Ilario Altobelli (1560-1637)

Ilario Altobelli (1560-1637)
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Oggi, 378 anni fa, moriva Ilario Altobelli. Era nato a Montecchio, oggi Treia, in provincia di Macerata, nel luglio del 1560.
Fin da giovanissimo dimostrò un forte interesse per l’astronomia. A soli quindici anni, il 29 maggio 1575, vestì il saio dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Nel 1585 venne ordinato sacerdote e due anni dopo fu studente a Roma nel Collegio di San Bonaventura.

Dal 1599 al 1605 fu a Verona docente di Matematica e Astronomia, divenendo poi anche rettore dello Studio veronese. La sua passione per l’astronomia venne premiata il 9 ottobre 1604 quando fu tra i primi a osservare la Supernova 1604, conosciuta anche come Supernova di Kepler o Stella di Kepler (anche se Kepler la vide il 17 ottobre, ma avendola studiata a lungo le venne dato il suo nome), una supernova esplosa in direzione della costellazione di Ofiuco. Il 30 dicembre 1604, con una lettera, ne informò Galileo Galilei che in quel periodo insegnava a Padova: grazie a questo Galileo tenne su quel fenomeno tre lezioni straordinarie allo Studio di Padova. Da considerare che la prima lettera di congratulazioni a Galileo per la pubblicazione del “Sidereus Nuncius” (13 marzo 1610) fu proprio di Altobelli, scritta dal frate il 12 aprile di quell’anno.

Fu in corrispondenza anche con molti astrologi, per esempio Bartolomeo Cristini, Giovanni Antonio Magini, don Orazio Morandi.
Nella sua ricerca astronomica Altobelli scoprì anche gli anelli di Saturno, e disse che il pianeta doveva avere cinque satelliti; disse anche che la Via Lattea doveva essere un agglomerato di stelle. Fu studioso anche di meccanica e costruì diversi strumenti scientifici.

Ebbe modo di scrivere molto (testi storici sull’Ordine francescano, testi di teologia, di astronomia, di astrologia) e le sue opere furono apprezzate e ricercate in tutta Europa, venendo altresì chiamato a far parte di molte Accademie scientifiche.

Fra le sue opere troviamo il “De proxima Reipublicae Venetae inclinatione ex astris conjectura multiplex“, scritto durante la sua permanenza a Verona e lì stampato nel 1607, in cui tratta del Tema natale di Venezia (25 marzo 421) facendo predizioni sul destino della città [1].

Il “De occultatione stellae Martis anni 1615“, uno studio sul pianeta Marte e sulla sua occultazione da parte di Venere del 20 agosto 1615, astro certamente a lui caro visto che nacque con il Sole congiunto a Marte e forse per questo se ne interessò.

Le “Tabulae Regiae, Divisionum Duodecim Partium Coeli, Et syderum obviationum, ad mentem Ptolemaei…[2], stampate a Macerata nel 1628 per i tipi di Giovanni Battista Bonomi e dedicate al cardinale Francesco III Boncompagni (1592-1641) all’epoca arcivescovo di Napoli.
In questa sua opera Altobelli, dopo aver esposto i vari sistemi di domificazione del Tema natale che via via si sono succeduti nel corso dei secoli, da Tolomeo a Porfirio, da Alcabizio (al-Qabîsî) a Regiomontano passando per quello di Giovanni Campano, dà conto delle sue tavole delle Case per le latitudini geografiche da 37° a 54°.

Abbiamo poi “Demonstratio Ostendes Artem Dirigendi, Et Domificandi Ioannis de Monte Regio non concordare cum doctrina Ptolemaei…[3], stampata a Foligno nel 1629 per i tipi di Agostino Alteri e dedicata al nobile asburgico Johann Ulrich (1568-1634), primo principe di Eggenberg.
In quest’opera Altobelli disserta sulla domificazione elaborata dall’astronomo tedesco Regiomontano e sulle differenze che questa ha con quella di Tolomeo[4], sulle direzioni ora con l’uno ora con l’altro metodo, concludendo che «ars dirigendi, ac domificandi M. Regii est vana, & fallax» (p. 5r).
Morì a Montecchio il 31 ottobre 1637.


[1] Cfr. Isidoro Gatti Liberale, “Lo studio astrologico ‘De proxima Reipublicae Venetae inclinatione’ del padre Ilario Altobelli OFMConv.“, in «Il Santo. Rivista Antoniana di Storia Dottrina Arte», n. 2-3 (XXXIV, 1994), pp. 305-325.
[2] Titolo dell’opera: “Tabulae Regiae, Divisionum Duodecim Partium Coeli, Et syderum obviationum, ad mentem Ptolemaei; Ingenio, & labore P. FR. Hilarii Altobelli Senioris De Montechio, Nobil. Auximani, Ordinis Min. Conv. Philosoph. & Theol. Doct. Matheseosque Studiosi, ad usum facilem redactae. Quas cum caeteris comparatas, solas Iatromathematicis per necessarias evidenter ostenditur. Adiuncta sunt Horaria tempora. Doctrina Ptolemaei de syderum occursu illustrata, Restituta, Adaucta, Ususque ipsarum brevi, plano, ac nonissimo” [sic], Maceratae, Ex Typographia Io. Baptistae Bonomi, M.DC.XXVIII. L’opera è presente nella Biblioteca Carlo Viganò di Brescia (collocazione: FA 6 B 357) ed è stata consultata nella riproduzione digitalizzata della Biblioteca Digitale Museo Galileo di Firenze.
[3] Titolo dell’opera: “Demonstratio Ostendes Artem Dirigendi, Et Domificandi Ioannis de Monte Regio non concordare cum doctrina Ptolemaei, atque à supputationibus, & operationibus Phisicis enormiter, & undequaque differre. Addenda Libro Tabularum Regiarum R.P. Magistri Hilarii Altobelli Inventoris ad evidentiam ocularem earundem rerum, de quibus agitur in dicto suo Libro“, Fulginiae, Apud Augustinum Alterium, M.DC.XXIX. L’opera è presente nella Biblioteca Carlo Viganò di Brescia (collocazione: FA 6 B 357) ed è stata consultata nella riproduzione digitalizzata della Biblioteca Digitale Museo Galileo di Firenze.
[4] Regiomontano, nella determinazione delle cuspidi delle Case, si avvaleva dei cerchi di posizione e dell’equatore, ovvero partendo dal meridiano l’equatore veniva segnato a intervalli di 30° facendo poi passare su questi punti i cerchi di posizione che, intersecando l’eclittica, andavano a formare le cuspidi delle Case. I cerchi di posizione sono circoli massimi della sfera locale che passano per il nord e per il sud; anche l’orizzonte e il meridiano sono cerchi di posizione.

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