché il padrone non ha dato a tutti lo stesso numero di talenti? Perché è partito già con questa discriminazione? Perché ha dato più chances a uno e meno a un altro? È qui che, per i suoi fautori, entra in campo la reincarnazione: per rispondere a queste domande.</p>
<p>In definitiva cosa è meglio credere? O anche: cosa è più logico o giusto per voi? Reincarnazione sì o reincarnazione no?</p>
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		<title>Le galassie sono un cervello di anime</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2021 16:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando iniziai a interessarmi di astrologia ‒ ero ancora un ragazzetto ‒ mi colpì la somiglianza]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando iniziai a interessarmi di astrologia ‒ ero ancora un ragazzetto ‒ mi colpì la somiglianza fra il glifo del Segno del <strong>Cancro</strong> e la forma che hanno le <strong>galassie</strong>, specie quelle a spirale o anche quelle barrate come la nostra. <span id="more-4428"></span></p>
<p>La prima associazione che feci fu quella di pensare che se il Cancro simboleggia la <strong>culla della vita</strong> allora anche le galassie potevano esserlo. Mi visualizzai quindi la galassia con i suoi miliardi di stelle e la vidi come un grande <strong>organismo vivente</strong> con le stelle tutte collegate tra loro da tanti “fili energetici”, ognuna pulsando e facendo scorrere all’interno di questi “fili” un “sangue” che alimentava la galassia e che quindi “ci” alimentava; una rete di vene e arterie, insomma; da lì il passo che mi portò a vedere le galassie come un grande cervello fu assai breve, e allora quella “rete circolatoria” si trasformò in una “rete neuronale”. </p>
<p>È con mia grande sorpresa che giorni fa, girovagando in Internet, vengo a conoscenza di uno studio che illustra proprio questo!<br />
Si tratta di una ricerca che è stata pubblicata sulla rivista <em>Frontiers in Physics</em> il 16 novembre 2020 dal titolo “<em>Il confronto quantitativo tra la rete neuronale e la rete cosmica</em>”; gli autori sono Franco Vazza del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna, e Alberto Feletti del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Scienze Motorie dell’Università di Verona. Qui l’<em>Abstract</em> dell’articolo:</p>
<blockquote><p><em>Indaghiamo le somiglianze tra due dei sistemi più impegnativi e complessi in Natura: la rete di cellule neuronali nel cervello umano e la rete cosmica di galassie. Esploriamo le proprietà strutturali, morfologiche, di rete e la capacità di memoria di questi due affascinanti sistemi, con un approccio quantitativo. Per avere un’analisi omogenea di entrambi i sistemi, la nostra procedura non considera la vera connettività neurale ma un’approssimazione di essa, basata sulla semplice prossimità. L’allettante grado di somiglianza che la nostra analisi rivela sembra suggerire che l’auto-organizzazione di entrambi i sistemi complessi è probabilmente modellata da principi simili di dinamiche di rete, nonostante le scale e i processi radicalmente diversi in gioco</em>.<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a> </p></blockquote>
<p>Il mio interesse per l’astrologia e comunque il mio approccio a essa partì quand’ero ragazzo dal bisogno di dare una risposta ai tanti perché legati al “chi siamo-perché ci siamo-dove andiamo” il che fa capire che ciò che mi fece entrare nel mondo dell’astrologia era ‒ ed è ‒ un interesse <strong>filosofico-spirituale</strong>, convinto di trovarvi in essa se non la risposta almeno qualche indizio utile per arrivarci; è per questo che oggi e oramai da tanti anni lavoro, con un mio metodo, in quella che si chiama “astrologia dell’anima”.</p>
<p>Detto questo, si può pensare che le galassie siano come dei <strong>grandi cervelli</strong> e che le stelle siano come dei <strong>neuroni</strong>; i neuroni sono cellule nervose che fanno parte del sistema nervoso e che si trovano nell’encefalo e nel midollo spinale; da questi neuroni partono dei prolungamenti, dei “fili”, che si chiamano dendriti e assoni: i primi ricevono i messaggi che arrivano dagli altri neuroni mentre i secondi trasmettono i messaggi agli altri neuroni. Ecco, le stelle, collegate tra loro da invisibili “dendriti” e “assoni”, fanno lo stesso, inviando/ricevendo linfa vitale a tutta la galassia che vive grazie a questa rete. E lo stesso fanno le galassie, anch’esse come tanti neuroni che permettono lo scambio di informazioni fra tutte loro così da dare vita all’universo. E lo stesso fanno gli universi, anch’essi come tanti neuroni che aiutano gli scambi informativo-energetici fra di loro dando così vita al Grande Tutto o Uno.</p>
<p>Ma meglio ancora si può pensare che le galassie siano come delle <strong>Grandi Anime</strong> e che il “circuito neuronale” delle loro stelle serva a inviare non solo informazioni ai vari sistemi planetari che in esse si trovano ma a inserire in essi dei “pezzetti energetici di galassia” cioè dei frammenti di questa Grande Anima; se prendiamo ad esempio la nostra Galassia e andiamo sul nostro sistema solare, dove al momento la vita è sulla Terra, questi frammenti della Grande Anima Galassia ‒ che poi sono le anime di tutti noi ‒ vanno a inserirsi sui suoi pianeti per poi da lì partire per incarnarsi qui sulla Terra e tutto questo serve alla vita della Galassia quindi alla vita dell’Uno: in pratica possiamo vedere gli esseri umani ‒ o qualsiasi altro essere vivente di altri sistemi ‒ come degli operai che lavorano al servizio della Galassia, un po’ come delle formiche ognuna delle quali ha il compito di salvaguardare il formicaio per lasciarlo poi ad altre formiche. In pratica la Galassia vive grazie a noi e noi grazie a lei. </p>
<p>L’anima che è dentro di noi è una <strong>spora</strong> che il “Grande Albero Galassia” manda in giro per poter vivere. </p>
<p>La Galassia è un <strong>essere vivente</strong> ‒ e non è un’immagine simbolica, una metafora, ma intendo proprio dire che è <strong>realmente</strong> una “cosa” viva, che respira ‒, come fosse un grande animale: immaginate un enorme polpo che respira, che pulsa, che muove i suoi tentacoli, un polpo le cui cellule, nervi, vasi sanguigni, ecc. sono le stelle, i pianeti e le loro interazioni energetiche. </p>
<p>La Galassia possiamo anche vederla come un <strong>grande polmone</strong> che si contrae e si dilata inspirando/espirando gas, polvere stellare, con ciò creando nuove stelle, nuovi pianeti, autoalimentandosi. </p>
<p>La Galassia è una <strong>grande ruota</strong> che gira vorticosamente e dalla quale, in virtù di questa sua tremenda rotazione, si “staccano” dei frammenti ‒ le <strong>anime</strong> per la sua parte <strong>spirituale</strong> e le <strong>meteoriti</strong> per la sua parte <strong>fisica</strong> ‒ che vanno a inseminare la vita in ogni suo angolo. </p>
<p>Potremmo vedere la Galassia come lo <strong>Spirito Creatore</strong>, come il <strong>Motore Intelligente</strong>: quello che noi chiamiamo Dio è forse la Galassia? Per certi versi sì. </p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Potete leggere l’articolo qui: <a href="https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphy.2020.525731/full" rel="noopener" target="_blank">https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphy.2020.525731/full</a><a href="#testo1">&uArr;</a></p>
<hr/>
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		<title>“Onora il padre e la madre”</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2021 22:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, sto parlando del quarto comandamento che fa parte di quei dieci precetti dati da Dio a Mosè e rimaneggiati]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, sto parlando del <strong>quarto comandamento</strong> che fa parte di quei dieci precetti dati da Dio a Mosè e rimaneggiati poi dal Cristianesimo che ha cancellato il secondo ‒ “<em>Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire</em> […]” ‒ e del decimo ne ha fatti due ‒ “<em>Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva</em> […]”. <span id="more-4383"></span><br />
Nel “Catechismo della Chiesa Cattolica” in merito a questo quarto comandamento si legge:</p>
<blockquote><p>[…] <em>Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la conoscenza di Dio</em> […] (2197).<br />
<em>Il quarto comandamento si rivolge espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo questa relazione la più universale</em> […] (2199).<br />
[…] <em>Il rispetto di questo comandamento procura, insieme con i frutti spirituali, frutti temporali di pace e di prosperità</em> […] (2200).</p></blockquote>
<p>Quindi certo, i genitori. Ma io qui voglio andare un po’ più in profondità, leggere questo da un’altra prospettiva, aprire un’altra porta. </p>
<p>Come sappiamo, e come più volte ribadito nei miei libri, l’essere umano è composto da quattro “ingredienti archetipici” che nell’ordine gerarchico dal più alto al più basso, dal più etereo/celeste al più materiale/terreno sono: SPIRITO, ANIMA, MENTE e CORPO.</p>
<p>Tenete presente che questi “ingredienti” li ritroviamo, pur con nomi diversi ma intendendo la stessa cosa, anche in altri contesti o livelli della Natura: nel mondo in cui viviamo, per esempio, possono ritrovarsi sotto forma, rispettivamente, di ENERGIA, TEMPO, SPAZIO e MATERIA.<br />
In biochimica li riconosciamo nei quattro bioelementi: OSSIGENO, IDROGENO, AZOTO e CARBONIO.<br />
Li troviamo poi nelle quattro basi del DNA: GUANINA, CITOSINA, ADENINA e TIMINA.<br />
In psicologia li riconosciamo nelle quattro funzioni psichiche di Jung: INTUIZIONE, SENTIMENTO, PENSIERO, SENSAZIONE. E via discorrendo.</p>
<p>Ma torniamo a noi.</p>
<p>Prendiamo il termine “madre”: troviamo la radice sanscrita <em>mâ-</em>, “misurare”, che poi porta a <em>mâtra</em>, “misura” ma anche “materia”; in latino è <em>mater</em>, foneticamente accostabile sempre a “materia”; se ricordate, più sopra avevamo abbinato il termine MATERIA a CORPO.</p>
<p>Prendiamo adesso il termine “padre”: troviamo la radice sanscrita <em>pā-</em>, che richiama “proteggere” ma anche “nutrire”, da cui deriva sempre il sanscrito <em>patis</em>, “signore”; lo ritroviamo anche nel nome greco di Giove, Juppiter: Jup-piter, che ricalca poi l’invocazione <em>dyeu peter</em> (indoeuropeo) che vuol dire &#8220;Cielo padre!&#8221; e corrisponde esattamente al vocativo greco <em>Zeû páter</em><a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>.<br />
Quindi “padre” come Cielo, come Padre Cielo; se ricordate, più sopra avevamo detto che riguardo agli “ingredienti archetipici” umani quello più “celeste” è lo SPIRITO.</p>
<p>Ecco che allora “Onora il padre e la madre” potremmo anche tradurlo come “Onora il Cielo e la Terra” o meglio ancora “Onora lo SPIRITO e la MATERIA” ovvero “<strong>Onora lo SPIRITO e il CORPO</strong>”.<br />
Ecco, io penso che quel quarto comandamento vada tradotto così. </p>
<p>A molti questa esortazione può apparire contraddittoria, un ossimoro, considerando i due “ingredienti” ‒ Spirito e Corpo ‒ inconciliabili tra loro, inaccostabili, quasi fossero uno il diavolo l’altro l’acqua santa: come si può onorare, contemporaneamente, lo SPIRITO e il CORPO? O l’uno o l’altro, dirà qualcuno: se vuoi avvicinarti alla spiritualità devi bandire il corpo, lo devi martoriare ché è lui, con le sue sensazioni e le sue passioni, che ti allontana dal cammino spirituale.</p>
<p>Sbagliato.<br />
Vanno <strong>onorati tutti e due</strong>, il contenuto (spirito) e il contenitore (corpo). Non si è fatto il Verbo, carne?<br />
Come recita il titolo di un libro del monaco Luciano Manicardi, oggi nuovo priore della Comunità di Bose, il corpo è la via di Dio verso l’Uomo e la via dell’Uomo verso Dio<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.<br />
L’uno e l’altro non sono disgiunti; uno non può esistere senza l’altro; o meglio, senza gli altri: Spirito, Corpo, Mente e Anima sono un tutt’uno integrato, sono <strong>una cosa sola</strong>. Ché se così non fosse noi non ci saremmo.<br />
Un’automobile senza motore (Anima) o anche solo senza contatti elettrici (Mente) o anche solo senza carburante (Spirito) o anche solo senza ruote e carrozzeria (Corpo) sarebbe inutile; è necessario che tutti ci siano e siano anche al posto giusto, ognuno facente le proprie funzioni.</p>
<p>Se non amiamo il nostro corpo, se non lo teniamo in salute, non è solo lui ad ammalarsi; come in un domino, se cade il Corpo cadono anche tutti gli altri: cade la Mente che a sua volta farà cadere l’Anima e tutti e due faranno cadere lo Spirito. A quel punto avviene la morte che però non è la semplice dipartita da questo mondo, la morte fisica, ma è la separazione, lo smembramento: come se a un essere umano venissero staccati di colpo braccia, gambe e occhi e dovesse continuare a vivere così ‒ ma quest’immagine, pur cruda, è molto ma molto lontana da ciò che effettivamente accade in questo tipo di “morte”. </p>
<p>L’obiettivo è quindi la salute, la <strong>salute integrale</strong>, la salute olistica, quella del Corpo e della Mente, dell’Anima e dello Spirito, che poi come detto sono, questi “ingredienti”, una cosa sola, impastati tra loro a formare noi stessi: come in un dolce, dove acqua, farina, lievito, zucchero, uova, ecc., sono tra loro impastati a formare appunto il dolce, e non è che addentandone una fetta potete decidere a vostro piacimento di mangiare solo la parte uova e il resto no: se l’addentate state mangiando e acqua e farina e lievito e zucchero e uova, ecc., miscelati tra loro e dove ognuno si combina e si trasmuta nell’altro, ingredienti inscindibili come inscindibili sono, in noi, lo Spirito, l’Anima, la Mente e il Corpo. La salute di uno è la salute di tutti.</p>
<p>Quindi, “Onora il Padre e la Madre” che vuol dire “Onora il Cielo e la Terra” che vuol dire “Onora lo Spirito e la Materia” che vuol dire “Onora lo Spirito e il Corpo”. Se ne rallegrerà la Mente. Se ne rallegrerà l’Anima.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Cfr. ANTONINO ANZALDI e LUIGI BAZZOLI, <em>Dizionario di Astrologia</em>, Rizzoli, Milano 1988, p. 194.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] L. MANICARDI, <em>Il corpo. Via di Dio verso l’uomo, via dell’uomo verso Dio</em>, Qiqajon, Bose 2005.<a href="#testo2">&uArr;</a></p>
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		<title>L&#8217;astrologia dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 04:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con “astrologia dell’anima” ‒ termine peraltro molto abusato e bistrattato ‒ si intende un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con “astrologia dell’anima” ‒ termine peraltro molto abusato e bistrattato ‒ si intende un tipo di indagine astrologica vòlto alla conoscenza della nostra anima, quindi un tipo di lettura del Tema natale che possiamo definire <strong>psicologico</strong> e <strong>spirituale</strong> allo stesso tempo.<span id="more-4313"></span></p>
<p>Contrariamente a quanto si può pensare l’astrologia spirituale o dell’anima non è una branca recente ma affonda le proprie radici agli albori dell’astrologia stessa, scienza quest’ultima che prima di diventare uno strumento utilizzato essenzialmente per divinare era materia <strong>sapienziale</strong>, una via utilizzata per connettersi al Cielo cercando di ricomporre il legame perduto con l’<em>anima coeli</em>, ricollegando il microcosmo al macrocosmo e viceversa. Solo successivamente l’astrologia divenne materia anche divinatoria, utilizzata cioè per conoscere il futuro.
<p/>
<p>Per secoli le due visioni, i due approcci, viaggiarono insieme ma venne un momento in cui le loro strade si divisero e più l’<strong>arte divinatoria</strong> prendeva campo più la <strong>scienza sapienziale</strong> vedeva diminuire il suo “impatto pubblico” ‒ non certo la sua autorevolezza ‒ trovandosi così costretta a fare buon viso a cattiva sorte cercando ospitalità nelle austere sale di biblioteche, nei conventi, nei monasteri, nelle varie “Case della Saggezza”<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>, lì sì accolta amorevolmente, supportata e studiata da eruditi, filosofi, sacerdoti e scienziati che con dedizione ne tenevano accesa la fiammella portandola avanti intatta nel corso dei secoli e le cui tracce, più o meno velate, si possono riconoscere nel pensiero, negli studi e nelle opere dei vari Pitagora, Plotino, Porfirio, Giamblico, Ildegarda di Bingen, Dante Alighieri, Marsilio Ficino, Paracelso, Giordano Bruno, tanto per citarne solo alcuni.
<p/>
<p>Fu così che i tempi maturarono convincendola che era giunto il momento di far conoscere all’umanità l’antico precetto ermetico per cui “<em>Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in bass</em>o”.<br />
Poi si specchiò e pensò di riconoscersi nella <em>prisca sapientia</em> e nella <em>theologia platonica</em> di Ficino, nella <em>congruentia</em> Uomo-Cosmo di Paracelso, nell’<em>anima mundi</em> di Bruno, fino a che dopo secoli di oscurantismo si trovò, tra il XIX e il XX secolo, a usufruire di una iniezione di vitalità ‒ forse non voluta, non cercata ‒ proveniente da due diversi indirizzi di pensiero come erano e sono la <strong>teosofia</strong> e la <strong>psicologia analitica</strong>.
<p/>
<p>Rivestita in tal modo di panni nuovi, più rispondenti alle richieste e alle esigenze del tempo, l’antica scienza sapienziale cercò di riprendere il suo posto nel panorama astrologico moderno.<br />
È certo però che secoli di peregrinazione e l’essere stata costretta a elemosinare di volta in volta nuovi alloggi l’avevano da una parte impoverita della sua sapienza iniziale e dall’altra ammantata di orpelli che lei stessa faceva fatica a riconoscere come propri.<br />
Oggi troviamo un gran numero di scuole e di soggetti che si richiamano a questa antica scienza non tutti però con le adeguate conoscenze e finalità.
<p/>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<p>L’astrologia dell’anima o spirituale ‒ che potremmo chiamare anche “astrosofia” ‒ cerca di dare una mano a capire chi siamo e da dove veniamo; aiuta a trovare una maggiore <strong>consapevolezza di sé</strong>; aiuta a comprendere quali strumenti abbiamo a disposizione per usarli al meglio. Molti amari accadimenti che ci coinvolgono hanno spesso come retroterra un nostro <strong>disagio esistenziale</strong>, una imperfetta comprensione di noi stessi: spesso siamo noi che inconsapevolmente andiamo incontro o fomentiamo ciò che ci accade.
