Un’astrologia “cristiana”

Un’astrologia “cristiana”
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Nei secoli passati l’astrologia era patrimonio comune di qualsiasi erudito, anche in campo ecclesiastico; non era raro infatti trovare opere di frati e sacerdoti che trattavano di questa materia non tutti criticandola o condannandola: per esempio vi era chi cercava di “addomesticarla” al credo cristiano.

Fra questi possiamo citare il frate Alberto Marchesi, nato alla fine del XV secolo a Cotignola, allora sotto la giurisdizione di Ferrara oggi in provincia di Ravenna. Fu frate minore del convento di San Francesco in Cotignola, lettore di Filosofia e Teologia, oratore e astronomo, considerato «inter theologos et astrologos facile princeps»[1]. Fu anche guardiano nel convento di Santa Maria delle Grazie a Imola, città dove si adoperò, insieme al confratello Tommaso Cocchi da Imola e sotto la promozione di fra Orfeo Cancellieri da Bologna, affinché venisse eretto in quella città il Monte di Pietà, opera che vide poi la sua realizzazione il 3 dicembre 1512.

Marchesi fu autore di un particolare lavoro che descrive il cielo astrologico secondo i precetti cristiani dal titolo: “Coeliloquium morale. P. fratris Alberti de Marchesiis de Cottignola ordinis minorum de obseruantia. Artium ac sacrae theologiae lectoris peritiss.[2], stampato a Bologna il 20 maggio 1529 per i tipi di Giovanni Battista Faelli.

L’opera, divisa in sette libri e corredata da schemi e figure, tratta e spiega puntigliosamente argomenti come le sfere celesti, i coluri, l’orizzonte, i Segni, i pianeti, le stelle, gli aspetti planetari, le eclissi, i nodi lunari, le comete, i termini, i decani, i domicili, le esaltazioni, ecc., e da quest’ultimo lato non solo le esaltazioni planetarie ma anche quelle dei Nodi lunari, oggi disattese se non misconosciute dalla maggior parte degli astrologi moderni, con l’esaltazione del Nodo nord ovvero Testa del Drago in Gemelli: «Gemini sunt domus Mercurij & exaltatio Capitis draconis […] (f. 81r), quella del Nodo sud ovvero Coda del Drago in Sagittario: «Primo est domus Jovis. Secundo est exaltatio caude draconis» (f. 104r).

Nel primo capitolo del terzo libro, dal titolo “Astrologia quid sit”, che si apre con l’immagine di “Tolomeo e l’astronomia”, scrive che l’astrologia si divide in due parti: una speculativa ovvero contemplativa che è l’astrologia propriamente detta, e una attiva ovvero pratica che passa sotto il nome di astronomia.

Ogni Segno viene poi spiegato nella sua dimensione “reale” (domicilio, esaltazione, carattere, ecc.) e “morale”, e lo stesso fa con le stelle e con i pianeti: da quest’ultimo lato, attraverso la lente della morale e dell’ortodossia cristiana, affronta e tratta delle virtù e soprattutto dei vizi che a Segni, stelle e pianeti si legano; così, ad esempio, Saturno in Gemelli è avarizia; Venere nel Cancro produce lussuria; la Luna sempre in Cancro denota superbia; la costellazione di Orione rappresenta invece le virtù del buon principe: «Primo patientia in adversis: secundo potentia in armis. Tertio iustitia in subditis. Quarto prudentia in agendis. Quinto diligentia in cavendis» (f. 118v); la stella Sirio, invece, rappresenta la nostra rabbia: «Canicula stella representat nobis iram humanam» (f. 120v).

Lega poi, come da tradizione, le tre virtù teologali e le quattro cardinali ai pianeti: Fede (fides), Speranza (spes) e Carità (caritas) rispettivamente a Luna, Venere e Sole; la Prudenza (prudentia) a Mercurio, la Fortezza (fortitudo) a Marte, la Giustizia (iustitia) a Giove, la Temperanza (temperantia) a Saturno. Tutte e sette le virtù sono poi collegate alle sette stelle delle Pleiadi, stelle che rappresentano il popolo di Dio: «Pleyadum constellatione representantur electi dei» (f. 120r).

Marchesi, da religioso ligio e devoto, inserisce il “cielo astrologico” all’interno della morale cristiana sapendo, e ricordandolo al lettore, che ci sono cose che Dio ci concede di conoscere e comprendere ma altre che non solo non ci è dato di comprendere ma nemmeno di sapere.

Morì il 10 giugno 1531 e venne sepolto a Cotignola nel sepolcro dei frati nella chiesa conventuale di San Francesco. È annoverato tra i beati dell’Ordine francescano.


[1] CARLO PIANCASTELLI, Pronostici ed almanacchi. Studio di bibliografia romagnola, a cura di Lorenzo Baldacchini, Il Mulino, Bologna 2013 (prima edizione Roma 1913), p. 86, nota 49.
[2] L’opera è presente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (collocazione: MAGL.15.4.101).


Maggiori info nel mio libro: “Astrologia Italica. Dal X al XVII secolo”, Firenze 2016.