Donne, scienza e astrologia

Donne, scienza e astrologia
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Tra il XV e il XVII secolo la presenza femminile nella cultura umanistica e in seguito scientifica si fece via via sempre più importante anche a seguito dei grandi cambiamenti che stavano avvenendo nella società che, pur rimanendo patriarcale e maschiocentrica quindi relegando ancora la donna nei ruoli di moglie, madre o suora, fecero da battistrada a quell’emancipazione femminile che vedrà emergere nei secoli successivi personalità importanti nelle lettere, nelle arti, nelle scienze.

Ovviamente alcune figure femminili, seppur sporadicamente e in contesti particolari, si erano egregiamente palesate già nei secoli precedenti ritagliandosi ruoli e occupando posti e mansioni solitamente di pertinenza maschile, come nella medicina, nella filosofia, nel diritto.

A questo proposito pensiamo alle Mulieres Salernitanae, quelle donne mediche, studiose e insegnanti che fecero grande la Scuola Salernitana, la più antica istituzione medica dell’Occidente, donne che esercitavano non solo l’ostetricia e la ginecologia ma, “occupando” con perizia ambiti non propriamente usuali per il genere, anche la chirurgia; non solo: molte di loro si armarono di carta e penna e scrissero trattati di medicina, di erboristeria, di farmacologia, questo sì non convenzionale per l’epoca.

Fra queste troviamo Trotula de Ruggiero (fl. 1050), attenta ricercatrice, esperta in ostetricia e ginecologia e autrice di lavori di medicina come il De mulieribus passionum ante et post partum, il De ornatu mulierum (sui cosmetici), la Practica secundum Trotam[1]; Rebecca Guarna (XIII-XIV secolo), autrice di opere come il De urinis, il De febrius, il De embrione; Abella (fl. 1380), autrice di De atrabile e De natura seminis humani; Mercuriade (XIV secolo), conosciuta anche per i suoi studi sulla peste e specializzata in chirurgia, autrice di vari trattati medici ed erboristici; Costanza Calenda (XV secolo), medica e filosofa, figlia del grande medico salernitano Salvatore Calenda priore del Collegio medico di Salerno poi nominato dalla regina Giovanna II d’Angiò preside del Collegio di Medicina di Napoli (1430), città dove Costanza si addottorò.

Anche roccaforti maschili come le università avevano già conosciuta una presenza femminile e non tanto e non solo come fruitrici, già questo comunque non scontato, ma addirittura come docenti, come lo Studio di Bologna dove ebbero cattedra la bolognese Battesia Gozzadini (1209-1261), che aveva frequentato le lezioni di Diritto vestita da uomo; laureatasi nel 1237 insegnò Giurisprudenza per qualche tempo a casa sua per poi essere ammessa all’interno dell’università insegnando, si dice, nascosta dietro una tenda per non turbare o distrarre gli allievi; Novella d’Andrea (m. 1333), bolognese, figlia di Giovanni d’Andrea lettore di Diritto allo Studio felsineo; anche Novella si laureò in Diritto canonico tenendo lezioni come supplente del padre e, si racconta, avendo più successo di lui; Dorotea Bucca (1360-1436), anche lei bolognese e figlia di un professore di Medicina e Filosofia morale; fu lettrice nella sua città, subentrando al padre, di Filosofia e Medicina dal 1390 alla morte con uno stipendio, si dice, di cento lire, una retribuzione alta per l’epoca.

Pur tra mille divieti, imposizioni e costrizioni il mondo femminile riusciva piano piano a ritagliarsi degli spazi all’interno della cultura dominante, anche se il più delle volte questi avevano la fisionomia delle mura domestiche, dei salotti o dei conventi. Questi spazi poi facevano parte di quei campi culturali che le donne, contrastandone l’egemonia maschile, avevano col tempo egregiamente conquistato, come le lettere, la poesia e l’arte dove troviamo personalità di alto valore intellettuale ed espressivo.