<p/>
<p>Certo, c’è anche il <strong>destino</strong>, sul quale non ci è dato di intervenire: per esempio si può nascere su un barcone di migranti al largo delle coste di Lampedusa oppure a Buckingham Palace. E poi si nasce con un preciso <strong>DNA</strong> ereditato dai nostri genitori, dai nonni, dai bisnonni, dai trisavoli, ecc., ovvero si può provenire da una <strong>linea ereditaria genetica</strong> che, per esempio, può aver compreso, nei secoli passati, un assassino o un santo o uno scienziato o un grande musicista le cui impronte genetiche hanno poi “rotolato” attraverso i secoli lungo questa linea ereditaria senza trovare nessun soggetto su cui fermarsi fino a che, trovando quello con le giuste corrispondenze anche astrali ‒ noi stessi ‒, queste impronte <strong>si sono fermate</strong> andandosi ad annidare all’interno delle nostre “pieghe genetiche” così che ci ritroviamo con una non richiesta <strong>predisposizione</strong> a diventare un assassino o un santo o uno scienziato o un grande musicista. E però per diventarlo veramente ci vuole dell’altro ché non basta esserne predisposti geneticamente: ci vuole qualcosa di esterno a noi, un terreno adatto, un contesto, un ambiente che fortifichi o al contrario indebolisca tutto questo; ma soprattutto ci vuole il nostro consenso, la nostra azione, la nostra volontà, ed è proprio su questo che si può lavorare, che si deve lavorare. Ma per farlo bisogna conoscerci un po’ meglio di quanto crediamo.
<p/>
<p>Ecco, l’astrologia dell’anima dà una mano a capire quali strumenti abbiamo a disposizione al nostro interno per agire ‒ e reagire ‒ dove possiamo e quanto possiamo. Sempre che lo si voglia.
<p/>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<p>L’astrologia dell’anima che io uso non ha niente a che vedere con ciò che si trova in giro perché è un sistema che ho <strong>personalmente</strong> elaborato, meditato e testato nel corso degli anni e le cui tracce erano già presenti in alcune mie opere. Da questo lato aggiungo che alcuni dei libri da me scritti, nonostante sembrino slegati tra loro, in realtà fanno parte di un unico progetto essendo tutti attraversati da un <em>fil rouge</em> che li collega al compito assegnato alla mia anima e dai quali ha preso corpo il personalissimo sistema di lettura psicologico-spirituale del Tema natale che utilizzo.
<p/>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Per esempio quella fondata a Baghdad da al-Ma‘mūn (786-833), settimo califfo della dinastia abbaside, patrono di filosofi e di scienziati, lui stesso appassionato e studioso di astronomia e astrologia e che nell’829, contemporaneamente alla Casa, fondò anche il primo osservatorio astronomico permanente al mondo sulle colline di Baghdad. In questa Casa della Saggezza o della Sapienza, in arabo Bayt al-Hikma, vi abitavano permanentemente studiosi, scienziati, filosofi e traduttori, questi ultimi con il compito di volgere in siriaco e poi in arabo gli scritti filosofici e scientifici greci; fornita di una prestigiosa biblioteca, paragonabile a quella di Alessandria, la Casa divenne un importante centro di cultura anche esoterica. Alcuni ascrivono la fondazione di questa Casa della Saggezza al califfo Abū Ja’far al-Mansur (712-775).<a href="#testo1">&uArr;</a></p>
<hr/>
Foto da: naturattl.com</p>
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		<title>Il viaggio dell’anima: Marte e i grandi tagli della vita terrena e ultraterrena.</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2020 13:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sappiamo che a Marte si legano tutti gli oggetti appuntiti e taglienti; da ciò deriva che anche l’atto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sappiamo che a Marte si legano tutti gli oggetti <strong>appuntiti</strong> e <strong>taglienti</strong>; da ciò deriva che anche l’atto del <strong>tagliare</strong> rientra nei “compiti” di Marte.<br />
L’essere umano, nella sua vita, sperimenta molti <strong>tagli</strong>: a livello relazionale-affettivo, professionale, amicale, ecc. Questi sono tagli che tutti noi, chi più chi meno, sperimentiamo nella nostra vita.<br />
Ma ci sono altri <strong>tagli</strong> che ci riguardano e ai quali darei l’<strong>iniziale maiuscola</strong>.<span id="more-4232"></span></p>
<p>Per visualizzarli dobbiamo andare a vedere i <strong>Segni</strong> in cui Marte ha <strong>giurisdizione</strong> sia diretta sia indiretta. </p>
<p>Iniziando lo zodiaco il primo Segno marziano che incontriamo è l’<strong>Ariete</strong>, primo Segno analogico alla <strong>Prima Casa</strong>, quella dell’<strong>individualità</strong>. Qui Marte però non è solo perché divide il suo dominio con il <strong>Sole</strong>, esaltato.<br />
Vista la posizione dell’Ariete, posto all’inizio dello zodiaco, e quella della Prima Casa, posta all’inizio del circuito dei settori astrologici, possiamo benissimo mettere qui <strong>l’inizio della vita umana</strong>.<br />
Quindi in Ariete abbiamo, simbolicamente, la nascita dell’essere umano.<br />
Ed è qui che l’essere umano subisce il <strong>primo Grande Taglio</strong> della sua vita, quello del <strong>cordone ombelicale</strong> che lo legava ancora alla madre e la cui recisione lo renderà <strong>individuo</strong>; non a caso insieme a Marte abbiamo il Sole, simbolo dell’individualità appena acquisita. Quindi qui, al grado 0 dello zodiaco, inizia la vita terrena.</p>
<p>Il secondo Segno marziano che incontriamo è lo <strong>Scorpione</strong>, ottavo  Segno dello zodiaco analogico all’<strong>Ottava Casa</strong>, quella della <strong>morte fisica</strong>. Non a caso Marte è qui alleato con <strong>Plutone</strong>.<br />
Qui l’essere umano subisce il<strong> secondo Grande Taglio</strong>, quello del “cordone” che lo legava alla vita, recisione che porta alla <strong>morte del corpo fisico</strong>. Qui finisce la vita terrena.<br />
Quindi fine di tutto? No, perché lo zodiaco non termina con lo Scorpione. Perciò continuiamo e andiamo avanti.</p>
<p>Dopo l’ottavo Segno abbiamo… il nono Segno, il <strong>Sagittario</strong>. Bella scoperta, dirà qualcuno. E allora? Beh, per spiegarvi meglio tutto il processo che da qui in poi si svolge provo a raccontarvelo in un modo il più chiaro possibile, fermo restando che ciò che “realmente” accade è molto più complesso e articolato di quanto vi esporrò.</p>
<p>Immaginiamo che quel corpo defunto in Scorpione sia il mio. Quindi nella fase Scorpione Renzo Baldini defunge. A questo punto entra in scena il Sagittario, o meglio la <strong>fase Sagittario</strong>. Questo Segno, il cui simbolo grafico è una freccia che scocca verso l’alto, ci fa vedere l’<strong>anima che lascia il mio corpo</strong>.<br />
Ho detto “lascia” e non “si stacca” perché l’anima che ha intrapreso il viaggio in Sagittario è ancora l’anima di Renzo Baldini nonostante l’involucro che la conteneva – il mio corpo – sia già defunto: quindi in questa fase l’anima è ancora <strong>collegata</strong> alla <strong>vita terrena</strong> pur allontanandosi da essa.</p>
<p>Dopo aver completata la fase Sagittario l’anima arriva ai cancelli del terzo e ultimo Segno marziano, il <strong>Capricorno</strong>, dove Marte è in esaltazione e dove domina <strong>Saturno</strong>, il Grande Tagliatore.<br />
Lì giunta la mia anima viene sottoposta a degli accertamenti: intanto viene pesata, poi deve rispondere a delle domande, riempire dei moduli, quantificare le sue vicissitudini terrestri, dare una valutazione il più oggettiva possibile del risultato dei compiti che le erano stati assegnati, ecc., ecc. Tutto questo viene registrato quindi immagazzinato nella <strong>Grande Memoria Cosmica</strong> all’interno della cartella personale dell’anima che contiene dei <strong>file</strong> ognuno relativo a un’incarnazione vissuta dalla stessa.<br />
Dopo queste incombenze burocratiche l’anima viene condotta al cospetto di Marte e di Saturno che con un gesto deciso <strong>tagliano</strong> il “cordone” che ancora la legava alla vita terrena. Ecco il <strong>terzo e ultimo Grande Taglio</strong>: in quel momento l’anima smette di essere l’anima dell’entità corporea conosciuta come Renzo Baldini e ritorna a essere un’anima <strong>impersonale</strong>, non più legata all&#8217;involucro terreno. </p>
<p>L’anima poi attraversa tutto il Capricorno – il <strong>Monte della Trasfigurazione</strong> – per potersi meglio purificare e finalmente entrare nel Segno successivo, l’<strong>Acquario</strong>, luogo celeste dove vanno a confluire tutte le anime bonificate.<br />
A questo riguardo aggiungo che le anime che sono nella fase Acquario sono quelle entità che molte culture e confessioni religiose chiamano <strong>angeli</strong>; quindi gli angeli altro non sono che anime che stanno vivendo la fase Acquario; vi sono molte tracce a sostegno di questa identità tra Acquario e angeli, per esempio nei simboli dati ai <strong>quattro Evangelisti</strong>: un leone per San Marco (quindi legato al Segno del Leone), un toro per San Luca (quindi legato al Segno del Toro), un’aquila per San Giovanni (quindi legato al Segno dello Scorpione) e un angelo per San Matteo (quindi legato al Segno dell’Acquario); oppure negli <strong>Arcani Maggiori</strong> dove troviamo la carta della <strong>Temperanza</strong> che ci raffigura un angelo con due coppe in mano mentre sta travasando del liquido dall’una all’altra, inequivocabile riferimento all’Acquario.</p>
<p>Quindi l’Acquario è il <strong>Segno degli angeli</strong>, cioè delle anime che liberate dall’involucro terreno sono ritornate a essere entità celesti, parti del Tutto e quindi di questo Tutto messaggere. È quando arrivano a questa fase che le anime-angelo possono entrare in contatto con le anime scese sulla Terra, cioè noi.<br />
Ed è da questo Segno che l’anima che aveva vissuto l’esperienza terrena come Renzo Baldini verrà poi richiamata a una <strong>nuova incarnazione</strong> e allora dall’Acquario entrerà nel Segno d’Acqua dei <strong>Pesci</strong> che rappresenterà a livello terreno il <strong>liquido amniotico</strong> nel quale si troverà avvolto il feto &#8211; il nuovo involucro &#8211; pronto alla sua nuova nascita in Ariete. E il ciclo riparte.</p>
<p>Si può quindi visualizzare il punto di <strong>chiamata all’incarnazione</strong> di un’anima in quella linea che sta tra Acquario e Pesci, in pratica al <strong>grado 330 dello zodiaco</strong>: lì c’è la porta di uscita varcata dall’anima-angelo per rientrare nel ciclo della vita terrena. </p>
<p>Il grado 330 dello zodiaco è un punto <strong>misterico</strong> – luogo del <strong>Delfino</strong> o di <strong>Oannes</strong> –, come d’altronde lo è il suo dirimpettaio, il grado 150, punto di congiunzione del Leone con la Vergine – luogo della <strong>Sfinge</strong>. </p>
<p>Numero interessante questo 330 e altrettanto lo è il 33 chiamato anche “Maestro di Luce” e che ritroviamo in vari ambiti: nel numero delle vertebre dell’essere umano, negli anni di Cristo, nella Divina Commedia, nell’ultimo grado del Rito Scozzese antico e accettato, nel numero degli dèi indù, nei gradini della scala di Giacobbe; e si potrebbe continuare.<br />
33 è 3+3 = 6, stesso risultato della parola greca άγγελος, <em>ánghelos</em> (angelo), le cui lettere hanno valore di 1, 3, 3, 5, 30, 70, 200 che sommate danno 312 = 3+1+2 = 6. </p>
<p>Anche il 150 è un numero interessante:  nella Kabbalah, ad esempio, è il numero della Materia prima, della Presenza di Dio (Shekhinah).<br />
Altrettanto lo è il 15.<br />
15 è 1+5 = 6, stesso risultato del 33 e della parola greca <em>ánghelos</em>.<br />
15 è anche la somma del 5 (Microcosmo) col 10 (Macrocosmo).<br />
15+33 = 48, numero delle leggi che governano il pianeta Terra (Pëtr Demianovič Ouspensky); numero dei petali presenti in ognuno dei due grandi petali dell’<strong>Ajna Chakra</strong>, il sesto chakra, quello spirituale; numero delle <strong>costellazioni tolemaiche</strong>; numero di <strong>tutte le combinazioni</strong> degli Elementi Fuoco, Terra, Aria e Acqua con le loro tre modalità espressive Cardinale, Fissa e Mobile.<br />
48 poi è 4+8 = 12, e 4, 8, 12 sono i tre <strong>Segni d’Acqua</strong> (Cancro, Scorpione e Pesci) che rappresentano simbolicamente le <strong>tre funzioni/fasi dell’Anima</strong> e alle quali vari autori nel corso dei secoli hanno dato pressappoco le stesse valenze: ne citiamo solo due, <strong>Tommaso d’Aquino</strong> e <strong>Carl Gustav Jung</strong>.<br />
Da notare come queste tre funzioni/fasi si trovino a essere perfettamente sovrapponibili, nell’ordine, a Cancro, Scorpione e Pesci.</p>
<p><strong>Tommaso d’Aquino</strong>:<br />
<em>I funzione</em>: anima vegetativa, inerente le funzioni vegetative, di nutrizione e di crescita [perciò Cancro];<br />
<em>II funzione</em>: anima sensitiva, che governa i sensi [perciò Scorpione];<br />
<em>III funzione</em>: anima intellettiva, dalla quale dipendono le funzioni legate alla conoscenza e all’amore [perciò Pesci].</p>
<p><strong>Carl Gustav Jung</strong>:<br />
<em>I fase</em>: è quella legata al piano istintivo e biologico [perciò Cancro];<br />
<em>II fase</em>: è quella che si può definire “dei sensi” e che contiene ancora elementi legati alla sessualità [perciò Scorpione];<br />
<em>III fase</em>: è quella inerente l’amore che raggiunge finalmente il livello spirituale [perciò Pesci].</p>
<p>Per inciso l’asse 150°/330° – 0° Vergine/0° Pesci – è un asse che racchiude molti misteri: intanto è l’asse <strong>Corpo/Anima</strong>, poi è un asse che in questi tempi si sta trasformando, si sta muovendo, sta ruotando su se stesso perché sta vivendo-effettuando un <strong>cambio di Era</strong>: processo lungo e che non ha un inizio preciso ma che tutti noi stiamo già vivendo da un bel po’ di tempo e che modificherà alquanto le energie della Terra &#8211; e mi sembra che già lo stiamo sperimentando.</p>
<p>Ricapitolando:<br />
al grado 0 dello zodiaco abbiamo il Primo Taglio: entrata mia e dell’anima nella vita fisica;<br />
al grado 240 il Secondo Taglio: mia uscita dalla vita fisica ma ancora permanenza in essa dell’anima;<br />
al grado 270 il Terzo Taglio: distacco dell’anima dalla vita fisica.<br />
In pratica la <strong>vita</strong> dell’essere umano e della sua anima viaggia sullo zodiaco coprendo <strong>nove Segni</strong>, dall’inizio dell’Ariete alla fine del Sagittario – otto Segni di mia vita fisica più un Segno vissuto dalla sola anima per potersi affrancare dall’involucro terreno; da lì in poi l’anima prosegue il suo cammino individualmente coprendo le tappe-fasi del Capricorno-Trasfigurazione, dell’Acquario-Angelo e dei Pesci-Rinascita.<br />
Dall’inizio dell’Ariete alla fine del Sagittario sono nove Segni completi: che siano nove richiama alla mente i <strong>nove mesi della gravidanza</strong> creando ciò un parallelo tra il tempo di permanenza nel ventre di nostra madre e il tempo di permanenza nostro – otto Segni – e della nostra anima – un Segno – nella fase terrena.</p>
<p>Ma qui mi fermo ché c’è già molto su cui meditare.</p>
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		<title>Antonio Ligabue 1899-1965</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 19:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Centoventi anni fa, il 18 dicembre 1899, nasceva a Zurigo l&#8217;artista Antonio Ligabue. Conosciuti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Centoventi anni fa, il 18 dicembre 1899, nasceva a Zurigo l&#8217;artista <strong>Antonio Ligabue</strong>. Conosciuti i suoi problemi mentali, l’alienazione, l’infanzia turbolenta, la mancanza di una sana affettività e affettuosità, ma anche la genialità scaraventata sulle sue tele.</p>
<p><span id="more-4065"></span></p>
<p>Osserviamone il <strong>Tema natale</strong> qui sotto.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2019/12/Ligabue-e1576696493869.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2019/12/Ligabue-e1576696493869.jpg" alt="Ligabue" width="600" height="523" class="aligncenter size-full wp-image-4064" /></a></p>
<p><strong>Sagittario</strong> con Ascendente agli ultimi gradi del <strong>Leone</strong>. Fuoco.<br />
Dei quattro “ingredienti” che formano la struttura archetipica dell’essere umano (cioè Spirito, Anima, Mente e Corpo) il <strong>Fuoco</strong> si lega allo <strong>Spirito</strong> (così come l’Acqua all’Anima, l’Aria alla Mente e la Terra al Corpo).</p>
<p>Lo Spirito, che possiamo vedere come la “corrente elettrica” che tiene in vita l’essere umano, vede la sua espressione terrena in quelle che chiamiamo “intuizioni illuminate”, “colpi di genio”: quando lo Spirito si esprime in maniera <strong>armonica</strong> abbiamo colui che con le sue idee e le sue opere si pone come Maestro donando il sole del sapere all’umanità.<br />
Il “genio” comunemente inteso rientra proprio in questa azione dello Spirito. </p>
<p>Ma lo Spirito può esprimersi anche in maniera <strong>disarmonica</strong> e allora avremo l’alienato mentale, il “matto” comunemente inteso. </p>
<p>“Genio” e “follia” potremmo dire, che poi altro non sono che le sole due espressioni con le quali è dato allo Spirito di esprimersi a livello umano, terreno; o meglio: le sole due espressioni che noi umani recepiamo e sperimentiamo dello Spirito – comprese anche tutte le sfumature che esistono nel range tra genio e follia e comprese anche le loro interazioni che possiamo visualizzare per esempio nelle estasi mistiche (<em>ékstasis</em>, uscire fuori di sé).</p>
<p>Da considerare comunque che genialità e follia, proprio per essere appannaggio dello Spirito, sono categorie extra-umane quindi non gestibili coscientemente ed è per questo che sia il genio sia il matto tendono, ognuno con modalità diverse, a superare i limiti terreni come se dovessero raggiungere un qualcosa che è al di là, oltre.<br />
Potremmo dire che il genio è un <strong>matto sano</strong> e perciò sa sfruttare – anche se non del tutto coscientemente – le intuizioni che dallo Spirito riceve, e che il matto è un <strong>genio malato</strong> che non vuole o non può seguire le regole dello Spirito, che si è ad esse ribellato ma che comunque, nonostante questa sua “insurrezione”, è sempre, come il genio, ad Esso legato quindi anche lui espressione, come il genio, della forza dello Spirito.</p>
<p>Qui il tutto si è potentemente manifestato considerando che strettamente congiunte all’<strong>Ascendente</strong> (27°22’ Leone) abbiamo la <strong>Parte di Fatalità</strong> (a 26°47’ Leone) e la <strong>Parte di Morte</strong> (a 26°50’ Leone); ovviamente la Parte di Morte qui va letta come “Parte di Crisi” ovvero come Parte che si lega a situazioni <strong>estreme</strong> o di pericolo vissute o agite dal soggetto; il fatto poi che congiunta all’Ascendente e a questa Parte di Morte si abbia anche la Parte di Fatalità getta sulla vita del soggetto un’<strong>ombra</strong> appunto fatale, un destino avverso; per altri versi la Parte di Fatalità all’Ascendente ha a che fare anche col bisogno di <strong>riconoscimenti</strong> da parte degli altri, di considerazione. </p>
<p>Tutti e tre questi elementi, essendo in Leone, sono rappresentati dal <strong>Sole</strong> che qui troviamo esattamente congiunto a <strong>Saturno</strong>, a <strong>Cerere</strong> e opposto a <strong>Nettuno</strong>.<br />
Sole-Saturno-Cerere, oltre a richiamare l’amore per la terra, gli alberi e comunque per la natura tutta, ci parla anche di perdita, tagli, smarrimento, esilio o autoesilio; se poi tutto questo si trova opposto a Nettuno allora è facile vedersi contemporaneamente vittima e carnefice, vittima degli altri e carnefice di se stesso ma anche carnefice degli altri e vittima di se stesso. Il risultato è o la violenza gratuita o all’opposto l’immergersi in una dolcezza passiva; ma anche e l’uno e l’altro, insieme, in una sorta di girandola cortocircuitale. </p>
