“Ciò che è in basso è come ciò che è in alto…”

“Ciò che è in basso è come ciò che è in alto…”
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Apollonio di Tiana (I secolo d.C.), mago, astrologo e filosofo neo-pitagorico conosciuto nel mondo arabo col nome di Bālinūs, racconta – è proprio lui stesso a dircelo – che un giorno scoprì per caso la tomba di Ermete Trismegisto, cioè Ermes il tre volte grande, il Maestro di Sapienza, il mitico autore del Corpus Hermeticum;

vi entrò, e i suoi occhi furono subito abbagliati dalla grande statua d’oro di Ermete; ripresosi dallo stupore, e non appena i suoi occhi si abituarono a quella luce, si accorse che le mani della statua reggevano una lastra color smeraldo – conosciuta in seguito come Tabula Smaragdina – sulla quale c’era scritto: “Ecco il segreto del mondo e la conoscenza della natura”. Tremante, Apollonio continuò a leggere:

È vero, è vero senza errore, è certo, è verissimo.
Che ciò che è in basso, è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
per compiere il prodigio di Una Cosa Sola.
Come tutte le cose sono emanazioni di un’Unica e Sola Cosa,
per volere e comando dell’Uno,
così tutte le cose si sono formate per adattamento di questa Unica Cosa,
secondo l’ordine della Natura.
Il Sole ne è il Padre, la Luna ne è la Madre, il Vento l’ha portata nel ventre Suo, la Terra è la nutrice Sua.
L’origine di tutte le cose perfette che esistono al Mondo è qui….

Il cuore quasi gli scoppiava. Smise di leggere. Prese la tavola, la avvolse in una coperta e la portò con sé. Anni dopo scrisse un libro che intitolò Kitāb Sirr al-alïqa (Il Libro dei Segreti della Creazione). In quest’opera Apollonio trattava della dottrina dei quattro Elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), dei 24 nomi di Dio, di cosmologia, dei minerali, delle piante, degli animali, dell’Uomo. In chiusura del libro mise il testo della Tabula Smaragdina. Quella fu la prima testimonianza storica della celebre Tavola.

E però, nonostante tutto questo, ancora non sappiamo chi sia il vero autore della Tabula Smaragdina: non certo Ermete Trismegisto, personaggio leggendario accomunato al dio egizio Thot e comunque nome mitico dietro al quale forse, nei primi secoli dopo Cristo, si celava un sodalizio di eruditi, sapienti, filosofi, astrologi e alchimisti; né d’altronde sappiamo chi sia veramente l’autore del Kitāb Sirr al-alïqa: infatti secondo alcuni studi condotti nel secolo scorso dal tedesco Julius Ruska[1], dall’inglese Eric John Holmyard[2] e dal cecoslovacco Eliezer Paul Kraus[3], pare che i testimoni più antichi di questa Tabula siano di origine araba e che anche il Kitāb Sirr al-alïqa – tradotto in latino nel XII secolo con il titolo di Liber de secretis naturae da due studiosi operanti in Spagna, Giovanni di Siviglia e Ugo di Santalla – non possa essere addebitato ad Apollonio di Tiana ma più probabilmente ascritto al periodo del califfato abbaside di al-Ma‘mūn (813-833), epoca nella quale il testo potrebbe essere stato tradotto in arabo da una precedente versione siriaca a sua volta derivante da un originale greco del quale purtroppo si sono perse le tracce .

È certo comunque che sull’assunto ermetico “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso” si sono basate molte delle dottrine, delle discipline e delle scienze umane, materie sulle quali si ergeva e tuttora si erge colei che ingloba in sé, per nascita, natura e censo, l’essenza e il mistero di quello stesso assunto: l’ASTROLOGIA.


[1] Julius Ruska (1867-1949), orientalista, storico della scienza, esperto di letteratura alchemica e della scienza islamica, ha svolto studi critici su molti testi arabi medievali appurando la provenienza della Tabula Smaragdina (si veda: Tabula smaragdina. Ein Beitrag zur Geschichte der hermetischen Literatur, Heidelberg Akten der von-Portheim-Stiftung, 14, IV, Carl Winter’s Universitätsbuchhandlung, Heidelberg 1926).
[2] Eric John Holmyard (1891-1959) è stato uno storico della scienza, esperto di storia dell’alchimia e della scienza islamica medievale. Per anni a capo del Dipartimento delle Scienze del Clifton College (Bristol). Autore di numerose pubblicazioni, in italiano abbiamo: Storia dell’Alchimia, ed. Odoya, Bologna 2009.
[3] Eliezer Paul Kraus (1904-1944), orientalista arabo ebreo nativo di Praga. Fra le sue ricerche quella su alcuni scritti dell’alchimista arabo Jābir ibn Hayyān (VIII secolo) che Kraus scoprì essere in realtà un lavoro di gruppo di alcuni ismailiti del X secolo. I suoi lavori hanno rivoluzionato alcuni concetti relativi alla scienza alchemica islamica. Alla fine degli anni ’30 si trasferì a Il Cairo dove nel 1944 si suicidò impiccandosi; la famiglia ha sempre dichiarato di avere le prove che era stato assassinato. Fra le sue opere i due volumi (il terzo non uscito per la sua morte) di: Jābir ibn Hayyān, contribution à l’histoire des idées scientifiques dans l’Islam, Imprimerie de l’Institut Français d’Archeologie Orientale, le Caire 1942-43.