Fra queste possiamo citare la letterata, poetessa e filosofa veneziana, naturalizzata francese, Cristina da Pizzano (1365-1430), figlia del medico e astrologo Tommaso da Pizzano docente di Medicina e Astrologia allo Studio bolognese dal 1344 al 1356; Cristina fu una tenace lottatrice per l’emancipazione della donna, autrice di opere come Epistre au Dieu d’Amours (1399) oppure Le livre de la Cité des Dames (1405), quest’ultimo scritto anche in polemica con l’immagine della donna data da Giovanni Boccaccio nel suo De mulieribus claris (1361) e che viene considerato il primo esempio di letteratura femminista[2].
La veneziana Cassandra Fedeli (1465-1558), precoce talento letterario e filosofico, ammirata da Poliziano e Marsilio Ficino ma anche da re e regine come Luigi XII di Francia o Isabella di Castiglia, ma anche invidiata da molti ciò che le creò non pochi problemi vivendo la maggior parte della propria vita in ristrettezze economiche.
La poetessa e nobildonna romana Vittoria Colonna (1490-1547), amica di Michelangelo Buonarroti che aiutò, amò e sorresse (anche psicologicamente, spiritualmente) e alla quale lui dedicò disegni e rime: «Un uomo in una donna, anzi uno dio», disse di lei in un suo carme; donna di vasta cultura, incline a un forte sentimento religioso, fu autrice di poemi d’amore (Rime amorose, 1538) e spirituali (Rime spirituali, 1546) e di un vasto carteggio.
L’umanista e letterata ferrarese Olimpia Morato (1526-1555), «foemina doctissima», genio precoce dalla vita breve ma piena; istruita dal padre nelle lingue greca e latina si interessò anche di astronomia e zoologia e fu anche insegnante privata di latino e greco. Dopo aver aderito alla Riforma luterana si trasferì in Germania. I suoi scritti, sia di natura teologica che filosofica, furono pubblicati dopo la sua morte in un’opera omnia dall’amico Celio Secondo Curione nel 1558[3].
La pittrice cremonese Sofonisba Anguissola (1531-1625), importante figura femminile della pittura rinascimentale, “sponsorizzata” da Michelangelo e citata da Giorgio Vasari nelle sue Vite.
La pittrice romana di scuola caravaggesca Artemisia Gentileschi (1593-1654), amica di Michelangelo Buonarroti il Giovane che ne tessé le lodi e la fece entrare alla corte medicea, amica anche di Galileo Galilei che le dette anche un aiuto nella vendita di alcuni suoi quadri; tra l’altro abbiamo anche una corrispondenza tra lo scienziato e Artemisia, lei a Napoli lui ad Arcetri, in data 9 ottobre 1635. Artemisia fu artista dalla pittura drammatica come drammatica e lacerante fu la violenza sessuale che dovette subire a diciotto anni dal suo maestro di pittura Agostino Tassi. Certamente fu una delle figure più importanti della pittura del XVII secolo, ovvero: «l’unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità»[4].

Ovviamente l’elenco potrebbe continuare. E però, nonostante queste grandi figure, l’accesso femminile alla cultura, specie in Italia, non era per niente pacifico e molti erano gli ostacoli che si frapponevano all’erudizione della donna.

Una testimonianza di questo l’abbiamo anche dall’astronomo, filosofo e letterato senese Alessandro Piccolomini (1508-1578) nella sua opera De Le Stelle Fisse[5] dedicata, in data 29 agosto 1539, a «la nobilissima e bellissima madonna» Laudomia Forteguerri de’ Colombini (n.1515), nota poetessa senese e appassionata studiosa di astrologia che Piccolomini corteggiò per lungo tempo; in questa dedica il letterato si compiace degli interessi astrologici della nobildonna, dispiacendosi però che «la mal’usanza dei nostri tempi» non agevoli le donne in tali studi:

[…] intesi che la. S.V. disse che oltra’l dispiacer ch’ella à sempre havuto, che per esser nata Donna, non le sia stato conceduto di poter donare gli anni suoi, à qualche pregiato studio & honorata Scientia, per questo ciò le dolea più che per altro, ch’ella non havea possuto pascer l’animo suo, de le cose d’Astrologia, à le quali la si sentia più che ad altro inclinata. O’ Nobilissimo e ben purgato Spirto di Donna; Animo veramente saggio, e sol degno di così honorata veste quanto le più rare bellezze che mai fusser viste lo cingon dattorno: Questa si può chiamar Donna senza alcun dubio immortale, che del’ardente desio del sapere s’infiamma e s’accende, il qual desio gli huomini stessi salvo che pochi, con l’acque del’otio e de la poca religione d’ammorzar cercan con ogni studio; […] che. V.S. non habbia possuto alcune cose sapere, stimo io che sia l’esserle stato ascosa la lingua latina, colpa dela mal’usanza dei nostri tempi: laqual da poi che le scientie non son nela lingua nostra, ne vieta ancora che le Donne non apprendin quella lingua, in cui le si truovano: e così ne impedisce che molte Donne non venghin negli studij dele lettere escellentissime e rare (ff. I-III).


[1] Sulla figura di Trotula e il suo trattato cfr. PINA BOGGI CAVALLO (a cura di), Trotula De Ruggiero. Sulle malattie della donna, testo critico, traduzione e glossario di Piero Cantalupo, La Luna, Palermo 1994. MONICA H. GREEN (a cura di), The Trotula: a medieval compendium of women’s medicine, University of Pennsylvania Press 2001 (trad. it.: Trotula. Un compendio medievale di medicina delle donne, Edizione Nazionale «La Scuola Medica Salernitana», SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Tavarnuzze 2009).
[2] Su Cristina da Pizzano si veda: RÉGINE PERNOUD, Cristina da Pizzano: storia di una scrittrice medievale, Jaca Book, Milano 1996. AIDA STOPPA, Io, Cristina. Storia di Cristina da Pizzano. Alle origini della “Querelle des femmes”, Galaad, Teramo 2012.
[3] Olympiae Fulviae Moratae mulieris omnium eruditissimae Latina et Graeca, quae haberi potuerunt, monumenta, Petrum Pernam, Basel 1558.
[4] ROBERTO LONGHI, Gentileschi padre e figlia, in «L’Arte», n. 19, 1916, p. 253 (rist. R. LONGHI, Gentileschi padre e figlia (con uno scritto di Mina Gregori), Abscondita, Milano 2011).
[5] Titolo dell’opera: De La Sfera Del Mondo. Libri Quattro In Lingua Toscana: Iquali non per via di traduttione, né à qual si voglia particolare Scrittore obligati: ma parte da i migliori raccogliendo; e parte di nuovo producendo; contengano in se tutto quel ch’intorno à tal materia si possa desiderare; ridotti à tanta agevolezza, & a cosi facil modo di dimostrare che qual si voglia poco essercitato negli studij di Matemmatica potrà agevolissimamente & con prestezza intenderne il tutto. Dele Stelle Fisse. Libro Uno Con Le Sue Figure, E Con Le Sue Tavole: dove con maravigliosa agevolezza potrà ciascheduno conoscere qualunque stella dele XLVIII Immagini del Cielo stellato, e le Favole loro integramente: & sapere in ogni tempo del’anno, à qual si voglia hora di notte, in che parte del cielo si truovino, non solo le dette Immagini, ma qualunque stella di quelle, MDXL, In Venetia al Segno del Pozzo. Nel colophon leggiamo: «In Venetia per Giovanantonio & Dominico fratelli de Volpini da Castelgiufredo. Ad instantia de Andrea Arivabeno. Tien per insegna il Pozzo, Del mese de Aprile. M.D.XL.».

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