<p>La <strong>Parte dell’Arte</strong> è in Bilancia (a 10°57’), quindi rappresentata da <strong>Venere</strong> che qui troviamo congiunta all’<strong>Ascendente dell’Anima</strong> (il Vertex) e opposta alla <strong>Luna</strong>: impellente il bisogno di esprimersi attraverso l’arte, quest’ultima intesa, vista e vissuta come un appiglio per non perdersi, come una bussola alla quale chiedere dove andare, cosa fare per orientarsi.</p>
<p>La <strong>Parte di Debilità Mentale</strong> è in Vergine (a 17°07’), quindi rappresentata da <strong>Mercurio</strong> che qui troviamo congiunto a <strong>Urano</strong>: ribellione, autolesionismo, voglia di riscatto, genialità. </p>
<p>Da notare che questa Parte è in quadratura a <strong>Plutone</strong>: interessante questo perché l’anima di Ligabue <strong>proveniva</strong> proprio da Plutone, quindi un’anima plutoniana, doppia come è il pianeta; ma le anime che vengono da Plutone spesso vengono fatte incarnare in un contesto dove vige una maledizione familiare o comunque dei <strong>conflitti familiari</strong>, delle ingiustizie patite o fatte patire provenienti da molto lontano e trasmessi di generazione in generazione fino a quando arrivano a qualcuno che dovrà <strong>farsi carico</strong> di questi conflitti portandoli sulle proprie spalle, <strong>capro espiatorio</strong> ammantato di sofferenza fisica e/o psichica.</p>
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		<title>Religione e Spiritualità</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/religione-e-spiritualita/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2019 17:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si dice che il Segno dei Pesci sia quello più vicino al concetto di misticismo. Perché? Perché in]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che il Segno dei <strong>Pesci</strong> sia quello più vicino al concetto di <strong>misticismo</strong>. Perché? Perché in esso abbiamo <strong>Giove</strong> e <strong>Nettuno</strong>. <span id="more-3901"></span></p>
<p>Ma li abbiamo anche in <strong>Sagittario</strong>, nono Segno analogico alla <strong>Nona Casa</strong>, così come i Pesci sono analogici alla <strong>Dodicesima Casa</strong>; queste due Case sono i luoghi “terrestri” di Giove e Nettuno, così come Sagittario e Pesci sono i loro luoghi “celesti”. Gli antichi chiamavano la Nona Casa “Dio”, così che la Dodicesima – utilizzando la tecnica delle Case Derivate – diventa la “casa di Dio”, dove abita Dio<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>.<br />
Giove e Nettuno, quindi, e possiamo vedere <strong>Giove</strong> come <strong>religione</strong><a href="#nota2"name="testo2">[2]</a> e <strong>Nettuno</strong> come <strong>spiritualità</strong>. </p>
<p>Qualcuno obietterà che religione e spiritualità sono un po’ la stessa cosa. Non proprio: diciamo che sono due termini che, pur legati tra loro, indicano due concetti che guardano <strong>in due direzioni diverse</strong> – come i due pesci del Segno omonimo – o che “lavorano” su due livelli diversi: la religione parla di un <strong>dio</strong> e del <strong>legame</strong><a href="#nota3"name="testo3">[3]</a> che una persona ovvero un popolo ha con esso e che si esprime in una serie di credenze, di pratiche e di riti. </p>
<p>Da parte mia ho sempre sentito le <strong>religioni</strong>, ovvero il legarsi a una divinità, come un <strong>punto</strong> che l’essere umano mette alla fine di un discorso che non sa come – o non può o non vuole – continuare: non potendo o non riuscendo a dare una risposta al “da dove viene tutto questo” ci si mette un punto – che chiamiamo Dio – e il discorso finisce lì.<br />
Rimanendo in metafora posso dire che invece la <strong>spiritualità</strong> non è un punto messo a chiusura del discorso ma è un <strong>punto interrogativo</strong> che anela a diventare un <strong>punto esclamativo</strong>. </p>
<p>La spiritualità (Nettuno) <strong>ti aiuta a essere</strong>: essere in sintonia con l’universo, essere in fusione con il Tutto. La religione (Giove) <strong>ti porta ad avere</strong>: avere tranquillità, avere protezione, avere certezze. Essere e avere, insomma. Viene in mente l’omonimo libro del filosofo e psicanalista tedesco <strong>Erich Fromm</strong><a href="#nota4"name="testo4">[4]</a> dove viene descritta la diversa modalità di approccio a un fiore e alla sua bellezza attraverso due composizioni poetiche, una del poeta inglese del XIX secolo Alfred Tennyson<a href="#nota5"name="testo5">[5]</a> e l’altra del poeta giapponese del XVII secolo Matsuo Bashō<a href="#nota6"name="testo6">[6]</a>: il primo, Tennyson, è l’Uomo “Avere”, che deve possedere il fiore quindi lo coglie e lo fa suo; il secondo, Bashō, è l’Uomo “Essere”, che si limita a guardarlo contemplandone la bellezza, godendo di questo e introiettando questa bellezza dentro se stesso per immaginare altri orizzonti.<br />
Giove e Nettuno, insomma. Religione e spiritualità.</p>
<p>Il reverendo <strong>Paul Galea</strong>, direttore del Dipartimento di Teologia Pastorale della Facoltà di Teologia dell’Università di Malta, così scrive: </p>
<blockquote><p><em>Il termine religiosità sottolinea l’aderenza che una persona ha a valori e pratiche proposte da un’istituzione religiosa e a prescrizioni rituali organizzate. La spiritualità, invece, ha le caratteristiche di una ricerca più aperta e libera; implica un senso di trascendenza non necessariamente identificato con Dio, un senso di universale unità con gli altri e con il mondo, una ricerca di significato che non richiede necessariamente una partecipazione e obbedienza a rituali o ad una dottrina codificata.</em><a href="#nota7"name="testo7">[7]</a>  </p></blockquote>
<p>Questa spiegazione di Galea su come possiamo intendere la religione e la spiritualità non fa una piega, come si suol dire, e la sottoscrivo.</p>
<p>Non mi sono mai accontentato delle risposte preconfezionate e frettolose in ambito religione: il mettere subito quel “punto” a chiudere il discorso mi sa troppo di resa. Non mi va di adorare un <strong>Punto</strong>. Non voglio che Dio sia un punto messo lì <strong>a chiudere il discorso</strong>; anzi: voglio che questo discorso me lo apra non che me lo chiuda, perché se me lo apre è <strong>spiritualità</strong>, se me lo chiude è <strong>religione</strong>.<br />
D’altronde la religione è degli uomini, la spiritualità è di Dio. La spiritualità unisce, le religioni <strong>dividono</strong>, con tutti i danni poi che quest’ultime producono; ogni tribù, ogni popolo si è costruita la propria religione e ognuno si sente nel giusto: “la mia religione è più bella della tua”, “io sono nel giusto e voi siete gli infedeli”. Chissà perché poi gli stupidi sono sempre gli altri. Sono gli altri che sono infedeli; sono gli altri che non hanno la giusta religione; “la mia è meglio della tua”; “dio è con me”; “il mio dio è meglio del tuo”. Come da bambini, quando litigavamo coi nostri coetanei e dicevamo: «Ora chiamo mio babbo e vedi quante te ne dà»; oppure, per farci grandi: «Il mio papà è più bravo e più forte del tuo». </p>
<p>Da giovane credevo nella nostra capacità di migliorare, nella nostra bontà, poi col crescere mi sono reso conto che l’essere umano, se lasciato a sé, <strong>non riga dritto</strong>. Non ce la fa proprio. Non è nella sua natura<a href="#nota8"name="testo8">[8]</a>. Mi sono quindi detto che molto probabilmente le religioni sono state create anche per questo, per far rigare dritti gli esseri umani perché se lasciati a sé non lo fanno; lo asseriva anche il filosofo e astrologo mantovano <strong>Pietro Pomponazzi</strong> (1462-1525) che diceva che visto che l’uomo è di per sé un essere grossolano e portato più al male che al bene, può essere spronato verso azioni virtuose solo in due modi: o dandogli la speranza di un premio eterno o mettendogli addosso la paura dei castighi eterni. </p>
<p>D’altronde se si parte qui dalla Terra si arriva al pianeta Giove passando da Marte – conflitti, guerra, odio –, mentre per arrivare a Nettuno si passa da Saturno e Urano, pianeti dell’Acquario. Qualcosa vorrà dire, no?</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Ho scritto un post che spiega questo concetto: lo potete leggere <a href="http://www.renzobaldini.it/la-casa-di-dio/" rel="noopener" target="_blank">QUI</a>.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] «Il nome italiano Giove è palesemente legato a <em>Jovis</em>, il genitivo di <em>Juppiter</em>. E la forma latina Juppiter […] è nata da una formula di invocazione, <em>dyeu peter</em> (indoeuropeo) che vuol dire <em>Cielo padre!</em> e corrisponde esattamente al vocativo greco <em>Zeû páter</em>. Vicino a Juppiter si è conservata la forma <em>Diespiter</em>, corrispondente al vedico <em>dyauh pita</em>. <em>Dyeu</em> e <em>dyauh</em>, poi, si legano alla radice <em>div</em> (che richiama la luminosità del cielo) e dà, in sanscrito, la forma <em>deva</em>, e da cui deriva il latino <em>deus</em>, italiano Dio» (ANTONINO ANZALDI-LUIGI BAZZOLI, <em>Dizionario di astrologia</em>, Rizzoli, Milano 1988, p. 194).<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Il termine religione verrebbe dal latino <em>religāre</em>, “unire insieme, legare” (LATTANZIO, <em>Divinarum Institutionum</em>, IV, XXVIII). Altri danno altri significati, come <em>relegěre</em>, “scegliere, leggere, ascoltare” (CICERONE, <em>De natura deorum ad M. Brutum liber secundus</em>, 28,72) oppure<em> religěre</em>, “scegliere di nuovo” (AGOSTINO, <em>De Civitate Dei contra paganos libri viginti duo</em>, X, 3,2).<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
<a name="nota4">[4] E. FROMM, <em>Avere o essere?</em>, Mondadori, Milano 1982.<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
<a name="nota5">[5] «Fiore che spunti dal muro screpolato / Io ti colgo dalla fessura / Ti tengo qui, la radice e tutto, nella mia mano / Piccolo fiore – ma se potrò capire / ciò che sei, la radice e tutto, e tutto in tutto, / saprò che cosa sono Dio e l’uomo.» (A. TENNYSON). <a href="#testo5">&uArr;</a><br />
<a name="nota6">[6] «Se guardo attentamente / vedo il nazuna in fiore / presso la siepe!» (M. BASHŌ).<a href="#testo6">&uArr;</a><br />
<a name="nota7">[7] P. GALEA, <em>Il seminarista tra religiosità e spiritualità</em>, in: «3D Tredimensioni. Psicologia. Spiritualità. Formazione», rivista dell’Istituto Superiore per Formatori collegato all’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma, anno VII, n. 3, Settembre-Dicembre 2010, p. 248.<a href="#testo7">&uArr;</a><br />
<a name="nota8">[8] Ho scritto un post in tal senso: lo potete leggere <a href="http://www.renzobaldini.it/ma-siamo-normali/" rel="noopener" target="_blank">QUI</a>.<a href="#testo8">&uArr;</a></p>
<hr/>
Foto da: www.whats-your-sign.com</p>
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		<title>Effetto Venere</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 23:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Un mio articolo pubblicato su &#8220;Linguaggio Astrale&#8221; n. 84 &#8211; Autunno 1991 Le impressioni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Un mio articolo pubblicato su &#8220;<em>Linguaggio Astrale</em>&#8221; n. 84 &#8211; Autunno 1991</h6>
<p><br/></p>
<p>Le impressioni che seguono presero corpo durante la partecipazione, nel febbraio 1991, a Prato, a un Seminario su «<em>La repressione della bellezza</em>» tenuto da <strong>James Hillman</strong><a href="#nota1"name="testo1">[1]</a> (relazione al Seminario: «<em>La pratica della bellezza</em>»), <strong>Thomas Moore</strong><a href="#nota2"name="testo2">[2]</a> (relazione al Seminario: «<em>Potere della bellezza, Marte-Venere…</em>») e <strong>Francesco Donfrancesco</strong><a href="#nota3"name="testo3">[3]</a> (relazione al Seminario: «<em>Nascita di Venere</em>»).<span id="more-2882"></span></p>
<p>Nelle «Note introduttive al Seminario» leggiamo:</p>
<blockquote><p><em>Fin dal 1981, quando tenne un seminario sull’anima mundi in Palazzo Vecchio, James Hillman si è andato sempre più interessando al fondamento estetico della psicologia. La sua opera ha spaziato tra l’architettura, il design, l’urbanistica, la danza e le opere d’arte, al fine di rifondare lo studio della psicologia in un modo che fosse meno personalistico e più nei termini di una immaginazione estetica.<br />
Quello che Hillman ha cercato di fare con la sua re-visione, non deve essere inteso come una psicologia dell’estetica, cioè una riduzione dell’arte o della bellezza a spiegazioni psicologiche, ma come il tentativo di dare inizio a un ritorno radicale della psicologia dalle profondità della persona al “volto” del mondo.<br />
Si tratta di una psicologia il cui punto di partenza è posto nell’immagine e non nella persona umana.<br />
In questo modo Hillman re-interpreta l’idea platonica dell’anima mundi, intendendo l’anima del mondo come l’anima esposta ai sensi delle immagini. Qui, in questo modo, possiamo ritrovare l’anima perduta dei nostri tempi; e non soltanto nella vita interiore dei sentimenti e delle memorie personali, il terreno tradizionale della psicologia del profondo e delle sue terapie. La psicologia del profondo tradizionale, conservando il suo focus nella persona individuale, conserva anche la scissione cartesiana tra anima invisibile dentro e mondo materiale morto fuori, res cogitans e res extensa. In altri termini, la tradizionale psicologia del profondo contribuisce inavvertitamente a quei disastri ecologici, politici ed estetici della nostra vita quotidiana per i quali gli individui soffrono; mentre la terapia psicologica cerca invano di curare quell’individuo la cui anima è malata per la separazione dell’anima del mondo, e per l’abbrutimento estetico che deriva da questa separazione. Perché oggi, alla fine dell’epoca cartesiana, l’anima del mondo soffre anche più dell’individuo, come testimoniano le nostre crisi ecologiche ed urbane.<br />
Se questa diagnosi non è troppo lontana dal bersaglio, ecco allora perché l’attenzione alla bellezza diventa una mossa terapeutica primaria. Infatti, il ruolo della bellezza è quello di attrarre ogni anima verso il mondo e di ricordare all’individuo il valore insito nel mondo</em>.</p></blockquote>
<p>Se questa è la strada da percorrere per «recuperare l’anima del mondo», e se «l’anima degli uomini, così come quella delle cose, desidera ardentemente la bellezza», è possibile, utilizzando lo strumento astrologia, arrivare a decifrare, sulla mappa dell’inconscio, il sentiero che ci porterà a questa strada?<br />
Essendo il linguaggio parlato dall’astrologia lo stesso usato dall’inconscio, e i personaggi che popolano il mondo astrologico espressione di quelle componenti psichiche che formano l’individuo, la mia risposta potrebbe anche essere affermativa pur condividendo, ovviamente, i timori di molti circa le grosse difficoltà insite in una ricerca del genere visto che si dovrà poi far conto, per arrivare a capire l’anima, sul coraggio (chè di questo si tratta) occorrente per un riconoscimento dei propri <em>dáim-ones</em> quindi per una loro legittimazione come «dèi in noi», cioè come realtà psichiche, il che vuol dire agire sui meccanismi della nostra psiche oggettiva (o “Tu” interiore).<br />
Ma come si sviluppa il discorso “bellezza” sullo Zodiaco?</p>
<p>Per saperlo non ci rimane che affidarci a quello che è il pianeta-simbolo dell’attrazione e del potere dell’anima, cioè <strong>Venere</strong>; per inciso, ma senza voler ingabbiare in rigide definizioni un qualcosa che deve essere “sentito” più che “analizzato”, possiamo tentare di vedere <strong>Luna</strong> e <strong>Venere</strong> come espressioni dell’<strong>Anima</strong>, con la Luna come “figura” dell’Anima e Venere come “potere” dell’Anima, e <strong>Sole</strong> e <strong>Marte</strong> come espressioni dell’<strong>Animus</strong>, con il Sole come “figura” dell’Animus e Marte come “potere” dell’Animus; questa ferrea schematizzazione penso però debba essere, se non superata, almeno vista come punto di partenza per arrivare ad una, diciamo così, “de-controsessualizzazione” degli aspetti legati alle due componenti psichiche, dato che anima, come dice Hillman, riguarda anche la donna, così come animus riguarda anche l’uomo.<br />
Ma ritorniamo al nostro simbolo-guida.</p>
<p>Sappiamo che il nome Venere deriva dal latino <em>Venus</em>, antico sostantivo neutro che indicava il “filtro amoroso”; una forma simile la ritroviamo attestata anche nell’area indiana, col significato di «che ama».<br />
Da Venus deriva “venerare”, indicante anticamente l’atteggiamento umano verso gli dèi, col significato di «piacere a…», «rendere favori a…» come anche «andare verso».<br />
Anticamente Venere era simbolo, assieme alla Luna, della <strong>Grande Madre</strong>, e lo vediamo documentato in tutta l’Asia Occidentale e l’Asia Minore, ad iniziare da <strong>Ishtar</strong> di Babilonia che già nel terzo millennio a.C. era adorata, assieme a suo figlio Tammuz, dalla gente di ‘Obeid; o dalla fenicia <strong>Astarte</strong> o Ashtart, già menzionata a partire dal 1478 a.C., anche se il suo culto risale alla primitiva epoca semitica; per non parlare di <strong>Iside</strong> d’Egitto, adorata già nel 1700 a.C., o <strong>Cibele</strong>, dea della Terra e della Luna, adorata in Frigia prima del 900 a.C.; interessante quanto ci viene detto da al-Kindi (filosofo e scienziato musulmano, 800-873), che asserisce che nella al-Kaba della Mecca è custodita al-Uzza, uno dei tre aspetti della Triplice Grande Madre (Dea) dell’Arabia: nella pietra nera lì racchiusa c’è infatti un segno che viene chiamato «l’impronta di Afrodite», una depressione ovale significante i genitali femminili.<br />
Venere si lega quindi a tutte quelle figure di dee che inglobavano il concetto di “madre”, di “fecondità”, come anche di “sensualità”.</p>
<p>Nell’area greca, e comunque nella cultura occidentale, troviamo <strong>Afrodite</strong>, dea della bellezza, della voluttà, della fecondità, nata dalla schiuma del mare (<em>aphros</em>, schiuma di mare): leggiamo, nella <em>Teogonia</em> di Esiodo, che Urano venne sorpreso nel sonno da suo figlio Crono che spietatamente lo castrò con un falcetto d’oro, afferrandogli i genitali con la mano sinistra e gettandoli, assieme al falcetto, in mare, presso Capo Drepano; i genitali di Urano «<em>…erraron sul mare a lungo, e d’intorno bianca spuma s’alzava dai membri immortali; dentro la spuma una fanciulla crebbe… L’hanno chiamata Afrodite, uomini e dèi, perché nacque dalla spuma…</em>».<br />
È quindi “grazie” a Crono-Saturno e a un falcetto, simbolo della Luna, che nasce Venere, e questi partner (Saturno e Luna) li ritroveremo in ambito zodiacale.<br />
Assai stimolante, per ciò che ci riguarda, sapere che presso i Greci si distinsero tre aspetti di questa divinità contrassegnati con i nomi di <strong>Afrodite Pandemo</strong>, <strong>Afrodite Urania</strong>, <strong>Afrodite Pontia</strong>.</p>
<p>Il primo aspetto (<strong>Pandemo</strong>) rappresentava l’Afrodite <strong>terrena</strong>, legata alla materia, alla sensualità, all’istintualità, e che astrologicamente si lega al domicilio notturno di Venere in <strong>Toro</strong>, quindi una Venere “lunare” e per questo connessa alla forma <em>naturalis</em>, quindi espressione di una bellezza spontanea, semplice, innata, che sollecita i sensi, perfino carnale e voluttuosa; la bellezza descritta dalla Venere taurina, e comunque l’espressione che questa assume nella sua componente “lunare”, può ritrovarsi, nel panorama dell’<strong>arte</strong>, nella pittura “realistico-paesana” di Ottone Rosai, o nella prima fase pittorica di Henri Rousseau, così primitiva, così legata alla realtà delle cose, pittura adulata da Alfred Jarry che vide in Rousseau la «presenza delle radici»<a href="#nota4"name="testo4">[4]</a>.<br />
Possiamo dire che in questa prima fase taurina troviamo un’estetica (<em>aisthánomai</em>, percepisco con i sensi, sento; e <em>áisthesis</em>, sensazione) che non ha bisogno di sovrastrutture o di trattamenti, quindi diretta nella misura in cui è naturale.</p>
