Giovanni di Bartolo, abacista

Giovanni di Bartolo, abacista
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Il 3 giugno del 1440 moriva a Firenze l’abacista e astrologo Giovanni di Bartolo, conosciuto anche come Giovanni di Bartolo dell’Abacho. Era nato a Firenze nel 1364.

Figlio di un modesto muratore del quartiere di Santo Spirito, sin da giovane dimostrò un’intelligenza notevole. Il padre, con sacrificio, lo fece entrare nella bottegha d’abacho (scuola di matematica) gestita dal grande abacista e astrologo Antonio Mazzinghi, del quale divenne in poco tempo il discepolo prediletto. Alla morte del maestro (1383), per sua espressa volontà ereditò sia i suoi libri di astrologia (che questi, in numero di 800, aveva a sua volta ereditato dal suo maestro Paolo Dagomari), sia la gestione della scuola: aveva solo diciannove anni.

Subito si accesero le invidie dei maestri delle altre scuole di matematica esistenti a Firenze: come è possibile che un «fanciullotto» sia stato prescelto dal grande Mazzinghi a gestire la più prestigiosa scuola d’abaco di Firenze? E fu così che questi maestri decisero di mandare alcuni dei loro migliori allievi a questa scuola con il preciso ordine di fargli domande assai difficili, così da metterlo in imbarazzo e far sapere a tutta la città come il grande Mazzinghi si fosse sbagliato a scegliere come suo successore quel figlio di un muratore: le cronache ci dicono che Giovanni di Bartolo non solo rispose a tutti i quesiti degli studenti ma dimostrò anche alcuni errori negli insegnamenti che questi avevano ricevuto dai loro maestri, così che molti di questi studenti, sbalorditi dal suo sapere, lasciarono i vecchi maestri e si iscrissero alla sua scuola[1]. Tra i suoi discepoli troviamo l’astrologo e cartografo Paolo dal Pozzo Toscanelli e Giannozzo Manetti, scrittore e umanista.

Giovanni di Bartolo fu anche chiamato alla gestione del progetto della cupola di Santa Maria del Fiore, la cattedrale di Firenze, e pagato, per esempio in data 30 giugno 1417, «per sua faticha et consiglo sopra la Chupola maggiore, fiorini cinque d’oro»[2]; altri pagamenti risultano poi per altre sue consulenze, disegni e calcoli, almeno fino al 1425.

Ma nella denuncia dei suoi beni del 1427 presentata al Comune di Firenze, Giovanni di Bartolo così si presentava:

Tengho a pigione la bottegha dellabahco a santa Trinita, della quale pagho lanno Fiorini 17., e una ocha […]. E do tanti libretti dastrologia che vagliono nel torno di 10. Fior.
Signiori Uficiali, io sono vechio detà danni 63., e sono istato infermo ogimai 9. anni cheio cadi e disovolai loso della coscia, e ma nono potuto guarire, e in questo tempo ologoro ogni mia sustanzia, e isviata la schuola perche nollò potuta esercitare, perché stetti lungho tempo nelletto fasciato e lenzato. Come la schuola mia sia inputo mandatelo avedere. Io non posso andare ne andrò mai più se none a grucie con grande Faticha
[…]. La lettura dello studio, la quale mi fu data a di 28 di Giugno nel 1424. per 3. anni, è finita in questo anno 1427., sichè nonarò più quello sussidio dal chomune[3].

Oltre a maestro di Matematica nella sua scuola fu anche insegnante di Astrologia nello Studio di Firenze, e non solo dal 1424 al 1427 (come da lui scritto nella sua denuncia catastale), periodo in cui la sua docenza venne perorata dagli studenti stessi che ne fecero esplicita richiesta ai priori delle Arti, ma anche nel 1401-1402, nel 1422 e nel 1431, in quest’ultimo anno leggendo Astrologia nei giorni festivi («Strologia in diebus festivis») con un salario di 20 fiorini[4].
Il 15 maggio 1440 fece testamento e il 3 giugno morì. Venne sepolto nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze[5].


Tratto dal mio libro: Astrologia Italica. Dal X al XVII secolo, Firenze, 2016.


[1] BARTOLOMEO VERATTI, De’ matematici italiani anteriori all’invenzione della stampa. Commentario storico, Modena, Tipografia degli Eredi Soliani, 1860.
[2] CESARE GUASTI, La cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze, Barbèra, Bianchi e comp., 1857, p.19.
[3] «Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti», vol. CXXXII, Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1853, p. 24.
[4] MARIA MUCCILLO, Dizionario Biografico degli Italiani, XXXVI, 1988.
[5] Cfr. ELISABETTA ULIVI, Le scuole di M° Benedetto e le sue relazioni con gli abacisti fiorentini del Quattrocento, in «Bollettino di Storia delle Scienze Matematiche», Il Giardino di Archimede, Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma, XXII/1, 2002, p. 39, nota 142.

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