L’asteroide Asteria

L’asteroide Asteria
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Oggi, 110 anni fa, il 23 gennaio 1908, l’astronomo August Kopff, dall’Osservatorio di Heidelberg in Germania, scopriva l’asteroide (658) Asteria.

Il pianetino si trovava in moto retrogrado a 24° 52’ del Segno del Cancro, congiunto[1] alla stella Procyon, l’alfa Canis Minoris (costellazione del Cane Minore). Il nome di questa stella significa “precedente il cane” e fa riferimento al fatto che essa sorge prima (pró) del “Cane” (kýon), nome quest’ultimo con il quale nell’antica Grecia si designava la stella Sirio; è una stella che ha natura di Mercurio-Marte, considerata dalla tradizione astrologica non propriamente positiva conferendo sì un carattere astuto e ampie possibilità di riuscita ma anche declini improvvisi e carattere inquieto se non violento.
Nel Tema della scoperta dell’asteroide troviamo Marte in quadratura a T con Urano e Nettuno, una quadratura Saturno/Plutone, un’opposizione Mercurio/Giove.
L’asteroide (658) Asteria ha un diametro di 21,894 km e un periodo orbitale di 4,82 anni.

Il mito
Il nome Asteria (che significa “dea delle stelle”) fa riferimento alla figlia del Titano Ceo (“il polo celeste”) e di Febe (“la pura”), sorella di Latona e madre della dea Ecate. Una divinità antica, quindi, precedente l’arrivo degli dèi olimpici. In quanto “dea delle stelle” Asteria era considerata tutelatrice degli oracoli e di chi studia il cielo, le stelle, quindi degli astronomi/astrologi.

Si racconta che un giorno, per sfuggire a Zeus che si era invaghito di lei, si trasformò in una quaglia (ortyx) ma Zeus, prontamente, si trasfigurò in un’aquila e la raggiunse. Asteria allora si lasciò cadere in mare e si trasformò in un’isola che venne poi chiamata Ortigia (“isola delle quaglie”) o Delo, cioè “visibile”, perché si era resa visibile emergendo improvvisamente dal mare.

Il particolare della trasformazione di Asteria in quaglia non deve passare inosservato, anche perché è nei particolari che il mito racchiude le sue verità o messaggi. Ben volentieri citiamo quanto esposto dagli studiosi Jean Chevalier e Alain Gheerbrant[2]:

Nell’antica Cina la quaglia, come la rondine, ricompariva con la primavera e coincideva dunque con il ritorno della bella stagione; si riteneva che durante l’inverno si trasformasse in topo selvatico o in rana… il simbolismo della quaglia è soprattutto legato alle sue abitudini migratorie e al loro inevitabile e strano carattere ciclico… questo ciclico ritmo stagionale degli uccelli migratori è un’immagine dell’alternanza di yin e yang, soprattutto perché l’uccello del cielo si trasforma in animale sotterraneo o acquatico.

Sembra di vedere ciò che è accaduto in questo mito quando la quaglia-Asteria si sprofonda nel mare diventando animale sotterraneo (qui sottomarino) per poi risorgere impetuosamente dalle buie profondità sotto forma di isola.
Il nome vedico per quaglia è vartikâ, che significa “colei che ritorna” e deriva dalla stessa radice di ortyx, il nome greco della quaglia[3].
In India al mito della quaglia si sovrappose quello della fenice, mitico uccello che ha il potere, dopo essersi consumato nel fuoco, di risorgere dalle proprie ceneri.
C’è quindi un qualcosa di ciclico, un ritornare, un riapparire, un annunciare, e abbiamo visto che questo asteroide venne scoperto quando si trovava sul piede eclittico della stella Procyon, stella che “annuncia” il sorgere di Sirio.

Il significato astrologico
Cosa trarre da tutto ciò? Ad esempio che questo asteroide colora soggetti che non si fanno pregare più di tanto quando si tratta di chiedere loro aiuto, o anche soggetti che, con le loro azioni, fanno da battistrada all’azione di altri, che danno l’idea, lo spunto, iniziatori, anche loro malgrado, di un qualcosa che poi, in mano ad altri, lievita e si concretizza (un’idea, un lavoro, un’associazione, un’impresa, ecc.). Buona l’inventiva e un piano mentale che non si fa fermare dall’ovvio ma vuole andare a capire cosa c’è più in là, quasi a voler squarciare un velo portando luce alla conoscenza.

Ma abbiamo detto che questo asteroide ha a che fare anche e soprattutto con il “risorgere”, con il ritornare a galla dopo aver compiuta tutta una serie di immersioni nel proprio inconscio o nel proprio passato: possiamo vedere l’azione simbolica di questo asteroide quando, dopo mesi o anni di immersione o lotta con le nostre paure, con i nostri fantasmi, con i nostri ricordi, con la nostra creatività, finalmente e improvvisamente riusciamo a capire il bandolo della matassa, a riordinare il tutto (razionalizzandolo) e come d’incanto rinascere, risalire alla luce, riemergere, portare a termine un’opera.

Ecco dell’importanza di questo asteroide anche nei transiti: negli anni in cui avviene una rinascita, una scoperta, una soluzione, un arrivare a un traguardo, un riemergere da momenti difficili, troveremo spesso questo asteroide in posizione parlante all’interno ad esempio delle varie Rivoluzioni Solari.
Nel mito cinese che abbiamo sommariamente riportato si accennava al fatto che la quaglia, d’inverno, si tramutava in topo selvatico per poi risorgere come quaglia a primavera: potremmo vedere questo topo selvatico come una talpa che se ne sta, cieca, al buio e sottoterra: ecco, è come se noi fossimo delle talpe che vagano nei tunnel sotterranei alla ricerca della via d’uscita, quando, finalmente, riusciamo a rivedere la luce, a prendere possesso della nostra creatività e della nostra libertà. Ecco, quei momenti saranno scanditi da un importante transito di questo asteroide.
Per altri versi l’asteroide (658) Asteria conferisce amore per la natura e i suoi misteri, per il cielo, quindi non rare le predisposizioni a studi o anche a semplici interessi inerenti il cielo, il cosmo, l’universo, la fisica.


Per maggiori informazioni e approfondimenti sul significato degli asteroidi mi permetto di rimandare al mio “Dizionario degli Asteroidi”, Capone, Torino 2012 (vedi), dove sono stati monitorati 153 asteroidi ognuno spiegato dal lato astronomico, mitologico e ovviamente astrologico, così da poterli comodamente utilizzare nel Tema natale.


[1] Ovviamente si intende la congiunzione dei piedi eclittici dei due astri, cioè la loro proiezione sull’eclittica.
[2] Chevalier e A. Gheerbrant, “Dizionario dei simboli“, Rizzoli, Milano, 1986, vol, 2°, voce ‘Quaglia’, pag. 265.
[3] Chevalier e A. Gheerbrant, op. cit., pag. 266.

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