<p>Il secondo aspetto (<strong>Urania</strong>) ci indica la dea dell’<strong>Amore Celeste</strong>, datrice di sentimenti duraturi e della benedizione del <strong>matrimonio</strong>, e che astrologicamente si lega al domicilio diurno di Venere in <strong>Bilancia</strong>.<br />
Urania (<em>Ur−ana</em>) significa però «regina delle montagne» (Graves), il che ci dice come qui non alberghi il fuoco dell’amore passionale (come era in Pandemo) ma prenda sopravvento il <strong>ragionamento</strong>: là avevamo a che fare con la <strong>Sensazione</strong>, qui con il <strong>Pensiero</strong>.<br />
Troviamo quindi una Venere “saturniana”, legata alla tecnica (<em>téchne</em>) quindi avvezza all’uso di strumenti e al trattamento di materiali per valorizzare questa bellezza.<br />
Qui abbiamo l’estetica nella sua accezione di «scienza che ha per oggetto lo studio del bello e dell’arte», intravedendo anche quella teoria medievale del bello visto come <strong>misura</strong>, <strong>proporzione</strong>.<br />
La bellezza descritta dalla Venere bilancina, e comunque l’espressione che questa assume nella sua componente “saturniana”, può ritrovarsi, in ambito <strong>artistico</strong>, nelle opere di Le Corbusier, l’architetto e urbanista francese propugnatore di un’architettura più rispondente alle esigenze della vita moderna, chiara nella forma e nelle proporzioni; così come nella musica di Claude Debussy, ricca di risonanze armoniche.<br />
In questa seconda fase bilancina abbiamo a che fare con la <strong>conservazione</strong> della bellezza e con la sua <strong>valorizzazione</strong>, con quell’arte che è la <em>cosmesi</em> (dice Hillman, in maniera provocatoria, che volendo c’è più «kosmos», cioè ordine, nella parola “cosmesi” che in “cosmologia”, visto che quest’ultima tratta di un qualcosa di vuoto e freddo!).</p>
<p>Nel terzo aspetto (<strong>Pontia</strong>) vediamo la Patrona della navigazione e dei naviganti, l’Afrodite <strong>marina</strong>, che astrologicamente si lega immancabilmente all’esaltazione di Venere in <strong>Pesci</strong>.<br />
Qui siamo di fronte a una bellezza non più legata alla Sensazione (Toro) o al Pensiero (Bilancia) ma al <strong>Sentimento</strong>.<br />
Qui abbiamo a che fare con nuovi campi di energia: d’altronde siamo alla presenza di un’<strong>esaltazione</strong> di Venere, quindi operiamo in un ambito che esula sia dal “piacere” taurino sia dall’“estetismo” bilancino; ci troviamo infatti nel mondo del <strong>sentimento</strong> e dell’<strong>emozione</strong> (del resto secondo la teoria cortico-diencefalica di W. B. Cannon e P. Bard, non è l’ipotalamo, governato dal segno dei Pesci, la sede degli schemi dinamici dell’emozione?), alla presenza di una Venere “nettuniana”, legata a quell’espressione soggettiva di grande intensità che è appunto l’emozione, a quel «<strong>ah!</strong>» che Hillman collega all’incontro tra <strong>Bellezza</strong> e <strong>Anima</strong>, quando, dice, si muove la <strong>gazzella</strong> che dorme in noi (Hillman usa la figura della gazzella come simbolo di quell’emozione – Anima – che scaturisce quando si attiva il chakra Anâhata, quello del cuore; per inciso, nel mondo semita la gazzella era simbolo di bellezza; secondo Origene, poi, la gazzella trae il suo nome da una parola greca che significa «vedere»).</p>
<p>La bellezza descritta dalla Venere pescina, e comunque l’espressione che questa assume nella sua componente “nettuniana”, può ritrovarsi, nel campo dell’<strong>arte</strong>, nella pittura «plen air» di un Claude Monet, o nell’emozione lirica, tradotta in plasmanti pennellate, di un Emilio Gola, così come nella poesia di un Charles Baudelaire le cui parole possono benissimo indicarci la strada per avvicinarci alla comprensione di questo tipo di bellezza, che «<em>consiste non nella scelta del soggetto né nella verità dell’illustrazione, ma nella maniera di sentire e nella capacità di esprimere tale sentimento</em>».</p>
<p>Così, se nel Toro avevamo un concetto di bellezza legato al «piacere dato dalla forma», e nella Bilancia alla «valutazione di questa forma-bellezza in rapporto alle esigenze sociali», in Pesci questo concetto pare legarsi a quell’afflato dato da una percezione extra-sensoriale, “sentendo” l’immagine che procura Bellezza e vedendo questo come una manifestazione dell’anima, facendoci forse qui parlare di un’«estetica trascendentale» che si lega al «fenomeno» (<em>tó pháinómenon</em>, <em>pháinesthai</em>, manifestarsi, apparire), a ciò che si manifesta direttamente e che fa esplodere quel «<strong>ah!</strong>» come segnale che ci avverte che l’anima ha <strong>ritrovato</strong> la sua Bellezza.</p>
<p>Allora, se Venere è la dea della Bellezza, e se essa nasce dall’acqua del mare, è solo quando arriviamo all’esaltazione pescina che questa dea si manifesta in tutta la sua completezza, e se i segni di <strong>Acqua</strong> sono espressione dell’<strong>Anima</strong>, allora è solo qui che può avvenire l’incontro, la fusione, tra Bellezza e Anima, è quindi in questa ultima fase pescina che l’anima dell’Uomo diventa «la scintilla consustanziale dell’<em>anima mundi</em>».<br />
E se i segni di Acqua, come detto, rappresentano l’Anima, il segno dei Pesci simboleggerà l’ultima fase dell’espressione dell’Anima, cioè quella più vicina alla <em>coniunctio</em> con lo Spirito, all’unione tra Sentimento e Intuizione<a href="#nota5"name="testo5">[5]</a>. Qui la bellezza produce gioia vera, entusiasmo, estasi (<em>ekstasis</em>, uscire fuori di sé).</p>
<p>Abbiamo detto che nei tre aspetti di Venere si raffigurano quelli che sono i diversi modi di approccio alla bellezza: questi “modi” possono essere decifrati anche dai simboli grafici di <strong>Luna</strong>, <strong>Saturno</strong> e <strong>Nettuno</strong>.</p>
<p>La linea curva, simbolo della Luna, ci parla di fecondità, di vita, quindi di vita che prende forma; la croce, che troviamo nei simboli grafici di Saturno e Nettuno, rappresenta il mondo, quindi un qualcosa di già strutturato: è l’impalcatura su cui la forma si trasforma.<br />
Nel simbolo <strong>lunare</strong> (cioè la mezzaluna) abbiamo, come detto, la forma, quindi avremo una percezione stimolata esclusivamente dall’oggetto-in-sé, diretta, spontanea, primaria, semplice.<br />
Nel simbolo <strong>saturniano</strong> abbiamo questa mezzaluna sotto la croce, a significare che la materia si sta strutturando secondo certi schemi o regole; prende forma che a sua volta si trasforma, il tutto seguendo strade apparentemente libere ma sostanzialmente legate a rigide regole sociali e culturali; la percezione che qui avremo sarà di tipo secondario, cioè “associazionistico”.<br />
Nel simbolo <strong>nettuniano</strong>, invece, la mezzaluna si è spostata sopra la croce, a significare come la materia, dopo che si è “formata” e poi “trasformata”, si stia ora “de-strutturizzando”, smettendo quindi di essere «copia di un’impressione» (Hume) per diventare vera «esperienza psichica». La percezione che qui avremo sarà allora di tipo “sensibile”, o meglio, “eterno”.<br />
Prendendo a prestito le figure dell’Anima esposte da Jung, possiamo dire che qui, luogo di esaltazione venusia, non siamo né alla presenza di <strong>Eva</strong> (Toro), né a quella di <strong>Elena</strong> (Bilancia), ma siamo di fronte a <strong>Maria</strong> e in procinto di incontrarci con <strong>Sofia</strong>.</p>
<p>Quanto finora detto, però, non vuole certo inchiodare Venere all’Anima o l’Anima a Venere come a prima vista potrebbe sembrare; ed altri sbaglierebbero se pensassero che Venere sia stata qui trattata esclusivamente in quanto «eros»; semmai è stata il vederla <strong>solo</strong> come eros che ha portato a una confusione di ruoli tra Anima, Venere ed erotismo (il che, ovviamente, non vuol dire che l’Anima non sia amore, anzi). Venere (anche come Eros) è solo una parte di Anima, così come Marte (anche come Eros; d’altronde non era questi figlio di Afrodite e Ares?) è solo una parte di Animus.</p>
<p>Nel concludere, possiamo dire che il breve viaggio qui intrapreso ci ha, una volta di più, messi di fronte al fatto che indispensabile, per recuperare l’anima, è andare a cercarla dov’è: dentro di noi, direte; certo, ma anche «fuori di noi», perché fino a quando non riusciremo a cogliere quella che è l’anima del mondo (della natura, ma anche, dico io, di tutto ciò che ci circonda, foss’anche il più umile degli oggetti che distrattamente usiamo giacché solo per il fatto di essere “stato fatto” vuol dire che ha «anima») mai e poi mai arriveremo a far incontrare «noi» e gli »dèi».</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] James Hillman (Atlantic City, 1926-Thompson, 2011). Filosofo, psicologo e psicoterapeuta junghiano. Ha diretto lo Jung Institut di Zurigo e fondato il Dallas Institute of Humanities and Culture.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Thomas Moore (Detroit, 1940). Psicoterapeuta, scrittore e studioso del Rinascimento. Ha fondato l’Institute for the Study of Imagination del Massachusetts.<a href="#testo2">&uArr;</a><br />
<a name="nota3">[3] Francesco Donfrancesco (Roma, 1940). Medico, psicologo analista, direttore della rivista fiorentina «<em>Anima</em>».<a href="#testo3">&uArr;</a><br />
<a name="nota4">[4] Ovviamente questi sono solo degli esempi utilizzati per capire il “tipo” di manifestazione venusiana, e non vogliono certo creare ulteriori incasellamenti né degli artisti né tantomeno delle loro opere.<a href="#testo4">&uArr;</a><br />
<a name="nota5">[5] Questi concetti sono poi stati da me nel tempo elaborati andando a far parte del mio libro: “<em>La freccia del Sagittario</em>”.<a href="#testo5">&uArr;</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anima, Corpo, Mente e Spirito</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 23:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[karma]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[Sappiamo che i quattro elementi in cui vengono suddivisi i Segni dello zodiaco, cioè Fuoco, Terra, Aria]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sappiamo che i quattro elementi in cui vengono suddivisi i Segni dello zodiaco, cioè Fuoco, Terra, Aria e Acqua, sono accomunabili sia alle quattro componenti dell’Essere Umano così come queste ci provengono dalla Tradizione Esoterica sia alle quattro Forze della Natura, come possiamo vedere nella tabella qui sotto.<span id="more-2859"></span></p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
		font-size: 12px;
		border: 1px solid #CCC; 
		font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	} 
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	}
</style>
<table class="tableizer-table">
<thead>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>FUOCO</td>
<td>SPIRITO</td>
<td>ENERGIA</td>
</tr>
<tr>
<td>TERRA</td>
<td>CORPO</td>
<td>MATERIA</td>
</tr>
<tr>
<td>ARIA</td>
<td>MENTE</td>
<td>SPAZIO</td>
</tr>
<tr>
<td>ACQUA</td>
<td>ANIMA</td>
<td>TEMPO</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center></p>
<p>In astrologia esiste una analogia fra Segni e Case, così la 1ª Casa è in analogia con il primo Segno, l’Ariete; la 2ª con il secondo Segno, il Toro, ecc.<br />
Le Case prese in esame in astrologia medica sono la 6ª e la 12ª, che si trovano ai lati dell’asse dell’orizzonte (AS-DS), l’asse delle relazioni, del <strong>libero arbitrio</strong>.<br />
E però abbiamo un altro asse, il Meridiano (MC-FC), l’asse  del “da dove provengo e dove vado”, l’asse che affonda le proprie radici nel passato, l’asse del <strong>destino</strong>: anche qui abbiamo due Case ai suoi lati, la 3ª e la 9ª.<br />
Sono Case Mobili ovvero si legano analogicamente ai Segni Mobili (Croce dei Segni Mobili) che sappiamo rappresentano il lavoro incessante della Vita per continuamente confrontarsi e trasformarsi secondo le esigenze dell’habitat in cui viene a trovarsi rappresentando quindi, questi Segni, gli eventuali squilibri di questo processo ovvero la <strong>malattia</strong>.<br />
Ecco che possiamo dire che le Case della salute sono le quattro Case Mobili: la 3ª, la 6ª, la 9ª e la 12ª.<br />
Vediamole.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/01/Anima2-e1485445690457.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/01/Anima2-e1485445690457.jpg" alt="Anima2" width="250" height="251" class="aligncenter size-full wp-image-2860" /></a></p>
<p><strong>Le Case 6ª e 12ª (il Corpo e l’Anima)</strong></p>
<p>La 6ª Casa, essendo in analogia con il sesto Segno, la Vergine, è legata all’Elemento TERRA quindi al CORPO (MATERIA), mentre la 12ª Casa, in analogia con il Segno dei Pesci, è legata all’Elemento ACQUA quindi all’ANIMA (TEMPO).<br />
Ebbene, Anima e Corpo, o Psiche e Soma, rappresentano nella personalità un’unità funzionale, un’unità biologica (asse Corpo/Anima).<br />
D’altronde se noi scorriamo quelli che sono i vari miti relativi alla nascita ovvero alla <strong>creazione</strong> dell’essere umano vediamo che in quasi tutte le culture questa è opera di un Essere Supremo o Demiurgo che impastata la “terra” con l’“acqua” forma la struttura portante di questa creatura: Terra e Acqua partecipano quindi della creazione dell’Uomo, rappresentando così, in forma simbolica, i “mattoni” dell’edificio Uomo.</p>
<p>Applicando quanto finora detto a quello che è il nostro discorso possiamo dire che nella <strong>6ª Casa</strong> vediamo <strong>le malattie del corpo</strong>, mentre <strong>nella 12ª</strong> vediamo <strong>le malattie dell’anima</strong>: essendo comunque le due componenti interagenti fra loro, possiamo dire che lo studio dell’asse 6ª/12ª ci fornirà indicazioni sullo stato generale di salute della persona, ovvero su quei disturbi interessanti organi e/o funzioni del proprio corpo.</p>
<p>Possiamo meglio capire l’importanza che ha ad esempio la 6ª Casa sapendo che in essa noi vediamo, essendo in analogia con il Segno della Vergine, il “lavoro”, che non sarà però in questo caso il lavoro inteso come attività umana volta a crearsi una fonte di reddito individuale bensì il lavoro incessante degli organi e dei sistemi del corpo umano che, se svolto bene, consente un buono stato di salute; quindi una Casa importante e per questo passata nella tradizione astrologica come effettiva Casa della salute. </p>
<p>E però, siccome le disfunzioni organiche possono essere conseguenti a sballate reazioni emotive, a stress o disturbi psicologici, ecco che anche l’analisi della 12ª Casa diventa importante, segnalandoci essa le risposte dell’individuo a momenti di stress ed eventualmente l’organo o la zona maggiormente colpita da situazioni di stress. Va da sé che resta valido quanto tramandatoci dalla tradizione, che vede nella 6ª Casa le malattie acute o accidentali, nella 12ª Casa le malattie croniche, invalidanti, congenite.</p>
<p><br/></p>
<p><strong>Le Case 3ª e 9ª (la Mente e lo Spirito)</strong></p>
<p>Sempre facendo riferimento allo schema sugli Elementi, vediamo che la 3ª Casa, analogica al Segno di ARIA dei Gemelli, è legata alla MENTE (SPAZIO), mentre la 9ª Casa, analogica al Segno di FUOCO del Sagittario, è legata allo SPIRITO (ENERGIA).<br />
Mente e Spirito si fondono qui dandoci indicazioni su quei disturbi che ruotano nella sfera delle patologie prettamente mentali, del comportamento, ovvero le deviazioni, le scissioni, le anomalie della personalità.<br />
Siamo, come si è visto, nel campo dei <strong>disturbi mentali</strong>, e però, siccome queste Case non sono avulse dalle altre e siccome non esistono comparti stagni all’interno di un Tema rappresentando esso l’individuo in toto, le informazioni che da qui trarremo andranno inserite nel più ampio contesto generale psicofisico essendo Corpo, Mente, Anima e Spirito tutti ingredienti che compongono l’essere umano. Il sapere comunque che queste Case possono darci informazioni su particolari tipi di disturbi aiuta notevolmente il lavoro dell’astrologo. </p>
<p>E però questo non è solo un asse mentale, bensì <strong>mentale-spirituale</strong>, e così come l’asse 6ª/12ª rappresentava l’Anima e il Corpo (o Psiche e Soma) visti come un’unità funzionale, un’unità biologica, così l’asse 3ª/9ª ci raffigura la Mente e lo Spirito come un’altrettanta unità funzionale, così che i disturbi che toccano uno possono essere conseguenti a disturbi interessanti l’altro, in ciò segnalandoci che se è <strong>malato</strong> lo Sprito <strong>si ammala</strong> (o è ammalata) anche la Mente e viceversa. </p>
<p><br/></p>
<p><strong>Anima e Spirito</strong></p>
<p>Certo che lo Spirito possa ammalarsi può destare curiosità se non ilarità, alcuni pensando lo Spirito un’entità superiore non attaccabile per questo da malanni e disturbi “terreni” (lo stesso vale per l’Anima). D’altronde abbiamo solo esperienze dirette che riguardano i disturbi del Corpo e i disturbi della Mente, e nessuna che ci riconduca a possibili malattie che abbiano interessato l’Anima e lo Spirito, o, quand’anche accettassimo il fatto che queste entità possano subire dei “danni”, questi non diagnosticabili come malattie nel senso usuale del termine.<br />
Tuttavia se osserviamo la figura qui sotto riprodotta vediamo che l’Anima (12ª Casa) si trova di fronte al Corpo (6ª Casa), e che lo Spirito (9ª Casa) si trova di fronte alla Mente (3ª Casa): potremmo vedere questo come un’indicazione del fatto che le malattie che colpiscono il <strong>Corpo</strong> potrebbero <strong>nascere da disturbi dell’Anima</strong>, e comunque, questo, unire con un filo energetico il Corpo all’Anima e viceversa. Stesso discorso per le malattie che colpiscono la <strong>Mente</strong>, che possono essere conseguenti a <strong>disturbi dello Spirito</strong>, e comunque, questo, unire con un filo energetico la Mente allo Spirito e viceversa.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/01/Anima2-e1485445690457.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2017/01/Anima2-e1485445690457.jpg" alt="Anima2" width="250" height="251" class="aligncenter size-full wp-image-2860" /></a></p>
<p>Ovviamente dovremo chiarirci su cosa intendiamo per Spirito (Fuoco, 9ª Casa) e cosa per Anima (Acqua, 12ª Casa)<a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>.<br />
Fermo restando il fatto che concepiamo Corpo, Mente, Anima e Spirito come un tutt’uno integrato nell’Uomo, potremmo, per far comprendere meglio quanto vogliamo esporre, considerare l’Anima e lo Spirito come entità “celesti”, “divine”, “precedenti”, mentre il Corpo e la Mente come entità “terrene”, “umane”, “successive”.<br />
Detto in altri termini, potremmo vedere il Corpo come un’Anima che si è “condensata” e la Mente come uno Spirito che si è “condensato”, oppure, anche, il Corpo che “proviene” dall’Anima, e la Mente che “proviene” dallo Spirito<a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.<br />
Con tale visione l’Anima e lo Spirito sarebbero il  “dietro le quinte” del Corpo e della Mente, o se vogliamo i “registi occulti” del Corpo e della Mente, coloro che scrivono le direttive, le disposizioni che questi (Corpo e Mente) più o meno consapevolmente eseguono. Questo è molto importante per cercare di capire la provenienza o il motivo di alcuni disturbi. </p>
<p>Un’altra cosa ancora, curiosa per alcuni, foriera di nuovi sviluppi per altri: Spirito e Anima, che abbiamo visto hanno qui “sede” uno nella sagittariana 9ª Casa, l’altra nella pescina 12ª Casa, sono per questo governati entrambi da Giove (e da Nettuno), mentre Corpo e Mente, che abbiamo visto hanno qui “sede” uno nella virginea 6ª Casa, l’altro nella gemellina 3ª Casa, sono per questo governati entrambi da Mercurio; quindi Giove (la cui etimologia riporta a “dio”)<a href="#nota3"name="testo3">[3]</a> ha in mano (cioè sono “suoi”) lo Spirito e l’Anima, mentre Mercurio ha in mano (cioè sono “suoi”) il Corpo e la Mente; se consideriamo che Mercurio è il messaggero di Giove abbiamo una conferma mitologica a quanto detto poc’anzi riguardo al fatto che Spirito e Anima (Giove) danno le disposizioni a Corpo e Mente (Mercurio) affinché questi le eseguano.
