Un libro “pericoloso”

Un libro “pericoloso”
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Nel 1549 veniva dato alle stampe un libro che nella Roma papalina dell’epoca fece molto scalpore e che mise nei guai il suo autore. Questi si chiamava Fortunio Affaitati. Era nato a Cremona nel 1510[1].

Medico, matematico, teologo, filosofo e astrologo, nacque in una famiglia di banchieri e commercianti ma non seguì per nulla le orme familiari attratto com’era dagli studi medici, dall’investigazione, dall’astrologia. Un ribelle, un “uraniano”.
Da tempo Affaitati viveva a Roma e lì ebbe modo di farsi conoscere ai più con un trattato che, dedicato a papa Paolo III (Alessandro Farnese) che molto lo stimava e che finché era in vita lo protesse, fomentò polemiche a non finire attirandosi critiche da filosofi e teologi venendo altresì preso di mira dall’Inquisizione: il titolo di questo lavoro è “Phisicae ac Astronomicae considerationes…[2].

Ma di cosa parlava questo libro? Di argomenti inusuali e soprattutto audaci per l’epoca, con tesi assai ardite e, appunto, pericolose: ad esempio nel primo capitolo, dal titolo “De Androgino a se ipso concipiente”, dove cerca di provare, adducendo a certi tipi di androginia, la possibilità che alcune donne possano concepire senza l’aiuto dell’uomo, tesi certo ardita per l’epoca ma che soprattutto fece tremare i polsi alla Chiesa. Perché? Beh, perché questo avrebbe messo in discussione, dicevano molti, nientemeno che la verginità della Madonna (e pur mai esplicitandolo nel testo, Affaitati sotto sotto lo suggerisce).

Ma non solo questo, perché nell’ultimo capitolo, intitolato “De naturali animarum reditu in cadavera”, discute addirittura del fatto che un cadavere possa essere, con mezzi naturali, riportato alla vita: e il miracolo di Gesù che resuscita Lazzaro? Rischiava di non esserlo.

Oltre a questi vi erano anche capitoli eminentemente astrologici, come “De vi synodorum et eclypsium”, dove parla delle cause e delle conseguenze dell’eclisse solare del 12 novembre 1547; oppure “De mensibus attendendis in conceptu”, dove parla, a livello astrologico, delle nascite al di fuori del nono mese; o ancora “De varia gemellorum fortuna”, dove tratta della diversità di destino dei gemelli causa il diverso ascendente[3].
Ma per la Chiesa il vaso era già colmo: si doveva fare qualcosa.

Nel 1550, dopo la morte di Paolo III, venendogli a mancare l’unico appoggio e protezione che aveva, Affaitati decise di accettare l’aiuto di un facoltoso parente trasferendosi a Londra dove pare venisse assunto come matematico alla corte di Londra (o come docente di Matematica allo Studio londinese, ma la cosa non è certa), così da allontanarsi sia dalle invidie dei colleghi sia dalle grinfie dell’Inquisizione visto che il libro appena stampato aveva già creato un grande e pericoloso polverone.

Le sue idee, specie quelle sul magnetismo, suscitarono notevole interesse nel mondo accademico e scientifico anglosassone. Ma non solo questo: anche gli studi sull’androginia e il velato o sottinteso accenno alla messa in discussione della verginità della Madonna contribuirono all’attenzione con la quale il mondo protestante londinese guardava a lui.

E però, nonostante il suo nome e alcune protezioni delle quali godeva, il povero Affaitati non era al sicuro nemmeno là: morì infatti a Londra nel 1555 pare affogando nel Tamigi mentre passeggiava sulle sue sponde.
Viste le polemiche che le sue tesi eretiche avevano provocato sorsero subito voci che si fosse trattato o di un omicidio su commissione di alti prelati romani oppure che, vistosi accerchiato da chissà quali nemici, il terrore l’avesse spinto a suicidarsi. Aveva solo quarantacinque anni. Povero Affaitati. Fortunio solo di nome.


[1] A Cremona abbiamo il bellissimo Palazzo Affaitati, sede del Museo Civico e della Biblioteca Statale. Venne costruito nel 1561, dopo la morte del nostro Fortunio.
[2] Titolo dell’opera: Ad Paulum III. Pontificem fortunatissimum optimum maximumque; Fortunij Affaytati Phisici atque Theologi, Phsicae ac Astronomicae considerationes. Quarum Catalogus versa pagina conspicitur, Venetiis, Impressum apud Nicolaum de Bascarinis, 1549. L’opera è presente nella Biblioteca Civica Berio di Genova (collocazione: C.Misc.112(3)).
[3] I capitoli hanno questi titoli: I. De Androgino a se ipso concipiente. II. De peculiari magnetis ad polum descensu, seu mavis de ipsius magnetis ad polum conversione. III. De vi synodorum et eclypsium. IV. De magnis proximo futuris accidentibus. V. De mensibus attendendis in conceptu. VI. De varia gemellorum fortuna. VII. De causis cur magnes ad se ferrum attrahat. VIII. De naturali animarum reditu in cadavera, ad Reverendissimum et Illustrissimum Sacrosantae Romanae Ecclesiae Cardinalem Baptistam Belaum.

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