<p>Ma cosa intendiamo qui per <strong>Spirito</strong> e cosa per <strong>Anima</strong>? Nell’accezione qui data consideriamo lo Spirito non solo l’Energia che tiene in vita l’essere umano, la sua “corrente elettrica”, ma anche quella scintilla divina (<em>div</em>, luce) che si rivela, sporadicamente e non in tutti, in quelle che chiamiamo <strong>intuizioni illuminate</strong>, colpi di genio. Quando lo Spirito si esprime armonicamente eleva la persona al di sopra degli altri, quasi a volerci far vedere l’essere umano che scocca la propria freccia infuocata squarciando il velo dell’oscurità dell’ignoranza donando il sole all’umanità, diventando egli stesso Maestro. Il “genio” comunemente inteso rientrerebbe in questa azione dello Spirito (es. Leonardo da Vinci, Einstein). </p>
<p>Ma lo Spirito può esprimersi anche in maniera disarmonica, e allora avremo l’alienato mentale, il “matto” comunemente inteso. “Genio” e “follia” potremmo dire, le sole due espressioni con le quali è dato allo Spirito di esprimersi a livello terreno. Tutti e due, il genio e il folle, tendono (o sono costretti?) a superare i propri limiti, come se dovessero raggiungere un qualcosa che è al di là del loro Io.<br />
Potremmo dire che il genio è un <strong>matto sano</strong>, e quindi sa sfruttare (anche se non del tutto coscientemente) le intuizioni (o le regole) che dallo Spirito riceve, e che il matto è un <strong>genio malato</strong>, che non vuole (o non può) seguire le regole dello Spirito, che si è ad esse ribellato, che vuole essere libero ma che comunque, nonostante questa sua “insurrezione”, è sempre, come il genio, ad esso legato, quindi anche lui espressione, come il genio, della forza dello Spirito.</p>
<p>Ma perché lo Spirito dovrebbe esprimersi in maniera disarmonica? Può lo Spirito <strong>ammalarsi</strong>? Oppure, vista la sua “anteriorità” sulle altre componenti umane quindi la sua natura non corruttibile dalle vicende terrene, <strong>nasce già malato</strong>? Ma se così fosse allora il “genio” e la “follia” sarebbero espressioni di un <strong>destino</strong>, farebbero cioè già parte del bagaglio con cui nasciamo, quindi il genio e il folle semplici esecutori di una musica scritta da un altro Autore. </p>
<p>Molto probabilmente la cosa può stare anche in questo modo, ma se così fosse allora potremmo vedere le malattie espresse nell’asse 3ª/9ª come “destiniche”. Vedremo come questo venga poi avvalorato anche osservando la cosa da un’altra visuale, anche se rimane del tutto irrisolto il perché lo Spirito può nascere già malato. Qualcuno quel “perché” lo definisce karma.</p>
<p>Anche l’<strong>Anima</strong>, come lo Spirito, dà il suo contributo al genio e alla follia, ma là eravamo al cospetto dell’energia maschile del Fuoco quindi dell’<strong>Intuizione</strong>, qui dell’energia femminile dell’Acqua quindi del <strong>Sentimento</strong>. Là eravamo su energie che vibrano sulla Mente (Pensiero e Intuizione), qui su energie che vibrano sul Corpo (Sensazione e Sentimento). </p>
<p>Nell’accezione qui data consideriamo l’Anima quella componente umana preposta alla produzione e alla gestione dell’energia <strong>sentimentale</strong> ed <strong>emozionale</strong>. L’Anima è la componente <strong>femminile</strong> dello Spirito, così che se non ci fosse la partecipazione dell’Anima alle intuizioni dettate dallo Spirito, queste sarebbero vuote e inutili; l’Anima dà loro non solo spessore ma le ordina in modo che possano essere utili agli altri.<br />
Detto con una metafora, se lo Spirito è la “corrente elettrica” che dà energia e vita al nostro elettrodomestico, l’Anima è ciò che quell’elettrodomestico sa fare (ciò per cui è stato costruito e per cui noi l’abbiamo acquistato).</p>
<p>Quando l’Anima si esprime <strong>armonicamente</strong> i sentimenti e le emozioni fluiscono positivamente alimentando un buon rapporto psiche-soma; a livello fisico l’<strong>ipotalamo</strong> esercita tranquillamente il suo controllo sul sistema nervoso simpatico il quale a sua volta allerta quegli organi e quelle funzioni preposte alla “lotta contro il nemico”, proteggendo e mantenendo lo stato di salute originario.<br />
Quando invece l’Anima si esprime in maniera <strong>disarmonica</strong> non avviene la lotta ma la fuga, le funzioni ipotalamiche vengono meno, assalite come sono da (e producenti loro stesse) una valanga di emozioni incontrollate che fomentano ansia e stress, quindi <strong>la malattia</strong>. </p>
<p><center>*****</center><br />
(Tratto dal mio libro sull&#8217;astrologia medica: <em>Nel segno della salute. Guida alla decifrazione dell&#8217;oroscopo in chiave medica</em>)</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Ovviamente qui trattiamo dello Spirito nella sua sola espressione di 9ª Casa/Sagittario, così come dell’Anima nella sua sola espressione di 12ª Casa/Pesci.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota2">[2] Questi compiti sono, e devono essere, anche interscambiabili. L’Anima agisce sulla Mente come lo Spirito sul Corpo. In altra sede avevo detto che l’Anima è la parte spirituale della Mente, così come il Corpo è la manifestazione dello Spirito (cfr. R. BALDINI, <em>La freccia del Sagittario</em>, Pagnini e Martinelli, Firenze 2003)<a href="#testo2">&uArr;</a>.<br />
<a name="nota3">[3] «Il nome italiano Giove è palesemente legato a <em>Jovis</em>, il genitivo di <em>Juppiter</em>. E la forma latina <em>Juppiter</em> […], è nata da una formula di invocazione, <em>dyeu peter</em> (indoeuropeo) che vuol dire <em>Cielo padre!</em> e corrisponde esattamente al vocativo greco <em>Zeû páter</em>. Vicino a Juppiter si è conservata la forma <em>Diespiter</em>, corrispondente al vedico <em>dyauh pita</em>. <em>Dyeu</em> e <em>dyauh</em>, poi, si legano alla radice <em>div</em> (che richiama la luminosità del cielo) e dà, in sanscrito, la forma <em>deva</em>, e da cui deriva il latino <em>deus</em>, italiano Dio» (ANTONINO ANZALDI e LUIGI BAZZOLI, <em>Dizionario di astrologia</em>, Rizzoli, Milano 1988, p. 194).<a href="#testo3">&uArr;</a></p>
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		<title>Solstizio estivo 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 22:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[altezza]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
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		<category><![CDATA[solstizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, 21 giugno 2016, alle ore 00.34 italiane (CEST), abbiamo avuto il solstizio estivo. Il termine solstizio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 21 giugno 2016, alle ore 00.34 italiane (CEST), abbiamo avuto il solstizio estivo.<br />
Il termine <em>solstizio</em> deriva dal latino <em>solstitium</em>, composto da <em>sol</em>-, “sole”, e &#8211;<em>sistere</em>, “fermarsi”, perché oggi il Sole, raggiungendo la sua massima declinazione (+23° 26’), sembra fermarsi per poi tornare indietro, un po’ come fanno i granchi: ecco perché il periodo che inizia oggi è stato chiamato, dagli antichi astronomi/astrologi, “Cancro”.<span id="more-2697"></span></p>
<p>Nella figura qui sotto riprodotta vediamo le diverse <strong>altezze</strong> che il Sole assume a <strong>mezzogiorno</strong> (cioè al momento del suo passaggio al meridiano) agli inizi stagionali nel nostro emisfero, quello boreale (arco diurno inclinato verso sud).</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/06/Sole_altezze-e1466426622159.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2016/06/Sole_altezze-e1466426622159.gif" alt="Sole_altezze" width="400" height="283" class="alignleft size-full wp-image-2696" /></a></p>
<p>Come vediamo, il Sole raggiunge la <strong>massima altezza</strong> meridiana al <strong>solstizio estivo</strong> e la <strong>minima altezza</strong> meridiana al <strong>solstizio invernale</strong>: d’altronde è esperienza comune vedere il Sole in inverno molto più basso sull’orizzonte mentre in estate molto più in alto; in <strong>estate</strong> il Sole sorge e tramonta più a <strong>nord</strong> che d’inverno, ciò che gli permette di disegnare un <strong>ampio</strong> arco diurno, ovvero il Sole, avendo al solstizio estivo una declinazione positiva (come detto + 23° 26’) cioè trovandosi a nord dell’equatore celeste, ha un arco diurno superiore a 180°, mentre al solstizio invernale, trovandosi a sud dell’equatore celeste quindi avendo una declinazione negativa (nel caso &#8211; 23° 26’), ha un arco diurno minore di 180°.</p>
<p>Dalla figura notiamo anche una cosa cui molti possono <strong>non aver fatto caso</strong> (ma che è molto importante per capire l&#8217;energia che sta dietro ai solstizi), e cioè che il luogo del <strong>sorgere</strong> del Sole in <strong>inverno</strong> (sud-est o SE) è esattamente <strong>opposto</strong> al luogo del suo <strong>tramonto</strong> in <strong>estate</strong> (nord-ovest o NW), e viceversa: il luogo del sorgere del Sole in estate (nord-est o NE) è esattamente opposto al suo tramonto in inverno (sud-ovest o SW); solo agli equinozi il Sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest (arco diurno pari a 180°). </p>
<p>Questo per dire che l&#8217;inizio della <strong>fredda morte</strong> (il tramonto invernale) è opposto all&#8217;inizio della <strong>calda vita</strong> (il sorgere estivo); quindi è in questo periodo che dobbiamo far <strong>nascere</strong> in noi e da noi quel <strong>calore vitale</strong> che potrà salvarci e darci forza; è in questo periodo che dobbiamo <strong>scaldare</strong> il nostro <strong>cuore</strong> così che abbia la forza di gettare il <strong>seme</strong> della nuova vita o di quella che vorremmo che fosse.</p>
<p>Ciò fa <em>pendant</em> col Tema del solstizio estivo 2016, dove vediamo un Ascendente in <strong>Pesci</strong> con <strong>Nettuno</strong> “seduto” sull’Ascendente in quadratura longitudinale a <strong>Mercurio</strong> in Terza Casa, a <strong>Saturno</strong> in Nona e in opposizione a <strong>Giove</strong> in Settima: in pratica Nettuno, Saturno, Giove e Mercurio formano un <strong>Grande Quadrato</strong> in Segni Mobili, situazione che indica la necessità di far uscire <strong>idee nuove</strong>, necessità di cambiamenti, di voglia di “fuggire”, di sperimentare cose nuove, pur il tutto condito da un turbinio di bisogni e desideri che possono rendere la messa in atto di queste necessità alquanto problematica. A un livello più profondo indica il bisogno che ha la nostra <strong>anima</strong> di “mutare pelle” per adattarsi al nuovo corso che deve prendere la nostra vita. Necessario quindi non bloccare tutta questa energia anche se a prima vista può sembrare, la stessa, inaffidabile. Se avete qualcosa da dire o da fare, ditela e fatela (per quanto vi potete permettere). Vi sentirete più liberi e la votra anima ringrazierà.</p>
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		<title>Il compleanno dell&#8217;anima</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/il-compleanno-dellanima/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/il-compleanno-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 05:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[compleanno]]></category>

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		<description><![CDATA[Sole e Luna sono gli archetipi del maschile e del femminile, dello yang e dello yin. Il Sole è diurno,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sole</strong> e <strong>Luna</strong> sono gli archetipi del maschile e del femminile, dello yang e dello yin. Il Sole è diurno, la Luna è notturna. Il Sole è “esterno”, la Luna è “interno”. Sole e Luna sono il <strong>Re</strong> e la <strong>Regina</strong>.<br />
Oggi diamo molto “peso” al Re; e la Regina?</p>
<p> <span id="more-2676"></span></p>
<p>Io nasco con il Sole in <strong>Acquario</strong>, quindi dico che sono dell’Acquario, cioè a &#8220;livello sole” sono Acquario.<br />
La Luna invece ce l’ho in <strong>Cancro</strong>.<br />
Se fossi nato nell’antica Roma avrei detto di essere del Cancro perché là, in alcuni periodi storici, era la Luna che dava l’appartenenza al Segno.<br />
Posso dire che “esternamente” sono Acquario ma “internamente” Cancro.</p>
<p>A questo punto, se ho un <strong>compleanno</strong> “solare/esterno/diurno” (il mio giorno di nascita secondo la posizione del Sole), avrò anche un compleanno <strong>lunare/interno/notturno</strong> (il mio giorno di nascita secondo la posizione della Luna).<br />
Io ho la Luna a 11°03&#8242; Cancro. </p>
<p>Se sovrapponessi il cerchio dell’anno nel quale sono nato al cerchio zodiacale, facendo ovviamente combaciare il 21 marzo, equinozio di primavera, con lo 0° Ariete, a che giorno corrisponderebbero gli 11°03&#8242; Cancro? Al 3 luglio.<br />
Ecco, quello è il giorno del mio <strong>compleanno</strong> “a livello Luna”, giorno importante che andrà festeggiato come festeggiamo il compleanno solare. </p>
<p>In definitiva abbiamo <strong>due compleanni</strong> quindi dobbiamo dare al cielo <strong>due tributi</strong>: uno al Re e uno alla Regina. Addirittura, se vogliamo dirla tutta, il tributo alla Regina, cioè festeggiare il <strong>giorno natale lunare</strong>, parrebbe, a livello <strong>Anima</strong>, ben più importante del tributo dato al giorno natale solare, così che quel giorno sarebbe utile <strong>meditare</strong>, aprire un collegamento col cielo, <strong>dialogare</strong> con la propria Anima, <strong>sentire</strong> la propria Anima. </p>
<hr/>
Foto da: 7-themes.com</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Energie archetipiche</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/astrologia-dellanima-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 22:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[elementi]]></category>
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		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[La maggior parte delle Tradizioni esoteriche afferma che l’Uomo è composto da quattro “ingredienti”:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La maggior parte delle Tradizioni esoteriche afferma che l’Uomo è composto da quattro “ingredienti”: <strong>Spirito</strong>, <strong>Anima</strong>, <strong>Mente</strong> e <strong>Corpo</strong>. Queste quattro componenti hanno un riscontro con quelli che sono gli “agenti” del Creato, cioè <strong>Fuoco</strong>, <strong>Acqua</strong>, <strong>Aria</strong> e <strong>Terra</strong>. </p>
<p><span id="more-2543"></span></p>
<p>Questi ultimi vanno poi a essere le immagini archetipiche sia delle quattro Forze della Natura, cioè <strong>Energia</strong>, <strong>Tempo</strong>, <strong>Spazio</strong> e <strong>Materia</strong>, sia delle quattro Forze fondamentali della fisica o Interazioni, cioè la <strong>Forza Nucleare Forte</strong>, la <strong>Forza Nucleare Debole</strong>, la <strong>Forza Elettromagnetica</strong> e la <strong>Forza Gravitazionale</strong>.<br />
Ecco che possiamo stilare la seguente tabella:</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
		font-size: 14px;
		border: 1px solid #CCC; 
		font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	} 
	.tableizer-table td {
		padding: 4px;
		margin: 3px;
		border: 1px solid #CCC;
	}
	.tableizer-table th {
		background-color: #104E8B; 
		color: #FFF;
		font-weight: bold;
	}
</style>
<table class="tableizer-table">
<thead>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>FUOCO</td>
<td>SPIRITO</td>
<td>ENERGIA</td>
<td>INT. FORTE</td>
</tr>
<tr>
<td>TERRA</td>
<td>CORPO</td>
<td>MATERIA</td>
<td>INT. GRAVITAZIONALE</td>
</tr>
<tr>
<td>ARIA</td>
<td>MENTE</td>
<td>SPAZIO</td>
<td>INT. ELETTROMAGNETICA</td>
</tr>
<tr>
<td>ACQUA</td>
<td>ANIMA</td>
<td>TEMPO</td>
<td>INT. DEBOLE</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Questa tabella ha un’enorme importanza perché ci dice, ancora una volta, come il nostro <strong>Tema astrale</strong> sia in stretta relazione con il <strong>Cosmo</strong>, con la Natura, con la <strong>Legge di Natura</strong> <a href="#nota1"name="testo1">[1]</a>. </p>
<p>Ci dice anche, a seconda del peso che hanno gli Elementi nel nostro Tema, se siamo più <strong>concentrati</strong> sul Corpo, sull’Anima, sulla Mente o sullo Spirito.<br />
Anche, se e dove possiamo vivere, a livello energetico, delle <em>défaillance</em>: a livello materiale quindi nel corpo oppure a livello spirituale, mentale o animico? Una corretta lettura del Tema ci può dire questo e altro <a href="#nota2"name="testo2">[2]</a>.</p>
<hr/>
<a name="nota1">[1] Per avere una panoramica sulle Forze, gli Elementi e le relazioni tra loro rimando a quanto ho scritto nel mio libro “<em>La freccia del Sagittario</em>”.<a href="#testo1">&uArr;</a><br />
<a name="nota1">[2] Per avere spiegazioni sull’Anima e sul compito che a essa è stato assegnato potete fare affidamento sull’Astrologia dell’Anima.<a href="#testo2">&uArr;</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Le Case in Astrologia Medica</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/le-case-in-astrologia-medica/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/le-case-in-astrologia-medica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 09:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia Medica]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[astrologia medica]]></category>
		<category><![CDATA[Case]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal libro &#8220;Nel segno della salute. Guida alla decifrazione dell&#8217;oroscopo in chiave medica&#8220;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Dal libro &#8220;<em>Nel segno della salute. Guida alla decifrazione dell&#8217;oroscopo in chiave medica</em>&#8220;</h6>
<p><br/></p>
<p>Per quanto riguarda l’utilizzo delle Case in ambito astrodiagnostico vale la regola dell’analogia Segno/Casa. Questo vuol dire, ad esempio, che un Marte in 2ª Casa potrebbe e dovrebbe essere letto come se fosse in Toro, in questo caso fornendoci utili spiegazioni sul perché un certo soggetto soffrisse da anni di una fastidiosa laringite non essendo questi del Toro né avendo in esso alcunché.</p>
<p><span id="more-1376"></span></p>
<p>Ovviamente vi erano altri elementi a supporto di questa situazione, nel senso che non era bastante la sola posizione terrestre di Marte per dare ragione di un simile disturbo, tuttavia questa regola è molto importante e dà all’astrologo ulteriori strumenti a disposizione che sicuramente allargheranno notevolmente la sua diagnosi. Va da sé che esistono Case che hanno significati che sono più attinenti al discorso sulla salute, così come ci è stato esposto da Tolomeo:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] <em>bisognerà osservare i due angoli dell’orizzonte, ossia l’Ascendente e il Discendente, ma in particolare il Discendente e il segno che tramonta immediatamente prima</em> [&#8230;] (III, 13, p. 249). </p></blockquote>
<p>Sappiamo che qui Tolomeo vuole dirci che la prima cosa da fare è osservare in quale Segno cade l’Ascendente, ovvero studiare l’asse dell’orizzonte, l’Ascendente e il Discendente, l’Oriente e l’Occidente, ma con particolare riferimento al luogo che precede quest’ultimo, cioè la 6ª Casa. E però, siccome anche qui vale il discorso sugli assi così come fatto per i Segni, per una completa visione del tutto dovremo studiare anche la Casa opposta, ossia la 12ª.</p>
<p>Ma così come abbiamo preso in considerazione l’asse dell’orizzonte e i luoghi ad esso precedenti (6ª e 12ª Casa), altrettanto si dovrà fare con l’asse del meridiano, ovvero con il Medio Cielo e il Fondo Cielo e i luoghi a essi precedenti, cioè la 3ª e la 9ª Casa.<br />
In pratica, per quanto riguarda l’utilizzo delle Case in astrologia medica, presteremo particolare attenzione a quelle che sono in analogia con i Segni della Croce Mobile, Croce che, se ricordate, rappresentava «<em>il lavoro incessante della Vita per continuamente confrontarsi e trasformarsi secondo le esigenze dell’habitat in cui viene a trovarsi, rappresentando quindi gli eventuali squilibri di questo processo, ovvero la malattia</em>».<br />
Studieremo quindi:</p>
<p>la 3ª Casa, in analogia con il terzo Segno, i Gemelli;<br />
la 6ª Casa, in analogia con il sesto Segno, la Vergine;<br />
la 9ª Casa, in analogia con il nono Segno, il Sagittario;<br />
la 12ª Casa, in analogia con il dodicesimo Segno, i Pesci.</p>
<p>Di queste quattro Case, la 6ª e la 12ª non hanno bisogno di tante presentazioni essendo universalmente riconosciute come elementi validi nell’interpretazione astrodiagnostica, mentre le altre due, la 3ª e la 9ª, probabilmente procureranno qualche difficoltà all’allievo astrologo non essendo tradizionalmente inserite in questo discorso.<br />
Vediamo i motivi che hanno portato a questa scelta.<br />
Avevamo accennato al fatto che i quattro elementi in cui vengono suddivisi i Segni dello zodiaco, cioè Fuoco, Terra, Aria e Acqua, sono accomunabili sia alle quattro componenti dell’Uomo così come queste ci provengono dalla tradizione esoterica, sia alle quattro forze della Natura. Rivediamo il tutto:</p>
<p><center><br />
<table class="tableizer-table tabella">
<tr>
<td>FUOCO</td>
<td>SPIRITO</td>
<td>ENERGIA</td>
</tr>
<tr>
<td>TERRA</td>
<td>CORPO</td>
<td>MATERIA</td>
</tr>
<tr>
<td>ARIA</td>
<td>MENTE</td>
<td>SPAZIO</td>
</tr>
<tr>
<td>ACQUA</td>
<td>ANIMA</td>
<td>TEMPO</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<h6><strong>Le Case 6 e 12</strong></h6>
<p>Delle quattro Case prese in considerazione vediamo che la 6ª, essendo in analogia con il Segno della Vergine, è legata all’Elemento TERRA, quindi al CORPO (MATERIA), mentre la 12ª, in analogia con il Segno dei Pesci, è legata all’Elemento ACQUA quindi all’ANIMA (TEMPO).<br />
Ebbene, Anima e Corpo, o Psiche e Soma, rappresentano nella personalità un’unità funzionale, un’unità biologica (asse Corpo/Anima).</p>
<p>D’altronde se noi scorriamo quelli che sono i vari miti relativi alla nascita ovvero alla creazione dell’essere umano vediamo che in quasi tutte le culture questa è opera di un essere supremo o demiurgo che impastata la “terra” con l’“acqua” forma la struttura portante di questa creatura: Terra e Acqua partecipano quindi della creazione dell’Uomo, rappresentando così, in forma simbolica, i “mattoni” dell’edificio Uomo.</p>
<p>Applicando quanto finora detto a quello che è il nostro discorso possiamo dire che nella 6ª Casa vediamo le malattie del corpo, mentre nella 12ª vediamo le malattie dell’anima: essendo comunque le due componenti interagenti fra loro, possiamo dire che lo studio dell’asse 6ª/12ª ci fornirà indicazioni sullo stato generale di salute della persona, ovvero su quei disturbi interessanti organi e/o funzioni del proprio corpo.<br />
Ecco che possiamo dire:</p>
<p><em>sull’asse delle Case 6ª e 12ª noi studieremo quegli stati alterati dell’equilibrio fisico e psicosomatico che si rivelano a livello organico.</em></p>
<p>Dai Segni in cui si trovano le cuspidi di queste Case, dalla posizione e configurazione dei pianeti che reggono questi Segni, dalla eventuale presenza di astri in questa Case, noi trarremo quelle informazioni utili alla nostra ricerca.<br />
Possiamo meglio capire l’importanza che ha ad esempio la 6ª Casa sapendo che in essa noi vediamo, essendo in analogia con il Segno della Vergine, il “lavoro”, che non sarà, in questo caso, il lavoro inteso come attività umana volta a crearsi una fonte di reddito individuale bensì il lavoro incessante degli organi e dei sistemi del corpo umano che, se svolto bene, consente un buono stato di salute, quindi una Casa importante e per questo passata nella tradizione astrologica come effettiva Casa della salute. E però, siccome le disfunzioni organiche possono essere conseguenti a sballate reazioni emotive, a stress o disturbi psicologici, ecco che anche l’analisi della 12ª Casa diventa importante, segnalandoci essa le risposte dell’individuo a momenti di stress ed eventualmente l’organo o la zona maggiormente colpita da situazioni di stress, in questo caso osservando il Segno sulla cuspide della Casa (ma anche la cuspide della Casa opposta, cioè la 6ª) e come e dove è situato il suo governatore. Va da sé che resta valido quanto tramandatoci dalla tradizione, che vede nella 6ª Casa le malattie acute o accidentali, nella 12ª Casa le malattie croniche, invalidanti, congenite.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Le Case 3 e 9</strong></h6>
<p>Sempre facendo riferimento allo schema sugli Elementi, vediamo che la 3ª Casa, analogica al Segno di ARIA dei Gemelli, è legata alla MENTE (SPAZIO), mentre la 9ª Casa, analogica al Segno di FUOCO del Sagittario, è legata allo SPIRITO (ENERGIA):<br />
Mente e Spirito si fondono qui dandoci indicazioni su quei disturbi che ruotano nella sfera delle patologie prettamente mentali, del comportamento, ovvero le deviazioni, le scissioni, le anomalie della personalità.<br />
Ecco che possiamo dire:</p>
<p><em>sull’asse delle Case 3ª e 9ª noi studieremo quelle patologie non legate a particolari lesioni organiche, presentando quindi una base psicogena.</em></p>
<p>Anche qui, dai Segni in cui si trovano le cuspidi di queste Case, dalla posizione e configurazione dei pianeti che reggono questi Segni, dalla eventuale presenza di astri in questa Case, noi trarremo quelle informazioni utili alla nostra ricerca. Siamo, come si è visto, nel campo dei disturbi mentali, e però, siccome queste Case non sono avulse dalle altre e siccome non esistono comparti stagni all’interno di un Tema rappresentando esso l’individuo in toto, le informazioni che da qui trarremo andranno inserite nel più ampio contesto generale psicofisico, essendo Corpo, Mente, Anima e Spirito tutti ingredienti che compongono l’essere umano. Il sapere comunque che queste Case possono darci informazioni su particolari tipi di disturbi aiuta notevolmente il lavoro dell’astrologo, in special modo di colui che nella sua ricerca si avvale di nozioni psicologiche e/o psichiatriche. E però questo non è solo un asse mentale, bensì mentale-spirituale, e così come l’asse 6ª/12ª rappresentava l’Anima e il Corpo (o Psiche e Soma) visti come un’unità funzionale, un’unità biologica, così l’asse 3ª/9ª ci raffigura la Mente e lo Spirito come un’altrettanta unità funzionale, così che i disturbi che toccano uno possono essere conseguenti a disturbi interessanti l’altro, in ciò segnalandoci che se è malato lo Sprito si ammala (o è ammalata) anche la Mente, e viceversa.</p>
<p><br/> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il concetto astronomico e astrologico del Punto Vertex. Come costruire il &#8220;Tema dell&#8217;Anima&#8221;</title>
		<link>http://www.renzobaldini.it/il-concetto-astronomico-e-astrologico-del-punto-vertex-come-costruire-il-tema-dellanima/</link>
		<comments>http://www.renzobaldini.it/il-concetto-astronomico-e-astrologico-del-punto-vertex-come-costruire-il-tema-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 12:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Renzo Baldini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Punto Vertex]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[ascendente]]></category>
		<category><![CDATA[vertex]]></category>

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		<description><![CDATA[Per capire il significato astrologico del Vertex e comunque l’uso che se ne può fare in Astrologia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><br/></p>
<p>Per capire il significato astrologico del Vertex e comunque l’uso che se ne può fare in Astrologia è indispensabile conoscere le sue caratteristiche tecnico-astronomiche, così da dargli la giusta collocazione all’interno degli elementi oroscopici. Per la verità le componenti astronomiche del Vertex erano già state esposte nel mio libro “<em>L’Ascendente dell&#8217;Anima. Il Punto Vertex in Astrologia</em>”, ma voglio qui ritornarvi (ampliandole e osservandole anche da un’altra angolazione) proprio per dar modo di apprezzare appieno il senso della sua presenza all’interno di un Tema astrale e per capire cosa è e come si pone l’oroscopo che da esso deriva: il “Tema dell&#8217;Anima”.</p>
<p><span id="more-1557"></span><br />
<br/></p>
<h6><strong>Riferimenti tecnico-astronomici</strong></h6>
<p>Ognuno di noi, quale che sia il luogo della Terra dal quale osserva il cielo, si sente, vista la grandezza della sfera celeste e la piccolezza della Terra nei suoi confronti, al centro di questa sfera che ha come base l&#8217;orizzonte del luogo. Per capire meglio quanto stiamo dicendo immaginiamo di essere su di una barca in mezzo al mare: come ci voltiamo troviamo intorno a noi solo mare; spingendo lo sguardo in lontananza vedremo che l&#8217;emisfero concavo del cielo sembra incontrare la superficie del mare, disegnando così una linea curva; in pratica, quale che sia il punto della superficie terrestre in cui ci troviamo, il nostro campo visivo ci apparirà delimitato da un circolo: l&#8217;Orizzonte (Fig. 1).</p>
<p><div id="attachment_1549" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_1-e1441347659117.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_1-e1441347659117.gif" alt="Figura 1" width="400" height="151" class="size-full wp-image-1549" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Questo è il nostro luogo di osservazione, che ha un&#8217;estensione orizzontale e circolare a 360° delimitata da quella linea immaginaria formata dall&#8217;incontro fra cielo e mare. Ma se questo è il nostro “perimetro di osservazione”, in altezza fin dove possiamo spingerci? In altre parole, esiste un “soffitto celeste”? </p>
<p>Se state leggendo questo articolo in ufficio o nel vostro studio, date uno sguardo alla stanza e potrete meglio capire quanto sto dicendo, pensando a questa stanza come al vostro luogo privilegiato di osservazione: il perimetro che la delimita è il vostro limite di osservazione orizzontale, ma se alzate gli occhi vedrete che lì c&#8217;è un soffitto, il quale sarà a un’altezza ottimale, né troppo alto né troppo basso: diciamo che la sua altezza dipende dal tipo di luogo, così se siete all’interno di una cattedrale non vi meraviglierete certo di trovare il soffitto a venti metri di altezza, oppure se siete nel vostro garage di trovarlo a poco più di due metri, col che capiamo che ogni stanza ha la sua altezza ottimale dovuta all’uso che ne viene fatto.</p>
<p>Anche la “stanza” Terra ha la sua altezza ottimale (adeguatamente proporzionata al luogo di osservazione), ma come trovarla?<br />
Sulla carta è molto semplice: ritorniamo alla figura 1, e immaginate con una penna di tracciare una linea curva, un semicerchio, che partendo dal punto Nord arrivi al punto Sud: ecco che abbiamo costruito le “pareti” e il “soffitto” del nostro luogo di osservazione; il punto più alto di questo soffitto si chiama Zenith (termine arabo che significa “sopra la testa”) che è sempre a 90° dal piano dell’orizzonte; ovviamente nulla vieta che si possa continuare a disegnare questa linea curva, così dal punto Sud possiamo ritornare, passando “da sotto”, al punto Nord, trovando così la “cantina” del nostro luogo di osservazione, il cui punto più basso, all&#8217;opposto dello Zenith, cioè sotto i nostri piedi, viene chiamato Nadir (termine arabo che significa “opposto”). Questa linea curva, o cerchio verticale (per contrapposizione al cerchio orizzontale), prende il nome di Meridiano (Fig. 2).</p>
<p><div id="attachment_1550" style="width: 360px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_2-e1441347773983.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_2-e1441347773983.gif" alt="Figura 2" width="350" height="353" class="size-full wp-image-1550" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>E però il tutto non si può dire ancora completo, infatti i punti cardinali sono quattro, e così come abbiamo disegnato un cerchio verticale partendo dal Nord, passando per lo Zenith e arrivando al Sud (per poi ritornare al Nord passando per il Nadir), così possiamo disegnarne un altro partendo dal punto Est, passando sempre per lo Zenith e arrivando al punto Ovest (e continuare ritornando al punto Est passando per il Nadir); </p>
<p>questo nuovo cerchio verticale prenderà il nome di Primo Verticale (Fig. 3).</p>
<div id="attachment_1551" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_3-e1441347888890.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_3-e1441347888890.gif" alt="Figura 3" width="350" height="324" class="size-full wp-image-1551" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 3</p></div>
<p>Meridiano e Primo Verticale rappresentano così le “pareti” della nostra “stanza”, con il Meridiano a fare le veci delle pareti rivolte a Sud e a Nord, il Primo Verticale rappresentando le pareti rivolte a Est e a Ovest, e con lo Zenith a rappresentare il punto più alto del nostro “soffitto a cupola”.</p>
<p>Ecco che abbiamo completato il sistema delle coordinate dell’orizzonte (così si chiama), formato dall’Orizzonte stesso (il “pavimento”), dal Meridiano (“pareti” rivolte a Sud e a Nord) e dal Primo Verticale (“pareti” rivolte a Est e a Ovest).</p>
<p>A questo punto, con in mano queste coordinate, ritorniamo sulla nostra barca in mezzo al mare: è l’alba, il sole sta sorgendo, lo vediamo infatti alzarsi dall’orizzonte orientale e, via via che la giornata va avanti, salire in alto nel cielo fino a raggiungere il punto massimo di altezza per poi ridiscendere toccando il punto occidentale dell’orizzonte, disegnando così nel cielo un suo percorso apparente; ecco come appare il tutto (Fig. 4):</p>
<p><div id="attachment_1552" style="width: 360px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_4-e1441348076421.gif"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_4-e1441348076421.gif" alt="Figura 4" width="350" height="337" class="size-full wp-image-1552" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 4</p></div>
<p>Vediamo subito che il percorso solare interseca questi cerchi in vari punti, così che l’astrologo ha modo di visualizzare, nei punti di incrocio, l’Ascendente (AS, contrassegnato dalla lettera A), il Discendente (DS, contrassegnato dalla lettera D), il Medio Cielo (MC, contrassegnato dalla lettera C) e il Fondo Cielo (FC, contrassegnato dalla lettera F); infatti:</p>
<p>AS/DS = punti in cui l’Eclittica incontra l’Orizzonte, con l’AS che designa il punto in cui l’Eclittica tocca l’Orizzonte a oriente (alba) e con il DS che designa il punto in cui l’Eclittica tocca l’Orizzonte a occidente (tramonto).<br />
MC/FC = punti in cui l’Eclittica incontra il Meridiano, con il MC che rappresenta il punto in cui l’Eclittica tocca il Meridiano superiore (mezzogiorno) e con il FC che rappresenta il punto in cui l’Eclittica tocca il Meridiano inferiore (mezzanotte).</p>
<p>Ebbene, fino a oggi chi si è occupato di Astrologia ha sempre lavorato con queste due sole coordinate, una orizzontale (AS/DS) e una verticale (MC/FC), avendo così una visione bidimensionale del tutto.<br />
Sappiamo però che le coordinate verticali sono due: infatti se ritorniamo alla figura 4 vediamo che l’Eclittica incrocia, oltre all’Orizzonte e al Meridiano, anche il Primo Verticale, e lo fa, anche qui, in due punti: quello contrassegnato dalla lettera E, in zona occidentale, è ciò che viene chiamato VERTEX (VX), quello contrassegnato dalla lettera B, in zona orientale, è ciò che viene chiamato ANTIVERTEX (AVX); ecco che possiamo completare il quadro:</p>
<p>AS/DS = punti in cui l’Eclittica incontra l’Orizzonte (punti A e D)<br />
MC/FC = punti in cui l’Eclittica incontra il Meridiano (punti C e F)<br />
VX/AVX = punti in cui l’Eclittica incontra il Primo Verticale (punti E e B).</p>
<p>Questo dimostra che il Vertex e l’Antivertex hanno lo stesso diritto di esistenza dell’Ascendente, del Discendente, del Medio Cielo e del Fondo Cielo, e che dovrebbero essere inseriti nella carta del cielo e interpretati come facciamo per gli altri punti ed elementi oroscopici.</p>
<p>Potremmo collegare l&#8217;importanza che l’introduzione del Vertex ha in Astrologia alla portata che l’introduzione della prospettiva ebbe in pittura: da una visione bidimensionale a una tridimensionale; non solo larghezza (nel nostro caso l’asse AS/DS) e altezza (l’asse MC/FC) ma anche profondità (l’asse VX/AVX), un po’ come essere passati di colpo dalle figure murali egiziane, piatte e di profilo, alle rotondità e ai volumi di un Filippo Brunelleschi o di un Leonardo da Vinci. Ecco che il Vertex diventa (come dice il titolo di un libro di Ann E.Parker) la terza dimensione dell’oroscopo.</p>
<p>Credo sia palese a tutti il fatto che l’entrata in campo della profondità ci mette nelle condizioni di avere un volume, facendoci quindi occupare uno spazio: questa semplice ma importante constatazione rende il Vertex un elemento utile anche nello studio delle dinamiche interpersonali e del modo in cui noi difendiamo il nostro spazio, ciò che permette di capire il perché del taglio “psicoanalitico” dato al mio libro sul Vertex.</p>
<p>Quanto fin qui visto permette di stilare le seguenti definizioni:</p>
<p>VERTEX – punto occidentale di intersezione dell’Eclittica con il Primo Verticale.<br />
ANTIVERTEX – punto orientale di intersezione dell’Eclittica con il Primo Verticale. </p>
<p>Vertex e Antivertex formano così un asse, come lo forma l’Ascendente con il Discendente e il Medio Cielo con il Fondo Cielo.</p>
<p>Chi ha letto il mio libro sul Vertex saprà che questo punto viene considerato un Ascendente complementare (a cui poi io detti il nome di “Ascendente dell’Anima”).<br />
Qualcuno si chiederà giustamente, dopo aver letto le definizioni sopra date, perché mai un punto che viene considerato come un Ascendente va poi a cadere, in un normale Oroscopo, in zona occidentale anziché orientale, pensando che se è come un Ascendente dovrebbe per questo trovarsi a oriente, proprio come si conviene a qualsiasi astro o punto astronomico che sorge nel nostro emisfero.<br />
La comprensione del perché di questo permetterà di meglio capire chi e cosa è questo Vertex, perché viene chiamato “Ascendente complementare” e quali significati astrologici si porta appresso. E però per comprendere appieno la natura del Vertex è opportuno capire come lo si calcola; il procedimento è il seguente (occorre avere a disposizione una Tavola delle Case)</p>
<p>1) Sottraete la latitudine del vostro luogo di nascita da 90°. In questo modo troverete la colatitudine.<br />
2) Aprite la Tavola delle Case a questa nuova “nuova” latitudine.<br />
3) Andate nella colonna riguardante la X Casa (Medio Cielo) e cercate lì il grado e il Segno del vostro Fondo Cielo.<br />
4) Trovato questo grado leggete l&#8217;Ascendente corrispondente. Quello è il vostro Vertex. L&#8217;Antivertex è diametralmente opposto (stessi gradi e minuti).</p>
<p>Un esempio chiarirà il tutto:<br />
ammettiamo che siate nati in una località che si trova a 44° di latitudine Nord e che abbiate il Fondo Cielo a 14° Cancro.</p>
<p>1) Intanto trovate la vostra colatitudine: 90° &#8211; 44° = 46°.<br />
2) Aprite la Tavola delle Case alla “nuova” latitudine di 46°.<br />
3) Andate ora nella colonna che indica la X Casa e scorrete verticalmente il dito fino a che trovate il grado e il Segno del vostro Fondo Cielo che abbiamo ipotizzato essere a 14° Cancro (dovete quindi fermarvi quando trovate 14° Cancro).<br />
4) Una volta trovatolo, scorrete il dito orizzontalmente fino a fermarvi alla colonna Ascendente (Asc) e leggete quell’Ascendente: ebbene quello è il grado e il Segno del vostro Vertex che corrisponderà, in questo caso a 11° 26&#8242; Bilancia. L&#8217;Antivertex si troverà ovviamente agli stessi gradi e minuti del Segno opposto, cioè 11° 26&#8242; Ariete.</p>
<p>In altre parole, se ci fate caso, è come se ci fossimo posti la seguente domanda: se invece del Fondo Cielo a 14° Cancro avessi il Medio Cielo a 14° Cancro, che Ascendente avrei? Potremmo quindi vedere il Vertex come l’Ascendente che noi avremmo se il nostro Fondo Cielo fosse un Medio Cielo, ovviamente alla colatitudine data.<br />
Possiamo trovare il Vertex anche in altro modo, senza l’uso del Fondo Cielo:</p>
<p>1) Sottraete la latitudine del vostro luogo di nascita da 90°. In questo modo troverete la colatitudine.<br />
2) Aggiungete (o togliete se il tutto dovesse superare le 24h) 12 ore al vostro Tempo Siderale Locale.<br />
3) Aprite la Tavola delle Case alla colatitudine trovata.<br />
4) Leggete che Ascendente corrisponde a questo nuovo TSL: quello sarà il Vertex cercato.</p>
<p>Nell&#8217;esempio trattato il TSL è pari a 19h 00m 49s (che corrisponde, alla latitudine natale di 44°, a un MC a 14° Capricorno quindi a un FC a 14° Cancro); togliamo 12 ore e avremo 07h 00m 49s; con questo nuovo TSL apriamo la Tavola delle Case alla nuova latitudine (la colatitudine) di 46° e leggiamo l&#8217;Ascendente corrispondente: 11° 26&#8242; Bilancia. Questo è il Vertex.</p>
<p>Esiste ovviamente anche la formula trigonometrica, ma non voglio certo darvi il colpo finale (tuttavia chi fosse interessato può trovarla nel mio libro citato).<br />
Per coloro che fossero allergici ai calcoli, niente paura: quasi tutti i software astrologici hanno l&#8217;opzione per l’inserimento del Punto Vertex.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Il sistema di domificazione di Campano</strong></h6>
<p>Come sapete esistono numerosi sistemi di domificazione, ognuno con le proprie specificità e con valide tesi a proprio sostegno. Di seguito, in ordine cronologico, alcuni sistemi di domificazione fra i più usati (ma ne mancano molti).</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
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	font-size: 14px;
} 
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	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td> Aequalis</td>
<td> I sec. a.C.</td>
</tr>
<tr>
<td> Porfirio</td>
<td> III sec. d.C.</td>
</tr>
<tr>
<td> Alcabizio</td>
<td> X sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Campano</td>
<td> XIII sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Regiomontano</td>
<td> XV sec. </td>
</tr>
<tr>
<td> Morin</td>
<td> XVI sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Placido</td>
<td> XVII sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Zariel (David Cope)</td>
<td> XX sec</td>
</tr>
<tr>
<td> Walter Koch</td>
<td> XX sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Theo J. J. Ram</td>
<td> XX sec.</td>
</tr>
<tr>
<td> Johannes Vehlow</td>
<td> XX sec.</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Tutti questi sistemi (a parte il sistema “Aequalis”) danno gli stessi gradi e Segno sia per l’Ascendente (e ovviamente per il Discendente) sia per il Medio Cielo (e ovviamente per il Fondo Cielo), essendo Orizzonte e Meridiano cerchi fondamentali di riferimento; dove differiscono, in alcuni casi anche in maniera vistosa, è nella determinazione delle cuspidi delle Case intermedie (Seconda, Terza, Quinta, Sesta e i loro opposti polari).</p>
<p>Perché? Perché varia il piano di riferimento.<br />
Così, ad esempio, il sistema di domificazione di Regiomontano prende come riferimento l&#8217;Equatore celeste, l’Alcabitius si affida invece ai semiarchi diurni .<br />
Vi è un sistema invece, quello di Campano, che prende come piano di riferimento il Primo Verticale, cerchio del quale abbiamo già fatta la conoscenza in quanto ci ha permesso di trovare il Vertex: questo ci dice che tale sistema potrebbe essere più consono al nostro discorso, e così è. Addirittura alcuni studiosi lo ritengono, pur con tutti i suoi limiti peraltro comuni anche agli altri, il miglior sistema di domificazione. Già Dane Rudhyar si era così espresso:</p>
<blockquote><p><em>Ora io considero le case natali decisamente come sezioni di 30 gradi dello spazio che circonda l&#8217;atto natale di individualizzazione, cioè il primo respiro che stabilisce il ritmo individuale del neonato. Le case non si trovano nello zodiaco, ma sono i segni dello zodiaco e tutti i corpi celesti che trovano la loro locazione in questa o quella casa. Ne consegue che il sistema di Placido di determinazione delle case, che è quello maggiormente in uso, non si combina con tale approccio, poiché è basato su un fattore-tempo. Invece il sistema di Campano è un metodo basato sullo spazio per calcolare la longitudine delle cuspidi delle case, e perciò io lo uso e lo trovo sempre più illuminante nella pratica astro-psicologica, anche se non è necessariamente il migliore sistema possibile</em> (D. Rudhyar, <em>L&#8217;Astrologia della personalità</em>, Astrolabio, Roma 1986, pag. 10).</p></blockquote>
<p><br/></p>
<p>Ma in cosa consiste questo sistema?<br />
In pratica il Primo Verticale viene suddiviso in dodici archi uguali di 30° ciascuno i quali vengono poi proiettati sull’Eclittica formando le cuspidi delle Case; così, ad esempio, per trovare le cuspidi delle Case XI e XII si divide in tre parti uguali di 30° la sezione d&#8217;arco del Primo Verticale compresa tra il Meridiano (Zenith) e l&#8217;Orizzonte (Est astronomico), poi si fanno partire, dai luoghi di queste suddivisioni, dei cerchi di posizione che incrociandosi nei punti Nord e Sud dell&#8217;Orizzonte, toccando l&#8217;Eclittica determineranno le cuspidi delle Case XI e XII. È quindi un sistema che si basa sulla divisione dello spazio.</p>
<p>A mio avviso un sistema logico e rigoroso, chiaro e pulito; ha semmai la particolarità che a latitudini elevate le Case estratte con questo sistema variano di molto la loro ampiezza, ciò che a molti può apparire come una “distorsione”, esteticamente non bello: eppure è più naturale di quanto si possa pensare visto che a latitudini elevate l&#8217;orbita del Sole appare molto inclinata, “distorcendo” così lo spazio in cui essa si muove. Tale sistema, basandosi sulla divisione del cerchio massimo passante per i punti Est e Ovest ed essendo un sistema spaziale, lo vedo più consono a rappresentarci anche la vita di oggi, basata sulle relazioni e sulla conquista dello spazio (o di spazio).</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Per conoscere meglio il Vertex</strong></h6>
<p>Abbiamo detto che il Vertex è un punto che si trova a occidente: da qui si deduce che una volta calcolato lo dovreste trovare, nel vostro Tema natale, in zona occidentale, cioè a destra, a ridosso in pratica del Discendente. A testimonianza di questo, ecco la posizione del Vertex, ogni ora, nel Tema di una persona nata il 10 gennaio 1970 alla latitudine di Firenze (43N46). Nella prima colonna abbiamo le ore di nascita, nella seconda la posizione zodiacale del Vertex, nella terza la sua collocazione nelle Case.</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
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	font-size: 14px;
} 
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	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>ORA</td>
<td> VERTEX</td>
<td> CASA</td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> 00</td>
<td> 29° 20&#8242; Ariete</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 01</td>
<td> 23° 19&#8242; Toro</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 02</td>
<td> 12° 10&#8242; Gemelli</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 03</td>
<td> 27° 32&#8242; Gemelli</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 04</td>
<td> 10° 50&#8242; Cancro</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 05</td>
<td> 22° 57&#8242; Cancro</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 06</td>
<td> 04° 28&#8242; Leone</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 07</td>
<td> 15° 42&#8242; Leone</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 08</td>
<td> 26° 52&#8242; Leone</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 09</td>
<td> 08° 03&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 10</td>
<td> 19° 17&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 11</td>
<td> 00° 34&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 12</td>
<td> 11° 50&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 13</td>
<td> 23° 04&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 14</td>
<td> 04° 15&#8242; Scorpione</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 15</td>
<td> 15° 25&#8242; Scorpione</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 16</td>
<td> 26° 40&#8242; Scorpione</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 17</td>
<td> 08° 14&#8242; Sagittario</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 18</td>
<td> 20° 26&#8242; Sagittario</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 19</td>
<td> 03° 54&#8242; Capricorno</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 20</td>
<td> 19° 32&#8242; Capricorno</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 21</td>
<td> 08° 51&#8242; Acquario</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 22</td>
<td> 03° 23&#8242; Pesci</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 23</td>
<td> 02° 29&#8242; Ariete</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 24</td>
<td> 01° 05&#8242; Toro</td>
<td> Settima</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Come vediamo, nell’arco delle 24 ore il Vertex tocca tutti i Segni ma per quanto riguarda le Case va a collocarsi solo in quelle che vanno dalla Quinta all’Ottava. In pratica “oscilla” a ridosso del DS, confermando così la sua natura di punto occidentale. E però non è sempre così, nel senso che questo che abbiamo ora esposto avviene solo a latitudini medie, ma quando ci spostiamo in zona tropicale, cioè a latitudini comprese tra 23N27 e 23S27, ecco che il Vertex si comporta in maniera “bizzarra”; osservate, di seguito, come si sposta il Vertex nel Tema del soggetto preso a esempio poco sopra (10.01.1970), ma questa volta facendolo nascere a Bombay, India (18N58):</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
	border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;
	font-size: 14px;
} 
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	color: #FFF;
	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>  ORA</td>
<td>VERTEX</td>
<td>CASA</td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> 00</td>
<td> 27° 35&#8242; Leone</td>
<td> Undicesima</td>
</tr>
<tr>
<td> 01</td>
<td> 08° 01&#8242; Leone</td>
<td> Decima</td>
</tr>
<tr>
<td> 02</td>
<td> 05° 15&#8242; Leone</td>
<td> Nona</td>
</tr>
<tr>
<td> 03</td>
<td> 07° 28&#8242; Leone</td>
<td> Nona</td>
</tr>
<tr>
<td> 04</td>
<td> 11° 43&#8242; Leone</td>
<td> Nona</td>
</tr>
<tr>
<td> 05</td>
<td> 17° 01&#8242; Leone</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 06</td>
<td> 22° 59&#8242; Leone</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 07</td>
<td> 29° 23&#8242; Leone</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 08</td>
<td> 06° 07&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 09</td>
<td> 13° 04&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 10</td>
<td> 20° 12&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 11</td>
<td> 27° 25&#8242; Vergine</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 12</td>
<td> 04° 40&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 13</td>
<td> 11° 52&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 14</td>
<td> 18° 57&#8242; Bilancia</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 15</td>
<td> 25° 51&#8242; Bilancia</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 16</td>
<td> 02° 30&#8242; Scorpione</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 17</td>
<td> 08° 47&#8242; Scorpione</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 18</td>
<td> 14° 35&#8242; Scorpione</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 19</td>
<td> 19° 38&#8242; Scorpione</td>
<td> Quarta</td>
</tr>
<tr>
<td> 20</td>
<td> 23° 27&#8242; Scorpione</td>
<td> Quarta</td>
</tr>
<tr>
<td> 21</td>
<td> 24° 41&#8242; Scorpione</td>
<td> Terza</td>
</tr>
<tr>
<td> 22</td>
<td> 19° 04&#8242; Scorpione</td>
<td> Terza</td>
</tr>
<tr>
<td> 23</td>
<td> 19° 07&#8242; Bilancia</td>
<td> Prima</td>
</tr>
<tr>
<td> 24</td>
<td> 25° 12&#8242; Leone</td>
<td> Undicesima</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Cosa notate di diverso dalla precedente tabella? Che qui il Vertex ha toccato tutte le Case ma per quanto riguarda i Segni solo alcuni a ridosso della Bilancia (punto equinoziale), ovvero Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione (facendo anche dei “salti” non indifferenti). In pratica si è comportato all&#8217;opposto di prima, dove aveva toccato tutti i Segni ma solo quattro Case (qui tutte le Case ma solo quattro Segni).</p>
<p>Ma inoltriamoci ancora di più in zona tropicale e andiamo all&#8217;Equatore, e vediamo come il Vertex si comporta se il nostro fosse nato a Quito, Ecuador (00S13):</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
	table.tableizer-table {
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	font-size: 14px;
} 
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	font-weight: bold;
}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td>ORA</td>
<td> VERTEX</td>
<td> CASA</td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> 00</td>
<td> 00° 08&#8242; Ariete</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 01</td>
<td> 00° 16&#8242; Ariete</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 02</td>
<td> 00° 23&#8242; Ariete</td>
<td> Quinta</td>
</tr>
<tr>
<td> 03</td>
<td> 00° 28&#8242; Ariete</td>
<td> Quarta</td>
</tr>
<tr>
<td> 04</td>
<td> 00° 31&#8242; Ariete</td>
<td> Quarta</td>
</tr>
<tr>
<td> 05</td>
<td> 00° 32&#8242; Ariete</td>
<td> Terza</td>
</tr>
<tr>
<td> 06</td>
<td> 00° 31&#8242; Ariete</td>
<td> Terza</td>
</tr>
<tr>
<td> 07</td>
<td> 00° 28&#8242; Ariete</td>
<td> Seconda</td>
</tr>
<tr>
<td> 08</td>
<td> 00° 22&#8242; Ariete</td>
<td> Seconda</td>
</tr>
<tr>
<td> 09</td>
<td> 00° 15&#8242; Ariete</td>
<td> Prima</td>
</tr>
<tr>
<td> 10</td>
<td> 00° 07&#8242; Ariete</td>
<td> Prima</td>
</tr>
<tr>
<td> 11</td>
<td> 29° 59&#8242; Pesci</td>
<td> Dodicesima</td>
</tr>
<tr>
<td> 12</td>
<td> 29° 50&#8242; Pesci</td>
<td> Dodicesima</td>
</tr>
<tr>
<td> 13</td>
<td> 29° 42&#8242; Pesci</td>
<td> Undicesima</td>
</tr>
<tr>
<td> 14</td>
<td> 29° 36&#8242; Pesci</td>
<td> Undicesima</td>
</tr>
<tr>
<td> 15</td>
<td> 29° 31&#8242; Pesci</td>
<td> Decima</td>
</tr>
<tr>
<td> 16</td>
<td> 29° 28&#8242; Pesci</td>
<td> Decima</td>
</tr>
<tr>
<td> 17</td>
<td> 29° 27&#8242; Pesci</td>
<td> Nona</td>
</tr>
<tr>
<td> 18</td>
<td> 29° 28&#8242; Pesci</td>
<td> Nona</td>
</tr>
<tr>
<td> 19</td>
<td> 29° 32&#8242; Pesci</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 20</td>
<td> 29° 37&#8242; Pesci</td>
<td> Ottava</td>
</tr>
<tr>
<td> 21</td>
<td> 29° 44&#8242; Pesci</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 22</td>
<td> 29° 52&#8242; Pesci</td>
<td> Settima</td>
</tr>
<tr>
<td> 23</td>
<td> 00° 01&#8242; Ariete</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
<tr>
<td> 24</td>
<td> 00° 09&#8242; Ariete</td>
<td> Sesta</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>Praticamente immobile a 0° Ariete (punto equinoziale), ma anche qui toccando tutte le Case. Perché questo comportamento?<br />
Perché il Vertex, abbiamo detto, è un Ascendente, ma un Ascendente che si trova a una latitudine complementare alla nostra natale (la già conosciuta “colatitudine”), così a Bombay la colatitudine sarà 90° &#8211; 18° 58&#8242; = 71° 02&#8242;, il che vuol dire che il Vertex alla latitudine di Bombay (18N58) si comporta come si comporterebbe l’Ascendente alla latitudine di 71N02 (latitudine, quest’ultima, che ci dice che siamo all&#8217;interno del Circolo Polare Artico, che inizia a 66N33); per quanto riguarda Quito la colatitudine sarà 90° &#8211; 00° 13&#8242; = 89° 47&#8242;, il che vuol dire che alla latitudine di Quito (00S13) il Vertex si comporta come si comporterebbe l’Ascendente alla latitudine di 89S47 (in pratica al Polo Sud).</p>
<p>Se vi è capitato di stendere Temi Natali per soggetti nati a latitudini estreme vi sarete certamente accorti del singolare comportamento delle Case quindi dell&#8217;Ascendente, ovvero della loro distorsione: all&#8217;interno dei circoli polari un grado di Eclittica diventa circumpolare, e più ci avviciniamo ai Poli più noteremo anomalie comportamentali di questi gradi, alcuni nemmeno sorgendo. Le anomalie dell’Ascendente in zona polare sono quindi “in risonanza” con le anomalie del Vertex in zona tropicale.<br />
A riprova di questo, vediamo come si comporta l’Ascendente a latitudini estreme. Prima avevamo visto la singolarità del Vertex in zona tropicale, ora vediamo la singolarità dell’Ascendente in zona polare.<br />
Nella tabella seguente vediamo, alla latitudine di 71N02, il variare della posizione dell’Ascendente al variare delle ore natali. Ovviamente qui prendiamo in considerazione solo l’Ascendente senza considerare gli spostamenti di altri elementi.</p>
<p><center><br />
<style type="text/css">
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}
</style>
<table class="tableizer-table">
<tr class="tableizer-firstrow">
<th></th>
<th>&nbsp;</th>
</tr>
<tr>
<td> ORA</td>
<td> ASCENDENTE</td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> 00</td>
<td> 28° 47&#8242; Vergine</td>
</tr>
<tr>
<td> 01</td>
<td> 06° 01&#8242; Bilancia</td>
</tr>
<tr>
<td> 02</td>
<td> 13° 12&#8242; Bilancia</td>
</tr>
<tr>
<td> 03</td>
<td> 20° 16&#8242; Bilancia</td>
</tr>
<tr>
<td> 04</td>
<td> 27° 08&#8242; Bilancia</td>
</tr>
<tr>
<td> 05</td>
<td> 03° 43&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 06</td>
<td> 09° 55&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 07</td>
<td> 15° 36&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 08</td>
<td> 20° 28&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 09</td>
<td> 23° 56&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 10</td>
<td> 24° 23&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 11</td>
<td> 16° 16&#8242; Scorpione</td>
</tr>
<tr>
<td> 12</td>
<td> 08° 18&#8242; Bilancia</td>
</tr>
<tr>
<td> 13</td>
<td> 19° 29&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 14</td>
<td> 06° 30&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 15</td>
<td> 05° 31&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 16</td>
<td> 08° 24&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 17</td>
<td> 12° 59&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 18</td>
<td> 18° 29&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 19</td>
<td> 24° 34&#8242; Leone</td>
</tr>
<tr>
<td> 20</td>
<td> 01° 04&#8242; Vergine</td>
</tr>
<tr>
<td> 21</td>
<td> 07° 51&#8242; Vergine</td>
</tr>
<tr>
<td> 22</td>
<td> 14° 52&#8242; Vergine</td>
</tr>
<tr>
<td> 23</td>
<td> 22° 01&#8242; Vergine</td>
</tr>
<tr>
<td> 24</td>
<td> 29° 15&#8242; Vergine</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
<br/></p>
<p>A parte dei “salti” non indifferenti, vediamo che l’Ascendente si comporta alla latitudine di 71N02 come si comportava il Vertex alla latitudine di 18N58 (Bombay), essendo queste due latitudini l’una la complementare dell’altra: in tutti e due i casi sono toccati i Segni Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione. Qualora volessimo osservare anche i comportamenti dell’Ascendente alla latitudine di 89S47 lo vedremmo praticamente fermo sulla linea degli equinozi (0° Ariete/0° Bilancia), stesso comportamento del Vertex alla latitudine di Quito (00S13), essendo le due latitudini l’una la complementare dell’altra.</p>
<p>Ecco che il Vertex si presenta a noi come un “Ascendente complementare”, la qual cosa, giustamente, mette in moto una serie di domande, e una potrebbe essere quella che fa riferimento al fatto che, se un Ascendente già lo abbiamo, allora questo “Ascendente complementare” potrebbe essere l’Ascendente di un altro tipo di Tema, un “Tema complementare”.<br />
Se avete pensato questo avete fatto un’ottima deduzione perché un Tema del genere esiste e si chiama “Tema dell&#8217;Anima”. Prima però di entrare nel merito di questo nuovo Tema si rende necessario far capire perché un “ascendente” (come è il Vertex) viene a trovarsi a destra, a occidente, in un Tema tradizionale.</p>
<p>Il procedimento, il calcolo per trovare il Vertex, può essere meglio compreso visualizzandolo con delle figure, ovvero con un approccio illustrativo. Quanto ora segue fa tesoro delle informazioni (ed è da esse liberamente tratto e sintetizzato) che Sergio Ghivarello, uno fra i massimi esoteristi e studiosi di Astrologia, deceduto nell’agosto 2000, mi ha gentilmente esposto in una corrispondenza personale che avemmo molti anni fa . Ciò su cui punteremo ora la nostra attenzione è perché un punto che nell’oroscopo tradizionale è occidentale (cioè si trova a destra del grafico) possa essere un elemento astronomico che ascende. Buona parte di questo “mistero” sta nel fatto che nel Tema dell’Anima il piano di riferimento per la domificazione non è il piano dell’Orizzonte ma il Primo Verticale. Ma andiamo per gradi. Cerchiamo di visualizzarci il procedimento prima esposto per trovare il Vertex.
<p>
<div id="attachment_1564" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_5-e1441348556913.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_5-e1441348556913.jpg" alt="Figura 5" width="350" height="346" class="size-full wp-image-1564" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 5</p></div>
<p>Osserviamo la figura 5: siamo in piedi sul piano dell’Orizzonte e guardiamo in direzione Sud (posizione 1): davanti a noi, in alto, abbiamo il Medio Cielo (contrassegnato in figura dalla lettera C), a sinistra l’Ascendente (contrassegnato dalla lettera A), a destra il Discendente (contrassegnato dalla lettera D) e “dietro”, ovvero in basso sotto i nostri piedi, il Fondo Cielo (contrassegnato dalla lettera F) che però non possiamo vedere perché il piano di riferimento (l’Orizzonte) è reale e non “trasparente” come il Primo Verticale. Questa è la normale visuale di un Tema tradizionale.</p>
<p>Abbiamo detto che per calcolare il Vertex occorre in primo luogo trovare la colatitudine del nostro luogo di osservazione (90° &#8211; lat): questa operazione equivale a sdraiarsi supini sulla schiena e giacere sul piano dell’Orizzonte con la testa a Nord (posizione 2). Così facendo i nostri piedi “appoggeranno” ora sul Primo Verticale sul quale è come se fossimo in piedi.</p>
<p>Adesso dobbiamo aggiungere (o togliere) 12 ore al Tempo Siderale dell’Oroscopo (o 180° in Ascensione Retta), o anche, prendere il nostro Fondo Cielo e ruotarlo di 180° per “portarlo” al Medio Cielo: questa operazione (vedi figura 6) equivale a ruotare con il nostro corpo (ricordate? eravamo sdraiati per terra a faccia in su) di 180° ritrovandoci ora a pancia a terra (riguardo all’Orizzonte), ma sempre in piedi sul Primo Verticale, così che i nostri occhi si trovano davanti, in “alto”, quello che prima era il Fondo Cielo (lettera F) e che ora è diventato il Medio Cielo della nuova situazione (potete meglio visualizzare il tutto se inclinate la vostra testa a sinistra osservando la figura con il Nord in alto).</p>
<div id="attachment_1565" style="width: 360px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_6-e1441348636424.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_6-e1441348636424.jpg" alt="Figura 6" width="350" height="340" class="size-full wp-image-1565" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 6</p></div>
<p>Alla nostra sinistra avremo ora il nuovo Segno ascendente, il Punto Vertex (lettera E), cioè quel punto dell&#8217;Eclittica che, alla nostra sinistra, va a intersecare il Primo Verticale (diventato adesso il nostro “piano di riferimento”).</p>
<p>In pratica il Vertex, che in un Tema tradizionale viene a trovarsi a occidente (a destra) e ha un movimento discendente in quanto il piano su cui poggiamo i piedi è l’Orizzonte del nostro emisfero, qui ascende perché il nostro piano di riferimento è diventato il Primo Verticale, così che poggiando i piedi su di esso noi vediamo il Vertex salire (ascendere) alla nostra sinistra, diventando così un “Ascendente complementare” o “trasparente” o “doppio” o “inconscio” (tenete a mente questi termini). Dal canto suo l&#8217;Antivertex diverrà il “Discendente complementare”, mentre quelli che in un Tema tradizionale erano il Fondo Cielo e il Medio Cielo si scambiano qui di ruolo, in ottemperanza al fatto che il Vertex altro non sarebbe che l’Ascendente che noi avremmo se il nostro Fondo Cielo fosse un Medio Cielo (alla colatitudine data).</p>
<p><div id="attachment_1563" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_7-e1441348693488.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Vertex_7-e1441348693488.jpg" alt="Figura 7" width="350" height="338" class="size-full wp-image-1563" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 7</p></div>
<p>A questo punto, secondo quanto esposto da Sergio Ghivarello sia nella lettera prima citata sia in un suo articolo uscito a suo tempo su “Linguaggio Astrale” (<em>L’oroscopo vertex altazimutale: ragione, struttura, significato</em>, in “Linguaggio Astrale” n. 109, pag. 47), per calcolare il Tema Vertex dovremmo attuare un’altra variazione nella posizione del nostro osservatore, variazione che possiamo veder visualizzata nella figura 7, ovvero portare il nostro osservatore nella posizione 4, e questo perché, nel costruire il nuovo Tema, “[&#8230;] <em>i segni sul MC e sull&#8217;IC devono essere gli stessi dell’oroscopo tradizionale riferito all’Orizzonte</em>”.<br />
Così “[&#8230;] <em>la numerazione delle Case astrologiche nell’oroscopo Vertex dovrà necessariamente seguire il senso orario perché le prime sei Case risultino al di sotto del piano di riferimento (in questo caso il Primo Verticale anziché l’orizzonte), condizione indispensabile per soddisfare l’esigenza astronomica che vede l’osservatore &#8211; che si trova al centro dell&#8217;asse che unisce i punti Est e Ovest &#8211; fronteggiare lo stesso Mezzocielo</em>”.</p>
<p>Tuttavia, nonostante l’autorevole parola di Sergio Ghivarello e considerando soprattutto il tipo di “nuovo” Tema che stiamo qui proponendo, riteniamo giusto fermarci alla figura 6, ovvero lasciare il nostro osservatore nella posizione 3: d&#8217;altronde ha già ottemperato, tramite i suoi movimenti, a quelli che erano i passaggi che abbiamo elencato e che servono per calcolare il Vertex: 1) trovare la colatitudine, ciò che equivale a sdraiarsi sulla schiena, 2) aggiungere (o togliere) 12h al TSL, ciò che equivale a ruotare di 180° e mettersi a pancia in giù, ovvero stare in piedi sul Primo Verticale e avere davanti, in alto, il nuovo Medio Cielo (che era il Fondo Cielo del Tema tradizionale).</p>
<p>Così facendo avremo fatta salva la regola che vuole il Vertex l’Ascendente che noi avremmo se il nostro Fondo Cielo fosse un Medio Cielo: d’altronde uno dei presupposti su cui si basa il Tema dell&#8217;Anima qui proposto è proprio quello della particolarità del Fondo Cielo (con tutto ciò che esso significa anche a livello psicologico) che va ad assumere caratteri da Medio Cielo, e se ricordate i termini usati per l&#8217;Ascendente/Vertex (complementare, trasparente, doppio, inconscio) capirete come il nuovo Tema vada a parare in campi sottili, legati all&#8217;Anima, ecco perché in questo tipo di Tema il ruolo principale di luminare non ce l’ha il Sole come è in un Tema tradizionale ma la Luna:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] <em>si è detto che il Vertex sarebbe l&#8217;Ascendente che noi avremmo se il nostro Fondo Cielo fosse un Medio Cielo, facendo così assurgere l&#8217;inizio della 4a Casa a punto importante nella visione &#8216;vertexiana&#8217; (passatemi l&#8217;orribile neologismo) del tema. Ergo, la Luna dovrebbe avere più importanza del Sole, in una simile visione. Si potrebbe così dire che l&#8217;Ascendente sta al Vertex come il Sole sta alla Luna, così, se nel tema tradizionale abbiamo il Sole come rappresentante dell&#8217;Io e comunque indicatore del Segno natale, nel tema del Vertex avremo la Luna come rappresentante del “Segno natale” e il Vertex appunto come “Ascendente</em> (R. Baldini, <em>L&#8217;Ascendente dell&#8217;Anima. Il Punto Vertex in Astrologia</em>, Pagnini, Firenze 1998, pag. 45)</>.</p></blockquote>
<p>Così scrissi e così ribadisco. Far assumere al Fondo Cielo connotati da Medio Cielo vuol dire ritrovarsi un Tema che non è solare, diurno e legato alla coscienza ma lunare, notturno, inconscio; vuol dire spaziare nei luoghi dell’Anima, in quella che è la seconda delle quattro componenti (Spirito, Anima, Mente e Corpo) dell’essere umano. Siamo a livello “celeste” e non “terrestre” o “geografico” come era nel Tema tradizionale riferito all’Orizzonte.</p>
<p><br/></p>
<h6><strong>Il Tema dell&#8217;Anima. La costruzione</strong></h6>
<p>Ma come si costruisce il Tema dell&#8217;Anima? Prendiamo come esempio il Tema di Padre Pio. Qui il suo grafico natale (domif. Campanus).<a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Padre-Pio1-e1441348859634.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Padre-Pio1-e1441348859634.jpg" alt="Padre Pio" width="600" height="528" class="aligncenter size-full wp-image-1575" /></a></p>
<p>Come vediamo Padre Pio ha il Vertex (VX) a 22° Gemelli, in Ottava Casa. Quello sarà l’Ascendente del suo Tema dell&#8217;Anima che porremo, in un grafico zodiacale vuoto, a sinistra. A questo punto occorre domificare questo nuovo Tema.<br />
Per coloro i quali si fossero già messi le mani fra i capelli al solo pensiero di fare dei calcoli, niente paura: per la costruzione del Tema dell&#8217;Anima possiamo affidarci a un sistema molto semplice e alla portata di tutti e che ne definisce soprattutto la struttura simbolica; partendo dalla posizione del Vertex natale, che sarà l&#8217;Ascendente del Tema dell’Anima, inserite la cuspide della Seconda Casa a 30° da questo Ascendente (seguendo l’ordine dei Segni), la Terza a 60°, la Quarta a 90°, ecc.; in pratica utilizzate il procedimento delle “Case uguali”.<br />
Ecco il Tema dell&#8217;Anima di Padre Pio costruito con questo sistema.</p>
<p><a href="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Padre-Pio_VX-e1441349066383.jpg"><img src="http://www.renzobaldini.it/wp-content/uploads/2015/08/Padre-Pio_VX-e1441349066383.jpg" alt="Padre Pio_VX" width="400" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-1548" /></a></p>
<p>Ovviamente la cuspide della Decima Casa non è qui il Medio Cielo, ecco perché una volta costruito il Tema dobbiamo segnare il grado e il Segno in cui cade il Medio Cielo (che altro non è che il Fondo Cielo del Tema tradizionale). Nel caso qui esposto segneremo questo Medio Cielo a 20° 23&#8242; dell&#8217;Acquario (e a 20° 23&#8242; Leone il punto opposto).</p>
<p>La costruzione del Tema dell’Anima fatta utilizzando il sistema delle “Case uguali” al posto di una domificazione “ragionata” permette anche di ovviare a certe particolarità che troveremmo qualora dovessimo stendere questo tipo di Tema per un soggetto nato a latitudini tropicali, visto che sarebbe come costruirgli un Tema come se fosse nato al Circolo Polare, con tutte le distorsioni delle Case che ben conosciamo (ciò che renderebbe ardua la sua lettura), il che ci permette di dire che non è un’eresia l’erigere il Tema dell’Anima con il sistema delle “Case uguali”, essendo il Tema qui proposto simbolico.</p>
<p><br/></p>
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